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Riassunto di etica della comunicazione

Federica Zancheta a.a. 2023/2024 UniMarconi

Prof. Luca Mencacci

Modulo 1: l’etica e il bene comune

Concetto di etica

  • Greco: definizione etimologica: deriva dal “ἦθος”/“ethos”, cioè carattere, comportamento, riflessione sull’agire dell’uomo, viene propriamente definita come la scopo per raggiungere un bene preciso, ovvero il.
  • Principi guidano il comportamento. Nel linguaggio comune: insieme di che, individuale e collettivo, generale o di un determinato momento storico.
  • Riflessione riguardo l’agire umano. Nel linguaggio filosofico: che si focalizza sulla qualità delle azioni che i soggetti compiono, piuttosto che sui problemi di “bene” e “male”.
  • Fondamenti che aiutano nell’assegnazione di uno status deontologico e normativo ai comportamenti dell’uomo, cioè nella distinzione tra “buoni”, “giusti” o “leciti” in relazione ai comportamenti visti come “illeciti”, “ingiusti” o “cattivi” secondo un ideale modello comportamentale.

Concetto di bene

  • Scopo di un agire volto al raggiungimento della umana.

Socrate: primo filosofo che si chiede cosa sia il bene visto come il raggiungimento della perfezione, conoscenza del bene. Quindi per esso la implica per forza la gestione di una vita virtuosa, se conosco il bene allora mi comporterò di conseguenza per raggiungerlo.

Felicità = senso di raggiungimento della perfezione, soddisfazione e pienezza di sé, percorso percorribile solo con la piena conoscenza di sé, saggezza, che porta verso un esistenziale perfezionamento delle ambizioni per il dell’uomo, facendolo divenire virtuoso.

Virtù = capacità di chiunque di raggiungere il proprio compito esistenziale per dare un senso alla propria esistenza.

Maieutica = metodo di Socrate per dimostrare la verità dell’interlocutore tramite la crescita consapevole dell’allievo durante un semplice dialogo, come facevano le levatrici con i bambini, origine del termine. Una seconda fase di tale metodo prevede l’ironia, ovvero la finta ignoranza da parte del filosofo per spingere l’allievo a giustificare ogni dettaglio della propria visione, inducendolo alla contraddizione e mostrandogli così l’infondatezza delle proprie tesi.

Due critiche fondamentali al pensiero di Socrate

  • Limite di edonismo/utilitarismo: pensiero che vede la felicità come il conseguimento del piacere immediato legato ad un godimento materiale o dall’assenza di dolore, ma Socrate non ignora completamente tale situazione, semplicemente non si vuole porre come limite alla serenità interiore tipica del filosofo. Questa idea permette alla visione di “bene” di Socrate di andare oltre la dimensione individuale per arrivare ad una comunitaria, dove l’uomo vive all’interno della polis, ed è dunque applicabile a chiunque in maniera universale.
  • Limite di intellettualismo: Socrate afferma che è importante considerare il sapere non solo come necessario, ma come sufficiente, potendosi quindi addossare la critica intellettualismo secondo cui l’intelletto prevale sulle emozioni. Tale critica non può comunque essere giusta perché è importante ricordare l’importanza che il filosofo dà al momento conoscitivo del bene, senza il quale l’uomo verrebbe condotto al male.

Il pensiero di Socrate si fa via via più tortuoso fino a giungere ad un circolo vizioso: il bene identificato con la conoscenza, in scienza dello stesso bene. Viene prima e dopo questa viene declinata catena spezzata. Questa potrebbe essere solo con una definizione autentica di bene ed esterna all’uomo, ma sarebbe possibile solo con una prospettiva metafisica che non esiste ancora nel pensiero socratico.

Platone

Platone, prova a superare il circolo vizioso di Aristotele: conia il concetto di “idea del bene”, la caratteristica primaria e comune a tutte le cose buone, che è “al di là dell’essere” e viene vista come un principio trascendente, ovvero superiore a qualsiasi realtà.

Paragone bene – sole: il bene, come il sole, con la sua luce, permette di vedere le cose visibili che, inoltre, crescono e si nutrono grazie al suo calore, mondo visibile – oggetti visibili; lo stesso fa il bene che permette la riconoscibilità e l’esistenza delle altre idee, mondo intelleggibile – oggetti intelleggibili. In questo senso il bene è principio sia di intelligibilità che di realtà ed esistenza, e perciò è superiore, trascendente.

