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Economia del lavoro e delle risorse umane

Introduzione

Il corso è diviso in due parti: nella prima parte i fondamenti, nella seconda parte alcuni topics (educazione, migrazione, disuguaglianza, discriminazione).

L’economia del lavoro ci dice come funziona il mercato del lavoro. Nella nostra quotidianità la gestione del tempo è suddivisa in due macro categorie: quando lavoriamo e il tempo libero. Quanto tempo dobbiamo dedicare all’attività lavorativa? L’economia del lavoro permette di capire come e perché decidiamo di offrire lavoro alle imprese. Noi tutti costituiamo l’offerta di lavoro. Le imprese costituiscono la domanda di lavoro.

La decisione di studiare si chiama investimento in schooling ed è un’alternativa al mercato del lavoro. Vedremo il problema delle migrazioni, come si riflettono sul mercato del lavoro, dove si collocano, qual è l’impatto su salari e occupazione. Vedremo tutte le determinanti dei salari, i meccanismi competitivi del mercato che li alterano, come si differenziano le retribuzioni dei manager, che impatto ha la discriminazione. Si tratta di determinanti microeconomiche. I sindacati invece sono un’istituzione che altera il meccanismo concorrenziale del mercato del lavoro.

Basi del mercato del lavoro

La prima parte del corso riguarda il mercato del lavoro dal punto di vista microeconomico. I lavoratori massimizzano il loro benessere secondo una funzione di utilità, che assume una valenza particolare. La prima variabile di scelta che implica le ore che decido di dedicare al lavoro è il consumo; la seconda è il tempo libero. Vedremo funzione di offerta di lavoro derivata, cioè derivata da consumo e tempo libero.

Le imprese dall’altro lato vogliono guadagnare un profitto organizzando il lavoro, quindi compiendo scelte di produzione e decidendo quanti e quali lavoratori assumere. Infine il governo interagisce pesantemente nel mercato del lavoro perché deve ottenere i suoi obiettivi in termini di policy, come:

  • L’istituzione del salario minimo (non in Italia),
  • I meccanismi a tutela dell’occupazione,
  • I meccanismi a tutela degli occupati o dei disoccupati (indennità di disoccupazione).

In questo corso utilizzando la teoria combiniamo il comportamento di lavoratori, imprese e istituzioni e come impattano sul mercato del lavoro, in particolare occupazione, disoccupazione e salari. Le nostre teorie si baseranno sul paradigma mainstream dell’economia. Due principi base:

  • Gli agenti sono razionali e massimizzano il profitto;
  • Le interazioni tra gli agenti portano all’equilibrio.

I modelli economici

I modelli economici sono generalizzazioni e astrazioni del comportamento degli individui. Il modello generale permette di trarre regole di comportamento generalizzabili a tutti. Un altro metodo di ricerca sono i casi di studio, che si concentrano su un caso individuale e lo analizza nel dettaglio; la generalizzazione arriva con tanti casi di studio.

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Un esempio è l’Alaska. A fine anni ’60 hanno scoperto il petrolio. È un luogo remoto, pochissimi consumatori vivono lì. Hanno costruito dal 1974 al 1977 gli oleodotti, occupando circa 50.000 lavoratori. Una volta costruiti, i lavoratori sono stati ridotti.

La curva di offerta di lavoro è inclinata positivamente. In ascisse occupazione, in ordinata i salari. Maggiore è la retribuzione, maggiori sono le persone che vogliono partecipare al mercato del lavoro.

Dal 74 al 77 l’occupazione è aumentata e i salari sono esplosi. Tutti i modelli che vediamo sono statici, sono una fotografia in un determinato momento della realtà.

Fatti stilizzati del mercato del lavoro

I fatti stilizzati sono delle regolarità, qualcosa che si osserva e permane nel tempo, una tendenza.

  • Il tasso di partecipazione maschile alla forza lavoro è diminuito
  • È aumentato il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro
  • Gli uomini hanno un tasso di partecipazione maggiore delle donne
  • Una bassa percentuale di uomini lavora part-time
  • Le donne interrompono il lavoro per periodi più lunghi
  • Correlazione positiva tra livello di istruzione e offerta di lavoro sia per gli uomini che per le donne

Dagli anni ’60 è aumentata la partecipazione femminile alla forza lavoro per l’innovazione tecnologica che ha liberato tempo alle donne dal lavoro domestico (lavatrice, lavastoviglie). Al nord facevano soprattutto lavoro tessile. Gli uomini settimanalmente lavorano più delle donne. Il tasso di disoccupazione dei giovani 15-24 è altissimo. Nei periodi di crisi economica erano più colpite le persone meno istruite.

