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Domande esame economia aziendale

L’azienda

  • Definizione
  • Le varie classi di aziende
  • Le finalità economiche delle imprese

L’azienda è un istituto economico destinato a perorare nel tempo che per il soddisfacimento dei bisogni umani, ordina e svolge la produzione e il consumo della ricchezza. Gli istituti sono società umane che assumono caratteri di istituzioni. Ogni società umana persegue il bene comune dei suoi membri. Ci sono quattro classi di aziende: azienda famigliare di consumo e di gestione patrimoniale, azienda di produzione (impresa), azienda composta pubblica e azienda nonprofit.

  • Azienda famigliare di consumo e di gestione patrimoniale: istituto primario della società umana; ha sia fini sociali, etici e religioso che economici. I fini economici sono l’appagamento dei bisogni delle persone che la compongono (fine economico immediato) e il soddisfacimento di attese economiche dei non membri della famiglia (soddisfacimento di interessi economici non istituzionali). L’azienda famigliare è innanzitutto un’azienda di consumo combinato con la produzione di energia di lavoro e di studio e ad essa appartengono proprietà di beni di consumo e un patrimonio. Il patrimonio è formato da beni conferiti al momento della costituzione della famiglia, dalle eredità e dal risparmio. La famiglia partecipa al finanziamento delle produzioni e dei consumi degli istituti pubblici mediante il pagamento dei tributi, il risparmio è quindi originato principalmente dalla differenza tra il totale dei redditi percepiti i costi di consumo e i tributi pagati.
  • L’impresa è un istituto nel quale la produzione economica corrisponde al formarsi di costi/ricavi, entrate/uscite, variazioni di debiti/crediti e prestito di redditi/capitali. Il fine economico è la produzione di remunerazioni monetarie. Ai prestatori di lavoro e ai conferenti di capitale di risparmio sotto forma di capitale di rischio sono destinate le remunerazioni prodotte dall’impresa sotto forma di ‘stipendi’, di ‘quote di utili’, …
  • Le aziende composte pubbliche si configurano come ordine economico degli istituti pubblici territoriali. In esse avvengono processi di produzione e di consumo di beni pubblici. I fini economici sono il soddisfacimento dei bisogni pubblici delle persone e la remunerazione dei prestatori di lavoro.
  • Le aziende nonprofit sono aziende di natura privata e hanno il divieto di distribuire il risultato reddituale e il patrimonio tra i suoi membri, principalmente l’azienda nonprofit ha finalità di ordine sociale, morale e culturale e si concentra sugli ambiti quali dell’istruzione, sanità, assistenza sociale, beneficienza, ambiente promozione e tutela dei diritti civili. Il fine economico è il soddisfacimento di bisogni di determinate categorie di persone.

Concetti di ambiente economico e non economico, di mercato e di settore

Si definiscano i concetti di ambiente economico e non economico, di mercato e di settore. Si fornisca inoltre un'esemplificazione per ognuno dei concetti indicati.

L'ambiente economico: Si definisce ambiente l'insieme delle condizioni e dei fenomeni esterni all'istituto, ma che ne influenzano fortemente la struttura e la dinamica. L'ambiente economico è caratterizzato dai mercati; dai settori; dalle strutture di domanda e offerta di lavoro, di capitale proprio e di beni pubblici; dalle politiche monetarie, finanziarie, economiche.

L’ambiente non economico comprende cultura della collettività sociale in cui l’azienda opera, le infrastrutture, la dinamica delle scienze e tecniche, la configurazione fisica del territorio.

Mercati: I mercati non sono un luogo fisico, sono l'insieme omogeneo delle negoziazioni che hanno per oggetto beni simili, che avvengono con continuità, con caratteri omogenei e con elevata interazione reciproca. Uno stesso bene è di regola negoziato in più mercati distinti, che si distinguono per area geografica e quindi avremo mercati nazionali, regionali e locali. Inoltre i sistemi di comunicazione e trasporto hanno favorito lo sviluppo di mercati globali. I mercati sono complessi dinamici, ovvero variano nel tempo i loro caratteri distintivi e i loro confini. In ogni mercato è possibile identificare domanda e offerta che sono le tradizionali categorie di analisi dei mercati.

Settori: I settori sono l'insieme omogeneo delle aziende che presentano combinazioni economiche simili e operano negli stessi mercati e nelle stesse strutture di domanda e offerta. I settori vengono analizzati in base al grado di concentrazione (numero di imprese che operano nel settore e quote che ne detengono); al grado di protezione (ostacoli che le imprese esterne al settore incontrano per entrare a farne parte); alla struttura dei costi.

