Geografia del turismo
Introduzione
Per tanto tempo si è dibattuto sulla differenza tra scienza geografica e la geografia del turismo. Il dibattito si divide tra chi sostiene che le due discipline si assomigliano nei contenuti, mentre gli altri condividono le argomentazioni degli antagonisti, ma vogliono evitare di far ricevere alla geografia l’identità di geografia del turismo.
In Italia le due scienze sono definite un binomio inscindibile, quindi sono comuni tra loro.
Il fenomeno turistico ha attirato molti altri studiosi di altri campi prima di arrivare a quelli della geografia. Infatti, negli anni ‘30 già gli economisti trovarono dei benefici attraverso l’inquinamento sociale portato dal turismo.
Le prime testazioni turistiche risalgono agli anni ‘30 con la monografia su Taormina di U. Toschi e quella su Cattolica di A. Mori.
Solo dopo la Seconda guerra mondiale, si iniziarono a formulare schemi interpretativi, il cui il primo autore ad affrontare questo fenomeno turistico fu Toschi dove oltre a riprendere gli stimoli dati dagli economisti sul trasferimento di denaro da una regione non turistica a una turistica, elaborò anche delle considerazioni sugli aspetti umani del turismo.
L’ingresso della geografia del turismo avviene nel 1957 sempre grazie a Toschi che presentò una relazione sul tema al 17º congresso geografico italiano fatto a Bari.
Le branche principali della geografia che si sono scontrate con gli studi del turismo dei paesi incoming e outgoing, sono state: geografia economica, politica, umana, ambientale e percettiva.
Per poter comprendere che cos’è, quali ruoli ricopre e qual è l’utilità del turismo, bisogna sapere qual è la definizione della materia stessa.
Tra le diverse definizioni, troviamo quella più importante dettata da Zanetto nel 1996, ovvero: “laddove un consumatore si reca per tornare sui suoi passi dopo un certo periodo abbastanza breve che non gli costringa a prendere una casa, ma abbastanza lungo da imporgli di richiedere i servizi fondamentali.”
Quindi in pratica il fenomeno turistico è uno spostamento non permanente, ma che il flusso di persone che lo eseguono gli permette di utilizzare infrastrutture fisiche fisse o non in spazi che non gli appartengono.
Se possiamo definire la geografia, invece non parliamo di una materia che parla di persone, ma bensì i cambiamenti che l’uomo apporta su superfici terrestri, paesaggi...
Il luogo è una categoria costruita e ricostruita per dare significato allo spazio in cui ci si muove e in cui ci si agisce.
Un luogo turistico, ad esempio, deve essere percepito tale grazie alla presenza di monumenti o località che sono nettamente turistiche. Deve presentare anche un mercato tale da essere diverso dalle altre ed essere pubblicizzato come meta turistica, ma anche essere presentata come tale.
Per la descrizione di paesaggio, invece, si intende il modo in cui la modernità concepisce il luogo, e che quindi è una rappresentazione che obbedisce ad una relazione di tipo iconico.
Si è potuto notare come la regione turistica passiva, ovvero dove i flussi turistici arrivano, non ha una vera e propria esistenza in quanto ogni soggetto definisce una località come luogo turistico.
Storia del turismo
Fin dall’antichità il turismo è stato sempre praticato dall’uomo, in quanto troviamo come primo esempio risalente all’antico Egitto quando grandi folle di pellegrini si recavano per certi periodi dell’anno per le vie d’acqua alcuni siti monumentali. Anche nell’antica Grecia troviamo queste forme di viaggio per fini culturali, dove i pellegrini viaggiavano verso i santuari e gli oracoli o verso le terme.
In Grecia, gli spostamenti avvenivano attraverso il mare piuttosto che via terrestre, grazie alla fisica della penisola greca.
Lo sviluppo principale si ha dell’età antica con l’Impero Romano, dove nel periodo del suo massimo splendore, dove la diffusione di lingue franche come latino e il greco permettevano di abbattere le barriere linguistiche, si incrementarono anche i traffici e commerci di allora.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, troviamo l’alto medioevo, dove gli spostamenti di persone avvenivano principalmente alle abbazie e i monasteri per pernottamento e per cercare il soccorso. Le mete di questi pellegrinaggi sono principalmente fatte dai mussulmani e cristiani nelle vie principali di Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela.
La differenza tra i cristiani e coloro che seguivano i pellegrinaggi a Roma era che questi ultimi seguivano un percorso già allora conosciuto, mentre i primi si addentravano nei posti non conosciuti.
