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Il modello di Von Thunen

Johann Heinrich von Thunen (24 June 1783 – 22 Settembre 1850) è molto importante per noi per cinque motivi principali:

  • Contribuisce a descrivere l'organizzazione dell'agricoltura commerciale contadina nel diciannovesimo secolo;
  • Rappresenta un modello fondamentale per la comprensione dell'uso del suolo quando vi sono più attività che competono per localizzarsi nelle aree più pregiate;
  • Rappresenta un valido esempio di come i processi di organizzazione dell'uomo sulla superficie terrestre possano essere spiegati attraverso l'agire combinato delle leggi dell'economia e delle leggi dello spazio;
  • Ci consente di vedere un chiaro esempio di uso della categoria di spazio «relativo» e di approcci del tipo «second nature», spazio relativo socioeconomico che viene plasmato a seconda delle esigenze del ricercatore in maniera tale che sia utile a ciò che si vuole dimostrare;
  • Ci consente di vedere come si sviluppa un processo logico deduttivo con un fine nomotetico, ossia volto a stabilire un principio valido ovunque e in qualunque tempo.

Origine e applicazione del modello

Il modello nasce per spiegare le produzioni agricole intorno alle città, ma poi viene usato per spiegare come l'economia regoli l'uso del suolo e dello spazio. Chi avrà più soldi avrà gli spazi migliori, chi ha meno soldi invece otterrà una sistemazione peggiore. I concetti di «migliore» e «peggiore» dipendono dalla distanza dal centro.

Von Thunen, economista e proprietario terriero tedesco (in molti casi, come anche in questo, sono i ricchi e i nobili a potersi occupare della scienza), osserva una tendenza alla regolarità nella successione delle colture e tenta di darne una spiegazione seguendo il metodo deduttivo. Egli cerca una legge, cioè una spiegazione universale (metodo deduttivo) all'organizzazione delle coltivazioni a certe distanze dal centro. La logica dell'uso del suolo viene spiegata dall'interazione delle leggi dello spazio e dell'economia.

Egli non ci dice semplicemente come sono collocati i beni ma anche la causa della loro localizzazione. Il modello è stilizzato, egli immagina che a partire da un certo mercato/città si localizzano le attività agricole secondo una certa logica:

  • Vicino alla città ci sono i prodotti coltivati in modo più intensivo, cioè che richiedono un grosso sfruttamento della terra ed elevate quantità di capitale per ogni singolo acro di terreno.
  • Dopo le coltivazioni intensive ci sono le foreste. Questo è comprensibile se si pensa che nella seconda metà dell'Ottocento il legno fosse la fonte primaria di energia. Il legno era un bene pesante e necessario.
  • Nel terzo anello ci sono i campi di cereali coltivati in maniera più estensiva, cioè su superfici più ampie e con iniezioni di capitale meno intense.
  • L'allevamento di animali è l'ultima fascia perché questi possono essere condotti a piedi al mercato.

A variare con la distanza sono alcuni caratteri che poi si incorporano nei parametri della rendita di posizione:

  • Deperibilità e peso (che incidono sul costo unitario di trasporto);
  • Intensività della produzione (che incide sulla resa e sul costo di produzione);
  • Importanza del bene (che va con l'intensività, la deperibilità ed incide sul prezzo del bene)

Assunti del modello

Gli assunti del modello (ipotesi e semplificazioni) sono:

  • Uno spazio agricolo uniforme, al cui centro si trova una città che rappresenta l'unico mercato per tutti i prodotti (lo stato è chiuso, cioè chi produce lì non può vendere altrove);
  • La terra è uniforme dal punto di vista della fertilità (anche se in realtà già Smith e Ricardo parlavano di una diversa fertilità del suolo);
  • I costi di trasporto per unità di distanza e unità di prodotto sono uguali in tutte le direzioni (ma diversi per tipo di prodotto) i costi di trasporto si pagano a quintale e a chilometro e sono diversi rispetto al tipo di prodotto ma uguali per tutti i produttori di uno stesso prodotto;
  • Esiste un solo mezzo per portare i prodotti al mercato e i costi di trasporto variano in proporzione al volume delle merci, al peso e alla deperibilità.
  • Gli agricoltori cercano di massimizzare il loro profitto (ipotesi di concorrenza perfetta);
  • Il prezzo dei diversi prodotti si forma sul mercato in regime di concorrenza, ed è indipendente dall'attività del singolo produttore (il prezzo è dato);
  • Gli agricoltori non sono proprietari della terra ma devono pagare un prezzo ai proprietari terrieri (Concetto di Rendita di Posizione).

