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Manuale n.1 - Geo-grafia: strumenti e parole

Introduzione generale

Nel periodo transitorio tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del Novecento, vi era chi metteva in guardia nei confronti di un incombente processo come la globalizzazione, un processo capace di annientare la specificità dei rapporti luogo-cultura, imponendo norme e comportamenti di consumo di stampo occidentale in tutto il mondo, nel quadro di quella che veniva ad essere descritta come una vera e propria colonizzazione del pianeta. L’era del “mondo finito”, cominciata ad inizio Novecento con la fine delle esplorazioni e la chiusura delle conquiste coloniali, stava giungendo al termine.

La crisi della geografia era iniziata ben prima degli anni Novanta: nel mondo anglosassone, era stata già oscurata negli anni Cinquanta, dalla concorrenza accademica di discipline considerate più adatte all’analisi della modernità, come le scienze politiche, le scienze economiche o la sociologia. La geografia, per stare al passo, aveva iniziato ad imitarle, perdendo in parte la propria specificità.

Fortunatamente non tutti erano d’accordo: la geografia merita di essere studiata e capita perché è anche una disciplina pratica, perché ciò che comprende e trasmette ha significato per chi il mondo lo cambia. Proprio in questo consiste l’arguzia della geografia: nel suo essere contemporaneamente geo-struttura e meta-geografia, cioè nell’essere capace di aiutare a vedere il sistema di interconnessioni e di capire nello stesso tempo quale ruolo queste geografie abbiano svolto nell’influenzare determinati eventi.

Percorsi

Prima logica (logica cartografica): il mondo pare definibile tramite superfici omogenee, caratterizzate da valori comuni al loro interno e discontinue rispetto all’esterno, superfici discrete fra loro e per questo divise da confini. Nel sistema della modernità, il sistema “westfaliano” queste unità vengono definite con il termine di “territori”.

Seconda logica: molteplicità di relazioni reticolari e di rappresentazioni, sovrapporsi infinito di ambiti differenti che si sommano l’uno all’altro e si scompongono ricomponendosi nel territorio. La geografia non propone di offrire conoscenze approfondite ma suggerisce connessioni. Il fatto che siamo tutti in relazione con tutti ci aiuta a capire perché è così difficile definire la natura in opposizione alla cultura, capire cioè cos’è l’ambiente, superando anche l’interpretazione antropocentrica al centro della tradizione ebraico-cristiana; ma anche interpretare in modo dicotomico le relazioni tra uomo e ambiente, o pretendere di valutare in termini oggettivi anche il paesaggio e i beni culturali.

(In)disciplina - Peter J. Taylor

Si intende sottolineare l’esigenza di essere (in)disciplinati nell’affrontare lo studio delle attività umane. Oggi, si evince il bisogno di tornare ad essere (in)disciplinati. E lo si può fare utilizzando una prospettiva geografica:

  • Il processo di disciplinamento è in sé stesso una attività sociale che ha una propria geografia e le conoscenze sociali riflettono questa geografia e sono state strumentali nel riprodurla.
  • Definire la geografia come un outsider all’interno delle cosiddette “scienze sociali”.

Ben prima di diventare una disciplina universitaria, la geografia era connessa alle esplorazioni ed era organizzata all’interno delle Società Geografiche:

  • Prima ci fu il tentativo di fare della geografia una scienza, attraverso lo studio delle relazioni fra il mondo fisico e quello umano e il dibattito a proposito del determinismo geografico (soprattutto per quanto riguarda il clima).
  • Poi, ci fu quello di fare della geografia una materia umanistica, sviluppando l’arte della sintesi regionale di aspetti fisici e umani caratteristica della geografia regionale.

Le discipline diventavano sempre più specializzate, e la specializzazione è il processo chiave del disciplinamento. I geografi aspiravano ad essere gli ultimi uomini del Rinascimento: alla fine però simili atteggiamenti nel mondo accademico sembravano essere inadeguati e c’erano allora due vie d’uscita:

  • Da un lato, la chiusura dei dipartimenti di geografia.
  • Dall’altro, una sterzata rivoluzionaria verso la specializzazione.