Il 500, quindi durante il periodo rinascimentale, le mete principali erano quelle orientate alla conoscenza in tutta Europa ma anche nelle zone extra europee. Questa pratica turistica avviene a vantaggio dal progresso dei mezzi di trasporto terrestri o marittimi scoperti in quel periodo storico.
Si tratta di viaggi fatti principalmente da aristocratici o dagli alti borghesi inglesi, che seguivano città come Parigi, ma anche se entravano nella Svizzera, Germania e Paesi Bassi.
Dall’Italia invece si comprendevano posti come Genova, Milano, Venezia, Firenze e raramente nella città eterna, ovvero Roma. Il tempo necessario generalmente era circa tre anni per concludere interamente questo viaggio ed era inclusa anche il soggiorno nella capitale francese.
Generalmente questi viaggi avvenivano in età compresa tra i 16/22 anni in quanto questo viaggiatore partiva il ragazzo e doveva ritornare nel suo paese come uomo maturo, capace di assumersi la responsabilità di un governo. Questo viaggio veniva generalmente battezzato come grand tour.
Alla fine dell’età napoleonica, il grand tour diventa ormai fuori moda e si instaurano ideali del turista romantico che va alla ricerca dell’orrido e del sublime. Diventa così di moda il turismo climatico marino, che si svolge nei mesi invernali e viene lanciato da alcune personalità aristocratiche dell’epoca.
In questo periodo, quindi iniziano a migliorare le strade, è aumentato nell’Ottocento con l’utilizzo della ferrovia e dopo il 1870 vengono utilizzati tra fuori alpini.
Il turismo rimane come fenomeno elitario fino agli anni 20/30 del XX secolo, quando vengono riconosciute le ferie attribuite ai lavoratori in Italia e si diffonde il benessere economico, autorizzazione di masse e lo sviluppo dei trasporti intercontinentali che danno la possibilità a ogni famiglia di trascorrere le proprie vacanze lontano da casa. Nasce quindi il turismo di massa.
Passare del tempo si sviluppano il turismo montano, principalmente invernale con lo sviluppo degli sport invernali, e poi quello marittimo che diventa nettamente estivo con l’affermarsi dell’abbronzatura bagno al mare.
Nell’attuale panorama turistico, accanto al turista tradizionale, emergono due figure alternative: il nuovo turista e il post-turista. Il nuovo turista cerca di trasformare le proprie vacanze in un’estensione della vita quotidiana, valorizzando l’estetica, l’intellettualizzazione degli incontri personali e il cosmopolitismo. Di conseguenza, è esigente riguardo alla qualità del servizio e all’offerta culturale, desiderando essere un protagonista attivo piuttosto che un semplice consumatore. Al contrario, il post-turista, come Uri Stae, è meno attratto dall’autenticità. Preferisce immergersi nella vasta gamma di spettacoli disponibili per soddisfare i propri desideri culturali, estetici e spirituali, o semplicemente divertirsi.
Con l’arrivo del COVID, il mondo è stato investito da un vero e proprio impatto ambientale sociale economico e culturale devastante. Infatti, il turismo ha risentito in maniera inaudita della pandemia tanto che nella storia contemporanea ci troviamo tre momenti principali, ovvero il periodo pre COVID, il periodo del COVID e il periodo post-COVID.
In pratica dei dati forniti da Word Travel and Tourism Council, nel 2019 il prodotto interno lordo proveniente dal turismo è stato di 9.170 miliardi di dollari ma nel solo giro di un anno, ovvero nel periodo della pandemia, il PIL mondiale del settore turistico scende a 4.671 miliardi di dollari.
Turismo e geografia economica
Il turismo nel mondo sembra essere una vera e propria competizione, soprattutto quando determinate parti del mondo uniscono la loro bellezza delle città con degli eventi globali, come expo, mondiali di calcio, Eurovision… Questo permette l’incremento turistico di una nazione solo grazie a questi eventi.
Ad esempio, nel 2020 ci sono stati tantissimi eventi ri-inviati agli anni successivi, come UEFA EURO 2020.
La perdita di un evento in una parte del mondo può causare la perdita di milioni di euro.