Tali assunti permettono di fare un ragionamento spaziale. La terra viene pagata in base a ciò che gli agricoltori guadagnano dalle loro attività. Chi ha un'attività più redditizia può localizzarsi più vicino al mercato. La rendita non viene dalla fertilità del luogo ma dalla posizione.

Rendita di posizione

Rendita di posizione: R = x(p-c)-xdt

  • p prezzo unitario del prodotto
  • c costi di produzione
  • x quantità di prodotto (resa per ettari)
  • d distanza dal centro
  • t tariffa unitaria di trasporto (per quantità e distanza)

L'equazione banale, a seconda della resa (differenza tra prezzi e costi di produzione) e tenuto conto del costo di trasporto, le attività cercheranno di competere tra loro per avvicinarsi il più possibile al centro. La prima è il termine noto, mentre la seconda parte è la nostra variabile.

Il modello supera la visione ricardiana che legava la redditività delle terre esclusivamente alla loro fertilità introducendo la variabile "accessibilità/distanza" quale ragione della diversa rendita del suolo e, quindi, della scelta distributiva.

Nel concetto di rendita si incorporano:

  • le leggi dell'economia e le variabili fondamentali dell'economia legata all'agricoltura;
  • i rapporti fra capitale e impresa, e la chiara affermazione che la terra (il suolo) ha un valore di scambio nel sistema capitalistico (e non solo il valore d'uso legato all'agricoltura); questa è un'altra legge dell'economia capitalistica;

Tre tipi di prodotto, ciascuno con una retta che rispecchia i caratteri del bene e del sistema di coltivazione. Dai punti di intersezione tra le diverse rette si delimitano le fasce di coltivazione dei relative prodotti. I produttori competono tra di loro. Si va a misurare la rendita proiettandosi sull'asse verticale.

Perché le logiche economiche e spaziali fanno sì che i beni più pesanti sono quelli localizzati più vicini al mercato? Perché i beni pesanti hanno convenienza a stare più vicini al mercato. Anche i beni deperibili devono stare più vicino al mercato.

Rigidità del modello

Il bene più intensivo è quello che ha alti livelli di x, p e c (ortofrutta e latte), hanno più alta redditività e un più alto costo di trasporto. In ordine sono:

  1. Ortofrutta
  2. Legno
  3. Grano
  4. Allevamento

In questi casi il modello non funziona perché c'è un bene che ha una redditività più elevata in tutti i punti rispetto all'altro, ciò implica che non c'è suddivisione ma si produce un unico bene. Il modello è molto rigido e funziona solo in quel modo. Però ci sono delle possibili eccezioni, come l'introduzione di un corso d'acqua, per il quale le fasce concentriche si allungano. Se invece c'è un secondo centro che fa concorrenza, le fasce si deformano.

Verifiche nella realtà: il caso ha effettivamente mostrato una certa concentrazione intorno all'area più densamente abitata un'area di prodotti più redditizi e deperibili. Effetto particolare che si può applicare come modello generale per la spiegazione delle logiche della distribuzione del suolo.

Il modello di Von Thunen viene utilizzato per spiegare l'uso del suolo dal secondo dopoguerra. Infatti, la stessa logica usata da Von Thunen viene estesa da molti studiosi del suolo in generale, soprattutto in ambiente urbano. La rendita è l'affitto del suolo.

Il grafico e le città americane

Il grafico mostra una città americana: al centro ci sono le attività commerciali (che hanno la possibilità di pagare e a necessità di stare vicino al centro), le industrie hanno meno possibilità di pagare e i residenti meno ancora per cui si trovano in aree più lontane. Le residenze, soprattutto quelle più grandi, sono localizzate lontane dal centro. Ciò ha a che fare con il valore economico del suolo, sia che la terra sia privata sia che sia pubblica.

Agricoltura nella storia

Dalla raccolta alla produzione

Nella storia umana, una prima sensibile trasformazione di alcuni spazi geografici si verificò col passaggio dall'economia di caccia e raccolta a quella di produzione del cibo con l'agricoltura e l'allevamento, iniziata probabilmente in Mesopotamia intorno all'8000 a.C. Determinanti furono la crescita demografica e lo spostamento di popolazioni che praticavano l'agricoltura itinerante (è la più sostenibile perché rispetta i cicli di sostituzione del suolo, consiste nel coltivare un pezzo di terra che quando non ce la fa più viene lasciato stare e si va a coltivare un altro terreno). Tali cambiamenti crearono le condizioni per il successivo passaggio all'agricoltura stanziale (persistente nello stesso luogo).

