Il monopolio
Se la produzione aumenta, il prezzo diminuisce e viceversa, effetto produzione ed effetto prezzo. Se il monopolista aumenta la produzione, il ricavo marginale diminuirà per tutti prodotti; il ricavo medio coincide con la curva di domanda 8.
Come avviene la scelta di produzione del monopolista?
Il profitto è massimizzato quando il ricavo marginale è uguale al costo marginale 0Q* è il livello di produzione in cui R’ = C’.
Il monopolista smette di produrre quando il ricavo marginale è uguale al costo marginale. Se l’impresa produce una quantità inferiore, per esempio Q1, sacrifica parte del profitto, poiché il ricavo che potrebbe percepire dalla produzione e dalla vendita delle unità comprese tra Q1 e Q* supera il costo sostenuto per produrle.
In modo simile, aumentando la produzione da Q* a Q2 il profitto si riduce, perché il costo aggiuntivo supera il ricavo ottenuto dalla vendita di quantità aggiuntiva. Quamme Una volta ottenuta la quantità ottimale da vendere sul mercato (Q’), si proietta sulla refe curva di domanda, ovvero del ricavo medio, e si osserva il prezzo che conviene traaerea cee unitae sumateannuisce praticare. je cera romano Date era 9.
Perfetta
- Azzeramento degli extra profitti.
- Solo le imprese efficienti, quelle che evitano pa gli sprechi, riescono a produrre nel mercato Iiiiocorrevaife ea.
Shock della domanda: i consumatori consumano di più e la domanda aumenta (D1). Si creano extra profitti che attirano altre imprese sul mercato.
Le conseguenze sono:
- Maggiori imprese sul mercato.
- Un aumento dell’offerta (O) che si aggiusta per riportare il prezzo in equilibrio.
- La domanda resta invariata.
Una scelta che possiamo analizzare anche considerando le funzioni di costo e ricavo totale del monopolista.
Esempio di massimizzazione del profitto
La parte (a) mostra il ricavo totale R, il costo totale C e il profitto, vale a dire la differenza tra i primi due.
La parte (b) mostra il ricavo medio e marginale e il costo medio e marginale.
Il ricavo marginale è la pendenza della curva del ricavo totale, mentre il costo marginale è la pendenza della curva del costo totale.
Il livello di produzione che massimizza il profitto è Q* = 10, ossia il punto in cui il ricavo marginale è equivalente al costo marginale.
A questo livello di produzione, l’inclinazione della curva del profitto è zero e le curve del ricavo totale e del costo totale hanno la stessa pendenza.
Il profitto per unità è €15, la differenza tra il ricavo medio e il costo medio.
Poiché si producono 10 unità, il profitto totale è pari a €150.
Come un’impresa concorrenziale, il monopolista massimizza il profitto producendo la quantità per cui il ricavo marginale è uguale al costo marginale. Ma poi per determinare il prezzo il monopolista usa la curva di domanda di mercato, scegliendo un prezzo coerente con la quantità che massimizza il profitto totalicostiericaviy.
I ricavi totali partono dall’origine: se non ci fossero vendite non avrei ricavi.
Si considera il punto in cui l’inclinazione delle due curve è maggiore dato che la loro differenza sarà maggiore.
Il profitto ha intercetta negativa. Nel suo punto massimo la pendenza è zero. OUna CreaRmaOCreaRma.
Monopolio e concorrenza a confronto
Monopolio e concorrenza a confronto: Rr P.
Curva di domanda di un’impresa in concorrenza (a): un’impresa concorrenziale ha dimensioni modeste rispetto al mercato in cui opera, quindi subisce il prezzo, in quanto determinato dalle condizioni del mercato; dato che l’impresa concorrenziale vende un bene perfettamente sostituibile con quello di tutte le altre imprese attive nello stesso mercato, la sua curva di domanda è orizzontale, perfettamente elastica, significa che l’impresa può vendere qualsiasi quantità, in corrispondenza del prezzo di mercato, al quale può vendere qualsiasi quantità.
Curva di domanda di un monopolista (b): poiché il monopolista è l’unico venditore nel proprio mercato, interagisce con una curva di domanda di mercato con pendenza negativa; ne consegue che il monopolista deve accettare un prezzo più basso se vuole vendere una maggiore quantità del bene.
