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La distopia e l'etica nella filosofia

La distopia è un’utopia negativa, una realtà immaginaria del futuro che è considerata negativa e spaventosa (al contrario dell’utopia positiva). I mezzi comunicazione di massa in sé non sono né buoni né cattivi, ma sono strumenti che hanno grande potenza. L’etica è il ramo della filosofia che si occupa di qualsiasi forma del comportamento umano.

Contributi di filosofi storici

Il filosofo Tommaso d’Acquino nel 13o secolo afferma che il primo precetto è che bisogna fare ciò che è bene evitando ciò che è male; mentre il tedesco Kant riconduce la filosofia a tre domande fondamentali: cosa si può sapere, cosa si deve fare e cosa si può sperare. Le risposte sono la metafisica, l’etica e la religione. L’etica nasce nell’Antica Grecia con Socrate, che è il primo a riflettere sui temi della morale. Aristotele si basa non sulla perfezione assoluta ma sull’esistenza e natura dell’uomo perché il fine della condotta umana è la felicità che si raggiunge attraverso comportamenti adeguati alla natura virtuosa dell’uomo.

L’idea di Kant si basa sull’imperativo categorico perché capovolge l’etica greca e afferma che non si deve agire bene per ottenere felicità, ma si deve agire bene per puro dovere (il devi perché devi). Un altro filosofo, Schopenhauer, ha una visione polemica di Kant perché la morale non viene dall’imperativo categorico ma da un sentimento di compassione; quindi, è la moralità che produce la conoscenza. Freud, Nietzsche e Marx sono definiti i filosofi del sospetto perché sospettano che dietro la morale si muovano forze interne (inconscio o superuomo) o esterne all’uomo (i rapporti di produzione) che ne determinano le scelte. Si parla di etica normativa perché queste teorie collegano la morale ad istituzioni politiche.

Principi etici e giustizia

Nella cultura inglese prevale un principio utilitaristico, per cui l’obiettivo è la felicità non individuale ma la ricerca della massima felicità per il maggior numero di persone. La teoria della giustizia di Rawls del 1971 richiama l’utilitarismo perché afferma che il benessere aumenta se viene migliorata la posizione del soggetto che sta peggio nella società. L’esigenza è che l’etica risponda ai casi concreti che si pongono alla persona, perché nell’età moderna si pongono all’uomo delle alternative morali alle quali risponde la bioetica.

L’etica è quindi ogni dottrina o riflessione filosofica sul comportamento pratico dell’uomo, è una riflessione che indica qual è per l’uomo il vero bene e quali sono i mezzi per conseguirlo. La deontologia indica i settori della morale che si occupano di un campo concreto di attività e che riconduce a una codificazione di norme. Il codice deontologico è un codice di autoregolamentazione, in cui sono gli operatori a formulare e darsi regole che tutti seguono. Quindi tra etica e deontologia si ha un legame indissolubile perché la deontologia è l’etica applicata a un determinato campo di comunicazione.

Comunicazione e rivolgimenti storici

La comunicazione è uno scambio di informazioni tra mittente e destinatario che caratterizza ogni essere vivente e senza la quale non si può vivere. Ci sono fattori che la ostacolano come rumori, distanza o barriere personali. Secondo il filosofo Bettetini, essere significa comunicare; il mondo non sarebbe umano se non ci fosse la comunicazione perché permette di relazionarsi coi simili.

Le rivoluzioni secondo Harari

Il filosofo Harari vuole indagare sul perché l’uomo come specie umana ha avuto grande successo diventando il dominatore del mondo. L’autore distingue tre rivoluzioni: cognitiva, agricola e scientifica, che vengono messe in relazione con la comunicazione.

Rivoluzione cognitiva

Questa rivoluzione afferma che il segreto del successo dell’uomo per prevalere sulle altre specie è il linguaggio. Ogni animale ha una forma di linguaggio, ma quello umano è duttile e adattabile, si è sviluppato per condividere informazioni sul mondo e parla di cose che non esistono nella realtà (linguaggio astratto - miti/religioni). Ha quindi consentito agli uomini di immaginare le cose collettivamente e di cooperare.

Rivoluzione agricola

Si ha in seguito ai progressi delle tecniche agricole. Si hanno delle conseguenze sulla comunicazione perché per mantenere le informazioni e grandi quantità di dati, i sumeri inventano la scrittura. Nascono così l’ordine monetario, politico e religioso.

Rivoluzione scientifica

È attualmente in corso. Inizia con la scoperta dell’America nel 1492 perché presente e futuro diventano più importanti del passato, prosegue con la nascita del metodo scientifico di Galileo; continua con lo sbarco sulla Luna e prosegue ad oggi con le manipolazioni genetiche, quindi è sempre più in crescita. È legata alla comunicazione perché nel 1453 Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili per riprodurre testi su carta. Il primo testo è la Bibbia in 42 lingue. L’autore riflette sul significato di felicità: percepisce la propria esistenza come qualcosa di importante e afferma che una vita può essere soddisfacente anche in mezzo a difficoltà.