Fattori che influenzano l'attività agricola

Da quali fattori dipende l'attività agricola? Dal punto di vista geografico, l'agricoltura è influenzata da:

  • Fattori naturali (operato dagli elementi fisico-naturali) temperatura, umidità, rilievo, suolo. Determinismo naturale nella distribuzione delle attività agricole.
  • Fattori socioeconomici (operato dall'uomo e dalle comunità nell'organizzazione sociale e produttiva) struttura della proprietà fondiaria (terra, ci si chiede a chi sia in mano la terra cioè se ci sono dei grandi latifondi – e quindi poche famiglie proprietarie - o c'è uno 'spezzettamento'), capitale, lavoro. Hanno avuto un ruolo predominante.

Fasce climatiche di Koeppen

Alle diverse latitudini e longitudini si hanno diverse produzioni. In particolare, sulla base di suolo, clima e tipi di agricoltura possiamo riconoscere sette regioni agricole:

  1. Regioni equatoriali si caratterizzano per un clima caldo e umido, e da fitta vegetazione forestale usata per la produzione del legname (foresta equatoriale o pluviale). In larghe zone la foresta è sostituita da agricoltura commerciale e speculativa di piantagione, come In Malaysia-Indonesia-Amazzonia (caucciù); Ghana e Zaire (cacao), cioè non si produce per il consumo locale ma per l'esportazione. Diffusa è l'agricoltura di sussistenza praticata dalle popolazioni locali, anche se sempre più spesso si denuncia la sottrazione delle terre alle comunità locali per farne piantagioni (monocoltura). Problemi legati al disboscamento e alla deforestazione, dovute alla terra che viene occupata dalle multinazionali. La sovranità alimentare vuole rivendicare da parte degli abitanti di un determinato luogo il diritto di poter coltivare la propria terra (movimento Slow Food di Carlo Pertini).
  2. Regioni della savana si parla della zona intertropicale a stagione secca all'interno dei continenti (clima subequatoriale). Le temperature sono elevate e le precipitazioni sono stagionali. Diffusa è l'economia pastorale, sia nomade (Nigeria e Zambia), sia sedentaria praticata in forma estensiva (Australia e America). Anche in questa regione è molto diffusa la monocoltura, per esempio il caffè (Brasile meridionale), la canna da zucchero (Indie occidentali), la frutta (America centrale/Latina e Africa occidentale).
  3. Regioni desertiche (calde e fredde) si caratterizzano per i suoli aridi, l'allevamento nomade (Sahara). Le Oasi sono le uniche zone irrigue con pratiche intensive per coltivazione mais, cotone, canna da zucchero, palma. I deserti freddi sono quelli degli altipiani Asia centrale = allevamento estensivo.
  4. Regioni monsoniche Vi si trovano temperature elevate e forti venti. La vegetazione è fitta (vedi Asia meridionale), la densità di popolazione è molto elevata; elevata presenza di agricoltura intensiva (cioè elevata iniezioni di capitale per unità di prodotto) di sussistenza (per es. riso) Nelle stagioni secche: barbabietola, miglio, fagioli, canna, caucciù, tè... leguminose e cereali.
  5. Regioni mediterranee Se ne conoscono le estati calde, gli inverni miti e le precipitazioni nei mesi invernali (tipiche dell'Europa mediterranea, coste settentrionali Africa e medio-oriente, coste Mar Nero, Mar Caspio, California, Giappone centro-meridionale). Vi si ritrovano tutti i tipi di strutture agrarie, sia le proprietà agricole piccole e medie coltivate intensivamente, sia le grandi proprietà del latifondo.
  6. Regioni temperate sono le principali aree agricole del pianeta perché in paesi sviluppati e con clima temperato:
    • Zone oceaniche (Europa nord-occidentale e Nord-est USA): agricoltura commerciale intensiva su appezzamenti di piccole e medie dimensioni; allevamento intensivo
    • Pianure USA (Praterie), Steppe russe, Argentina: forme di agricoltura commerciale che includono pastorizia e coltivazione cerealicola estensiva
  7. Regioni della tundra, della taiga e del freddo. Qui gli inverni sono rigidi e le estati brevi. L'agricoltura è rarefatta e si pratica con tecniche di sussistenza. Sparute regioni fertili vicino alle coste hanno consentito la formazione di nuclei di popolazione agricola sedentaria ma prevale la pastorizia nomade (Lapponi, Tungusi), la caccia e la pesca.

