Forme strutturali per il design
I vettori
In matematica e in fisica, ente che permette di descrivere le grandezze che sono caratterizzate, oltre
che da una intensità, cioè da un valore numerico, anche da un orientamento, cioè da una direzione
e da un verso (sono grandezze vettoriali: le forze, le velocità, le accelerazioni; in contrapposizione a
quelle che si definiscono grandezze scalari, come la temperatura, individuate dal solo valore
numerico). Difatti, rappresentando una forza con un vettore si specifica non solo la sua intensità
(che corrisponde alla lunghezza del vettore), ma anche la direzione e il verso secondo cui la forza
stessa agisce.
Si definiscono vettori applicati i segmenti orientati, cioè i segmenti nei quali si distingue fra primo e
secondo estremo: se A e B sono i due estremi, il vettore viene in genere indicato con la scrittura AB
o ABfl, oppure con una lettera minuscola grassetta, v, mentre con |AB| o con v si indica la lunghezza
o modulo del vettore; il punto A si chiama punto di applicazione e si dice anche che il vettore è
applicato in A.
Se due vettori sono applicati nello stesso punto, si possono sommare (o comporre) secondo
•
la regola dal parallelogramma:
Un vettore si può scomporre secondo due direzioni arbitrarie (non possono essere parallele),
•
sempre secondo la regola dal parallelogramma, in modo tale che la somma delle due direzioni, au e
av, mi dia il vettore a:
Cinematica
Cinematica del punto materiale
La cinematica è una branca della matematica che studia il movimento. Si consideri un punto
materiale che si muova nel tempo lungo una traiettoria: Sia Δs il suo spostamento dal tempo
t al tempo t+Δt
La sua velocità (variazione di spostamento rispetto al tempo) all’istante t è:
La sua accelerazione (variazione di velocità rispetto al tempo) al tempo t è:
Leggi di Newton
Prima legge: Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme,
➔ finché una forza non agisce su di esso.
Seconda legge: L'accelerazione di un corpo è direttamente proporzionale e ha la stessa
➔ direzione della forza netta agente su di esso, mentre è inversamente proporzionale alla sua
massa
Terza legge: Per ogni forza che un corpo A esercita su di un altro corpo B, ne esiste
➔ istantaneamente un'altra uguale in modulo e direzione, ma opposta in verso, causata dal
corpo B che agisce sul corpo A.
Le forze
La seconda legge di Newton può definire il concetto di forza. Mentre il tempo è una quantità che
riusciamo a percepire, a visualizzare, le forze possiamo conoscerle solo in base agli effetti che esse
hanno sugli oggetti. Le forze hanno una natura struggente, un effetto concreto sui nostri corpi e
sono grandezze vettoriali. Quando andiamo a disegnare una forza stiamo individuando una
direzione, un’intensità e un verso. La loro unità di misura è il Newton N, grandezza derivata.
Se più forze agiscono contemporaneamente, è lecito sostituirle con la loro risultante,
•
calcolata applicando la regola del parallelogramma delle forze:
La forza che dobbiamo sempre considerare nei calcoli è la forza di gravità pari a circa 10 N.
Le forze in genere sono pensate concentrate in un punto. A volte, è più utile pensare le forze come
se fossero distribuite lungo una linea o su una superficie. Se ho un insieme di persone vicine, ho
tante forze diverse vicine; e nel caso in cui non conosciamo le singole forze, si parla di carichi
distribuiti e non più di forze concentrate. In questo caso è possibile calcolare la forza media tenendo
in considerazione tutta la lunghezza del carico.
È possibile classificarli in:
Carico neve: forza di gravità che agisce su una copertura
• Carico vento
• Variazioni termiche: possono essere estremamente pericolose e dipendono dalla lunghezza
• della struttura. Quando sottoponiamo un corpo ad un riscaldamento o raffreddamento esso
cambia. Ad eccezione dell’acqua, se congelata si dilata. Ad esempio i binari del treno durante
la loro costruzione si lascia dello spazio, poiché con il riscaldamento si modifica la loro
dimensione e si deformano.
Carichi dinamici
I carichi hanno tutti una natura dinamica, ma in alcuni casi tale natura può essere trascurata e sono
ricondotti a carichi statici. A seconda della velocità delle forze gli effetti possono essere differenti (es.
chiodo o altalena).