L'espansione internazionale

  • a) La definizione di impresa multinazionale
  • b) Le fasi storico-culturali dello sviluppo dell'impresa multinazionale

a) L’impresa multinazionale è un’impresa che possiede all’estero una quota dei propri investimenti e dei propri dipendenti. Controlla direttamente la gestione dell’impero che fa parte di unico mercato. Le attività svolte nei diversi paesi sono tra loro integrate e le scelte strategiche e gli obiettivi sono presi da un vertice proprietario appartenente al paese di origine. Caratteristiche: coordinamento e controllo di varie fasi della catena di produzione localizzate in differenti paesi, la gestione può essere orizzontalmente integrata o verticalmente integrata, la flessibilità ovvero la capacità di mutare o intercambiare forniture e operazioni fra le varie località geografiche, la capacità di trarre vantaggio dalle differenze geografiche nella distribuzione dei fattori di produzione e nelle politiche nazionali.

b) È possibile seguire un percorso storico che parte dalle imprese multinazionali, per passare alle imprese internazionali per finire alle imprese globali e transnazionali. Lo schema delle imprese multinazionali (tipico dell’espansione avvenuta prima della seconda guerra mondiale) caratterizzato dalla necessità delle imprese di decentralizzare le proprie attività e la propria capacità organizzativa (federazione decentralizzata). Caratteristiche: federazione decentralizzata (distribuzione delle risorse alle filiali estere; la sede centrale delega a persone di fiducia la responsabilità delle sedi estere), controllo personale (controllo e coordinamento fra direzione centrale e responsabili locali in base a rapporto di fiducia) e mentalità multinazionale (miglioramento dell’azienda nei mercati mondiali più importanti gestendo le unità all’estero come unità indipendenti che dovevano aver presente solo il mercato locale e quindi adattarsi alle sue esigenze e usi).

Esempio: durante la II Guerra Mondiale, la filiale tedesca della ITT, grande multinazionale americana, progettava e attuava apparecchiature diverse da quelle della casa madre, utilizzate sugli aeroplani germanici mentre negli Stati Uniti si impiegavano, su aeroplani statunitensi, diverse apparecchiature progettate e prodotte sul posto. Quindi grande autonomia dell’azienda tedesca.

L’impresa internazionale aveva come obiettivo il trasferimento di conoscenze tecnologiche e commerciali (federazione coordinata). Era dipendente dalla casa madre per i nuovi prodotti, le idee, processi. Legami più stretti e formalizzati tramite sistemi di pianificazione e gestione. Atteggiamento di superiorità del management della casa madre nei confronti delle consociate.

L’impresa globale ha tutte le attività, le risorse e le responsabilità centralizzate. Le unità estere sono utilizzate per raggiungere i mercati stranieri, il loro ruolo si limita alla vendita, all’assistenza e all’assemblaggio; hanno meno libertà di creare nuovi prodotti o nuove strategie, non possono nemmeno modificare quelli esistenti. I dirigenti si concentrano sui mercati globali. L’impresa globale può contare su consistenti economie di scala.

L’impresa transnazionale si pone in una situazione intermedia fra impresa globale e multinazionale. Cerca di raggiungere i vantaggi dell’impresa globale (integrazione) con la possibilità di sfruttare opportunità locali (impresa multinazionale). Le risorse sono concentrate nella sede centrale.

Le coordinazioni parziali delle imprese

  • a) La definizione
  • b) La classificazione

a) Le coordinazioni economiche parziali sono insiemi di processi caratterizzati da una funzione e da un insieme di competenze specialistiche applicate allo svolgimento della stessa. (Ad esempio, la coordinazione parziale “ricerca e sviluppo”: – è l’insieme delle attività che hanno la funzione di ideare e di sviluppare nuovi prodotti e nuovi processi produttivi – e si svolge utilizzando particolari competenze di progettazione, di calcolo, di prova…)

b) Le coordinazioni parziali sono riconducibili alle seguenti classi:

  • Configurazione dell’assetto istituzionale (disegno complessivo secondo il quale l’azienda nasce, si trasforma e si svolge)
  • Gestione (insieme di operazioni attraverso le quali l’impresa attua direttamente la produzione economica, raccoglie i capitali, acquista i macchinari e materie prime, fabbrica i prodotti e li vende, infine paga i tributi)
    • Gestione caratteristica
    • Gestione finanziaria
    • Gestione patrimoniale
    • Gestione tributaria
    • Gestione assicurativa
  • Organizzazione (disegnano la struttura organizzativa all’impresa, l’assegnazione dei compiti e le responsabilità alle persone che vi lavorano e gestiscono i sistemi di ricompensa di sviluppo delle persone stesse)
  • Rilevazione (raccolta, elaborazione e diffusione dei dati delle informazioni necessari per prendere buone decisioni e per informare tutti i soggetti interessati alla vita dell’impresa)

c) Gestione patrimoniale: Può accadere che, per un certo periodo di tempo, un’impresa disponga di mezzi monetari eccedenti rispetto a quanto richiesto dalla gestione caratteristica (in generale, dalle altre gestioni); in questi casi, si attiva la gestione patrimoniale che consiste nell’investimento di tali mezzi monetari al fine di trarne un reddito. L’investimento può consistere, ad esempio, nell’acquisto di titoli di Stato o di azioni di altre imprese. La gestione patrimoniale è in linea di principio una gestione “attiva”, ma talvolta può provocare perdite (ad esempio, per quotazioni decrescenti delle azioni acquistate). Comporta operazioni di negoziazione di beni, di credito, di prestito e di riscossione e di pagamento. Si attua attraverso: negoziazioni di capitale di prestito, di capitale di rischio e di beni privati.

