Estratto del documento

Modulo economia industriale

Prof. Pier Marco Ferraresi - Anno accademico 2022/2023

Riassunto di Andrea Ciccone & Lorenzo Santella

Prima lezione effettiva

Potere di mercato e benessere sociale

Potere di mercato e inefficienze:

  • Allocativa
  • Produttiva
  • Dinamica

Visione ex post: il potere di mercato esistente come ostacolo all’efficienza. L’impresa quindi è già monopolista, possiede già vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti (ossia l’impresa ha già potere di mercato) ed è poco incentivata ad innovare.

Visione ex ante: il potere di mercato come “premio del processo competitivo”. L’impresa è una nuova entrante sul mercato e per sottrarre quote ai concorrenti deve necessariamente innovare il prodotto o il servizio. Garantire il libero accesso al mercato per mantenere la competizione sui meriti (evitare pratiche escludenti).

Il potere di mercato

Capacità dell’impresa di fissare il prezzo sopra un livello competitivo usato come riferimento (normalmente il costo marginale C’). Quindi P > C’.

Questa capacità è legata all’elasticità della domanda residua dell’impresa, a sua volta legata a fattori di competizione. Se l’impresa massimizza il profitto: MC (marginal cost) C’ MR (marginal revenues) R’ P= Prezzo.

Questa formula mi dice che percentuale ricopre il ricarico di prezzo sul costo marginale (P - MC) o Markup, sul prezzo di vendita. Markup = ricarico di prezzo sul costo marginale. Questa capacità di fare ricarico è un modo di misurare il potere di mercato. Dunque, il potere di mercato è inversamente proporzionale al valore assoluto dell’elasticità del mercato. Perciò, più la domanda di un mercato è elastica, meno c’è capacità di esercitare potere di mercato, viceversa meno la domanda è elastica (e i consumatori non sono sensibili al livello dei prezzi perché desiderano un bene indifferentemente dal prezzo) più c’è possibilità di esercitare potere di mercato e applicare prezzi più alti, cioè di aumentare il markup sul prezzo del prodotto.

(In)efficienza allocativa

Immaginiamo un’ipotetica situazione in cui sul mercato è presente un monopolista che ha un costo marginale costante pari al suo costo medio (MC marginal cost = AC average cost). Il monopolista massimizza il suo profitto vendendo una quantità pari a q, in corrispondenza della quale il costo marginale è uguale al ricavo marginale (come possiamo vedere dal punto C del grafico).

Il monopolista preferisce razionare la quantità prodotta per mantenere alti i prezzi di vendita: in corrispondenza di una quantità di prodotto pari a q, egli è in grado di applicare un prezzo di vendita superiore al costo marginale (p > p ). Tutte le transazioni da q a q non vengono effettuate dal monopolista in quanto non ha la possibilità di identificare singolarmente i suoi acquirenti: se fosse possibile fare questa operazione, tali transazioni verrebbero sicuramente effettuate in quanto vantaggiose sia per il monopolista che per il cliente (il monopolista infatti venderebbe il prodotto ad un prezzo ancora superiore al costo marginale, mentre il consumatore acquisterebbe il prodotto al massimo prezzo che sarebbe disposto a spendere per ottenerlo).

Il triangolo colorato in figura rappresenta un’inefficienza di tipo paretiano, ossia una perdita di benessere sociale: se io riuscissi ad effettuare le transazioni che vanno da q a q, migliorerei il benessere del monopolista senza peggiorare il benessere dei clienti.

Altra ragione di inefficienza allocativa riguarda il fatto che la presenza di profitti può incentivare il monopolista ad utilizzarli per mantenere la sua posizione di monopolio e non per migliorare gli aspetti legati alla produzione (come, ad esempio, l’efficienza di produzione) o per remunerare gli azionisti dell’impresa. Esiste dunque il rischio concreto che i profitti derivanti dal potere di mercato restino in qualche modo “inutilizzati” per i fini del miglioramento del benessere sociale.