Interazione tra fattori agricoli

Non solo clima e suolo, ma un complesso di fattori interagenti. Storicamente le società rurali hanno intessuto con l'ambiente naturale un rapporto complesso in cui hanno inciso fattori demografici, sociali ed economici. Nelle grandi aree climatiche si è assistito alla formazione di definiti sistemi colturali basati sull'associazione di due o più varietà date dai vincoli naturali, e dipendenti dalle condizioni tecnologiche e dalle scelte dei gruppi umani. L'insieme di tali fattori fa sì che lo spazio agricolo sia strutturato e abbia un'organizzazione che dipende sia dalle condizioni ambientali sia da fattori di natura economico-sociale, quali i mercati di sbocco, la scelta dei sistemi colturali, i livelli produttivi, l'insieme delle infrastrutture.

Agricoltura commerciale e agricoltura capitalistica dei grandi spazi

Le regioni interessate sono Europa, America settentrionale, parte dell'America meridionale, Australia, Nuova Zelanda, Africa del sud. Caratteristiche: Forte specializzazione colturale/Alto grado di meccanicizzazione. Molto diffusa è la monocoltura, con silos e impianti di conservazione. L'agricoltura dei grandi spazi è differente da quella di piantagione perché estensiva (poca manodopera e ingenti capitali) e per la localizzazione geografica. L'essere destinata al mercato fa sì che risponda alle sue leggi. Per esempio, in mancanza di domanda: sovrapproduzione → caduta prezzi → instabilità economica → distruzione parte raccolto per mantenere prezzi sostenuti → sostegno Stato che paga indennizzi sul prodotto distrutto → si definisce agricoltura assistita.

Ne è un altro esempio la produzione di regioni agricole totali: nell'agricoltura dei grandi spazi, l'offerta si adegua al variare domanda → se domanda diminuisce riduzione superficie coltivata → ciò è possibile grazie a grande proprietà capitalistica e mancanza stretto legame tra popolazione e territorio agricolo.

Agricoltura speculativa

È la forma più spinta e deteriore di agricoltura commerciale. È prevalentemente localizzata nella zona intertropicale ma produce per i paesi industrializzati. Classica delle piantagioni, con aziende grandi dimensioni appartenenti a multinazionali che si dedicano a monocoltura di piante tropicali e subtropicali. Sebbene i paesi nei quali si pratica siano da tempo indipendenti dai paesi colonizzatori, le piantagioni ancora appartengono a società europee e statunitensi (es. Unilever). Le principali produzioni sono caucciù, caffè, tè, cacao, palma da olio, arachidi, banane... Contro tale logica speculativa: FAO, Nazioni Unite, Banca Mondiale e forme alternative di produzione → commercio equo e solidale.

Agricoltura collettiva

È tipica di paesi ad economia comunista ove la terra è di proprietà dello Stato. Nasce con la rivoluzione bolscevica nel 1917 e poi si è diffusa secondo tre modelli:

  • Modello sovietico: Sovchoz (azienda gestita direttamente dallo Stato con lavoro meccanizzato svolto da salariati diretti da funzionari statali) Kolchoz (cooperative di famiglie contadine che svolgono attività in forma collettiva)
  • Modello rep. europee: cooperative autogestite da famiglie contadine assegnatarie di terre collettive o da proprietari privati non espropriati
  • Modello cinese: si fondava sulle comuni popolari (produzione venduta allo Stato e ricavato diviso tra i lavoratori sotto forma di punti. Dopo crollo comunismo → abolizione → privatizzazioni. Fuori dagli schemi marxisti nello Stato di Israele diffusa forma di agricoltura basata su due strutture fondamentali: Kibbutz e Moshav Ovdim.

Rapporto agricoltura-ambiente

Il rapporto tra agricoltura e ambiente è molto complesso e svela:

  • Il ruolo dei fattori sociali nel definirne i caratteri spaziali;
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher REBECCA.CIOMMO di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gemmiti Roberta.
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