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Problemi e itinerari di letteratura moderna

Informazioni del corso

CFU: 6 + 1 laboratorio

Professore: Luigi Cepparrone

Esame

Esame in 2 parti:

  • Analisi orale di un testo in prosa ed uno in poesia a scelta tra quelli dell’elenco sul sito elenco dei testi. Dimostrando di aver acquisito un metodo di analisi.
  • Orale sui testi, domande poco specifiche, si valuta la capacità di argomentare e di fare un discorso organico. Libri da studiare attentamente. Domanda iniziale su argomento a scelta.

Data: 3/10/2022

La letteratura

A cosa serve la letteratura? In un mondo guidato dalla scienza e dalla tecnica, qual è l’utilità di questa disciplina che ancora oggi dispone di uno spazio orario significativo nella scuola? La letteratura è il luogo in cui ci poniamo le domande, è il nostro desiderio di conoscere le cose nascoste, perfino le più bizzarre (dove vanno le anatre del laghetto di Central Park quando l’acqua gela? – “Il giovane Holden” di Salinger).

La letteratura fornisce quindi risposte ai grandi problemi dell’uomo: Perché esisto? Perché devo obbedire alla famiglia? Che significato hanno le cose? A volte non abbiamo le risposte, ma ciò non ci impedisce di continuare ad interrogarci (Leopardi interroga la luna, già sapendo che non potrà spiegargli perché sta in cielo).

L’insegnante di letteratura deve alimentare la naturale capacità dei bambini di interrogarsi. Essi sono infatti grandi filosofi, interessati a scoprire il perché di ogni cosa (età dei perché) e a trovare risposte a grandi dubbi che talvolta nemmeno i grandi hanno saputo sciogliere. I genitori, esasperati dalle molte domande, spesso inibiscono questa operazione dei bambini di porle, invece va alimentata. Il miglior modo per farlo è condurli nel mondo della letteratura, dove hanno lo spazio di cercare le proprie risposte, che possono anche non coincidere con quelle altrui o non essere trovate. Ciò che importa, in ogni caso, è questo atteggiamento di continua ricerca del significato delle cose.

Bisogna sviluppare, sostenere, approfondire la curiosità del bambino, la sua insaziabilità a porsi il problema del significato, per forgiare uno spirito libero che può cercare autonomamente delle risposte. Non sappiamo realmente cosa sia oggi la letteratura e quale sia il suo compito nella scuola, ma è ben chiaro il ruolo centrale dell’insegnante nel far appassionare gli studenti alla disciplina. I bambini imitano e seguono l’amore che viene trasmesso. La letteratura è come la ginestra che resiste sul vulcano.

Il lavoro dell’insegnante di letteratura è interpretare, non descrivere un testo. Se lavoriamo sulla teoria cercando il vero senso della letteratura, incontriamo già la vera didattica. L’insegnante non deve limitarsi a tramandare mera teoria: deve avviare una ricerca, trasformare la classe in un laboratorio/pensatoio. Caproni, ad esempio, è stato un maestro molto originale, che talvolta confidava ai bambini di essere in difficoltà perché non aveva preparato la lezione, così da chiedere loro un aiuto nel costruire insieme un lavoro didattico.

Il fanciullino

Il lavoro di critica di un testo è la ricerca di un senso dei testi letterari, svolta acquisendo la capacità di interrogarci sui perché del testo. L’analisi del testo non può infatti ridursi alla sterile ricerca dei personaggi e delle sequenze. Va cercato il significato, il senso. Abbiamo dei complici nei bambini, il loro modo di pensare è vicino alla letteratura. Tutta la letteratura del Novecento è portata a cercare una originalità nuova e la trova individuando un modo di vedere il mondo che è quello del fanciullo.

Il poeta del Novecento reinventa la poesia nel momento in cui riesce a vedere il mondo come un fanciullo e stupirsi per ogni cosa: è la poetica del fanciullino di Pascoli, una visione che fa da modello per ogni artista (es: nella pittura, Picasso, che ha rivoluzionato il linguaggio pittorico con il cubismo, ha confessato di averci messo poco tempo per dipingere come i grandi pittori ed una vita per imparare a dipingere come un bambino).

Il linguaggio di Pascoli sembra semplice perché è vicino a quello del bambino (ci sono molte onomatopee legate ad allitterazioni “c’era il gre-gre delle granelle”), in realtà è rivoluzionario. Pascoli è stato a lungo letto in classe riducendolo a temi molto semplici, invece va sottolineata la complessità del ritorno al linguaggio primitivo del bambino che permette di vedere il mondo sotto una nuova luce.