Carichi impulsivi: sono carichi che vengono applicati molto velocemente (o istantaneamente)
➔ e che per tale motivo esercitano un’azione molto più intensa rispetto all’azione esercitata se
fossero applicati lentamente (es. se lascio cadere un mattone su una bilancia, quest’ultima
segna il doppio del peso stesso del mattone).
Carichi periodici o ripetuti: sono carichi che sono applicati ad intervalli regolari e che, pur se
➔ di limitata intensità, possono esercitare un’azione molto intensa (es. passerella pedonale del
MILLENIUM BRIDGE).
Equilibrio
Si ha equilibrio quando le forze agenti sul punto materiale hanno risultante nulla
In tal caso, per la prima legge di Newton il punto permane nel suo stato di quiete (o di moto
rettilineo uniforme. Queste forze sono uguali ed opposte: si annullano, ne consegue che il
corpo è in quiete.
Stabilità
L’equilibrio è stabile quando, una volta esaurito lo stato della perturbazione, il punto
materiale tende a tornare nella posizione occupata precedentemente, senza l’ausilio di altre forze.
Se ciò non avviene, si parla di equilibrio instabile o indifferente.
Si parla di equilibrio instabile se una volta perturbata la posizione di equilibrio, il punto
•
materiale non torna nella posizione iniziale, ma continua a percorrere un determinato percorso.
Invece, si parla di equilibrio indifferente quando perturbando la sua posizione di equilibrio,
•
l’oggetto cambia posizione di equilibrio
In tutti e tre i casi vi è la forza di gravità che tende ad attrarre la pallina verso il basso e ad essa
corrisponde una forza uguale ed opposta che la superficie stessa esercita sulla pallina, la quale
dipende dal tipo di superficie che andiamo a considerare (sempre ortogonale alla superficie stessa).
Resistenza
Un materiale è resistente se è in grado di sopportare forze che vengono applicate ad esso, senza che
si deformi o si rompa. In altre parole, le forze agenti devono essere tali da non generare crisi nel
materiale. Il tipo di crisi che si presente può essere di varia natura, e dipende dal tipo di materiale
e/o dalla geometria dell’elemento.
La resilienza è un concetto molto simile, ma con la differenza che riguarda reazioni rapide. Difatti la
resistenza riguarda azioni che avvengono lentamente.
Si hanno diverse forme di resistenza:
1. instabilità;
2. rottura duttile (l’oggetto si romperà se caricato troppo);
3. rottura fragile.
Statica grafica
Parte della meccanica che studia l’equilibrio dei corpi sotto l’azione di determinate sollecitazioni. Si
parla di statica grafica quando ci si serve di metodi grafici per risolvere i problemi di equilibrio. In
assenza di mezzi computazionali avanzati, permette di studiare i problemi con solo mezzi grafici.
Un esempio di statica grafica è la somma di due
forze con la regola del parallelogramma:
Ma si può ottenere lo stesso risultato con il metodo
punta- coda:
Somma di tre o più forze utilizzando la regola del
parallelogramma:
Somma di tre o più forze utilizzando il metodo punta- coda:
Scomposizione di una forza lungo due direzioni.
1. Si vuole scomporre una forza secondo due direzioni a-a e b-b. Le due forze sono applicate nello
stesso punto della forza di partenza
2. Si tracciano le parallele ad a-a e b-b passanti per la punta. Ovvero si costruisce il parallelogramma
3. Si identificano le componenti come i due lati del parallelogramma adiacenti al punto di
applicazione
Somma di tre o più forze. Non è necessario che le forze
siano applicate nello stesso punto per calcolarne la
risultante (N.B. si può applicare anche la regola del
parallelogramma, traslando i vettori in modo da avere un
unico punto di traslazione):
Momento di una forza
Momento rispetto ad un punto
Poiché una forza è un vettore applicato, il suo punto di applicazione è importante, in quanto è legato
al momento. Il momento di una forza rispetto ad un punto (polo) è il prodotto dell’intensità della
forza per la distanza del polo dalla retta di applicazione della forza.
La retta di applicazione della forza è la retta parallela alla direzione passante per il punto di
applicazione.
Il momento è positivo se il punto è a sinistra rispetto alla retta di applicazione considerando il verso
della forza, e vale:
Per la sua definizione, il momento è pari al doppio dell’area del triangolo che ha per base il vettore
forza, e per altezza la distanza del punto dalla retta di applicazione:
Se spostassimo il vettore lungo la propria retta di applicazione , M non cambia, perché l’area del
triangolo sarà sempre la stessa. In altre parole, il momento non cambia se la forza viene fatta
traslare lungo la propria retta di applicazione.
