CAPITOLO 1
L’IMPRESA E L’AMBIENTE COMPETITIVO: UN’ANALISI EVOLUTIVA
Impresa è definibile come “organizzazione economica che, mediante l’impiego di un
complesso differenziato di risorse, svolge processi di acquisizione e di produzione di beni
e/o servizi, da scambiare con entità esterne al fine di conseguire un reddito”
LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
La Seconda rivoluzione industriale, sviluppatasi all’inizio del Novecento, è caratterizzata
dalla produzione di massa e dalla nascita della grande impresa manageriale. La
produzione di massa realizza grandi quantità di prodotti standardizzati, destinati a un
consumatore medio che privilegia il prezzo basso rispetto alla qualità o alla
personalizzazione. Per ridurre i costi, i prodotti vengono progettati usando materie prime
economiche e procedure rapide, sacrificando varietà e adattamento alle esigenze individuali.
Caratteristiche principali della produzione di massa:
● Produzione di grandi volumi di beni standardizzati
● Ottimizzazione dei costi tramite procedure rapide e materie prime economiche
● Mercato di massa come riferimento principale
Organizzazione della produzione di massa e suoi protagonisti
1. Frederick Winslow Taylor sviluppa l’organizzazione scientifica del lavoro, basata
su: Parcellizzazione dei compiti: scomposizione del lavoro in operazioni semplici
❖ e ripetitive
Studio scientifico dei tempi e metodi: ottimizzazione delle operazioni
❖ Separazione tra progettazione e esecuzione: manager vs operai
❖
Questo sistema aumenta l’efficienza, ma limita autonomia e creatività dei lavoratori.
2. Ford Henry Ford applica i principi di Taylor alle macchine, introducendo la catena
❖ di montaggio. Ogni macchina esegue un’operazione elementare, ma
insieme permettono di produrre beni complessi, come l’automobile, in modo
standardizzato e rapido.
3. A. Sloane
avvia una prima strategia di differenziazione cercando di differenziare le
❖ auto per segmenti di clienti con maggiore disponibilità economica
FORDISMO
L’applicazione dei principi di Taylor da parte di Henry Ford alla produzione di automobili
porta alla nascita del modello produttivo noto come fordismo, caratterizzato da produzione di
massa, catena di montaggio e centralità dell’efficienza interna.
Il fordismo si basa su alcuni principi fondamentali: meccanizzazione spinta, produzione di
massa, riduzione dei costi unitari, organizzazione centralizzata e rigida, fabbrica concepita
come sistema integrato di macchine specializzate, sfruttamento delle economie di scala e
delle economie sui ricambi, con l’obiettivo principale di massimizzare l’efficienza interna.
Per funzionare, il fordismo richiede una struttura organizzativa complessa. Serve il
coordinamento tra flussi di materie prime, macchine e persone. Diventa centrale il ruolo dei
manager, figure specializzate in produzione, finanza, vendite, ricerca e sviluppo e logistica.
Si sviluppa una separazione tra proprietà e controllo, dando origine al cosiddetto capitalismo
manageriale.
Molte imprese si espandono attraverso integrazione verticale, diversificazione e
multinazionalizzazione. L’innovazione è prevalentemente interna e “chiusa”, realizzata
sfruttando le risorse proprie dell’impresa. Con l’evoluzione, la struttura diventa divisionale,
con divisioni per prodotto o area geografica coordinate da un livello centrale (corporate).
Questo aumenta il controllo, ma riduce la flessibilità organizzativa.
Dal fordismo maturo alle vendite
Con il fordismo maturo:
● La domanda di mercato non garantisce l’assorbimento dei volumi prodotti
● Nasce l’orientamento alla vendita, oltre che alla produzione
● Si sviluppano pubblicità di massa, politiche di marca, grandi reti commerciali
Negli anni Sessanta nasce il marketing management, basato su:
● Analisi dei bisogni dei consumatori
● Segmentazione del mercato
● Prodotti mirati per ogni segmento → costruzione di barriere competitive tramite
marca, fedeltà e posizionamento
Con il fordismo maturo cresce il ruolo dei servizi:
● Interni: logistica, R&S, finanza, comunicazione, controllo
● Esterni: trasporti, distribuzione, manutenzione, assicurazioni, post-vendita
La fabbrica diventa quasi “ordinaria amministrazione”, mentre il management si concentra
su mercati, tecnologia, finanza e relazioni esterne.