La gestione finanziaria delle imprese

  • a) Il contesto di riferimento
  • b) Il concetto di fabbisogno finanziario
  • c) Le principali fonti di finanziamento

a) La gestione è il grande insieme di operazioni attraverso le quali l’impresa attua direttamente la produzione economica: raccoglie i capitali, acquista macchinari e materie prime, fabbrica prodotti e li vende, infine paga i tributi. Si divide in gestione caratteristica, gestione finanziaria, gestione patrimoniale, gestione tributaria e gestione assicurativa.

b) La gestione finanziaria è l’insieme delle operazioni volte a coprire il fabbisogno finanziario, ossia il fabbisogno di mezzi monetari necessari per avviare l’impresa e per sostenerne lo sviluppo. Il fabbisogno finanziario nasce perché di regola nelle imprese gli incassi derivanti dalle “vendite” si manifestano successivamente ai pagamenti derivanti dagli “acquisti”.

c) Il fabbisogno finanziario si copre ricorrendo a due fonti di finanziamento:

  • Capitale proprio, o capitale di rischio
    • Formato da conferimenti effettuati dal titolare o dai soci al momento della costituzione dell’azienda + riserve (utili non distribuiti).
    • Conferito a tempo indeterminato.
    • I conferenti hanno il diritto agli utili prodotti dall’impresa e possono cedere i loro diritti vendendo le proprie quote di capitale di rischio.
    • La remunerazione del capitale di rischio è incerta, infatti cattivi risultati reddituali dell’impresa possono portare alla totale perdita del capitale conferito.
  • Capitale di prestito (mutui, obbligazioni,…)
    • Il capitale di debito è ottenuto in prestito da banche o istituti di credito.
    • In base alla durata, i finanziamenti di capitale di debito possono essere:
      • A breve termine (fino a 18 mesi)
      • A medio termine (da 18 mesi a 5 anni) prestiti obbligazionari;
      • A lungo termine (oltre 5 anni) mutui.
    • In base allo scopo, possono essere:
      • Debiti di regolamento - contratti con i fornitori, non danno origine a entrate monetarie e sono dilazioni di pagamento, hanno scadenze che variano da 30 a 90 giorni;
      • Debiti di finanziamento - prestiti di varia durata, concessi per sviluppo o ristrutturazione, devono essere rimborsati a una data scadenza e a un dato tasso d’interesse, danno origine a un’entrata monetaria.

L'assetto proprietario delle imprese

  • a) La possibile classificazione
  • b) Le caratteristiche delle imprese ad assetto proprietario capitalistico/in relazione alla concentrazione di capitale di rischio nelle imprese ad assetto proprietario capitalistico

a) L’assetto proprietario è una variabile d’impresa che può essere definita come la distribuzione dei diritti di proprietà tra i vari soggetti che partecipano alla vita dell’istituito. Per diritto di proprietà si intende il diritto di prendere decisioni aziendali e il diritto di godere dei risultati aziendali. Le imprese possono essere distinte per assetto proprietario tra:

  • Imprese ad assetto proprietario capitalistico
  • Imprese ad assetto proprietario non capitalistico
  • Imprese ad assetto proprietario misto
  • Imprese con diritti proprietari limitati

b) L’impresa nella quale i diritti di proprietà fanno capo ai conferenti di capitale di rischio viene qualificata come ‘impresa capitalistica’. L’impresa capitalistica è la forma dominante, ma possono esserci anche assetti proprietari differenti:

  • I diritti di proprietà fanno capo ai clienti (nelle cooperative di consumo al dettaglio);
  • I diritti di proprietà fanno capo a soggetti che forniscono input diversi dal capitale di rischio, ad esempio i prestatori di lavoro; (spesso questi soggetti sono anche conferenti capitale di rischio);
  • I diritti di proprietà assegnati a nessuno o sono limitati (istituti senza proprietari, es. istituti nonprofit).

Teoria di Henry Hansmann: L’assetto proprietario (distribuzione dei diritti di proprietà) deve essere scelto in funzione di due variabili: I costi di market contracting; I costi di ownership; La scelta razionale è quella...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher grepontier di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Confalonieri Emanuela.
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