Se si conosce il momento rispetto ad un punto, si conosce anche rispetto a qualsiasi altro punto,
basta aggiungere il prodotto dell’intensità della forza per la distanza fra i due punti misurata rispetto
alla direzione ortogonale alla retta di applicazione (momento di trasporto).
Momento di una coppia di forze a risultante non nulla
Se ho più forze, il momento complessivo è la somma dei singoli momenti. Applico il metodo punta-
coda, ma con il quale non riesco a capire bene dove collocare correttamente R. Devo conoscere M
dei diversi vettori per collocare correttamente la risultante e ciò vuol dire che devo collocare
correttamente il punto di applicazione, altrimenti altero M.
Per farlo correttamente utilizzo la regola del parallelogramma: presi due vettori con origine non
comune, individuo e traccio le rette di applicazione e il punto di applicazione (punto in comune delle
due rette); sposto i due vettori v1 e v2 in P e applico la regola del parallelogramma:
Mp (v1)+ Mp (v2)= Mp.
Momento di una coppia di forze a risultante nulla
Un caso interessante è quando due forze hanno risultante nulla ma hanno due rette di applicazione
differente (ovvero sono due rette parallele). In questo caso si parla di coppia, e il
valore del momento è indipendente
dal polo (infatti il momento di
trasporto è nullo), è il valore delle
forze per la distanza fra le due rette di
azione.
M= |F| d
-|F|d’ + |F| d’’
|F| (d’’-d’)= |F| d
(sistemare)
Le leve
Il concetto di "momento di una forza" è alla base della comprensione del funzionamento delle leve.
Devo fare in modo che il momento delle due forze applicate sia lo stesso, per evitare una rotazione;
per far sì che ciò accada una delle due distanze dal polo deve essere più piccola dell’altra. (rivedere).
Leva di I genere: es. forbice
• Leva di II genere: es. schiaccianoci
• Leva di III genere: es. pinza
•
Esistono poi le chiavi di serraggio bulloni: sono molto lunghe in modo da poter aumentare il
momento senza aumentare troppo la forza. Il momento poi provvede a far ruotare e serrare il dado.
L’applicazione di un momento effettua una rotazione di un oggetto;
➔
➔ l’applicazione di una forza è associata ad una traslazione.
Il poligono funicolare
Per calcolare la risultante di un sistema di forze, ed individuare dove è la sua retta di applicazione:
→ POLIGONO FUNICOLARE
L’ordine ci aiuta a non sbagliare.
R ha origine in F1 e fine in F5.
→ POLIGONO DELLE FORZE: ci dà la risultante.
Il poligono funicolare mi consente di determinare la risultante. È così denominato perché ha a che
fare con le funi. Si basa sull’utilizzo del metodo punta- coda.
1. Una volta trovata la R con il metodo punta-coda, prendo un
punto P qualsiasi e traccio 6 segmenti nelle punte e code di
ciascun vettore, successivamente numero le punte.
Il problema sorge perché la retta di applicazione della R non è
corretta, poiché in base al polo che consideriamo cambia il
momento. Come facciamo?
2. Prendiamo un punto L qualsiasi (normalmente a sinistra dei vettori) e mandiamo una
parallela alle rette dei segmenti P0; P1; P2;…; poi allunghiamo le rette passanti per E e
ottengo le rette di applicazione della R.
Si dimostra che la retta di applicazione sia la stessa, indipendentemente dai punti che
prendiamo.
Si vede che, con il metodo punta-coda: A questo punto traslo tutte le
forze nel poligono funicolare,
in modo tale che inizino in A,
B, …; successivamente traslo
tutte le componenti delle
forze (es. OP; P1;…) nelle
parallele del poligono
funicolare ed effettuo la
regola del parallelogramma.
Tutti i vettori che si andranno a creare saranno di uguale intensità, ma verso opposto e si
chiameranno: coppia a braccio nullo (cioè si annullano, ad eccezione di 0P e P5, che traslerò in N e
ai quali applicherò la regola del parallelogramma, ottenendo R).
Risultante di due forze parallele
→ La R è più vicina alla forza di intensità maggiore.
Questo è l’unico caso in cui R è la somma delle intensità delle due forze, in tutti gli altri casi è
minore. Se le due forze sono uguali R passa sempre a metà, in generale passa sempre tra due forze.
Se prendo il polo sulla risultante delle forze, M=0.