Mito della caverna, relazione tra idea di bene e realtà: un gruppo di prigionieri rinchiusi in una caverna e costretti a fissare per sempre lo stesso muro, su questo vengono proiettate le ombre di diverse figure prodotte da altri uomini alle loro spalle, i quali non sono però mai visti dai detenuti. Se uno dei prigionieri venisse liberato e portato fuori dalla caverna, il primo impatto col mondo sarebbe sconvolgente, la luce del sole abbaglierebbe lo fino a fargli male, le figure che prima erano solo proiettate dagli uomini ora gli sembrerebbero meno reali e finirebbe per essere accecato. Solo passando del tempo all’esterno comincerebbe ad abituarsi alla luce, a vedere le cose del mondo reale, e questo lo condurrebbe a voler far uscire anche gli altri prigionieri, ma nel farlo riscontrerebbe una paradossale difficoltà e verrebbe deriso da tutti, perché per loro il “mondo vero” è solo quello proiettato all’interno della grotta. Tale mito paragona i prigionieri a tutti i comuni esseri umani, il soggetto liberato identifica il filosofo che spezza le proprie catene e si incammina verso la verità, trovando dunque il sole, che si pone come paragone del bene.

Teoria della linea, differenza tra mondo dell’opinione e verità: si immagini un segmento bisecato, rappresentazione del mondo sensibile, A – C, da un lato e del mondo intelleggibile, C – E, dall’altro. Questi due segmenti non sono uguali in quanto hanno due gradi diversi di chiarezza. Per Platone, inoltre, la conoscenza è divisa in due stadi principali: opinione, divisa ulteriormente in immaginazione, capacità di rappresentarsi, e credenza, fiducia nell’esito della conoscenza, e scienza, suddivisa in ragione discorsiva, conoscenza basata dalla concatenazione d’argomenti, e intellezione, grado più alto del sapere.

Plotino

Plotino, neoplatonismo antico: riprende il concetto di Platone di “bene assoluto” e definisce una prima realtà sussistente, ovvero l’Uno, prima cioè la ipostasi, prima delle diverse dimensioni della realtà stessa che appartengono alla sostanza divina, che le crea per emanazione e le ordina gerarchicamente.

Per Plotino esistono tre ipostasi, tre sostanze principali del mondo intelleggibile, e gerarchicamente sono:

  • Uno: non è molteplice ed è prima di tutte le cose, ma è indicibile col linguaggio.
  • Intelletto: deriva dal mondo delle idee di Platone e consiste in tutte le forme/modelli del pensiero e della realtà ontologica.
  • Anima del mondo: è a fondamento della vita e rappresenta l’ultimo grado della realtà effettiva.

In questa scala gerarchica la “materia”, ovvero il mondo sensibile, non è contemplato: in questo è un essere diminuito e diverso dall’essere, non-essere. L’uomo può dunque raggiungere il bene nel momento in cui si allontana dal mondo sensibile per raggiungere il mondo intelligibile, così da ritornare all’Uno, Dio.

Felicità = contemplazione mistica e religiosa di Dio, ovvero una riunione amorosa tra l’animo umano e l’Uno che può avvenire solo per le poche anime elette.

Aristotele

Aristotele, “Etica Nicomachea”, IV sec. a.C.: introduce il concetto di “morale” per parlare del “bene supremo”/“sommo bene” proprio dell’uomo, tale concetto di bene descrive lo scopo ultimo dell’attività umana, ma considerando il piano concreto della vita; dunque Aristotele trova che nella realtà esistono molteplici fini e, di conseguenza, molteplici beni eterogenei e, forse, conflittuali anche tra loro. Se quindi i beni sono tanti e diversi, così come i fini stessi del comportamento umano, è possibile considerarli in un ordine gerarchico in base all’importanza dei singoli scopi. Seguendo tale ragionamento e ricordando che per l’uomo greco la separazione tra vita privata e pubblica era inesistente, si giunge alla conclusione che la politica è, per Aristotele, l’attività suprema che permette all’uomo di raggiungere il fine ultimo.

Politica = aiuta tutte le altre attività dell’uomo nel raggiungimento del bene ultimo che Aristotele ritrova nella felicità, scienza politica.