Il modello fordista mostra limiti di fronte a:
● Mercati instabili
● Richieste di maggiore qualità, varietà e personalizzazione
● Saturazione della domanda → rischio di eccesso di capacità produttiva
● Rigidità organizzativa → difficoltà a reagire a eventi imprevisti
Emergono modelli più flessibili:
● Impresa giapponese: produzione snella, qualità totale, riduzione degli sprechi
● Piccole imprese in cluster territoriali: rapido adattamento ai cambiamenti
Crisi del fordismo e nascita della flessibilità
Negli anni Settanta il modello della produzione di massa entra in crisi a causa di mercati
instabili e consumatori più esigenti. La grande impresa fordista, basata su controllo,
programmazione e standardizzazione, non riesce più a gestire la complessità.
Le cause principali sono:
● Tecnologiche: microelettronica, informatica, automazione, macchine programmabili
e integrate in rete.
● Consumi: clienti che richiedono qualità, design, servizi e personalizzazione.
La risposta è la flessibilità, cioè la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del
mercato e della tecnologia.
Modelli di impresa flessibile
1. Lean Production (modello giapponese)
Sviluppato da Toyota con Taiichi Ohno.
Caratteristiche principali:
● Produzione snella, in lotti piccoli
● Riduzione degli sprechi
● Polivalenza di macchine e lavoratori
● Lavoro in team e responsabilizzazione
● Controllo qualità in linea e miglioramento continuo
● Integrazione con fornitori (just in time, lean supply)
● Baricentro sul cliente: ordini personalizzati, rete di vendita integrata
tecniche:
1)DFX: gestione della progettazione
2) JIT: gestione della produzione
3)TQM: gestione della qualità
Vantaggi: flessibilità, varietà di modelli, riduzione dei costi, alta qualità, forte orientamento al
cliente.
2. Distretti industriali
Sistema locale di molte piccole e medie imprese specializzate, sviluppato in Italia (concetto
di Alfred Marshall).
Caratteristiche principali:
● Specializzazione produttiva per settore
● Divisione del lavoro tra imprese
● Forte radicamento territoriale
● Cooperazione tra imprese e istituzioni locali (banche, scuole, enti pubblici)
Vantaggi: innovazione diffusa, adattamento rapido, creazione di valore tramite reti locali.
Evolvono in cluster geografici (es. Silicon Valley).
LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: DALL’AUTOMAZIONE
FLESSIBILE AL CLIENTE AL CENTRO
La Terza Rivoluzione Industriale inizia negli anni ’80 e segna un passaggio cruciale dal
modello fordista basato sulla produzione di massa a un sistema post-fordista orientato alla
flessibilità, alla rete e alla centralità del cliente. A differenza del fordismo, caratterizzato da
controllo, standardizzazione e economie di scala, in questa fase le imprese devono
affrontare un ambiente competitivo più complesso, dinamico e imprevedibile, dove la
domanda dei consumatori è frammentata e mutevole. I clienti non cercano più solo prodotti a
basso costo, ma richiedono qualità, personalizzazione, design, servizi e valori simbolici
legati all’identità e allo stile di vita.
Automazione flessibile e mass customization
La rivoluzione tecnologica, basata su elettronica, informatica e robotica, consente alle
imprese di adattarsi a questa nuova complessità. L’automazione flessibile permette di
produrre varietà elevate senza perdere efficienza: le macchine diventano programmabili,
integrate in rete e capaci di passare rapidamente da una produzione all’altra. Grazie a
sistemi come CAD, CAE, CIM e FMS, le imprese possono produrre piccoli lotti personalizzati
con costi contenuti, inaugurando il concetto di mass customization, cioè la
personalizzazione di massa.
Centralità del cliente e marketing relazionale
In questo contesto, il cliente diventa il centro della strategia aziendale. L’impresa non
produce più solo ciò che è efficiente da realizzare, ma ciò che il mercato richiede. Il
marketing si trasforma in uno strumento strategico, orientato alla creazione di relazioni
durature e personalizzate (relationship marketing) e alla fidelizzazione del cliente. I punti
vendita non sono più semplici luoghi di acquisto, ma diventano spazi esperienziali, come
concept store, flagship store e eventi che integrano prodotto, servizio ed emozione.