Diversamente da quanto accade in un mercato concorrenziale, in monopolio il prezzo (P) è superiore al ricavo marginale (RM) e, quindi, al costo marginale (CM); cioè: per l’impresa concorrenziale P = RM = CM; per l’impresa monopolistica P > RM = CM.
Esempio analitico: Dpoteteprofitto IiiiPROFITTO TI Rt CTarispetto p pa ciai py ca ca11919epipa crepipartidati a a anopap a9h 9 eap1 c o PeePeÈ II1 petrovi pe T I fc5ft e fIE consostituiamo YIrtt9eq d afga Eqe LEIEHTIM IIl L IlLI 1c.
Perché il monopolio è inefficiente
Perché il monopolio è inefficiente: a causa del basso livello di produzione; non si massimizza il benessere sociale, per questo motivo le autorità vogliono che il mercato si allontani da una situazione di monopolio.
Monopolio: spostamenti nella domanda
Nel mercato monopolistico non esiste alcuna curva di offerta perché il monopolista è l’unico operatore sul mercato che può soddisfare la domanda.
La scelta di produzione del monopolista dipende non solo dal costo marginale, ma anche dalla forma della curva di domanda.
Di conseguenza, gli spostamenti della domanda non descrivono le serie di prezzi e quantità che corrispondono a una curva di offerta concorrenziale, ma al contrario possono portare a variazioni di prezzo senza variazioni della produzione, a variazioni della produzione senza variazioni di prezzo o a variazioni di entrambi.
Gli spostamenti della curva di domanda solitamente determinano variazioni sia del prezzo, sia della quantità. Un’industria concorrenziale fornisce una specifica quantità a ogni livello di prezzo, mentre non esiste una tale relazione per il monopolista che, in base allo spostamento della curva di domanda, potrebbe offrire quantità diverse al medesimo prezzo oppure la stessa quantità a prezzi diverse.
Spostamenti nella domanda ALo
Lo spostamento della curva di domanda mostra che non esiste alcuna curva di offerta in un mercato monopolistico, ossia non esiste alcuna relazione uno a uno tra il prezzo e la quantità prodotta.
In (a) la curva di domanda D1 si sposta sulla nuova t curva di domanda D2, ma la nuova curva di ricavo marginale R’2 interseca il costo marginale sullo stesso punto della precedente curva di ricavo marginale R’1.
Pertanto, la produzione che massimizza il profitto rimane la stessa, sebbene il prezzo scenda da P1 a P2. In (b) la nuova curva di ricavo marginale R’2 interseca il costo marginale a un livello di produzione più elevato Q2. Tuttavia, poiché la domanda ora è più elastica, il prezzo rimane lo stesso.
Perché esistono i monopoli?
- Barriere all’entrata originate da:
- 1) Controllo su risorse chiave che consentono l’avvio di un processo di produzione.
- 2) Leggi su brevetti e proprietà intellettuale, monopolio creato da un legislatore pubblico. In questo modo lo Stato vuole proteggere gli investimenti d’innovazione, cercando di recuperare di più i risultati.
- 3) Licenze governative o appalti.
- 4) Struttura dei costi, funzione di costo sub-additiva.
- NB: nel lungo periodo, la struttura dei costi è l’unica ragione dell’esistenza dei monopoli; i primi tre punti hanno tutti un carattere temporaneo nel tempo, una scadenza.
La funzione di costo subadditiva
- Nella zona dove il CM è decrescente costa meno offrire Q* con 1 sola impresa (M) piuttosto che con 2 o più imprese che producono la stessa quantità totale.
- Non così nella zona (rossa) dove il costo medio è crescente.
- La condizione dipende dalle dimensioni del mercato, variazioniI della D cambiano la struttura dell’industria, e dall’evoluzione tecnologica, che cambia le curve di costo e anche quelle di domanda.
Gza EKerr ten Il costo dell’intera produzione è minore rispetto a quello della produzione disgiunta.
Da dove nascono le economie di scala?
- Esistenza di costi fissi elevati, costi che non variano rispetto alla quantità prodotta e che vengono maggiormente spalmati sui maggiori beni prodotti.