Quindi, la presenza di profitti può indurre a spenderli non in attività volte al benessere sociale ma in attività di rent seeking ossia attività produttiva messa in atto solo al fine di mantenere la propria posizione dominante (Lobby ecc...); questo potrebbe dissipare tutti i profitti sicché la perdita di benessere includerebbe l’area di profitto. Questo però assume che tutti i costi di rent seeking sono perdite sociali; è così anche per la pubblicità ed il marketing? Anche la pubblicità serve per mantenere il potere di mercato ma in certi casi essa potrebbe essere socialmente utile perché porta i consumatori alla conoscenza di nuovi prodotti.

Assume anche che non vi sia qualcuno molto efficiente nel rent seeking (che potrebbe così spiazzare gli altri anche con costi relativamente bassi, senza dissipare dunque il suo profitto).

(In)efficienza produttiva

Si parla di inefficienza produttiva quando la combinazione di fattori utilizzata non minimizza i costi di produzione. Se i costi di produzione sono più alti si riduce il benessere sociale. Costi e benessere sociale, graficamente: un incremento dei costi marginali peggiora il benessere sociale. Se il costo marginale aumentasse da MC a MC’, si verificherebbero perdite addizionali di benessere (il monopolista perde surplus in quanto produce una quantità inferiore di prodotto sostenendo costi più elevati, il consumatore perde surplus perché acquista i prodotti ad un prezzo più elevato cioè non P ma P’).

Che effetto ha la maggiore o minore concorrenza sui costi di produzione?

- Modelli principale-agente (azionista e manager)

Sono modelli in cui l’azionista incarica il manager di gestire l’impresa, tuttavia il principale non ha il controllo diretto sulle azioni dell’agente, che può avere obiettivi differenti dalla massimizzazione dei profitti. L’azionista dovrà quindi fornire al manager adeguati incentivi (come le “stock option”).

Una maggiore concorrenza dunque secondo Schmidt, 1997:

  • Da un lato spinge il manager ad impegnarsi maggiormente per non perdere l’impresa ed il posto, dall’altro lato riduce i profitti;
  • Dall’altro riduce i profitti e dunque l’incentivo dell’azionista a investire sul manager per ottenere risultati migliori.

Il risultato è un miglioramento dell’efficienza passando dal monopolio alla concorrenza, un peggioramento se si intensifica una competizione già intensa.

NB: I manager di imprese monopoliste hanno molti meno incentivi ad impegnarsi per produrre in maniera efficiente.

- Selezione delle imprese

La concorrenza, spingendo i prezzi verso il basso costringe a far uscire le imprese meno efficienti (o a chiudere gli impianti meno efficienti). Vari studi empirici sembrano confermare un incremento della produttività dovuto alla chiusura degli impianti meno produttivi.

NB: non sempre l’esistenza di un contesto competitivo, ossia di un mercato in cui operano più imprese, è sinonimo di maggiore efficienza. Questo dipende dal tipo di mercato e dalla tipologia di produzione che si verifica su quel mercato.

Supponiamo che:

  • N Imprese competano alla cournot (competizione basata sulla quantità)
  • Una quota k operi con CT= C q le imprese di tipo aa
  • Una quota k operi con CT= C q le imprese di tipo bb
  • Con C > Ca b

Costi alti e costi bassi. La funzione di domanda è P= 1 - Q, dove Q è la somma della produzione di tutte le imprese q + qa bc = costo medio delle imprese di tipo a = costo marginale; ac = costo medio delle imprese di tipo b = costo marginale. b Le imprese di tipo A operano con dei costi superiori rispetto alle imprese di tipo B: perciò possiamo dire che le imprese di tipo B sono più efficienti delle imprese di tipo A.

Nota: n = numero totale delle imprese; k = numero di imprese del tipo A; 1-K = numero di imprese del tipo B q* (funzione di reazione per l’imprese di tipo a; diminuisce all’aumentare del numero delle imprese (n). a Non sappiamo bene invece come si comportano le imprese di tipo b e dunque calcoliamo la quota di mercato delle imprese ad alti costi (s ). a Ma se ci sono costi fissi? - In presenza di costi fissi, l’incremento del numero delle imprese replica i costi fissi riducendo il surplus dei produttori - Si può dimostrare che con n imprese simmetriche che competono alla Cournot PS= suo surplus del produttore Se i costi fissi aumentano e io continuo a far entrare sempre più imprese all’interno del mercato, ad un certo punto tali imprese inizieranno a produrre in perdita (per questo motivo il limite di PS tende a -infinito). - Quindi un eccessivo numero di imprese riduce il benessere sociale anche se riduce il potere di mercato e aumenta il surplus dei consumatori.