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Il mercato del lavoro

Gli attori economici: lavoratori, imprese, consumatori. Il mercato del lavoro è un mercato come qualunque altro:

  • I lavoratori offrono il lavoro
  • Le imprese domandano il lavoro
  • Il salario è il prezzo del lavoro
  • Le quantità di equilibrio sono occupazione e disoccupazione

Come si fanno le statistiche nel mercato del lavoro. Per raccogliere i dati ci sono due modi: censimento (popolazione ogni 10 anni), e la survey, cioè la rilevazione campionaria. È fondamentale come si costruisce il campione perché deve essere rappresentativo dell’intera popolazione. Il modo di campionare la popolazione nell’economia è uguale ovunque in tutto il mondo, altrimenti i dati non sarebbero comparabili. Lo decide l’International Labour Office.

La disoccupazione

Definizione di disoccupazione dell’International Labour Office:

Un lavoratore viene considerato disoccupato se nel momento dell’inchiesta si trova simultaneamente in tre condizioni:

  • Nella settimana precedente l’inchiesta non ha lavorato nemmeno un’ora
  • Ha esplicitamente cercato un lavoro
  • È immediatamente disponibile a lavorare

Se cerco lavoro ma non sono disponibile a lavorare sono inattivo, se non ho cercato lavoro ma sono disponibile a lavorare sono negli inattivi scoraggiati. Poi ci sono gli altri inattivi.

La forza lavoro

La forza lavoro è la somma degli occupati e dei disoccupati (FL=E+U): un individuo partecipa alla forza lavoro se è occupato o disoccupato.

  • Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è la percentuale della popolazione in età lavorativa che fa parte della forza lavoro (FL/P). È chiamato tasso di attività.
  • Il tasso di occupazione è la percentuale di popolazione che ha una occupazione (E/P)
  • Il tasso di disoccupazione è la percentuale dei partecipanti alla forza lavoro che sono disoccupati o in cerca di occupazione (U/FL)

Gli inattivi non rientrano mai in queste definizioni. Sono molto più numerosi dei disoccupati. Dati 2016:

  • Inattivi: 20778
  • Disoccupati: 2108

Indicatori sintetici e crisi

  • Tasso di disoccupazione: 8,42%
  • Tasso di occupazione: 50,03%

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  • Tasso di attività: 61,54%

Confrontando le aree geografiche nei 3 anni di crisi il sud rispetto al nord ha un tasso di disoccupazione più alto. La disoccupazione femminile prima era allineata al dato medio, con la crisi aumenta.

Il tasso di inattività presenta valori alti, soprattutto nel tasso femminile.

Confrontando l’Italia con gli altri paesi europei, siamo il paese con tasso di inattività più alto in Europa. Dopo la crisi economica la disoccupazione è esplosa, in particolare in Spagna.

Gli uomini hanno risentito maggiormente della crisi perché sono più impegnati nel mercato del lavoro.

I gruppi sociali maggiormente colpiti dalla disoccupazione sono i giovani e i lavoratori meno qualificati. I lavoratori più vecchi sono quelli che hanno risentito meno. I lavoratori più istruiti non hanno risentito della crisi.

Buona parte dell’aumento della disoccupazione è stato di lunga durata (oltre i 6 mesi). Problema: con la disoccupazione di lunga durata si presume che nel frattempo le skills del lavoratore siano state perse. La disoccupazione di lunga durata è ancora in aumento nel 2011. I gruppi sociali maggiormente colpiti dalla disoccupazione di lunga durata sono i giovani e i lavoratori mediamente qualificati. Questo tipo di disoccupazione è tipica italiana. Gli USA hanno poca disoccupazione di lunga durata.

Gli stati del sud hanno maggiore disoccupazione (Italia, Spagna, Grecia). Nel nord Europa ci sono industrie meccanico-automobilistiche e chimiche che fanno da traino a tutta l’Europa.

