Corso di filologia romanza (avanzato) – Prof.ssa Sabrina Galano
Lezione 1 – 03/10/2022
I testi di riferimento sono:
- Alfredo Stussi – Fondamenti di critica testuale
- Lino Leonardi – Filologia romanza. Critica del testo
Il testo letterario non è mai statico, compiuto, soprattutto per quanto riguarda il Medioevo, ma fa parte di un processo che va dalla sua genesi alla sua diffusione e soprattutto alla sua ricezione. Possiamo distinguere tra una storia interna del testo e una storia esterna. La prima parte dalla scelta dell’autore di un particolare genere letterario: quando l’autore comincia a scrivere, per prima cosa sceglie un genere letterario (i grandi generi letterari medievali sono l’epica, la geografia, il racconto, il romanzo e la lirica). Ogni genere letterario ha le sue peculiarità, sia dal punto di vista della versificazione sia da quello della lingua da utilizzare (per esempio chi, nel Medioevo, voleva scrivere una lirica, doveva utilizzare l’occitano, al di là della sua lingua madre; la lingua del romanzo era invece il francese antico, tant’è che Brunetto Latini scrive il Tresor in francese). Ogni autore ha un suo stile, e lo stile degli autori medievali era completamente diverso da quello degli autori moderni.
Il concetto di originalità nel Medioevo non corrisponde a quello attuale. Oggi per scrivere qualcosa di originale bisogna essere innovativi, invece nel Medioevo l’originalità consisteva nel riprendere tematiche già affrontate e rinnovarle (riscriverle in modo diverso), però le fonti erano quelle classiche oppure autori medievali diventati però auctores (in questo i testi medievali erano piuttosto ripetitivi; non c’era mai nulla di completamente nuovo). Per esempio, per scrivere un romanzo arturiano, la fonte che tutti utilizzavano era sicuramente Cretienne De Troyes.
Le fasi di elaborazione del testo, nel Medioevo, non avvenivano in modo semplice e veloce come accade invece oggi: per esempio una fase importante di elaborazione del testo, per alcuni generi, era l’oralità, perché la diffusione della letteratura nel Medioevo avveniva, nel 90% dei casi, oralmente, siccome la popolazione era composta per lo più da illetterati che non sapevano né leggere né scrivere. Inoltre i manoscritti non erano accessibili a tutti, né si potevano acquistare facilmente e neppure trasportare facilmente, quindi la letteratura veniva propagata soprattutto oralmente, e l’oralità influisce in modo sostanziale nell’elaborazione di un testo letterario. Con l’avvento della stampa, la propagazione della letteratura e della cultura in generale è cambiata, perché grazie alla stampa il costo del libro è sceso e quindi la letteratura è diventata accessibile a più persone.
Abbiamo detto che la storia del testo comprende una storia interna, che riguarda proprio il testo come entità fisica, e poi abbiamo anche una storia esterna al testo che inizia quando l’opera esce dal controllo dell’autore. Ovviamente quando si parla di storia interna e di storia esterna di un testo stiamo facendo riferimento soprattutto alla letteratura medievale, anche se ancora oggi esiste anche per i testi a stampa una storia esterna del testo.
Elementi distintivi nell'evoluzione del testo
Quali sono gli elementi che contraddistinguono quest’evoluzione del testo quando quest’ultimo esce dal controllo dell’autore? Le letture e le varie interpretazioni. Questo primo punto riguarda sia i testi medievali che appunto potevano essere copiati e modificati dai copisti, ma può riguardare anche il testo moderno a stampa. Pensate ai testi a stampa che non hanno più il copyright o alle scannerizzazioni di questi testi che oggi trovate in rete, alle ocerizzazioni dei testi (da OCR, scansione del testo per l’acquisizione dei caratteri). Il problema dell’OCR è che se il testo non è scritto per bene perché magari è vecchio o poco leggibile, quello che viene fuori dalla scansione è un qualcosa di completamente diverso dal testo originale. Spesso questi programmi, se non sono a pagamento con un OCR molto avanzato, non riconoscono la maggior parte dei caratteri, confondono i caratteri simili ecc... quindi quando si ocerizza un testo, ci dovrebbe essere un controllo successivo di quel testo, un confronto con l’originale (attenzione ai libri che trovate su Google Books! Meglio un libro fotografato che ocerizzato).