(In)efficienza dinamica

L’efficienza dinamica indica la capacità di un’impresa di introdurre nel tempo processi o prodotti nuovi.

Che effetto ha il potere di mercato già acquisito sull’efficienza dinamica (ex post)?

Come cambiano invece le cose ex ante? Ossia prima di acquisire il potere di mercato?

Effetto Ex post (potere di mercato già presente riduce l’incentivo ad innovare) Immaginiamo di avere una prospettiva “Ex post”: il fatto di avere dei profitti garantiti dal potere di mercato P > C’ rimpiazza una parte dei vantaggi che avrei dall’innovazione, e dunque riduce l’incentivo ad innovare. Se io sono in una condizione di costi alti, identificati dalla retta “ca”, il mio profitto è dato da A+B. Se io innovo, riduco i costi e passo da una condizione di costi alti (retta “ca”) a una condizione di costi bassi (retta “cb”). Il mio profitto in questo caso sarà pari a B+C+D+E. L’incentivo a innovare sarà dato dunque da (B+C+D+E) - (A+B) = C+D+E-A.

Effetto Ex ante (il possibile potere di mercato aumenta l’incentivo ad innovare)

Cosa succede se il potere di mercato non c’è? Prospettiva “ex ante” cioè la competizione è basata sul modello di Bertrand, ossia le imprese vendono a un prezzo pari al costo marginale e dunque otterranno un profitto pari a 0. In questa situazione, se un’impresa attraverso l’innovazione riesce ad abbassare i costi da “ca” a “cb”, può abbassare il prezzo di prodotto di un livello “ε” leggermente inferiore al costo marginale (ca) e rubare tutto il mercato alle altre imprese che non posseggono la sua tecnologia. In tal caso, l’incentivo ad innovare per l’impresa è maggiore ed è pari a D+E+F.

Competizione alla Bertrand: l’impresa che innova, abbassa il prezzo solo di un piccolissimo epsilon sotto il costo marginale dell’altra impresa e prende tutto il mercato.

Quindi incentivo ad innovare ex ante: CDE-A. Quindi incentivo ad innovare ex post: DEF.

Sintesi sul potere di mercato e benessere sociale

Il potere di mercato genera (in)efficienza allocativa.

Per quanto riguarda l’(in)efficienza produttiva:

  • Il potere di mercato ha effetti ambigui sul rapporto principale-agente.
  • In un contesto oligopolistico il minor potere di mercato seleziona le imprese più efficienti.
  • In presenza di costi fissi elevati il minor potere di mercato è associato a minore efficienza produttiva.

Per quanto riguarda l’(in)efficienza dinamica:

  • Ex post, il potere di mercato riduce l’incentivo ad innovare.
  • Ex ante, il potere di mercato aumenta l’incentivo ad innovare.

Quindi il potere di mercato non è un male di per sé dal punto di vista del benessere sociale. In una prospettiva ex ante esso può avere un importante ruolo nell’incentivare le imprese ad innovare e investire. La politica antitrust non deve dunque necessariamente coincidere con l’eliminazione del potere di mercato; è anzi importante tutelare la competizione sui meriti ex ante.

Politiche ed incentivi ad investire

Innovazione L’autorità antitrust è di fronte ad un problema di “Coerenza temporale” cioè ha l’autorità ha incentivo a fare una cosa prima che il potere di mercato venga acquisito e a fare una cosa diversa una volta che il potere di mercato è stato acquisito.

- La promessa ex ante di tutelare il potere di mercato acquisito con l’investimento non è credibile poiché ex post il benessere aumenta se si diffonde l’innovazione.

Le leggi sulla proprietà e sul segreto industriale rappresentano un modo per legare le mani al governo, occorre definirle con cautela.

