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L'economia politica

L'economia politica è una scienza piuttosto giovane che si è affermata nel periodo storico in cui la società feudale ha ceduto il passo al sistema capitalista fondato sull'economia di mercato: l'anno che segna la nascita di questa disciplina è il 1776, quando viene pubblicata "La Ricchezza delle Nazioni" di Adam Smith.

Studio della relazione tra fini produttivi e mezzi scarsi

L'economia politica studia la relazione tra fini produttivi e mezzi scarsi suscettibili di usi alternativi (non possiamo consumare tutto quello che vogliamo perché i mezzi sono scarsi: i mezzi sono il tempo, le risorse naturali non riproducibili e riproducibili, i capitali e i macchinari). Studia il modo in cui gli individui e le società pervengono a scegliere di impiegare risorse produttive scarse, suscettibili di usi alternativi, per produrre vari tipi di beni e distribuirli per il consumo, attuale e futuro, tra varie persone e gruppi sociali.

Una scienza sociale

Quindi, l'economia politica è una scienza sociale perché si interessa all'essere umano, si occupa principalmente del problema della scelta che rafforza la centralità dell'individuo che è tenuto a decidere e, fondandosi sul principio secondo il quale le risorse sono scarse, deve occuparsi di come tali risorse siano distribuite presso gli individui. Le scienze economiche (compresa l'economia politica) sono relativamente giovani in quanto i sistemi economici basati su tradizione e autorità non necessitavano di discipline che studiassero il comportamento di individui soggetti a scarsa libertà nelle scelte: infatti la nascita dell'economia di mercato avvenne in Europa nel passaggio dal medioevo all'epoca moderna.

Divisione dell'economia politica

L'economia politica si divide in 2 branche principali:

  • Microeconomia studia il comportamento dei singoli soggetti economici (agenti) nella duplice fase di consumatori e di imprenditori (in un'economia di mercato le decisioni dipendono dalle istituzioni, mentre in un'economia decentralizzata le decisioni dipendono dalle scelte degli individui), sulla base dell'ipotesi che ciascuno cerchi di raggiungere il proprio obiettivo: noi studiamo le imprese e gli individui (anche se molto spesso le decisioni vengono prese nell'ambito familiare). Al suo interno si sviluppa una teoria sulla formazione della domanda, dell'offerta e dei prezzi dei beni.
  • Macroeconomia studia le variabili aggregate (come la disoccupazione, la produzione in Italia = PIL, inflazione, il debito pubblico, l'intervento dello Stato nei sistemi economici): si occupa perciò del funzionamento del sistema economico nel suo complesso ed analizza gli effetti della politica fiscale e della politica monetaria sull'offerta e sulla domanda aggregate.

Le scelte individuali

Con queste risorse produttive scarse bisogna decidere cosa produrre, come produrre e per chi produrre: l'economia politica cerca di fornire una risposta a queste 3 domande. A seconda del contesto storico, nel tempo sono state adottate diverse soluzioni. Va effettuata la distinzione tra i sistemi socio-economici pre-capitalisti che si sono succeduti nel corso della storia fino alla fine del medioevo (basati su tradizione, autorità e dirigismo) e i sistemi ad economia di mercato: nei primi lo spazio per le decisioni individuali è ristretto, mentre i secondi garantiscono ad ogni individuo una libertà di scelta maggiore.

  • Nelle monarchie assolute, nelle dittature e nei sistemi ad economia pianificata (come l'URSS) era il capo (potere centrale) che decideva cosa produrre attraverso la divisione del lavoro; mentre le economie di mercato lasciano un ampio margine di decisione ai singoli individui che pongono in essere le proprie scelte al fine di ottenere il maggior benessere possibile, anche se queste scelte sono vincolate dalle disponibilità finanziarie.
  • Possono essere scelte diverse tecnologie per una stessa produzione a seconda del costo dei fattori produttivi.
  • Infine bisogna decidere a chi è destinato ciò che viene prodotto: in un'economia di mercato si distribuiscono redditi che vengono poi usati per acquistare ciò che viene prodotto.

In tutte le economie di mercato l'intervento delle istituzioni e delle organizzazioni collettive (Stato, partiti politici, sindacati, associazioni di categoria) incide fortemente sulle scelte individuali e determina addirittura l'andamento di un sistema economico.

Agenti e mercato

Gli agenti economici, che operano con funzioni e obiettivi differenti, vengono divisi in individui (o famiglie) e imprese. Gli individui possono essere visti nella veste di imprenditori (cioè di agenti che costituiscono le imprese) e nella veste privata o familiare (nella quale essi lavorano, risparmiano o consumano).