- Esempi: investimenti in grandi infrastrutture, es. network, telefono, gas, acqua, elettricità, ferrovie; rappresentano una grande infrastruttura di rete che rimane unica, lo Stato non ha convenienza a duplicarla.
- Una data rete può essere utilizzata per soddisfare un numero più o meno elevato di utenti.
- Il costo medio aumenta al diminuire degli utenti serviti, ovvero al aumenta della quantità di output fornita.
Produzione, prezzo e potere monopolistico
Nel mondo reale i monopoli sono condizioni estreme, ma esistono casi in cui, sebbene le imprese non siano monopolisti puri, esse possiedono un potere monopolistico, ossia la capacità di applicare un prezzo superiore al costo marginale ottenendo un extra-profitto.
Ovviamente si tratta di un potere monopolistico inferiore a quello che l’impresa avrebbe se avesse sbaragliato la concorrenza e monopolizzato il mercato, ma rimane comunque notevole.
Ciò solleva due quesiti:
- 1. In che modo possiamo misurare il potere monopolistico al fine di confrontare un’impresa con un’altra? Fin qui abbiamo parlato di potere monopolistico solo in termini qualitativi.
- 2. Quali sono le fonti del potere monopolistico e perché alcune imprese ne hanno più di altre?
diimporrecapacità prezzi Hace manoncosti laai Monopolio concorrenza superiori lase funziones sila ecapacitaada.cadipende domanda Pio elasticaedomandai ra.
Potere monopolistico: esempio
La domanda di spazzolini da denti.
La parte (a) mostra la domanda di mercato di spazzolini da denti. La parte (b) mostra la domanda di spazzolini da denti dell’impresa A.
Con il prezzo di mercato di €1,50 al pezzo, l’elasticità del mercato è pari a −1,5.
L’impresa A, in ogni caso, interagisce con una curva di domanda elastica DA a causa della concorrenza di altre imprese.
Al prezzo di €1,50, l’elasticità della domanda dell’impresa A è pari a −6.
L’impresa A ha un certo potere monopolistico: il prezzo che massimizza il profitto è pari a €1,50, maggiore del costo marginale. Le variazioni di prezzo sono più intense rispetto a quelle di mercato.
Misurare il potere monopolistico
Ricordiamo l’importante distinzione tra un’impresa perfettamente concorrenziale e una con potere monopolistico: per l’impresa concorrenziale, il prezzo è uguale al costo marginale; per l’impresa con potere monopolistico, il prezzo è superiore al costo marginale.
- Indice Lerner del potere monopolistico: misura del potere monopolistico calcolato come eccedenza di prezzo sul costo marginale divisa per il prezzo. Indica quant’è la capacità dell’impresa di imporre un prezzo maggiore rispetto a quello totale (P - C’).
In termini matematici:
L = (P – C’)/P.
Questo indice di potere monopolistico può anche essere espresso in termini di elasticità della domanda che affronta l’impresa.
L = (P – C’)/P = −1 /Ed Funzione inversa all’elasticità della domanda.
Regola dell’elasticità
Deriva dalla condizione di uguaglianza tra ricavo marginale e costo marginale: E A 9Raccoglie ilsi yapaga.
- Il margine ottimale di un monopolista rispetto al costo marginale è tanto più elevato (basso) quanto più bassa (alta) è l’elasticità della domanda in valore assoluto.
- Intuizione: se l’elasticità è bassa, il monopolista per vendere un’unità addizionale del bene dovrà abbassare di molto il prezzo su tutte le unità vendute.
Monopolio - Regola empirica per la determinazione del prezzo
Elasticità della domanda e ricarico del prezzo.
L’indice di Lerner (P − C’)/P è il negativo dell’inverso dell’elasticità della domanda che affronta l’impresa.
Se la domanda dell’impresa è elastica, come in (a), il ricarico è contenuto e l’impresa ha uno scarso potere monopolistico.
È vero il contrario se la domanda è relativamente anelastica, come in (b).
Origini di potere monopolistico
Come mostra l’indice di Lerner, minore è l’elasticità della curva di domanda, maggiore è il potere monopolistico dell’impresa. Il determinante ultimo del potere monopolistico è, pertanto, l’elasticità della domanda dell’impresa.
