LABORATORIO DI URBANISTICA E PIANIFICAZIONE
PRIMA PARTE DE BIASE
-La città
Il primo campo dell’urbanistica è la città, essa è l’elemento di un territorio più ampio che la
circonda e del quale è parte integrante e significativa.
La città è un sistema perché gli elementi che la compongono sono in relazione tra di loro, questo
sistema si divide in:
-Aperto= perché ogni elemento che interagisce con essa ne modifica le relazioni ed il sistema
stesso;
-Dinamico= perché le relazioni tra gli elementi cambiano costantemente.
Possiamo distinguere tre tipi di città:
Città della pietra: concezione della città come un insieme di elementi costruiti (edifici, strade,
piazze), un organismo fisico da progettare e preservare. (SPAZIO FISICO)
Città delle relazioni: concezione della città come un sistema di rapporti umani e sociali, un
luogo di incontri, scambi e comunità. (RETE SOCIALE)
Città del vissuto: concezione della città come spazio delle esperienze, dei ricordi e delle
emozioni di chi la abita. (LUOGO DI ESPERIENZE)
-Pianificare
La Pianificazione urbanistico-territoriale è una delle tante attività di pianificazione che si
attuano in settori diversi e con obiettivi variegati.
Tuttavia, in ognuno di questi campi, pianificare, significa:
• Definire gli Obiettivi e Predeterminare i risultati;
• Definire e organizzare le azioni che i Soggetti devono compiere;
• Definire e organizzare le Risorse che possono essere utilizzate per raggiungere gli
obiettivi prefissati.
Al concetto di pianificazione va associato quello di programmazione che significa definire
l’ordine con cui gli obiettivi devono essere raggiunti e, quindi, coordinare anche temporalmente
la sequenza delle azioni e delle risorse da impiegare.
PIANIFICAZIONE URBANISTICA
L’Obiettivo generale della pianificazione urbanistica è di organizzare, attuare e governare la
trasformazione degli spazi affinché, realizzati gli interventi previsti, gli individui possano
soddisfare i propri bisogni nel migliore dei modi. Dato l’obiettivo generale, in dipendenza delle
situazioni locali, vengono specificati gli obiettivi particolari.
-LUN 1150/1942
La prima legge urbanistica nasce in Germania nel 1875 e introduce il concetto di esproprio per
organizzare il territorio in un disegno unitario.
Una delle prime pianificazioni urbane In Italia fu quella del 1885 per il risanamento a Napoli
dopo il colera.
Prima della Legge Urbanistica Nazionale 1150/1942 (LUN), le singole città pianificavano in
base alle singole esigenze e norme, il concetto di pianificazione nasce dal fenomeno
dell’inurbamento (passaggio da campagne a città), questo portò ad un ampliamento della città
e di conseguenza alla razionalizzazione degli spazi in base alle esigenze.
La L.1150/42 è l’unica legge vigente a livello nazionale in materia urbanistica, essa stabilisce
una gerarchia (i livelli sovrastanti stabiliscono gli strumenti dei livelli sottostanti), la gerarchia
riguarda: le dimensioni territoriali, i contenuti e i soggetti. Essa prevede tre livelli gerarchici di
pianificazione:
I. Livello = Piani Territoriali ----> Area vasta;
II. Livello = Piani Generali ----> Territorio Comunale;
III. Livello = Piani Attuativi ----> Porzioni del territorio comunale (non esistono sempre, se
il comune ha un Piano Generale dettagliato non c’è bisogno).
I CONTENUTI
I. Livello comprende strumenti come il Piano Territoriale Regionale (PTR) o i Piani
Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP). Questo livello si occupa di definire gli
indirizzi generali e le strategie per lo sviluppo del territorio su scala vasta, (la tutela
ambientale, l’organizzazione della mobilità, la gestione delle risorse naturali e il
coordinamento tra i diversi comuni). I contenuti possono essere sia di indirizzo, quindi
orientativi, sia programmatori, cioè legati alla definizione di priorità e scenari futuri, ma non
sono attuativi: non regolano direttamente l’edilizia o l’uso puntuale del suolo.
II. Livello lo strumento tipico è il Piano Regolatore Generale (PRG), anche se in alcune regioni
può avere nomi diversi (PUG, PSC, ecc.). Questo piano organizza l’intero territorio
comunale, suddividendolo in zone omogenee con diverse destinazioni d’uso. Definisce
inoltre gli indici urbanistici, come la densità edilizia, le altezze massime, i coefficienti di
edificabilità, la rete stradale principale, e individua le aree da destinare a servizi pubblici. Il
PRG è vincolante e contiene sia previsioni generali sia regole normative di medio dettaglio.