Un effetto importante che ne consegue è che la geografia è rimasta decisamente piatta nella sua produzione di conoscenza. L’idea era quella di usare le metodologie scientifiche per studiare i soggetti delle materie umanistiche (pratiche umane). Questa nuova attività scientifica si è configurata in tre discipline: l’economia, la sociologia e le scienze politiche. La trinità non in quanto sono tre, ma perché da sole aspirano a coprire l’intera varietà delle attività umane.

La rivoluzione industriale aveva mandato all’aria il mondo delle nazioni e questo toccava in qualche modo tutti gli aspetti della vita degli uomini. Gli Stati a loro volta erano costretti a rispondere in modo attivo alle trasformazioni sociali e ad intraprendere la riforma delle loro società.

Due sono le caratteristiche fondamentali della trinità:

  • Le scienze sociali non sono solo creazioni degli Stati, sono creature degli Stati moderni. Tutte le attività umane, alla scala macro, vengono viste all’interno della lente dello Stato.
  • Le origini nelle riforme del Diciannovesimo secolo della trinità significavano che inizialmente i loro risultati non erano considerati universali. Il concetto di progresso era alla base dei movimenti di riforma e il progresso non era considerato universale.

L’uomo occidentale era concepito come un essere razionale, capace di farsi capire tramite teorie e leggi formali. La decolonizzazione ha creato nuovi Stati il cui primo scopo era quello di modernizzare e di produrre sviluppo. La trinità venne così adeguata per aiutare quelli che divennero noti come “Paesi in via di sviluppo”.

Fra i tardi anni Sessanta e i primi anni Settanta, una serie di scossoni (la ribellione degli studenti nel ‘68, la prima impennata del prezzo del petrolio...) condussero ad un rovesciamento dell’economia mondiale che avrebbe minato anche la trinità.

Le discipline tradizionali sono rimaste potenti perché controllano due chiavi cruciali per la riproduzione del sapere:

  • Controllano i dipartimenti delle università e perciò controllano l’emissione dei dottorati di ricerca, il percorso di accesso all’accademia.
  • Hanno le riviste accademiche più antiche e queste rappresentano le sedi più prestigiose dove pubblicare.

A partire dagli anni Settanta, si è verificato un moltiplicarsi di nuove riviste accademiche sui nuovi studi (Cultural studies, Postcolonial studies, Women’s studies..). Inoltre, gruppi informali e reti di studiosi hanno iniziato a proliferare, favoriti dalle comunicazioni via internet. Il modo più semplice di concettualizzare la globalizzazione è di pensarla come un salto di scala delle attività umane, dalla scala dello Stato alla scala globale. Alla scala dello Stato c’era un’economia nazionale, una società civile nazionale, un governo nazionale, e nella globalizzazione questi si sono trasformati in una economia globale, in una società civile globale e in una governance globale.

Spazio/Tempo - Doreen Massey

Constatazioni:

Lo spazio è prodotto di interrelazioni e si costituisce attraverso interazioni: immaginare lo spazio come il prodotto di interrelazioni è in accordo con il recente emergere di politiche impegnate su posizioni anti-essenzialiste.

Lo spazio è la sfera dove può manifestarsi la molteplicità, è la sfera della possibilità di esistenza di più di una voce. Senza spazio non c’è molteplicità e senza molteplicità non c’è spazio: immaginare lo spazio come la sfera delle possibilità dell’esistenza delle molteplicità si accorda con la crescente enfasi posta dal discorso politico progressista sulla differenza e sulla molteplicità.

Lo spazio è un processo in costante divenire, non è mai finito e mai fissato per sempre: immaginare lo spazio come un processo in costante divenire è in armonia con la crescente presenza, nel discorso politico, di una genuina attenzione nei confronti di un futuro aperto.

C’è una lunga e influente linea di pensiero all’interno della filosofia europea, centrata sulla riflessione relativa alla concettualizzazione del tempo che ha elaborato anche uno specifico modo di intendere il concetto di spazio: Bergson è probabilmente la figura più emblematica. Lo spazio come dimensione è necessario all’esistenza della differenza: ciò è diametralmente opposto a quanto affermato da Bergson, secondo il quale il tempo è la dimensione essenziale della differenza. Per Bergson, lo spazio era la dimensione della rappresentazione:

  • Perché ci sia tempo, ci deve essere interazione.
  • Perché ci sia interazione, deve esserci molteplicità.
  • Perché ci sia molteplicità, deve esserci spazio.