In Italia le località e le regioni turistiche possono assumere diverse caratteristiche in base alla particolarità nella loro funzione, ad esempio:
- A seconda delle motivazioni turistiche: monofunzionali o polifunzionali;
- A seconda della distribuzione temporale dei turisti: mono stagionali, bistagionali o non stagionali;
- A seconda delle strutture ricettive: alberghi, turismo, ex alberghiero o turistico residenziale;
- A seconda della capacità ricettiva, come la presenza di stazioni o stazioni intermedie;
- A seconda dell’interesse, come quelli di grandissimo interesse o meno interesse;
- A seconda dell’area di attrattività, che può essere locale, regionale, interregionale, nazionale, ecc…
La domanda turistica
La domanda turistica implica il movimento dei turisti da una regione di outgoing a una di incoming. La domanda delle regioni di incoming può essere espressa in vari modi, come il numero di turisti rilevati tramite arrivi e presenze, o l’ammontare della spesa turistica. Diversi fattori, come il reddito, la disponibilità di tempo libero, il livello culturale, la capacità di movimento e la sicurezza, devono essere presi in considerazione.
Gli arrivi vengono misurati quando i turisti utilizzano strutture ricettive, mentre le presenze vengono misurate attraverso i pernottamenti e confermate alla partenza del turista.
Possiamo notare, come ad esempio i numeri della regione Lombardia dal 2019 al 2020, causa del COVID, siano completamente differenti, in quanto non si poteva viaggiare.
Il rapporto tra presenze e arrivi, costituisce il TMP, ovvero il tempo medio di permanenza, che consiste nel capire quanti turisti effettivi ci siano grazie ai tempi di pernottamento. Infatti, se non c’è il pernottamento, non si parla di turismo, ma principalmente escursionismo.
La domanda turistica, ovvero gli arrivi e presenze viene divisa statisticamente in nazionale o estera, che può avere dati disgregati per paese di provenienza o regione. Per quanto riguarda poi l’ammontare della spesa relativa alla domanda, è quantificata annualmente, ovvero si adoperano termini di confronto in una dinamica temporale e viene presa anche in considerazione anche la spesa pro-capite.
Infine, per calcolare la domanda turistica delle regioni di outgoing, vengono utilizzati diversi indicatori, come:
- La propensione netta, ovvero il rapporto percentuale tra le persone di una determinata area e in un determinato periodo che hanno compiuto un viaggio, diviso la popolazione totale dell’area stessa;
- La propensione lorda, ovvero il rapporto percentuale tra il numero dei viaggi compiuti e la popolazione totale.
Le statistiche del ministero del turismo, elaborate dall’ISTAT, indicano che in Italia il turismo nel giugno del 2025, ha presentato un netto miglioramento sia dal 2024 che nel periodo pre COVID. Questo è avvenuto grazie ai prezzi competitivi alla presenza di un’offerta variegata nelle posizioni dell’Europa.
Ad esempio, il turismo internazionale, ha presentato un aumento degli arrivi del 18,34% rispetto a giugno del 2019 e rispetto al 13,43% rispetto a giugno del 2024.
L’Italia presenta uno dei primi posti per le prenotazioni online per i viaggi e presenta uno dei record maggiori non solo per la cultura e per la bellezza, ma anche per la sua potente crescita dell’industria turistica.
L’offerta turistica
Con l’offerta turistica si esprime la misurazione quantitativa delle attrezzature ricettive, para ricettive e complementari. Essa dipende anche dal costo e dalla qualità della manodopera.
Le attrezzature ricettive si distinguono in esercizi alberghieri o extra alberghieri, come campeggi, villaggi turistici, eccetera, ma si distinguono anche in base al periodo di apertura, alla gestione, alle dimensioni e alla categoria.
L’Italia presenta circa 33 mila alberghi, con più di 1,1 milioni di camere e 2,3 milioni di posti letto. Con questi elevati numeri si esprime il paese europeo con più grande capacità ricettiva alberghiera.
Generalmente la categoria più diffusa è quella media, ovvero quella dei tre stelle, mentre nelle categorie più alte fanno parte circa 6.000 alberghi con quattro stelle e circa 800 alberghi con cinque stelle.
Molti dei turisti affrontano il fenomeno della seconda casa o residenze secondarie, ovvero una sorta di privatizzazione nello spazio turistico che presenta la presenza di una seconda casa di proprietà utilizzata nei mesi estivi o in altre determinate stagioni dell’anno.
Nel panorama turistico, due strutture affascinanti si distinguono: gli alberghi sostenibili e gli alberghi diffusi.
Gli alberghi sostenibili danno priorità al risparmio energetico e idrico, riducendo al minimo i rifiuti e promuovendo il trasporto sostenibile come mezzi pubblici e biciclette. Sostengono anche il consumo di cibi sani e prodotti tipici locali, preferibilmente a km zero.