L’elasticità della domanda di un’impresa è determinata da tre fattori:
- 1. L’elasticità della domanda di mercato: poiché la domanda dell’impresa è elastica almeno quanto quella di mercato, l’elasticità della domanda di mercato limita il potenziale di potere monopolistico.
- 2. Il numero di imprese presenti nel mercato. Se sono presenti molte imprese, è improbabile che una qualsiasi di esse sia in grado di influire in modo significativo sul prezzo.
- 3. L’interazione tra le imprese. Anche se nel mercato sono presenti solo due o tre imprese, ciascuna di esse non sarà in grado di incrementare con profitto il prezzo se la concorrenza è aggressiva e ogni impresa tenta di acquisire la massima quota di mercato possibile.
1. L’elasticità della domanda di mercato
Se è presente un’unica impresa, un monopolista puro, la sua curva di domanda sarà quella di mercato. In questo caso, il grado di potere monopolistico dell’impresa dipende interamente dall’elasticità della domanda di mercato.
Quando diverse imprese sono in concorrenza tra loro, l’elasticità della domanda di mercato stabilisce un limite inferiore all’elasticità della domanda di ciascuna impresa, in valore assoluto.
L’elasticità di una specifica impresa dipende dal modo in cui quest’ultima si pone in concorrenza con un’altra, e l’elasticità della domanda di mercato limita il potere monopolistico dei singoli produttori.
Esempio
Negli anni ’70 e nei primi anni ’80 l’OPEC ha potuto aumentare i prezzi del greggio oltre il costo marginale di produzione perché la domanda di petrolio è piuttosto anelastica, almeno nel breve periodo.
Poiché la domanda di altri beni quali caffè, cacao, alluminio e rame è molto più elastica, i tentativi da parte dei produttori di fare cartello e aumentare i prezzi in questi mercati sono in larga misura falliti.
In ogni caso, l’elasticità della domanda di mercato costituisce un limite al potere monopolistico dei singoli produttori.
2. Il numero delle imprese
A parità di altre condizioni, il potere monopolistico di ciascuna impresa decresce con l’aumentare del numero di imprese. Quando poche imprese sono responsabili della maggior parte delle vendite in un mercato, diremo che tale mercato è altamente concentrato.
Barriera all’entrata: condizione che ostacola l’ingresso di nuovi concorrenti, ne abbiamo parlato come motivazione dei monopoli.
- A volte le barriere all’entrata sono naturali: brevetti, copyright e licenze.
- Le economie di scala possono rendere troppo costoso soddisfare la domanda dell’intero mercato. In alcuni casi, le economie di scala sono talmente grandi da giustificare, per motivi di efficienza, la presenza di un’unica impresa come fornitore per l’intero mercato, monopolio naturale.
3. L’interazione tra le imprese
Le imprese potrebbero competere in modo aggressivo, costringendosi l’un l’altra a tagliare i prezzi per catturare una maggiore quota di mercato, oppure potrebbero non competere molto, ma anzi tendere a colludere, in violazione delle leggi antitrust, accordandosi per limitare la produzione e aumentare i prezzi.
A parità di altre condizioni, il potere monopolistico è minore quando le imprese competono in modo aggressivo e maggiore quando cooperano.
Poiché un aumento dei prezzi concertato invece che adottato dalle singole imprese offre più probabilità di ottenere un profitto, la collusione può generare un considerevole potere monopolistico.
Ricordiamo che il potere monopolistico di un’impresa cambia spesso nel tempo, con il variare delle sue condizioni operative, domanda di mercato e costo, del suo comportamento e di quello dei concorrenti. Occorre dunque pensare al potere monopolistico in un contesto dinamico.
Inoltre, il potere monopolistico reale o potenziale nel breve periodo può rendere un’industria più competitiva nel lungo periodo: notevoli profitti a breve termine possono indurre nuove imprese a entrare nell’industria, riducendo così il potere monopolistico nel lungo periodo.
Estensioni: il monopolio multiprodotto, domande indipendenti
1 In questo caso il monopolista procure più prodotti ed è monopolista in più mercati. Ciò significa che il monopolista opera in modo disgiunto sui due mercati e somma i profitti che ottiene da essi:
- Non c
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Economia manageriale - Appunti
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