III. Livello serve a realizzare in concreto le previsioni del piano comunale. Comprende
strumenti come i Piani di Lottizzazione, i Piani Particolareggiati e i Piani per gli
Insediamenti Produttivi. Questi strumenti sono completamente attuativi e vincolanti per i
privati e per le amministrazioni.
ESEMPI PIANI PER CIASCUN LIVELLO
I LIVELLO:
-Piano Territoriale Regionale, PTR= Definisce strategie di sviluppo sostenibile, tutela
ambientale e paesaggistica, coordina comuni;
-Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale PTCP= Coordina politiche territoriali e
infrastrutturali a livello provinciale;
-Piano Paesaggistico Regionale PPR= Tutela e disciplina la gestione del paesaggio.
II LIVELLO:
-Piano Regolatore Generale, PRG= deve evitare il caos dello spontaneismo, programmare
l’uso del territorio, regolare le trasformazioni fisiche e valorizzare la rendita del suolo.
-Piano Regolatore Generale Intercomunale PRGI= coordina la pianificazione tra più comuni.
-Programma di Fabbricazione PdF= introdotto dal regolamento edilizio per permettere ai
Comuni più piccoli di avere un minimo di pianificazione urbanistica.
III LIVELLO:
-Piani di Lottizzazione PL= riguarda l'urbanizzazione di nuove aree e completare l'edificazione
nelle zone di espansione;
-Piani Particolareggiati PP= serve a tradurre le previsioni generali del piano comunale in
dettagli precisi e operativi per una specifica porzione di territorio.
STILARE UN PIANO REGIONALE
In un piano possiamo distinguere due tipi di contenuto:
-parte grafica= che si divide in tavole di analisi (diagrammi, grafici) e tavole di progetto
(planimetrie)
-parte scritta= è la parte in cui vengono riportate le norme.
Il piano deve essere visto dall’amministrazione come un programma d’azione, mentre dal
cittadino privato come un'opportunità, ad esempio per indirizzare i suoi investimenti.
Tutti i tipi di piani territoriali hanno la necessità di essere valutati sull’impatto che creano
sull’ambiente, questa valutazione è chiamata VAS (valutazione ambientale strategica).
Il PRG/PUC si attua mediante strumenti diretti e indiretti
Diretti: il cittadino si reca al comune per richiedere il titolo abilitativo necessario per un
intervento;
Indiretti: quando si rimanda ai piani attuativi previsti dalla LUN, come il PP e il PL.
REGOLAMENTO EDILIZIO
La L.1150/42 si occupa anche di edilizia introducendo il Regolamento Edilizio che si occupa
delle norme per la costruzione (tipologia edilizia, coperture, materiali ecc.).
Dal 2020 abbiamo un Regolamento unico per l’edilizia (uguale in tutta Italia).
REGOLAMENTO URBANISTICO EDILIZIO COMUNALE RUEC
Mette insieme il regolamento edilizio e urbanistico assicurandosi che le norme non siano in
contrasto fra di loro.
REGIONE CAMPANIA LEGGE 16/2004, “NORME SUL GOVERNO DEL TERRITORIO”
La LUN imposta delle direttive generali da seguire, in Campania le legge che applica le direttive
della LUN è la legge 16/2004 che ha introdotto il PTR e il PTCP (ex PTC).
L’ obiettivo di questa legge era riformare tutto il settore, in particolare:
1. Semplificare le procedure= la legge riforma il settore pianificando non solo il territorio
regionale ma anche quello dei comuni e delle province. La nuova normativa mira a
semplificare le procedure introducendo strumenti di pianificazione più flessibili;
2. PUC= Piani Urbanistici Comunali che sostituiscono il vecchio piano regolatore PRG;
3. PEREQUAZIONE= è un meccanismo che ridistribuisce equamente benefici urbanistici tra
proprietari di terreni, per favorire uno sviluppo equilibrato del territorio.
4. SVILUPPO SOSTENIBILE= è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza
compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri.
-LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE IN CAMPANIA DAL PTR AL PTCP
PIANO TERRITORIALE REGIONALE (PTR)
Il Piano Territoriale Regionale della Campania si propone come piano d’inquadramento,
d’indirizzo e di promozione di azioni, al fine di determinare coerenza e sinergia tra la
pianificazione territoriale e la programmazione dello sviluppo. La struttura del PTR è
caratterizzata da diversi quadri territoriali di riferimento:
1. LE RETI= Per reti non si intende esclusivamente la rete viaria o infrastrutturale ma anche la
rete dei rischi ambientali e la rete ecologica (è un sistema di aree naturali, seminaturali e
agricole che sono collegate tra loro per permettere il movimento, la sopravvivenza e la
riproduzione delle specie viventi (flora e fauna) e garantire il mantenimento della
biodiversità) poiché il PTR è incentrato anche sulla sostenibilità ambientale.
2. GLI AMBIENTI INSEDIATIVI= Gli Ambienti Insediativi sono aree strategiche del territorio
dove si pianificano interventi di lungo periodo per riequilibrare gli squilibri tra le varie zone.
Servono a contrastare la concentrazione eccessiva in pochi centri, promuovendo uno
sviluppo più distribuito e policentrico.
3. I SISTEMI TERRITORIALI DI SVILUPPO STS= sono parti del territorio aventi stesse
caratteristiche in comune e per queste si propone la partecipazione a progetti e programmi
4. I CAMPI TERRITORIALI COMPLESSI CTC= sono parti del territorio in cui sono previsti
specifici progetti di sviluppo che prioritizzano di intervento, questi possono essere definiti
come “punti caldi” del territorio regionale, posso essere interventi per garantire l’equilibrio
territoriale, interventi infrastrutturali, interventi di protezione del territorio.
5. INTESE FRA I COMUNI PER RAGGIUNGERE STRATEGIE DI PIANIFICAZIONE= il PTR
favorisce la pianificazione associata tra piccoli Comuni, indicando ambiti territoriali in cui
collaborare. Riconosce l’importanza delle intese e strategie condivise, anche attraverso
strumenti informali come i piani strategici.
PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE PTCP
Il PTCP è il piano di livello provinciale che coordina lo sviluppo del territorio, i PTCP più
importanti sono quelli di Salerno e quello di Caserta.
Il PTCP di Caserta divide il territorio in sei ambiti insediativi in funzione alle caratteristiche
insediative e fisiche dei comuni. Questo è organizzato in diverse parti: c’è una relazione,
elaborati grafici, norme.
Il piano inizia con un inquadramento generale della provincia di Caserta con particolare
attenzione anche al territorio agricolo; infatti, Il PTCP definisce le linee guida per uno sviluppo
equilibrato e sostenibile, in coerenza con il Piano Territoriale Regionale. Mira a riequilibrare il
territorio, distinguendo le aree urbane consolidate e il territorio rurale, con strategie di sviluppo
fino al 2022.
Determina il fabbisogno abitativo, stimando circa 70 000 nuovi alloggi entro il 2022,
valorizzando il recupero urbano e contenendo il consumo di suolo agricolo.
-INDAGINE SULLA POPOLAZIONE
L’obiettivo delle indagini sulla popolazione è quella di conoscere la struttura della popolazione
(domanda) per le modifiche future da mettere in pratica (offerta). Questo tipo di indagine è
soprattutto utile per conoscere l’attrattività di un territorio.
Nella regione Campania, la previsione della popolazione, e, quindi, il dimensionamento
abitativo è competenza del PTCP.
La struttura della popolazione viene rappresentata con relazioni, grafici e tabelle excel dai dati
ISTAT e/o dell’ufficio demografico.
Carico insediativo ammissibile (ricettività dell’area) = È il numero di abitanti insediabili in una
porzione di territorio; dipende dalla intensità di uso dell’area e dal volume medio di edificato per
abitante; in altri termini è il numero di persone che può “vivere” decentemente in una
determinata porzione di territorio.
Demografia = è la scienza che studia la struttura e i movimenti della popolazione
suddividendola per fasce d’età, sesso, occupazione, religione ecc...
La popolazione è divisa in:
• Popolazione Residente = la popolazione avente dimora abituale nel Comune, anche se alla
data del censimento sono temporaneamente assenti (cittadini iscritti all’Anagrafe
Comunale)
• Popolazione Presente = la popolazione avente dimora abituale nel Comune e presenti alla
data del censimento; e la popolazione presente nel Comune in una certa data ma aventi
dimora abituale in altro Comune o all'estero.