Le storie

La letteratura è potente e dobbiamo esserne consapevoli. È potente perché fatta delle storie che consumiamo nella quotidianità e in cui siamo immersi sin dal momento del nostro concepimento. Da quando veniamo al mondo (anche prima) siamo immersi in una serie di storie e ne possediamo una personale, che i nostri genitori hanno iniziato a scrivere immaginando come saremmo diventati da grandi. Crescendo ci siamo in parte riconosciuti in queste storie, ed in parte preso le distanze da esse laddove ci stavano strette, elaborando una nostra storia autonoma. Ma in ogni caso esse sono state importanti perché ci hanno dato un’identità.

Ogni giorno della nostra vita ascoltiamo storie, le guardiamo alla TV (anche le pubblicità sono in forma narrativa), le seguiamo al telegiornale (Ucraina e Russia raccontano storie per giustificare ciascuna le proprie azioni), le produciamo noi stessi con ogni nostra azione. L’uomo da sempre racconta storie (prime forme di narrazione: miti), tanto che dovremmo parlare di homo narrans, piuttosto che sapiens. Confronti tra filogenesi (si occupa di studiare lo sviluppo dell’uomo primitivo, degli animali e delle piante) e ontogenesi (si occupa di analizzare lo sviluppo dell’uomo e del bambino) hanno infatti dimostrato che la capacità di narrare ha avuto importanti effetti sull’evoluzione dell’uomo. Se lasciato solo, il bambino inventa spontaneamente storie in cui inserisce elementi del mondo che lo circonda, e più cresce più riesce a creare racconti complessi.

Quando avviene un crimine, le indagini non si limitano a rinvenire prove e reperti, ma si occupano di inserire in un racconto questi singoli elementi per cercare di individuare il colpevole. I singoli tasselli acquistano dunque un senso se e solo se vengono inseriti in una storia. Lo stesso vale per la storia dell’evoluzione umana: per comprendere come sia avvenuta è stato necessario raccogliere i reperti e collegarli mediante associazione logica e cronologica. La narrazione, dunque, anche se pare distante dal mondo tecnologico, si intreccia con il sapere scientifico. La contrapposizione tra pensiero paradigmatico e scientifico non esiste, sono interconnessi tra loro.

Potenza e pericolo

La letteratura è potente, per cui anche potenzialmente pericolosa. Ad esempio, la storia di un’opera di Wagner vista a teatro affascinò Hitler a tal punto da portarlo a costruire una storia sulla purezza della razza ariana. Un racconto, a tratti anche falso, che affascinò i tedeschi a tal punto da dare il via al nazismo e giustificare l’olocausto. Una concorrenza molto forte alla letteratura sono oggi i videogiochi, che possiedono la sua stessa virtualità. I videogiochi, come le opere letterarie, sono moltiplicatori di esperienze, permettono di accedere ad un mondo che ci consente di fare cose che al di fuori non potremmo fare. Nel gioco il bambino si identifica nel protagonista e prende parte a storie talvolta molto pericolose (es: il personaggio deve uccidere il nemico). Analogamente, i nuovi media ed i Social Network sono insidie alla letteratura. Abbiamo il compito di domandarci se trasmettano gli stessi valori della letteratura.

Le parole sono simboli che devono essere investiti di significato attraverso un lavoro interpretativo. A differenza di un film che indirizza la nostra comprensione, un libro senza la nostra interpretazione non esiste. Dobbiamo esercitare senso critico per prendere le distanze da ciò che leggiamo ed interrogarci su cosa proviamo. Nei videogiochi, invece, non dobbiamo evocare un mondo interiore, esiste già e ne siamo coinvolti. Attraverso la letteratura trasmettiamo alle nuove generazioni una serie di valori. Nella storia dell’uomo essa ha svolto il compito di strutturare l’immaginario di una comunità, ossia quell’insieme di valori, idee, sensibilità e concetti di una comunità. Possiamo infatti parlare di comunità solo se un gruppo di individui condivide lo stesso immaginario e si sente unito agli altri da esso. È ciò che è accaduto con l’unificazione dell’Italia: non è stata solo una contrattazione economica e politica, ma anche un’occasione di condivisione e rafforzamento di un sentimento patriottico (anche poeti e scrittori incitavano a difendere la patria).