Il tempo e lo spazio erano l’opposto l’uno dell’altro e lo spazio era una mancanza di tempo, secondo l’assunzione di base. Come con Bergson, gli strutturalisti mettevano l’uno contro l’altro (Bergson sostenendo il tempo, loro lo spazio). Lo spazio era interpretato non solo come una sincronia ma come una sincronia chiusa, in opposizione ad una diacronia. Intendere lo spazio in termini temporali è il modo di concepire la differenza tipico di molte delle interpretazioni moderniste del mondo.

Da quel modo modernista di intendere lo spazio come temporalizzato consegue qualcos’altro: un modo particolare di interpretare la relazione tra spazio e società. Questo spazio suddiviso è immaginato in relazione ad una particolare forma di organizzazione della società: gli Stati-nazione, le comunità locali. Le culture stanno ciascuna al loro posto: si crede così che le caratteristiche di un luogo e della sua cultura locale siano scaturite dal suo stesso suolo.

Si propone di riconoscere lo spazio come sfera dell’incontro o del mancato incontro, di quelle traiettorie. Lo spazio allora è il prodotto della intricata complessità, dell’interconnessione e dei mancati legami, delle relazioni tra l’inconcepibilmente grande e l’intimamente piccolo. Lo spazio è il prodotto delle interrelazioni, è sempre in progresso, non è mai completo, ha sempre dei finali aperti. Forse la cosa più stupefacente allora è dichiarare che lo spazio non è una superficie. Tempo e spazio sono nati insieme: è veramente imperativo che concepiamo il mondo in termini di spazio-tempo.

Quattro modi in cui il mondo contemporaneo ha bisogno di nuove immaginazioni geografiche:

  1. Lo spazio non è solo un incrocio del tempo, non è una dimensione la cui specificità è persistentemente ridotta dal fatto di essere letta in termini di temporalità, ma è ora reso parte della generazione, della produzione, del nuovo.
  2. Luogo può essere riferito a località, regione, Stato-nazione, una realtà che sta emergendo ora come l’Unione Europea.
  3. Concettualizzare l’identità in questo modo consente di aprire nuove questioni a proposito delle forme potenziali della politica. “Siamo tutti in relazione con tutti” da sola come frase non basta. Si deve riconoscere anche la forma di quelle relazioni, il loro inevitabile contenuto di potere sociale, il segno in termini di dominanza e disubordinazione che esse possono indurre, e in termini più positivi, il potenziale di stimolo che possono portare alla luce.
  4. Noi continuiamo ad intraprendere azioni politiche mentre nel frattempo sappiamo che il futuro è già scritto: la storia unica e lineare organizza lo spazio in sequenze temporali. Il rifiuto di temporalizzare lo spazio allora da un lato apre le nostre storie alla molteplicità dei finali, dall’altro riconosce che il futuro ancora non è stato scritto.

Regione - Veronica della Dora e Claudio Minca

Elaborare una definizione precisa del concetto di regione non è impresa facile: la prima immagine che la maggior parte di noi richiamerà alla propria mente sarà probabilmente una colorata carta geografica del nostro Paese. Se riproponessimo la stessa domanda a uno studente straniero (americano ad esempio) quasi certamente non si troverebbe in sintonia con noi ma ci parlerebbe forse di “regione dei Laghi”.

Il geografo americano Richard Hartshorne sosteneva che la regione è uno spazio di specifica localizzazione che in qualche modo si distingue da altri spazi e che si estende nella misura di questo suo distinguersi. Questa è una concezione molto diffusa di regione, intesa come una partizione territoriale con determinate caratteristiche.

Regione italiana: l’attuale suddivisione regionale del nostro territorio in realtà non è il frutto di un attento e scrupoloso studio da parte di geografi ed altri esperti, ma un’affrettata soluzione operata sulla base di scelte politiche relativamente contingenti.