Ulteriori impatti della crisi:

  • Aumento dei lavoratori scoraggiati: molti lavoratori scoraggiati sono usciti dal mercato del lavoro. Una delle categorie maggiormente scoraggiate è quella dei giovani. Molti di loro sono usciti dal mercato del lavoro e hanno investito in extra formazione
  • Aumento dei lavoratori sotto-occupati: molti lavoratori hanno subito una diminuzione dei salari, in conseguenza della diminuzione delle ore lavorate e della produttività oraria.

Questi effetti hanno alterato il calcolo della disoccupazione.

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Le istituzioni

I sindacati

Sono associazioni tra lavoratori che contrattano salari e livelli occupazionali per conto dei lavoratori e altre condizioni di lavoro (benefit).

In Italia c’è una contrattazione sindacale collettiva a livello nazionale per sistema industriale. L’accordo sindacale è valido per tutti i lavoratori del settore, iscritti e non iscritti (clausola erga omnes). Nei paesi di matrice anglosassone non è così ma ci sono le unions che contrattano con il datore di lavoro ma l’accordo raggiunto viene esteso solo ai membri facenti parte delle unions; per gli altri c’è la contrattazione singola.

Misure qualitative del sindacato:

Tasso di sindacalizzazione: è

Tasso di copertura sindacale:

La seconda misura comprende anche chi non è iscritto al sindacato. In Italia è prossima al 100% ma ci sono categorie lavorative che non sono coperte dal contratto collettivo nazionale, come gli e rider. In Italia l’appartenenza al sindacato era molto forte negli anni ’70 per una matrice ideologica molto forte.

Guardando ai tassi di sindacalizzazione, gli Stati Uniti e la Francia sono bassi e negli ultimi anni tendono a scendere. In Italia era molto alto negli anni ’70 e questa appartenenza è un po’ rimasta, anche se in modo molto meno accentuato. In quegli anni c’erano tensioni sociali (anni di piombo) per cui si voleva rivendicare posizioni sociali.

Guardando ai tassi di copertura sindacale l’Italia è tra 80-90% per cui ci sono ancora categorie non coperte dalla contrattazione sindacale. USA e UK preferiscono contrattazioni individuali. In Francia abbiamo quasi la nazionalizzazione di tutti i contratti di tutti i lavoratori.

Regimi di protezione all’impiego

Un regime di protezione dell’impiego è un insieme di norme e procedure necessarie per procedere al licenziamento di un lavoratore. Sono ispirate dalla necessità di proteggere il lavoratore dal licenziamento ingiusto.

In Italia abbiamo regole diverse per imprese piccole e grandi (15 dipendenti) e in base a ciò abbiamo regole diverse per licenziamenti individuali e collettivi. Il grado di protezione dell’impiego in Italia è alto mentre in USA e UK è molto basso. Ciò ha dei pro e dei contro: i lavoratori sono più produttivi dove c’è più paura del licenziamento e inoltre l’imprenditore ha il rischio di assumere un lavoratore incompetente e non poterlo licenziare.

Sussidi di disoccupazione

Sono delle assicurazioni contro il rischio di perdere il proprio lavoro e di diventare disoccupati. Lavorando si paga un contributo chiamato premio assicurativo, che verrà sostituito in forma di sussidio in caso di disoccupazione. L’indennità di disoccupazione è una percentuale variabile di salario per un determinato periodo di tempo. Una volta terminato il sussidio di disoccupazione si passa ad altre forme di assistenza sociale

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sociale o contributiva. L’assistenza sociale è quella che viene data dallo stato a tutti, l’assistenza contributiva viene erogata solo alle persone che hanno versato contributi.

In Italia esistono forme di sussidi differenti:

  • Indennità ordinaria: copre tra 70-80 % dello stipendio per un periodo limitato di tempo
  • Indennità speciale: relativa solo a alcune industrie particolari, ovvero agricoltura e edilizia, perché sono esposti alla stagionalità e ad eventi indipendenti da tutti.
  • Mobilità: quando l’azienda è in crisi deve scegliere chi licenziare per cui prende dei lavoratori, solitamente quelli prossimi al pensionamento, e li colloca in mobilità. Il lavoratore sta a casa e gli dà un incentivo e il lavoratore si iscrive alle liste di mobilità in modo che chi ha bisogno di un impiegato può chiamarlo. Il lavoratore intanto riceve un contributo.
  • Cassa integrazione ordinaria e straordinaria: straordinaria è nelle grandi aziende che chiedono la chiusura.