*Prima del 2001 in Italia i censimenti venivano fatti ogni 10 anni (censimenti generali), dopo il
2001 i censimenti vengono fatti ogni anno (censimenti permanenti)
Altri dati fondamentali per l’analisi della popolazione sono:
− Tasso di natalità = è dato dal rapporto , è importante per conoscere
quanti bambini, e quindi, quanti servizi sono necessari per quella fascia d’età.
− Tasso di mortalità = analogo al tasso di natalità, è dato dal rapporto ;
− Saldo naturale = numero nati – numero vivi;
− Saldo migratorio = numero immigrati – numero emigrati.
(immigrato= residenza altrove ma iscritto all’anagrafe di un altro comune);
(emigrato= colui che si cancella dall’anagrafe comunale).
. Pr
Il rapporto è un indicatore importante,
.
• se è >1, il territorio è attrattivo;
• se è <1, il territorio è debole.
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Anche il rapporto tra è un importante indicatore,
• se è >1, il territorio è attrattivo;
• se è <1, il territorio è debole
Addetti= tutti coloro che hanno una posizione di lavoro;
Attivi= tutti coloro che possono lavorare.
ANALISI SUL TERRITORIO
L’indagine viene eseguita anche sul patrimonio abitativo per conoscerne la quantità e la qualità,
la relazione tra popolazione e abitazioni stabilisce l’adeguatezza del rapporto tra domanda di
abitazioni e offerte abitativa.
Il territorio comunale è distinto in:
• CENTRO ABITATO= è definito dall’ISTAT o dal Codice della Strada, è costituito dall’insieme
di abitazioni che si susseguono con interposte strade, piazze ecc. (soluzioni di continuità)
per almeno 70-80 mt; è la parte in cui si concentrano servizi o esercizi pubblici; (almeno 25
fabbricati + servizi primo livello)
• CENTRO EDIFICATO= è costituito dall’insieme di abitazioni che si susseguono con almeno
cinque famiglie e con interposte strade, piazze ecc., la distanza tra casa a casa non deve
superare i 30 mt ed è la zona destinata ad “abitare” e priva di servizi di primo e secondo
livello;
• CASE SPARSE= caratterizzata dalla presenza di case disseminate nel territorio comunale a
una distanza tale tra loro da non poter costituire né un nucleo né un centro abitato.
-VINCOLI
vincoli= elementi e situazioni, intesi quali limitazioni, impedimenti od ostacoli ad una
determinata azione sul territorio, (situazioni di fatto o provvedimenti e norme di legge).
VINCOLI NATURALI
Dipendono dalle caratteristiche fisiche dei territori, i principali sono:
-Morfologici; -Idrografici; -Geologici; -Climatici; ecc...
VINCOLI ARTIFICIALI/ DI ANTROPIZZAZIONE
Dipendono dalla presenza di manufatti creati dall'uomo nel tempo come ad esempio:
• Nuclei abitati= condizionano nell’intorno destinazioni d’uso incompatibili (es. industrie
nocive, impianti dannosi per la salute...);
• Grandi Infrastrutture di trasporto= costituiscono "barriere" di separazione territoriale e
impongono fasce di rispetto o di sicurezza;
• Grandi impianti tecnologici= costituiscono problemi di sicurezza per la salute dell'uomo e
la salubrità dell'ambiente;
• Elettrodotti= costituiscono pericolo per la salute dell'uomo;
• Insediamenti industriali, Cimiteri, Ospedali= condizionano il territorio soprattutto per
motivi igienici e salubrità dell’ambiente.
• Porti, Insediamenti militari= impongono fasce di rispetto.
VINCOLI CULTURALI
Cambiano nel tempo a secondo del concetto di “bene culturale” l'obiettivo che perseguono è
di preservare il patrimonio e la memoria storica della collettività, in tal senso essi sono riferibili
ad aree ed a manufatti.
• Beni paesistico-ambientali= impongono una serie di limitazioni alle tipologie degli
interventi affinché non venga intaccato il carattere particolare di porzioni di territorio e
affinché, ne possa essere garantita la sopravvivenza di risorse naturali e culturali;
• Beni monumentali= impongono vincoli agli interventi sui manufatti edilizi affinché essi
conservino il valore di testimonianza storica ed artistica dell’epoca in cui sono stati
realizzati.
VINCOLI DI LEGGE
Tra i vincoli di legge ricordiamo i beni culturali.
Viene considerati bene culturale le cose mobili e immobili appartenenti allo Stato e/o enti
pubblici o cittadini privati, che presentano interesse artistico, storico, o archeologico. Sono
tutelati dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
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