Dunque, quando insegniamo letteratura alle nuove generazioni stiamo consegnando loro l’insieme dei valori della nostra comunità. Non ci aspettiamo che vengano conservati come in una teca al museo; affidiamo loro il nostro patrimonio con il compito di rielaborarlo ed innovarlo per tenerlo vivo.

La letteratura permette di fare esperimenti, creando racconti che simulino situazioni e verificare come si comporterebbero le persone, e di immaginare cosa succederebbe nel mondo se si agisse diversamente, il che porta a produrre utopie e distopie. Una sorta di esperimento si trova nel Decameron di Boccaccio: racconto delle papere: un padre tiene il figlio segregato per non fargli conoscere le ragazze. Un giorno lo porta al mercato ed il bambino ne scopre l’esistenza. Vedendole per la prima volta, chiede al padre cosa siano ed il papà risponde che sono delle papere. Il figlio a quel punto afferma di voler avere quelle papere. In Pinocchio di Collodi ci sono invece un esempio di utopia: isola delle api industriose: proposta di un mondo in cui tutti lavorano e ciascuno guadagna il proprio senza elemosinare; ed uno di distopia: paese dei balocchi: un mondo in cui tutti giocano e non studiano (anche se poi diventano asini e vengono venduti al mercato).

La letteratura ha dunque potere di laboratorio, è un mondo virtuale in cui possiamo sperimentare altre realtà. Dobbiamo chiederci cosa perderemmo se non ci fosse più la letteratura, perché debba esistere e vada insegnata. La letteratura educa sentimenti, emozioni e sensibilità. Leggendo romanzi, poesie ed ora anche ascoltando canzoni (alcune sono state inserite nelle antologie perché riconosciute portatrici di valore letterario) possiamo accendere sentimenti e coltivare emozioni. Apprendiamo infatti le emozioni umane dalle storie altrui. Canzoni e canzonette hanno temi ricorrenti: amore, amicizia, tristezza, malinconia, futuro… tutti accomunati dal fatto che riguardano i sentimenti ed educano la nostra sensibilità. Questi temi erano gli stessi trattati nel passato, il che testimonia che le canzoni, come i valori, si trasformano continuamente, ma parlano sempre delle stesse cose, solo in modo un po’ diverso. Inoltre, la letteratura educa la sensazione: tendiamo a pensare che le sensazioni provate di fronte alle cose della vita (es: acquolina di fronte al cibo) siano istintuali e pertanto si collochino a livello naturale, come se ci appartenessero per natura; in realtà, la loro provenienza è culturale.

La storia della letteratura

Il termine letteratura deriva da littera ed ha acquisito nel corso del tempo aspetti estetici, fino ad arrivare ad una concezione di letteratura come opera di invenzione. Fino al 1700 i prodotti dell’invenzione e dell’immaginazione, anche quelli scritti in prosa, venivano definiti poesie ed il letterato era semplicemente un intellettuale, anche se non scriveva opere d’invenzione (es: Galileo Galilei). Inizialmente, infatti, il termine letterato indicava una persona che sapeva leggere e scrivere, poi l’oratore romano Quintiliano ha introdotto un nuovo significato: il letterato è chi governa gli strumenti di scrittura (grammatica, filologia).

Nell’epoca moderna (la modernità si colloca dopo il medioevo e prima della nostra età post-moderna), tra 1500 e 1600, Cartesio fonda il metodo scientifico tramite la narrazione delle proprie esperienze, togliendo di fatto importanza a poesia e letteratura, che per lui può essere utilizzata solo come un ottimo passatempo. È la scienza il vero sapere. Dal 1700 si crea in Inghilterra, per la prima volta, un pubblico per le opere che hanno un particolare valore estetico, dando avvio ad una nuova concezione del termine letteratura come riferito alle opere letterarie (anche in prosa). Nasce in tale contesto il romanzo moderno, in seguito alla creazione di questo pubblico di nuovi borghesi. Il cambio di classe sociale, infatti, aveva indotto in queste persone nuovi bisogni letterari di opere che parlassero di realtà vicine alla loro.

Verso la seconda metà del Novecento (1950), con il boom economico, si affermano nell’immaginario italiano i valori del commercio e del lavoro che non corrispondevano più a quelli tradizionali in cui si identificava la letteratura. Un libro divenne buono solo quando vendeva tante copie. Montale a tal proposito riteneva che i valori commerciali di quella società avessero causato la morte della poesia.