Altro elemento che riguarda la storia esterna del testo sono i rifacimenti, i riusi, le citazioni di un’opera. I rifacimenti possono avvenire anche tramite la traduzione dei testi, e questo riguarda anche i testi moderni: il senso di un testo o di un paragrafo può essere completamente rivoluzionato attraverso una traduzione fatta male. Nel Medioevo molti testi subivano lo stesso trattamento: per esempio il Decameron di Boccaccio, che è stato uno dei testi più celebri nel Medioevo, è stato tradotto in diverse lingue (tra cui spagnolo e francese antico). Se andate a studiare quelle traduzioni medievali dell’opera di Boccaccio, troverete un mondo, perché le traduzioni non sono proprio fedelissime. Addirittura ci sono degli sconvolgimenti: durante la traduzione i copisti/traduttori hanno anche riassunto delle novelle, hanno aggiunti dei personaggi, sostituito alcune novelle, ecc..., quindi il testo cambia attraverso questi interventi del copista.
Tipologie di filologia
Esistono diverse tipologie di filologia (oltre quella romanza): la filologia è una delle discipline più antiche. La filologia comprendeva tutto, anche la letteratura. Poi, col passare del tempo, dalla filologia si sono staccate tutte le discipline (come la filologia italiana, che nasce dalla filologia romanza). La filologia romanza rientra nella filologia medievale, insieme alla filologia italiana e a quella mediolatina, accanto alla filologia germanica (che si occupa di testi in inglese, alto-tedesco, ecc...), e alla filologia slava. Accanto alla filologia medievale abbiamo poi la filologia classica (che si occupa di testi latini e greci). Da queste grandi tipologie filologiche sono poi nate negli anni diverse filologie, specializzate.
Oggi abbiamo la filologia d’autore (che si occupa delle opere di particolari autori e studia le varianti di quell’opera: per esempio si può fare su Boccaccio una filologia d’autore, e in particolare sul Decameron, perché questo testo ha avuto un’evoluzione nel tempo. Boccaccio ha scritto il Decameron, di cui abbiamo una versione giovanile, poi durante la sua vita ha ripreso l’opera e l’ha rinnovata, apportando modifiche, quindi la filologia d’autore si applica bene per esempio a Boccaccio, perché il Decameron è un testo che vive di varianti. L’ultima variante è data dall’ultima volontà dell’autore che è racchiusa in un manoscritto siglato Hamilton 90, e di solito il pubblico di non filologi conosce solo quella versione del Decameron, perché quella è stata pubblicata da Vittore Branca e si basa sull’ultima volontà dell’autore, anche perché il Decameron è uno dei rari casi in cui disponiamo dell’originale (l’Hamilton 90 è stato scritto proprio di pugno da Boccaccio, ma si tratta di una cosa rarissima nel Medioevo), quindi siamo sicuri che si tratta dell’ultima volontà dell’autore.
Poi abbiamo la filologia genetica che studia l’evoluzione del testo e viene utilizzata soprattutto per i testi moderni e segue l’evoluzione del testo di un romanzo di un romanziere qualsiasi, dalle bozze alla pubblicazione finale. I romanzi che leggete oggi non rappresentano al 100% l’ultima volontà dell’autore, perché di solito un romanziere scrive un romanzo, poi manda il romanzo in valutazione presso una redazione che lo legge e comincia a fare tagli, insomma interviene nel testo affinché quel romanzo risponda alle esigenze di un pubblico particolare, ecc... quindi un testo, anche moderno, non è mai frutto solo dell’autore: è frutto dell’autore l’idea, l’originalità (in senso moderno), la trama, la stesura, però poi una fase di quel testo è trasformata in fase editoriale.
Poi abbiamo, in quest’ultimo decennio, lo sviluppo della New Philology (quella americana, che noi italiani non condividiamo per niente), la quale si occupa anche di testi medievali, ma hanno pensato bene di semplificare le cose: per esempio di una tradizione manoscritta di un’opera composta da 15 manoscritti, ne scelgono uno e pubblicano quello.
Abbiamo poi la Filologia Digitale, che coniuga l’antichità alla contemporaneità: la metodologia che fino ad ora è stata applicata soprattutto ai testi medievali e ai testi moderni, viene applicata anche a quelli in rete, soprattutto ai testi in born digital, cioè quelli nati direttamente in rete, perché anche in rete voi potrete trovare dei testi che sono stati pubblicati prima a stampa e poi riversati in rete, e poi troverete dei testi che nascono direttamente in rete.