L'attività degli individui consiste nello scegliere quanto istruirsi, quanto lavorare (offrono la propria forza lavoro in cambio di moneta: l'attività lavorativa è necessaria per avere un reddito), quanto risparmiare in ogni periodo di vita (quanto del loro reddito che non viene consumato offrire sul mercato del credito: infatti se tutto ciò che viene prodotto fosse consumato, non ci potrebbero essere nuovi investimenti e le imprese non potrebbero investire in nuovi macchinari -> in Italia circa il 15% del reddito viene risparmiato) e quanti beni e servizi domandare (acquistano/consumano beni e servizi pagando moneta).

Dall'altra parte, le imprese producono qualsivoglia tipo di beni e servizi destinati alla vendita finale. Nella produzione esse utilizzano fattori produttivi che possono essere distinti tra capacità degli individui (forza lavoro) e mezzi di produzione (impianti, macchinari). Perciò le imprese determinano l'offerta di beni e servizi e la domanda dei fattori produttivi stessi (persone che lavorano e capitali che servono per acquistare fattori produttivi).

Diagramma di flusso tra individui e imprese: le imprese domandano fattori produttivi, lavoro e capitale agli individui e gli individui offrono fattori produttivi, mentre gli individui domandano beni e servizi alle imprese e le imprese offrono beni e servizi agli individui. Nella parte superiore dello schema si evidenziano i flussi monetari generati dai flussi reali riportati nella parte inferiore. I primi consistono in un passaggio di denaro, i secondi in trasferimenti di beni/servizi e di fattori produttivi. L'acquisto dei fattori produttivi da parte delle imprese dà luogo a flussi monetari dalle imprese agli individui, mentre l'acquisto di beni e servizi fatto dagli individui ha come contropartita un'uscita monetaria per gli individui e un'entrata monetaria per le imprese.

Questi scambi avvengono con libertà sul mercato, il luogo nel quale avviene l'insieme degli scambi relativi ad un dato bene, servizio o fattore produttivo. Se c'è domanda per qualche bene e la produzione è redditizia, qualcuno si metterà a produrlo: l'economia di mercato, pur essendo un sistema decentralizzato, offre tutti i beni che cerchiamo. Invece prima non si trovavano tutti i beni.

Il prezzo nel mercato concorrenziale

Nel diagramma di flusso tra individui e imprese, i flussi reali in basso si riferiscono alle quantità, mentre quelli monetari in alto si riferiscono a spesa e incasso, entrambi dati dal prodotto delle quantità scambiate per il prezzo unitario. In economia politica il prezzo è una variabile fondamentale, in quanto costituisce una misura che quantifica il valore di una merce. Tale misura è espressa utilizzando come numerario la moneta corrente in un determinato Stato e in un determinato tempo, che viene universalmente accettata in cambio di qualsiasi bene o servizio.

In microeconomia, si parla di mercato concorrenziale nel caso in cui diversi agenti (compratori e venditori) possano acquistare o vendere beni/servizi omogenei nelle quantità da loro desiderate, senza che nessuna delle parti abbia particolari vantaggi iniziali e che lo scambio avvenga senza forzature, inganno o pressioni da parte di interventi esterni.

Un mercato concorrenziale è caratterizzato dal fatto che questi agenti possano entrare sul mercato ed uscirne liberamente e soprattutto non hanno il potere di influenzare il prezzo che dipende esclusivamente dall'interazione tra domanda e offerta.

Esempio: si ha l'intenzione di acquistare un determinato modello di smartphone usato e c'è un sito di compravendita di smartphone usati nel quale ogni individuo può inserire il proprio annuncio di acquisto o di vendita e il prezzo per cui è disposto ad acquistare o cedere l'oggetto. Il prezzo indicato negli annunci è per i potenziali acquirenti il prezzo massimo che sarebbero disposti a pagare per il telefono, invece per i potenziali venditori corrisponde al prezzo minimo a cui sarebbero disposti a venderlo. Questo prezzo è definito prezzo di riserva.

Tutti coloro che sono disposti ad acquistare uno smartphone ad un dato prezzo sono disposti ad acquistarlo ad un prezzo più basso e tutti coloro che vogliono venderlo ad un dato prezzo sono disposti a cederlo ad un prezzo più elevato. Dal sito è possibile raccogliere tutte le informazioni relative alle quantità di smartphone disponibili per essere acquistati (domanda) e quella disponibile per essere venduti (offerta) per ogni livello di prezzo. La "quantità domandata" è l'ammontare complessivo di un bene che gli acquirenti sono disposti ad acquistare ad un dato prezzo (scorrendo i valori dal basso verso l'alto, si evince come questi corrispondano al valore cumulato del numero degli annunci di acquisto), mentre la "quantità offerta" è l'ammontare complessivo di un bene che i venditori sono disposti a vendere ad un determinato prezzo (scorrendo i valori dall'alto verso il basso, si evince come questi corrispondano al valore cumulato del numero degli annunci di vendita).