Regioni formali

È l’aspetto, la forma a caratterizzare questo tipo di regione, e per questa ragione i geografi l’hanno nel passato chiamata “regione formale”. La regionalizzazione umanizzata concepita da Vidal de la Blache si fonda sul genre de vie, un concetto che riflette la specificità di ogni forma di organizzazione territoriale propria di una comunità umana (come da attività quali caccia o agricoltura), un’organizzazione in grado di dare ordine e senso ad un determinato ambiente e di produrre un particolare tipo di paesaggio caratterizzato da un certo grado di uniformità. Si differenzia dalla regione naturale dei suoi predecessori per l’enfasi posta sull’azione umana e la capacità delle civilizzazioni più progredite di modificare la natura e aumentare le possibilità di differenziazione regionale.

La regione diviene un’efficace metafora in grado di far convergere le due anime della geografia - quella fisica e quella umana. Per Carl Sauer il paesaggio era un concetto puramente materiale che include elementi naturali in una determinata area e le forme imposte sull’ambiente naturale dalle attività umane. Il paesaggio diviene dunque la fisionomia di una regione. In realtà, però, tipi di paesaggi diversi possono sorgere anche in due aree naturali molto simili e fisicamente prossime. L’estensione del paesaggio viene decisa dunque in modo del tutto discrezionale, senza criteri definiti. Esiste però anche un altro tipo di approccio alla regione formale: quello tassonomico, spesso associato a una visione quantitativa che offre una rosa pressoché infinita di possibili definizioni per una regione.

Regioni funzionali

I nuovi modelli proposti si basano su criteri come quelli dell’attrazione, connessione e coesione esercitate dall’azione coordinatrice di un centro urbano. Lo sviluppo economico e sociale produce una gerarchia di spazi organizzati. La regione non sarà più definita da criteri di omogeneità, ma piuttosto da centri di gravità o polarizzazione di queste aree. La regione esiste dunque in funzione di tali centri di attrazione, da cui la definizione di regione funzionale. Il polo propulsivo è l’industria motrice. La regione funzionale non è più un contenitore ma piuttosto un astratto insieme di relazioni e processi.

Regioni sistemiche

A differenza della regione funzionale, identificabile in una struttura, ossia in un insieme di elementi interagenti, il concetto di regione sistemica si basa invece su una struttura in movimento e orientata spontaneamente o volontariamente verso un traguardo. Il processo si pone quindi come principale oggetto della ricerca. La regione sistemica non contempla solo le relazioni ma anche e soprattutto i processi, le relazioni nel loro divenire.

La logica cartografica si offre e impone come una sorta di interfaccia tra la realtà territoriale e la nostra percezione della stessa, congelando divisioni territoriali a noi così familiari da farle apparire quasi naturali e da rassicurarci con il loro presunto ordine immobile. Quello che si contesta è la credenza che questa realtà possa coincidere con le rappresentazioni che noi costruiamo di essa, e ciò non è possibile perché la realtà stessa è già vestita dal nostro sistema di rappresentazioni.

Ragione cartografica: teoria che confida nella radicale separazione tra realtà e rappresentazione. Linee e potere si sposano perfettamente nella logica cartografica: tracciando una linea di confine sulla carta, andiamo inevitabilmente a modificare non solo una rappresentazione della realtà, ma la realtà stessa. Una volta che la linea di confine è stata tracciata, essa è poi difficilmente cancellabile o modificabile.

Secondo Harvey, i pensatori illuministi dovevano prestare attenzione all’ordinamento razionale dello spazio e del tempo come condizione preliminare necessaria per la costruzione di una società che garantisse libertà individuale e benessere umano. Una delle prime iniziative della Rivoluzione francese fu l’ideazione di un sistema amministrativo con la suddivisione dello spazio nazionale francese in dipartimenti. Allo stesso modo, il disegno rettilineo domina il razionale paesaggio americano.

La regione

La regione viene dunque ad assumere un duplice ruolo:

  • Da una parte si offre come strumento per la salvaguardia dei particolarismi e delle specificità locali che si intendono preservare.
  • Dall’altra si offre come strumento di controllo.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Noemi2412 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Martini Anna Claudia.
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