Aristotele ritrova poi le tre potenzialità dell’animo umano:

  • Anima vegetativa, uomo, piante e animali: riguarda i processi nutritivi e riproduttivi, perciò non è in rapporto con la ragione.
  • Anima sensitiva, uomo e animali: racchiude le passioni e i desideri, portando dunque alle “virtù etiche”, che sono tante quante sono i sentimenti/pulsioni che la ragione si trova a dirigere. Queste virtù non vengono insegnate, bensì sono frutto dell’abitudine di comportarsi in modo misurato e corretto, un uomo virtuoso è infatti colui che sa scegliere il giusto mezzo fra gli estremi. La virtù etica più importante è la “giustizia” che viene poi suddivisa da Aristotele in “distributiva”, quando gli onori sono assegnati in base al merito, e “commutativa”, in relazione ad un equilibrio in parti uguali per l’assegnazione di uno stesso valore.
  • Anima razionale, uomo: rimanda all’esercizio della ragione e Aristotele le assegna l’esercizio delle “virtù dianoetiche”, ovvero virtù proprie della parte razionale dell’anima che riguardano la “noesis”, cioè l’intuizione intellettuale. Inoltre, all’anima razionale vengono attribuite la facoltà calcolativa, con cui l’uomo contempla le cose variabili, usata per agire e comprende le virtù dell’arte e della saggezza, e quella scientifica tramite cui l’uomo osserva le cose con cause invariabili, usata per pensare e si esprime nella scienza, nell’intelletto e nella sapienza.

Aristotele sviluppa poi una metafisica con cui supera la concezione platonica di “bene” dimostrando l’esistenza di un bene assoluto e trascendente, ovvero il “primo motore immobile”, che è causa di tutti gli altri beni.

Sant’Agostino

Sant’Agostino, filosofia greca, nuova visione cristiana e influenza di Plotino: ritiene che la felicità riguardi l’unione dell’uomo con Dio, il quale viene però qui concepito in termini personalistici, dotato di intelletto e amore, per via della cristianità di Sant’Agostino, quindi la visione di Plotino riguardo l’unione dell’anima con Dio viene vista secondo il santo per l’esigenza di affiancare l’amore discensivo di Dio per le sue creature. Le virtù che permettono questa unione non riguardano più le forze naturali, bensì si riferiscono alle “virtù teologali”, fede, speranza e carità, che sono frutto di un dono divino. Inoltre, per Sant’Agostino Dio crea il mondo non per emanazione, come fa l’Uno, ma per un atto d’amore; tutto ciò che esiste perciò è creato da Dio e quindi intrinsecamente buono.

San Tommaso d’Aquino

San Tommaso d’Aquino, filosofia greca e rivelazione cristiana: fa una distinzione tra la parte razionale, filosofica, e quella rivelata, fede, ponendole però entrambe in stretta relazione. San Tommaso considera questi due strumenti di conoscenza, fede e ragione, come provenienti dall’unica sorgente di verità, ovvero il “logos divino” che opera per la creazione e per la redenzione.

Felicità = fine ultimo a cui aspira l’uomo, ma coincide con la conoscenza di Dio.

Sinderesi = capacità naturale dell’uomo di conoscere il bene, ma essendo esso dotato anche di libero arbitrio potrà poi scegliere liberamente se seguire il bene o il male.

Riflessione sull’etica

  • Ricerca della verità.

Cartesio, massimo sostenitore del meccanicismo: la sua filosofia tende alla ricerca della verità tramite la riflessione filosofica, vista dunque come strumento di miglioramento per la vita dell’uomo. Per seguire tale pensiero usa un metodo chiamato “scetticismo metodologico” con cui rifiuta ogni idea che può essere revocata in dubbio, falsa, perché va a corrodere l’autorevolezza di ogni affermazione, postulato indimostrabile. Questo “dubbio metodico” pone subito in discussione i sensi perché considerati come incapaci di fornire certezze su ciò che ci circonda, mentre con il “dubbio iperbolico” vengono accusate perfino la geometria e la matematica di possibili conoscenze fittizie perché è possibile ipotizzare la paradossale esistenza di un’entità superiore, genio maligno, c

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federicazanchetta289 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Mencacci Luca.
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