Economia dell’immateriale e servitizzazione
Con la diffusione delle ICT, l’economia si sposta verso l’immateriale: informazioni,
conoscenze e servizi digitali diventano centrali. La produzione materiale viene
modularizzata: si realizzano componenti standard, ma l’offerta finale è personalizzata. La
servitizzazione integra prodotti e servizi, creando soluzioni complete per il cliente. La logica
dominante diventa la Service-Dominant Logic (SDL): il valore non nasce dal prodotto in sé,
ma dall’interazione tra impresa e cliente, attraverso la co-creazione di valore.
L’impresa nella rete del valore
Le imprese non operano più isolate, ma all’interno di una rete complessa di relazioni che
include fornitori, distributori, partner, centri di ricerca e istituzioni. Il vantaggio competitivo
deriva sia dalla gestione interna delle attività (produzione, logistica, marketing, servizi), sia
dalle connessioni esterne che permettono flessibilità, innovazione diffusa e capacità di
adattamento rapido. La tradizionale catena verticale diventa una rete del valore, in cui ogni
attore contribuisce alla creazione di vantaggio competitivo.
Globalizzazione e proiezione internazionale
La Terza Rivoluzione Industriale coincide con la globalizzazione: le imprese più dinamiche
estendono la propria attività oltre i confini nazionali, scegliendo dove localizzare produzione,
ricerca, marketing e servizi in base a costi, competenze e infrastrutture.
L’internazionalizzazione diventa strategica e permette di gestire meglio la competizione
globale, integrando mercati diversi in un unico sistema produttivo e commerciale.
QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
La Quarta rivoluzione industriale, concetto diffuso da Klaus Schwab, rappresenta
l’integrazione delle tecnologie digitali nella vita economica e sociale, trasformando
profondamente imprese, mercati e processi produttivi. Essa è caratterizzata dall’economia
digitale, nota anche come Internet economy o new economy, dove l’informazione e i dati
diventano centrali, permettendo scambi in tempo reale tra persone, macchine e sistemi.
Questo rafforza la centralità del cliente, favorisce il suo coinvolgimento nella creazione di
valore e smaterializza l’offerta, aumentando controllo e visibilità degli asset a distanza.
Tecnologie digitali principali
● Tecnologia mobile
La tecnologia mobile comprende hardware, sistemi operativi, reti e software,
permettendo di accedere a contenuti e servizi ovunque tramite smartphone e tablet.
Ha rivoluzionato i servizi, permettendo ai clienti di acquistare, prenotare o chiamare
taxi autonomamente, e ha introdotto nuovi canali di comunicazione e nuove modalità
di lavoro globale.
● Social media e comunicazione digitale
I social media e gli strumenti di comunicazione digitale (Facebook, Twitter,
WhatsApp, LinkedIn, blog, forum, wiki) permettono contatti diretti, feedback
immediati e maggiore trasparenza. Tuttavia, rendono complessa la gestione della
brand identity e della reputazione aziendale.
● Cloud computing
Il cloud permette di ospitare applicazioni e dati su server centralizzati accessibili via
Internet, condivisione di risorse, assenza di installazioni locali e riduzione dei costi.
Consente flessibilità e accesso rapido a informazioni e conoscenze.
● Machine-to-machine e Internet of Things (IoT)
Le tecnologie M2M e IoT consentono agli oggetti di comunicare tra loro senza
intervento umano, tramite sensori e reti dati. Nascono prodotti intelligenti come smart
TV, elettrodomestici connessi e auto smart, insieme a nuovi modelli di business come
smart transport o smart energy.
● Industry 4.0 e fabbriche intelligenti
Le fabbriche intelligenti utilizzano sistemi cyber-fisici, digitalizzando il ciclo di vita del
prodotto. Le macchine si riconfigurano autonomamente, correggono irregolarità e i
dati sono integrati nei processi. Si passa da sistemi centralizzati a sistemi distribuiti.
L’industria automobilistica è tra le più avanzate in questo ambito.
● Big data e big data analytics
I big data sono grandi volumi di dati complessi che necessitano di strumenti avanzati
per l’analisi. I big data analytics permettono di prevedere rischi e opportunità,
migliorare i processi decisionali e individuare nuove opportunità di mercato. I dati
diventano veri asset strategici per le imprese.