Con questi dati è possibile ottenere un grafico con la domanda, l'offerta e i prezzi di riserva: il simbolo + indica, per ogni prezzo, la quantità domandata dagli acquirenti, mentre il simbolo x indica, per ogni prezzo, la quantità offerta dai venditori. Dal grafico si deduce che vi è una relazione negativa tra prezzo e quantità domandata (all'aumentare del prezzo la domanda si riduce, mentre al diminuire del prezzo la domanda aumenta) e una relazione positiva tra prezzo e quantità offerta (all'aumentare del prezzo l'offerta aumenta, mentre al diminuire del prezzo l'offerta si riduce).

Nel caso in cui i compratori non trovano l'articolo anche se sono disposti a pagare il prezzo richiesto dai venditori oppure i venditori non trovano compratori, si parla di agenti razionati, cioè di partecipanti alla contrattazione che, pur essendo disponibili a vendere o acquistare a quei prezzi, non trovano una controparte disposta a concludere la transazione.

Affinché non ci sia alcun agente razionato, è necessario che si stabilisca un prezzo per il quale il numero delle persone che offrono lo smartphone sia uguale al numero di persone che lo domandano, ovvero che tutti i compratori siano capaci di comprare lo smartphone. Questo prezzo è definito come prezzo di equilibrio e il suo valore è stabilito dall'uguaglianza tra la quantità domandata e quella offerta.

Il mercato, quindi, è il luogo fisico o ideale in cui gli obiettivi individuali caratterizzati da interessi contrapposti (vendere e comprare) vengono ricondotti ad una condizione in cui ogni individuo riesca ad ottenere la massima soddisfazione.

Ipotesi sul comportamento degli individui

Da cosa dipende il prezzo massimo (prezzo di riserva) al quale le persone sono disposte ad acquistare o il prezzo minimo al quale le persone sono disposte a vendere? Dipende dalle condizioni e dalle scelte razionali degli individui. In economia politica tutti gli agenti sono razionali, cioè cercano di comportarsi in modo tale da ottenere il massimo benessere dalle scelte che pongono in essere: si assume pertanto che tutti gli agenti si comportino come un Homo Oeconomicus, una figura individuata dalla teoria economica classica per la quale la razionalità rappresenta l'attributo fondamentale.

Il comportamento di un agente è quindi razionale se e solo se si configura come il migliore possibile, cioè quello che gli permette di raggiungere il fine o l'obiettivo personale nella maniera più efficiente possibile, sfruttando al meglio informazioni e proprie capacità. Poiché i comportamenti irrazionali sono per loro natura imprevedibili a priori, la scienza economica può solo limitarsi ad analizzare comportamenti razionali delle imprese, degli individui e degli agenti economici.

Razionalità in economia = dato un obiettivo, i comportamenti per raggiungere quell'obiettivo devono essere i più efficienti possibili. Nel valutare le scelte da porre in essere è quindi molto importante riconoscere quali sono i costi e i benefici associati ad ogni possibile scelta. Tuttavia, spesso gli agenti non sono in grado di valutare correttamente tali costi -> comportamenti non razionali: non considerare i costi opportunità, considerare i costi non recuperabili e considerare grandezze relative e non assolute.

  • Costi opportunità = mancato guadagno quando l'agente non sfrutta un'opportunità alternativa alla scelta effettuata. Il costo opportunità indica tutti i costi che non sono rappresentati da un'uscita monetaria, ma che invece corrispondono a mancati incassi che si sarebbero realizzati in caso di scelte alternative: infatti, poiché ogni scelta comporta necessariamente almeno una rinuncia, il costo opportunità identifica il valore della migliore alternativa tralasciata. Esempio: faccio il commercialista, guadagno 1800 euro al mese e ho lo studio in un appartamento della mia famiglia. Ma avrei potuto anche affittare l'appartamento a 1000 euro al mese e andare a lavorare come lavoratore dipendente a 1200 euro. Non mi conviene fare il commercialista. (1200 + 1000 = 2200 euro = costi opportunità). Spesso gli individui non considerano i costi opportunità nelle loro scelte e non hanno comportamenti razionali. I costi opportunità che non compaiono nel bilancio dell'impresa, ma che vanno considerati, sono i fitti figurativi (l'imprenditore svolge la propria attività in uno spazio di sua proprietà che avrebbe potuto affittare per ottenere un canone), il compenso dell'imprenditore (il suo lavoro non viene retribuito, mentre avrebbe ottenuto una retribuzione lavorando come lavoratore dipendente in un'altra impresa) e il costo del capitale proprio (quello che l'imprenditore ha utilizzato per costituire l'impresa, invece di investirlo per ottenere un reddito).
  • Costi non recuperabili...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pandinho30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Staffolani Stefano.
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