Casi particolari
◦ Sistema di forze a risultante nulla
→ R=0, quando la successione delle forze forma un poligono retto. Anche se R=0, non è detto che
M=0.
R=0→ da 0 a P e da P a 4
◦ Sistema di forze a risultante nulla e momento nullo
→ R=0 perché 5 coincide con 0
L ed E sono allineati, sono cioè una coppia di forze a braccio nullo, la cui retta di applicazione è la
stessa.
Questo è l’esatto caso in cui il nostro corpo resta in quiete.
Il corpo rigido
◦ Dal punto materiale al corpo rigido
Finora abbiamo parlato di punto materiale. In realtà molti degli oggetti con cui abbiamo a che fare
sono modellabili come corpi rigidi.
Corpo rigido → è un oggetto duro, non deformabile; mantiene la sua forma quando sottoposto o
delle forze; la distanza tra le forze che applichiamo su di esso è la stessa, così come anche tra gli
angoli:
In realtà, i corpi rigidi, così come tutti gli altri corpi, sono deformabili, ma le deformazioni sono
impercettibili, tanto da non considerarle come tali.
Se un corpo non fosse rigido, R non ci garantirebbe che il corpo rimanesse in quiete.
In generale, in ciascun punto del corpo rigido possono essere applicate delle forze.
A causa dell’invarianza di distanze ed angoli, a noi interesserà sapere solo la risultante e il momento
risultante rispetto ad un polo P di tutte le forze applicate al corpo rigido.
→ Caratteristica importante:
Per un corpo non rigido, per conoscere il suo spostamento, dobbiamo conoscere lo
spostamento di un numero numero infinito di punti. Invece, nel caso di un corpo rigido è
sufficiente sapere di quanto si sposa e la rotazione che compie, che è unica; da questi dati
saremo in grado di conoscere tutti gli altri spostamenti. Tutto questo vale se siamo in un
piano. Se, invece, siamo nello spazio, oltre ad avere le tre componenti, dobbiamo
considerare anche le 3 rotazioni, quindi avremo un totale di 6 funzioni.
Il punto P è generico; generalmente è il baricentro e quindi con solo 3 funzioni siamo in grado di
conoscere lo spostamento rapido.
Equilibrio del corpo rigido (nel piano)
Consideriamo le condizioni di equilibrio di un corpo rigido, partendo da un corpo fermo che
vorremmo rimanesse tale, in che modo? Avendo forze agenti su di esso nulle. Un corpo può essere
scomposto, con la regola del parallelogramma, in due direzioni: componente verticale e
componente orizzontale.
Per far sì che si verifichi una situazione di equilibrio, queste devono essere nulle → quindi R=0,
questo vale per entrambe le componenti, possiamo dire che abbiamo: un equilibrio alla traslazione
orizzontale e uno alla traslazione verticale.
Consideriamo un corpo rigido avente una coppia di forze a braccio nullo (R=0, M=0), questo provoca
una rotazione: Queste condizioni si chiamano: EQUAZIONI CARDINALI
DELLA STATICA
Possiamo dire che il corpo rigido ha tre possibilità di movimento (nel piano): due traslazioni e una
rotazione.
I vincoli
In meccanica, qualsiasi limitazione alla libertà di movimento di un corpo (es. tavolo con su un
telecomando → il tavolo è un vincolo rispetto al telecomando). Ogni vincolo esercita sul corpo
vincolato una forza, detta reazione vincolare, che ne impedisce lo spostamento ed è diretta in senso
opposto a quello in cui lo spostamento viene impedito.
I vincoli possono essere di diverso tipo, quelli che prenderemo in considerazione sono denominati
olonomi e saranno anche fissi e ideali (cioè privi di attrito, tranne nel caso di lampade) e bilaterali (in
entrambi i versi). Esistono anche quelli unilaterali/monolaterali (in un solo verso, o verso l’alto o
verso il basso).
◦ La cerniera (vincolo doppio)
La cerniera blocca la traslazione in qualsiasi direzione, ma consente la rotazione attorno la cerniera
stessa. Dato che riesce a bloccare 2/3 componenti si chiama vincolo doppio:
Con la linea più spessa indichiamo la “terra”.
In qualsiasi rotazione di un corpo rigido, c’è un punto che non subisce alcuna rotazione, chiamato
CENTRO DI ROTAZIONE che ha una posizione specifica
→ Conoscendo il centro e l’angolo α, la
traiettoria &egrav
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.