Digital transformation e nuovi modelli di impresa
La trasformazione digitale è il processo attraverso cui l’impresa, sfruttando le tecnologie
digitali, modifica strategia, struttura, cultura e processi, aumentando agilità, innovazione
e capacità di lavorare in rete.
● Rapporto con il cliente
Il cliente diventa centrale e parte attiva nella definizione dell’offerta. È costantemente
monitorato e coinvolto attraverso strumenti digitali e strategie omnichannel. Si
sviluppa un dialogo bidirezionale continuo e personalizzato, arricchendo il marketing
relazionale.
● Concorrenza e coopetizione
I confini tra settori diventano sfumati: la concorrenza può arrivare da attori esterni al
settore tradizionale. Nascono fenomeni di convergenza tra settori, cooperazione e
competizione simultanea (coopetizione), e le imprese devono saper gestire più ruoli
contemporaneamente.
● Dati come asset strategico
I dati non sono più solo strumenti di supporto, ma asset intangibili. Grazie alle
interazioni digitali, cresce la possibilità di analisi predittive, miglioramento continuo e
individuazione di nuove opportunità.
● Innovazione continua e rete
L’innovazione diventa rapida e costante. Si riducono rischi e costi tramite
sperimentazioni e test frequenti. La innovazione aperta implica collaborazioni con
diversi attori, rendendo operare in rete un elemento essenziale per la competitività.
● Nuovo modo di creare valore
L’offerta non è più definita una volta per tutte, ma viene continuamente adattata al
cambiamento del cliente. Si parte da una piattaforma prodotto-servizio, arricchita con
componenti personalizzabili e immateriali. Esempi sono e-commerce, e-banking,
prenotazioni online e lavoro da remoto. La servitizzazione si completa,
massimizzando il coinvolgimento del cliente.
CAPITOLO 2
LA VARIETA’ DEI CONTESTI NAZIONALI E SETTORIALI
I FATTORI CHE CREANO LA VARIETA’ DELLE IMPRESE
Il paradigma neoclassico
● La microeconomia neoclassica assume l’esistenza di un unico modello efficiente di
impresa in un mercato competitivo.
● Qualsiasi diversità (dimensionale, organizzativa, strategica) è considerata
eccezionale e temporanea, destinata a scomparire per effetto della concorrenza.
● La varietà può emergere solo per fattori frizionali:
1. Regolamentazione pubblica: riserva di mercati a piccole imprese.
2. Innovazioni tecnologiche: le imprese possono persistere in dimensioni non
ottimali finché ammortizzano investimenti passati.
3. Economie di scala replicabili: possibilità di diverse dimensioni efficienti
nello stesso settore.
4. Domanda residua o stagionale: imprese più piccole coprono la parte
variabile della domanda.
5. Economie esterne o strategie diversificate: imprese grandi possono
integrare risorse e ampliare la produzione oltre la dimensione ottimale.
● In questo paradigma, la diversità è residuale e destinata a convergere nel tempo
verso una dimensione efficiente comune.
2. Il paradigma manageriale e post-neoclassico
● Studi di management e approcci empirici mostrano che la diversità delle imprese è
strutturale e inevitabile.
● La varietà genera dinamiche competitive, innovazione e “distruzioni creative”
(Schumpeter), creando nuovi mercati e opportunità economiche.
● Esempio empirico: nel settore della distribuzione alimentare esistono superette,
supermercati, ipermercati e hard discount, ciascuno con strategie, localizzazione e
politiche di prezzo diverse.
● Anche se alcune imprese ottengono performance migliori, nessun modello è
destinato automaticamente a scomparire.
3. Fattori della varietà delle imprese
La diversità dipende da fattori esogeni e fattori endogeni.
a) Fattori esogeni (esterni)
● Influenze che agiscono dall’esterno sulle imprese:
○ Regolamentazioni pubbliche e fiscali
○ Accesso al credito
○ Sistemi educativi e di formazione
○ Condizioni di mercato settoriali
b) Fattori endogeni (interni)
● Determinano la varietà basandosi sulle caratteristiche interne:
○ Modelli di governance e proprietà (imprenditoriale, manageriale, cooperativa,
non profit)
○ Risorse e competenze accumulate storicamente
○ Struttura organizzativa, valori, cultura aziendale, esperienza manageriale
4. Interazione tra fattori ed effetti sulle strategie
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