Più volte gli studiosi si sono interrogati sulla definizione di letteratura, cercando di individuarne la natura specifica, ma non sono riusciti a dare una risposta univoca e certa. Dobbiamo accontentarci di definizioni parziali ed assumere provvisoriamente un’idea di letteratura come mezzo per rispondere in modo esaustivo ai bisogni sociali e culturali di un’epoca. “La letteratura è uno dei più potenti strumenti del pensiero narrativo realizzato attraverso il linguaggio verbale” – con questa definizione non solo colleghiamo la letteratura con il pensiero narrativo, ma la leghiamo anche agli altri linguaggi artistici che hanno il compito di strutturare l’immaginario collettivo. In questa concezione, dunque, la letteratura è creatrice di valori e di modelli.

Ne è esempio la celebre storia di Paolo e Francesca raccontata da Dante nel V canto dell’Inferno. Il poeta designa un ambiente raffinato, dove il tradimento è posto ai margini della narrazione. L’intento è proprio quello di far emergere un quadro cortese, in cui si stagliano persone appartenenti alla classe dominante che prima di innamorarsi assaporano un libro, in questo caso “Lancillotto” (o “il cavaliere della carretta”). È la lettura della storia del protagonista Lancillotto e della sua amata Ginevra a far emergere il sentimento d’amore tra i due personaggi del canto. Dante, infatti, sviene dopo aver colloquiato con Francesca, probabilmente perché all’ascolto delle parole della giovane realizza che lui stesso scriveva di quell’amore che aveva condannato i due innamorati all’inferno. Non a caso a quel tempo era in voga l’idea dell’amor cortese secondo cui, come afferma Cappellano in suo celebre testo, l’amore può fiorire solo al di fuori del matrimonio poiché quest’ultimo era forzato e combinato. Si tratta di un modello di amore raffinato e privo di volgarità che si diffuse nella classe agiata proprio tramite la lettura di opere letterarie. Comprendiamo dunque che la letteratura elabora modelli.

L’uomo è per natura curioso e ciò che succede intorno a lui è oggetto di interrogazione. Attraverso il mito l’uomo ha dato le prime risposte alle questioni che minano il mondo. Spesso il racconto è diventato qualcosa di sacro, come è accaduto per i Testi Sacri e per alcuni racconti appartenenti alle cerchie famigliari che hanno il potere di legare ed accumunare persone. I testi trovano fondamento nei riti antichissimi e preistorici che l’uomo elaborava. La letteratura ha sempre avuto un potere straordinario dato dalla capacità evocativa che possiede. Il lettore viene infatti proiettato in una realtà virtuale poiché vive la letteratura in prima persona. Per questi motivi essa si accosta a tutti i campi dell’esperienza. L’insegnamento stesso della disciplina deve potersi aprire ad una didattica interdisciplinare, specialmente nella nostra epoca che presenta il problema dell’iper-specializzazione. È necessario abituare i bambini a pensare in modo interdisciplinare, in modo cioè da connettere conoscenze e competenze che appartengono ai diversi rami del sapere.

In passato tutti i linguaggi artistici collaboravano insieme. La separazione è avvenuta in concomitanza con la nascita delle città e con la conseguente crescita della popolazione e dei suoi gusti e la nascita di vari nuovi bisogni culturali. A partire dal rinascimento sono nati dei linguaggi sempre più autonomi: in pittura, ad esempio, nasce la prospettiva. Se prima la pittura poteva contare sull’appoggio della musica e delle parole, da quel momento in poi deve trovare il modo di evocare il suono ed il movimento in modo autonomo; la stessa cosa succede alla musica: si passa infatti dalla musica modale a quella tonale. In quanto linguaggi però la musica e la pittura non rinunciano al desiderio di raccontare storie.

Un momento interessante di dialogo tra le discipline riguarda la fioritura della corte. Questo ambiente ha permesso di far convivere in un medesimo luogo intellettuali differenti. Nelle corti italiane vi erano infatti pittori, musicisti e letterati. Molti temi e personaggi appartenenti alla letteratura sono stati ripresi dagli altri linguaggi artistici (es: i personaggi della Gerusalemme liberata di Tasso sono stati proposti da diverse pitture). Nel Medioevo era poi diffusa la pratica di scrivere poesie ed accompagnarle ad immagini o di dare alle parole la forma delle immagini che evocano: sono i calligrammi ripresi nel 1900.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cchiarabb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di letteratura I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Cepparrone Luigi.
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