  • L’ampiezza della tutela (una tutela troppo specifica è aggirabile, troppo ampia non consente di innovazioni alternative).
  • La durata e la tutela

Essential facilities (risorsa essenziale)

L’essential facility è un bene essenziale per l’esistenza dell’impresa. Il fatto che un essential facility sia condivisibile significa che è possibile condividere un determinato input con altri individui senza ridurre la mia capacità produttiva. Esistono economie di scala così forti da non rendere conveniente la duplicazione dei fattori produttivi. Altri esempi di essential facilities: rete di trasmissione distribuzione elettrica, rete di metanodotti per il vettoriamento del gas, ecc. Un’impresa in posizione dominante che detiene un bene essenziale compie un abuso qualora non conceda l’utilizzo dell’input essenziale a prezzi equi ad un proprio concorrente. In molte industrie la presenza di un input essenziale a carattere di monopolio naturale giustifica l’attività di regolamento pubblica. La regolamentazione e la determinazione del prezzo equo di accesso ha effetti diretti sulle possibilità di creare effettiva concorrenza.

Un “Essential facility” è un input che può essere condivisibile (aeroporti/porti ecc...). Per il quale non esistono sostituti, è dunque essenziale al processo produttivo. Non è duplicabile. Un’impresa che gode in esclusiva di una essential facility dovrebbe essere obbligata a condividerlo?

- Non è facile valutare quando un input sia effettivamente una essential facility.

- Esiste un problema di coerenza temporale ove l’impresa abbia effettivamente investito per ottenere l’essential facility.

Il controllo sui prezzi

L’articolo 82 del testo unico europeo prevede la possibilità di intervento qualora i prezzi fissati da un’impresa siano “troppo alti”.

- Cosa significa troppo alti? - Perché un’impresa dovrebbe essere sanzionata per questo? Comportamenti illeciti precedenti (pratiche escludenti ecc...): questi, e non il prezzo dovrebbero essere oggetto di sanzione.

Monopolio legale: è un problema di regolazione della concorrenza e non di antitrust se il prezzo alto deriva dal fatto che un’impresa Competizione sui meriti: non deve essere punita (ha acquisito potere di mercato per via dell’innovazione di prodotto, questo non dovrebbe essere punito quanto piuttosto regolato).

- Tuttavia l’esistenza di prezzi molto alti può suggerire la presenza di pratiche collusive (accordi tra imprese) o altre violazioni: occorre un’analisi di tutta l’industria.

La crescita delle imprese

Un’impresa può crescere:

  • A causa di investimenti che ne migliorano l’efficienza e la produzione: crescita interna.
  • In seguito ad acquisizioni o fusioni: crescita esterna.

La crescita esterna di imprese che controllino ampie quote di mercato è “meno minacciosa” quando:

  • Produca dimostrabili e sostanziali guadagni di efficienza.
  • Tali guadagni non siano conseguibili altrimenti (merger specific, ossia guadagni ottenibili soltanto attraverso le fusioni). Se queste due condizioni non ricorrono, bisogna fare attenzione all’operazione di fusione.

Il mercato rilevante e la determinazione del potere di mercato

Il mercato rilevante è una nozione fondamentale sia nell’analisi di pratiche abusive che per l’autorizzazione di fusioni ed acquisizioni.

Importanza del vincolo competitivo: il mercato rilevante non deve essere considerato come l’insieme di prodotti che “si assomigliano”, ma l’insieme di prodotti (e aree geografiche) che esercitano un certo vincolo competitivo gli uni sugli altri. Esempio: l’acqua minerale non fa concorrenza alla Coca Cola e viceversa. Stazioni ferroviarie ed aeroporti possono far parte dello stesso mercato rilevante a livello nazionale se facciamo riferimento alle linee ad alta velocità: questo perché non è possibile alzare i prezzi dei biglietti del treno perché altrimenti la gente prenderebbe l’aereo per spostarsi.

Un metodo per stimare i confini del mercato rilevante è il test SSNIP. Il DOJ americano dunque ha introdotto il test Significant Non transitory Increase in Price (SSNIP) noto anche come test dell’ipotetico monopolista.

Esempio: Si consideri la fusione tra due produttori di banane. Supponiamo che la fusione crei un monopolista. Sarebbe profittevole per l’ipotetico monopolista aumentare (in via non transitoria) il prezzo delle banane del 5-10% oltre a quello corrente?

Quindi, il test SSNIP funziona attraverso un sistema.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lorenwski00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia manageriale e industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ferraresi Piermarco.
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