Nella sua opera Lezioni per il 21 secolo, l’autore traccia degli scenari del futuro perché il progresso scientifico ha delle conseguenze importanti sul piano sociale, economico e educativo; ma Harari afferma che la maggior parte delle nozioni che si apprendono a scuola potrebbero essere irrilevanti nel futuro. L’unico modo che gli uomini hanno per non farsi superare dallo sviluppo è di reinventarsi continuamente (esempio pandemia che ha accelerato processi già in atto come lo sviluppo dei computer in cui tutto avviene a livello virtuale e non reale, concetto anticipato da Sèvres nel 2013). Secondo Harari l’uomo rimane sempre lo stesso perché è un narratore di storie e il suo potere dipende dalla capacità di elaborare nuove narrazioni attraverso il linguaggio.

Mezzi di comunicazione di massa

I mezzi di comunicazione di massa sono i mezzi che servono per diffondere messaggi significativi a un pubblico molto ampio. Questa definizione si lega a Harari perché nel mondo moderno, le storie non sono raccontate dai genitori, ma da un gruppo di persone che hanno da vendere, cioè i proprietari dei mezzi di comunicazione. Si tratta di un cambiamento radicale nella cultura dell’uomo, tanto che il filosofo canadese McLuhan definisce il mondo attuale come un villaggio globale caratterizzato da mezzi di comunicazione di massa che sono sempre più potenti.

Il rapporto uomo-macchina e le riflessioni di Fry

Uno dei problemi del mondo attuale è il rapporto uomo/macchina, descritto nell’opera Hello World di Anna Fry, in cui descrive la sconfitta del campione del mondo di scacchi russo contro un computer. Si tratta di uno scenario distopico in cui le macchine prendono il posto dell’uomo e nel quale si distinguono due posizioni: Andrea Moro afferma che la macchina non potrà mai replicare l’intelligenza dell’uomo perché non può raggiungere la complessità del linguaggio umano; mentre Federico Faggin comprende che le macchine non possono sostituirci. Anna Fry riconosce che c’è un pericolo di dittatura degli algoritmi dei quali potremmo diventare schiavi, ma conclude che sarà sempre l’uomo con le sue scelte morali a fare sì che gli algoritmi possano contribuire positivamente alla società.

Anche Giorgio Parisi riflette sugli algoritmi. Li vede positivamente perché sono istruzioni che devono essere seguite per risolvere i problemi del mondo tecnologicamente avanzato in cui si devono prendere decisioni per la collettività in base all’etica. L’autore afferma che sono fondamentali i dati sperimentali, le idee dell’uomo sono come un boomerang perché partono da una direzione ma possono portarci in un’altra totalmente diversa e nonostante gli sforzi per prevedere il futuro, questo ci sorprenderà sempre. Nonostante ciò, la comunicazione rimane sempre la stessa: comunicare, fare e agire richiedono una cooperazione fra mittente e destinatario.

Riflessione sulla libertà

Per giudicare le azioni dell’uomo dobbiamo giudicare ciò che è ingiusto e scoprire ciò che è giusto. È un appello alla libertà dell’uomo perché senza libertà non ci può essere etica perché questa implica una scelta. Secondo Salvatore Veca, l’arte e la musica possono dare interpretazione alla libertà ed essere libero non significa vivere in solitudine, ma la libertà deve essere condivisa con gli altri.

Secondo Mancuso la libertà non è un concetto che si esaurisce in sé stesso, ma è un processo in divenire. Il primo concetto è la libertà DA qualcosa perché siamo prigionieri di molte cose e si inizia ad essere liberi quando si capisce di essere prigionieri, il secondo è la libertà DI (libertà di scelta), la terza è la libertà PER (impegno per gli altri) e l’ultima è la libertà CON (rendere libere le persone affinché siano autentiche). La libertà è quindi un atto sociale, anche se le scelte che l’uomo prende non sono libere perché sono influenzate da forze sociali e culturali.

Jemolo è un autore che riflette sulla libertà e afferma che il conformismo è lo stato d’animo di chi ha paura di rimanere solo perché ha bisogno del consenso. L’autore vuole vivere in un mondo libero e dirigere la libertà verso il bene. La sua opera è I problemi pratici della libertà (1961, dedicata ai nipoti), in cui per problema si intende qualcosa di morale che non si risolve in maniera sempre uguale, come invece succede nelle scienze esatte, dove problemi e soluzioni sono determinati. Ogni uomo risolve i problemi morali in modo diverso, quindi cambiano anche le soluzioni, anche se i problemi potrebbero ripresentarsi in forma diversa.

I problemi pratici della libertà sono morali e si risolvono solo mediante l’uso dell’intelligenza. Non tutte le regole sono etiche e per questo diritto e morale non coincidono, ma il diritto deve lasciare alla coscienza dell’uomo la possibilità di realizzarne un minimo per tutelare la società. Sono i problemi che si pongono nella vita pratica dell’uomo, ma Jemolo afferma che la libertà dal punto di vista giuridico è una serie di diritti. Tutte le libertà hanno una formulazione teorica e non possono essere considerate solo nell’aspetto formale, ma anche nella dimensione pratica e teorica. I problemi sono più importanti della libertà perché vivono nella concretezza della vita.

Il diritto non esaurisce l’insieme delle norme della società, perché Jemolo afferma che la vita è molto più ampia e complessa e questi problemi non vanno considerati eterni perché mutano nel tempo. La condizione necessaria affinché ci sia libertà è che vi siano uomini che abbiano il senso della libertà. Tra le diverse libertà vi è la solidarietà, in cui non si può affermare una libertà a discapito delle altre. Tutte vanno difese perché

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laurapiconeeee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e deontologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Madonna Michele.
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