Attenzione! I filologi si occupano di tutto ciò che rientra nell’etichetta di “testo”. È ovvio che durante i corsi ci occupiamo soprattutto di opere letterarie, ma i filologi digitali si occupano non solo di queste ultime, ma di tutte le tipologie di testo in rete. E qui rientrano anche le fake news. La cosa carina dei testi nati in rete è che somigliano tantissimo ai testi medievali, cioè presentano le stesse problematiche, differenti da quelli a stampa ma vicinissimi ai testi medievali, cosa assurda ma ci sono gli stessi errori da copista, le sviste, le varianti che voi troverete nei testi medievali.
Un’ultima tipologia filologica che è sempre esistita ma che si sta facendo strada negli ultimi tempi è quella che va sotto il nome di filologia cognitiva e ricezionale: studia i meccanismi sociologici e psicologici nella trasmissione del testo, si occupa soprattutto di testi medievali ma è un’indagine molto interessante perché studia l’evoluzione del testo che da un lato viene adattato al pubblico (sociologia), e in più il testo cambia perché i copisti intervengono sul testo (psicologia, capire le dinamiche che spingono i copisti ad intervenire sul testo). Il filologo quando fa un’edizione critica tiene conto anche di questo, ma questa branca filologica si occupa nello specifico di questo.
Testi medievali e manoscritti
In questo corso ci occuperemo dei testi medievali prima dell’avvento della stampa, quindi dei testi e di tutte quelle opere che vengono conservati in manoscritti. Dei testi medievali solo in rarissimi casi ci sono pervenuti gli originali, ossia quei testi scritti da un determinato autore. Quelle che ci sono pervenute sono nella maggior parte dei casi delle copie (a parte il Boccaccio e il Petrarca). Della Divina Commedia non abbiamo un originale, ma quelle che ci sono pervenute sono solo delle copie. La stessa situazione la possiamo trovare anche sul web, dove possiamo trovare testi di dubbia attendibilità. Se voi per esempio fate una ricerca di opere conosciutissime, trovate sia opere col frontespizio, sia opere senza e poco attendibili. Quindi fate attenzione!
L’atteggiamento del copista nelle opere letterarie medievali è abbastanza strano. Il copista, di solito, quando doveva copiare un testo latino o greco, prestava molta attenzione al testo. Questo perché non conoscevano bene la lingua e copiavano lettera per lettera per non sbagliare. Non sempre i copisti medievali che dovevano avere una conoscenza di latino e greco l’avevano, e quindi quando copiavano i testi facevano molta attenzione per non sbagliare. Questo accadeva anche perché c’era un certo rispetto per i testi latini e greci, anche perché appartenevano ai cosiddetti auctores, cioè autori importanti, e anche perché in epoca medievale, soprattutto per quanto riguarda l’alto medioevo, si sta passando dall’oralità (prima latina) ad un’oralità romanza, quindi abbiamo un passaggio dal latino alle lingue romanze.
In questo periodo però, intorno all’anno 1000, nella prima età feudale, le lingue romanze non sono ancora considerate degne di essere impiegate in letteratura (è come se oggi scrivessimo un testo in dialetto; il napoletano è un caso a parte). Naturalmente, sia che si tratti di un originale greco o latino, o ancora romanzo, quando si copia si commettono degli errori, inevitabilmente. Infatti la maggior parte degli errori che troviamo nei manoscritti sono detti errori legati all’atto di copia. Che tipo di errori ci possono essere? Fraintendimenti, che sono gli errori più comuni. Anche lacune (mancanze di una parte del testo), e possiamo trovare anche lacune importanti, anche legate solamente all’atto della copia.
Per esempio un errore è quello tecnicamente chiamato omoteleuto (il salto dallo stesso allo stesso: “le saut du meme au meme”). Consiste in un salto, in una lacuna: immaginate che state copiando un testo in cui c’è una parola che per esempio è “operaio”; dopodiché, più avanti nel testo, questa parola si ripete. Voi state copiando il testo e trovate la prima occorrenza di “operaio”, poi girate la testa e scrivete, quindi poi ritornate sul testo e invece di continuare a copiare dalla prima occorrenza di “operaio”, continuate a copiare dalla seconda occorrenza di “operaio”, quindi saltate diversi righi e si crea una lacuna importante. Ad ogni modo le lacune importanti non sono quelle legate all’atto della copia.