Emerge un quadro molto frammentario che porta a delle disuguaglianze.

In fatto di generosità dei sussidi di disoccupazione l’Italia è tra i paesi più bassi.

Il Regno Unito è un caso particolare: gode del Cash housing-related benefit. La società anglosassone ha una maggiore flessibilità in entrata e in uscita dal mercato del lavoro. Le case lì costano di più per cui tutti hanno un mutuo, che non si esaurisce con la morte di chi li acquista. Una quota viene destinata al sostegno del mutuo della casa.

Alcuni paesi dispongono anche di una cash social assistant. Noi non la abbiamo perché la nostra assistenza sociale non si limita alla tutela di chi è senza lavoro ma è intesa in modo più ampio.

Guardando la percentuale dei disoccupati che riceve un sussidio l’Italia è il paese più basso. Ciò perché nel conto molti sfuggono a questo conteggio, a causa del lavoro in nero, persone che non accedono perché non sindacalizzati.

Tassazione del lavoro

I redditi percepiti dai lavoratori sono sottoposti a prelievo fiscale. È alla fonte, cioè vengono tolti prima di avere il salario. Inoltre i lavoratori e datori devono pagare le rispettive quote di oneri sociali (contributi pensionistici, assicurativi, etc.).

I dipendenti pubblici pagano l’IRPEF. È una tassa a scaglioni su base progressiva. Le aliquote sono stabilite dal governo nella manovra di politica fiscale che viene condotta entro la fine di ogni anno. Queste tasse finanziano i servizi pubblici forniti dallo stato di cui noi beneficiamo gratuitamente (istruzione, sanità, forze armate, etc.).

Misure della tassazione del lavoro:

  • Salario lordo
  • Imposte personali sul reddito (IRPEF)
  • Contributi sociali (a carico del lavoratore o del datore)
  • Salario netto = salario lordi – imposte – contributi (a carico del lavoratore)
  • Costo del lavoro = salario lordo + contributi a carico del datore di lavoro

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− +

  • =cuneo fiscale =

Le statistiche sugli stipendi sono sempre lordi. L’Italia si colloca più o meno a metà classifica riguardo a costo del lavoro e cuneo fiscale. Il cuneo fiscale è la differenza in termini percentuali tra quanto il datore di lavoro paga per assumere una persona e quanto la persona percepisce. Tagliare il cuneo fiscale vuol dire ridurre la disuguaglianza il più possibile. Se sommassimo tutti gli oneri sociali il nostro cuneo fiscale sarebbe molto più alto.

La tassazione ridistribuisce il benessere sociale nel mercato del lavoro.

Salari minimi

È una retribuzione minima stabilita per legge. In Italia non esiste, ma esistono i minimi sindacali. In alcuni paesi variano per qualifica o settore industriale (Spagna, Portogallo, Germania) o per regione (Stati Uniti). In alcuni paesi esistono eccezioni per particolari categorie (i giovani).

Salario minimo/salario mediano: se sono al di sopra o al di sotto del paese che divide in due la distribuzione. A parità di salario mediano quanto più alto è il salario minimo maggiore è la percentuale. Turchia, Francia e Nuova Zelanda sono più garantisti; Corea, Giappone, Stati Uniti sono meno garantisti.

In Italia abbiamo i minimi contrattuali (CNEL). Sono strutturati per settore, poi per ogni livello contrattuale. Il settore che sta meglio è la finanza; quello che sta peggio sono gli agricoli.

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Economia del lavoro

L’offerta di lavoro

È la somma delle scelte di lavoro di ogni individuo (se e quanto lavorare, decisioni di fertilità, etc.).

Dalla lettura dell’offerta di lavoro ne discendono i tassi di partecipazione (maschili e femminili) al mercato del lavoro, che variano nel corso degli anni.

Modello neoclassico della scelta lavoro tempo libero.

Tratteremo solo modelli di carattere statico, che permette di fare una fotografia, in un istante temporale, della realtà. Ci dà le prime indicazioni in termini di policy.

Obiettivo: gli individui massimizzano il loro benessere sociale consumando beni e tempo libero.

Dalla scelta tra lavoro e tempo libero nasce un Trade off: se non lavoriamo consumiamo molto tempo libero, ma dobbiamo vivere senza i beni.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Angelicabruni32 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia del lavoro e delle risorse umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Cortelezzi Flavia.
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