D’altra parte, gli alberghi diffusi, un fenomeno relativamente recente in Italia, sono caratterizzati da una struttura ricettiva situata in un centro storico animato. A differenza dei tradizionali complessi alberghieri, gli alberghi diffusi sono composti da diversi edifici sparsi per la città, ma gestiti in modo unitario per offrire servizi alberghieri uniformi a tutti gli ospiti. Questo approccio consente agli alberghi diffusi di instaurare un forte legame con il territorio e di offrire agli ospiti un’autentica esperienza locale.
Indicatori turistici
Indicatori statistici sulla domanda e offerta
Indicatori statistici sulla domanda offerta sono:
- L’indice di attrattività turistica, ovvero il numero di turisti diviso il numero di abitanti autoctoni;
- Indice di densità turistica, ovvero la presenza turistica in un determinato arco di tempo diviso alla superficie del territorio;
- Indice di funzione alberghiera, ovvero le strutture alberghiere diviso il numero di residenti X 100;
- Indice di intensità turistica, ovvero il totale dei pernottamenti diviso la popolazione residente;
- Fattore di impatto turistico, ovvero la spesa turistica pro capite diviso il reddito pro capite;
- Fattore di promozione turistica, ovvero la spesa totale sostenuta per i viaggi diviso il PIL;
Questi parametri sono applicabili a regioni turistiche, convocazioni diverse.
In altri casi, però, si utilizzano anche:
- Indice di carico turistico, ovvero la superficie degli arenili diviso il numero degli stabilimenti balneari;
- Dotazione di aree ricreative pro capite, ovvero la superficie delle aree ricreative divise in numero degli utenti;
- L’indicatore della capacità di elevazione, ovvero la funzione della portata oraria di ciascun impianto di risalita e il dislivello in metri dalla stazione monte a quella valle;
- Tasso di funzione residenziale turistica, ovvero le residenze secondarie divise il totale delle abitazioni in percentuale.
Evoluzione della domanda e dell’offerta turistica
All’inizio, la domanda e l’offerta di beni turistici erano caratterizzate principalmente dalle alte stagioni che si presentavano solo in un mese all’anno, o in Italia o comunque nei paesi mediterranei. Avvenivano principalmente ad agosto o al massimo per le vacanze di Natale.
Non veniva chiesta una vera e propria professionalità, se non nei grandi alberghi.
Durante la società postindustriale, il mercato turistico cambia sia riguardante la domanda che per le offerte. Per la domanda, il cambiamento avviene grazie alla diversificazione dei tipi di turismo, in quanto c’era un turismo balneare, uno per la montagna, per i paesi tropicali…
Inoltre, l’elasticità della domanda si è molto ridotta, in quanto viene soddisfatto anche durante i periodi di crisi economica.
Dal lato dell’offerta invece si assiste a una riduzione sia della stagionalità, che dell’elasticità e non sono necessarie più le piccole aziende turistiche aperte solo durante pochi mesi all’anno, ma le grandi/medie aziende sono fortemente professionalizzate e aperte nella maggior parte dell’anno.
Ovviamente anche il turista, tipo che visita l’Italia è cambiato, infatti appartiene a un ceto medio benestante molto esigente, che si pone in posizione intermedia fra turismo elitario e turismo di massa. Il turista medio richiede responsabilità ambientale, una personalizzazione del servizio e professionalizzazione di esso.
Quest’ultimo proviene principalmente dal nord Europa o dall’America settentrionale, dove le ferie si dividono anche nel corso dell’anno e non sono solo estive. Nell’estremo oriente invece dove i calendari non sono come i nostri presentano vacanze in mesi totalmente differenti dai nostri. Per molto tempo l’Italia non è stata capace di mantenere questa domanda; infatti, hanno provocato lo scivolamento dell’Italia dalla prima posizione nel 1970 alla quinta posizione nel 2005. Questo scivolamento è stato causato dall’assenza di inventiva e di collaborazione nella promozione di nuovi prodotti urbani e nella nuova comunicazione per il ceto medio internazionale.
Questo è avvenuto anche a causa dell’aumento del turismo domestico e dalla diminuzione degli arrivi dall’estero. Il piano strategico stilato nel 2017 presentava la sharing economy, in cui presentava un fenomeno che richiedeva una presente conoscenza affinché venissero valutati tutti gli aspetti problematici presenti.
Ci sono diverse imprese che fanno parte di questa
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