Abbiamo anche errori dovuti alla stanchezza: il copista medievale è seduto su uno sgabello, ha un leggio (una tavoletta di legno) sulle gambe su cui poggia il manoscritto, e copia a luce di candela, di sera (i chierici non avevano tempo di copiare manoscritti durante il giorno, e dedicavano le ore serali a queste operazioni). Quindi immaginate quanti errori di copia si possono fare anche solo dovuti alla stanchezza. Inoltre, un’opera, soprattutto nel Medioevo, poteva essere copiata subito dopo che l’autore l’aveva creata o dopo molto tempo dall’uscita della prima versione (prendiamo per esempio la Vita di Sant’Alessio, la cui prima attestazione risale al 1024-1040 ca., ma l’ultimo manoscritto è del XIII secolo). Insomma intercorre molto tempo tra il primo e l’ultimo dei manoscritti che tramandano la Vita di Sant’Alessio.
Cosa succede in questo lungo arco di tempo? La lingua cambia, quindi il copista quando copia il testo attualizza la lingua alla sua epoca (attenzione: non traduce, la attualizza). Già la grammatica cambia di decennio in decennio (si pensi alla declinazione bicasuale in francese antico), ma anche e soprattutto il lessico (quando leggete i Promessi Sposi avete qualche difficoltà, perché il lessico cambia, si arricchisce, si aggiorna e molte parole cadono in disuso, cioè non vengono utilizzate più, perché sostituite da un lessico più recente e moderno). Il copista medievale per prima cosa modernizza la lingua, poi può sostituire anche il lessico, quindi ad un certo punto se trova una parola di cui non conosce il significato, la sostituisce con un’altra.
Ma il copista fa anche altro. Dato che non ha questo grande rispetto per le opere medievali in lingua romanza che sta trascrivendo, può decidere anche di intervenire nel testo, anche se non si tratta di testi che hanno avuto una propagazione orale ma sono testi scritti e propagati soprattutto attraverso le copie, quindi anche testi che non sono mai stati recitati davanti a un pubblico. Il copista, insomma, può accettare e copiare un testo così com’è oppure intervenire, e a volte gli interventi del copista sono macroscopici, cioè il copista può decidere di eliminare parti del testo, di inserirne di nuove (nella prima traduzione francese del Decameron se ne vedono di tutti i colori: il Decameron ha 100 novelle e l’ultima è quella di Griselda: nella novella di Griselda, per esempio, ad un certo punto, Petrarca che era un grande amico del Boccaccio, riscrive un’altra versione di quella novella, partendo ovviamente dal Boccaccio, e la riscrive in latino. Questa versione del Boccaccio avrà una sua ricezione, una sua diffusione ecc... Ora, nella prima traduzione francese (in mediofrancese, per la precisione) del Decameron di Boccaccio, fatta da questo personaggio su cui ci sarà un caso studio (Laurent de Premierfait) del 1414, c’è ovviamente anche la novella di Griselda. Questa traduzione ebbe molto successo nel Medioevo, tant’è vero che ci è stata tramandata attraverso 15 manoscritti. Solo 3 dei 15 manoscritti tramandano integralmente il testo del Boccaccio in traduzione francese. Tutti gli altri (partendo da un copista, l’errore di copia è stato trasmesso a tutti gli altri) tramandano quasi tutto il Decameron di Boccaccio, tranne l’ultima novella. Ad un certo punto un copista ha deciso di sostituire la versione del Boccaccio con quella del Petrarca, traducendola in francese. Poi per esempio in alcuni di questi manoscritti alcune novelle sono state riassunte, in altri le novelle di Boccaccio sono state sostituite con novelle francesi. Questo per dirvi come un copista può intervenire nel testo.
Ovviamente tutti questi errori un copista può effettuarli nella sua copia, però poi questa copia verrà copiata da un altro copista che registrerà nella sua copia tutti questi errori e ne aggiungerà di suoi, poi quella copia passerà nelle mani di un altro copista e così via. Immaginate cosa accade nel 15esimo manoscritto! È come il gioco del telefono senza fili. E qui arriviamo al lavoro del filologo... il lavoro del filologo è la ricostruzione testuale. Il filologo, soprattutto quello romanzo, cerca - attraverso un lavoro di reperimento di tutti i manoscritti che tramandano un’opera, collazionando tutti questi manoscritti che sono delle copie nella maggior parte dei casi, attraverso la collazione, l’analisi degli errori, attraverso la ricerca degli errori - di ricostruire l’opera originaria. Non potrà mai farlo ma cerca di...
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