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Diritto europeo nuovo 2022-2023

Origini UE - Dichiarazione di Parigi

Introduzione: “Discorso del Presidente Mattarella” il diritto europeo dell’economia è un diritto che nasce nella storia e che si sviluppa nel corso del tempo.

Origine

La dichiarazione di Schumann (ministro degli esteri francese dell’epoca), il 9 maggio 1950 (dopo la Seconda guerra mondiale) pronuncia un famosissimo discorso (dichiarazione di Parigi), pensato in precedenza da Jean Monnet (politico francese, economista) che affronta il problema di come gestire la fase successiva alla Seconda Guerra Mondiale. Molte frasi pronunciate in questa dichiarazione sono rilevanti per quella che oggi è l’Unione Europea, ovvero il trattato istitutivo della Comunità Europea del carbone e dell’acciaio (CECA) del 1951. Schumann con l’aiuto di Monnet pronuncia questo discorso dal quale si dà il via alla prima forma di integrazione europea.

Dichiarazione di Parigi: introduzione

  • “La pace nel mondo non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”

    • Usa l’espressione “pace mondiale” siamo 5 anni dopo la Seconda guerra mondiale, parla a nome della Francia e si rivolge alla Germania. Parla di mondiale perché il contrasto tra Francia e Germania non ha riflessi solo per questi due paesi. Introduce un obiettivo di altri Stati.
    • “Sforzi creativi”, dopo la Prima guerra mondiale ci fu il trattato di Versailles del 1919 e la scelta dei vincitori fu quella di danneggiare pesantemente la Germania a tal punto da impedirle di tornare una grande potenza. Schumann dice che bisogna trovare qualcosa di nuovo, che bisogna fare qualcosa di diverso rispetto a quello che avevano fatto.
    • “Proporzionali...” intende che la minaccia della pace mondiale è gigantesca, dunque la soluzione deve essere proporzionale.
  • “Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche”

    • “Europa organizzata” qui si introduce la proposta, ovvero di installare un'Europa organizzata, non parla più di singoli stati. Il contributo dell’Europa è il mantenimento di relazioni pacifiche fra le collettività che sono presenti innanzitutto sul continente europeo, ma anche in una prospettiva mondiale.
  • “L’Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra” dà un giudizio negativo di ciò che successo in passato. L’Europa può essere la soluzione alla pace.

  • “L’Europa non potrà farsi una sola volta, ne sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”

    • Con “L’Europa non potrà farsi una sola volta” intende che dovrà essere aggiornata e integrata volta per volta.
    • Con “essa sorgerà da realizzazioni concrete” intende che gli stati dovranno mettersi d’accordo su un punto specifico che creerà “solidarietà” ovvero aiutarsi a vicenda. Creando solidarietà tra più collettività. Quello che vuole comunicare è di essere disposti a fare dei sacrifici nell’interesse di tutti che poi è il nostro interesse.
  • L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra Francia e Germania. Ovvero evitare la guerra e cercare di risolvere i contrasti. Bisogna risolvere il contrasto secolare tra Francia e Germania, l’obiettivo è la pace mondiale. Per farlo abbiamo bisogno di uno sforzo creativo, lo sforzo consiste nella creazione di una qualche riforma iniziale. Il primo passo si fonda una dichiarazione politica sulla solidarietà di fatto.

Dichiarazione di Parigi: un’idea pragmatica

  • “A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo” Rivolto verso la Germania, intende coalizzarsi con il nemico storico per costruire un’organizzazione perfetta. Oppure di trovare un punto e partire da quel “punto limitato ma decisivo”. Infatti un anno dopo è nata la CECA, proponendo di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e acciaio sotto una comune Alta autorità, nel quadro di un’organizzazione sulla quale possono aderire gli altri stati europei. Perché è un punto limitato ma decisivo? Perché la materia prima che hanno usato per farsi la guerra anni prima era il carbone e l’acciaio. È decisiva perché una volta individuata la materia prima ci si può unire per produrla.

  • “La fusione della produzione di carbone e di acciaio: (1) assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e (2) cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime”. La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale e a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.

Dichiarazione di Parigi: la prospettiva

  • “Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l’Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano”. Siamo nel 1950, ci sono ancora colonie in Africa e quindi questa è anche una prospettiva degli Stati Europei.

  • “Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all’instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni”. Quello che si vuole realizzare è una fusione di interessi cercando di avere un fine comune.

Dichiarazione di Parigi: gli strumenti operativi

  • “Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: (1) l’ammortamento della produzione e il miglioramento della sua qualità; (2) la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell’acciaio su mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paesi aderenti; (3) lo sviluppo dell’esportazione comune verso gli altri paesi; (4) l’uguagliamento verso l’alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie”.

  • “Per conseguire tali obiettivi, la circolazione del carbone e dell’acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività”. Si intende che: ci concentriamo sul carbone e sull’acciaio che viene prodotto in Francia e in Germania o anche in altri stati che vogliono aderire a sistema abolendo i dazi doganali (che sono una limitazione) promuovendo la circolazione della merce e quindi il commercio. Arrivando quindi ad avere un’organizzazione unica, un’unione economica.

Intergovernamentalismo vs. sovranazionalismo

Cosa significa istituire una alta autorità?: “Le proposte Schuman, o sono rivoluzionarie, o non sono nulla. Il principio fondamentale è quello di delegare la sovranità in un ambito ristretto ma decisivo. Infatti, un piano che non si fondasse su tale principio non potrebbe contribuire utilmente alla soluzione dei grandi problemi sociali, poiché la cooperazione tra le nazioni, per quanto importante possa essere, non risolve nulla. Bisogna tendere alla fusione degli interessi dei popoli europei e non soltanto al loro equilibrio” (J. Monnet).

  • Inter-governalismo: è la cooperazione fra le nazioni. Un esempio è l’ONU (organizzazione delle Nazioni Unite), chi aderisce all’ONU aderisce come stato, le decisioni che vengono prese vengono prese perché sono tutti d’accordo. C’è un potere di veto, perché se una decisione va contro l’interesse di un solo paese allora non si accetta. Il vantaggio nelle organizzazioni sovrannazionali è che un paese può votare contro alle decisioni di esercitare il potere di veto e quindi impedire che venga presa una decisione che va contro i miei interessi. Lo svantaggio è che l’unico modo che si ha per prendere un decisione è convincere chi vorrebbe esercitare il proprio potere di veto. (esempio: a febbraio del 2022 è stata avanzata una proposta dall’ONU per chiedere di ritirare le truppe russe dalla Ucraina, in questo caso ci fu il veto della Russia e l’astensione di altri stati).
  • Sovra-nazionalismo: è la fusione degli interessi e la delega di sovranità. Quando uno stato delega la propria sovranità affida un suo pezzo nelle mani di un altro soggetto al fine di realizzare uno scopo che giustifica il suo sacrificio. Deve esserci un equilibrio di interesse, nel caso uno stato non fosse d’accordo deve accettarlo. Un esempio sono gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono uno Stato federale composto da 50 stati che su alcune materie delegano la propria sovranità allo Stato federale. In questo caso un paese subisce una decisione anche se è contro il suo interesse. Come si delega la sovranità? Con un trattato tra stati. Quando si negozia un trattato ci sono dei problemi da superare ovvero il contenuto e il numero dei partecipanti al trattato.
  • Dove si trova l’Unione Europea? Si trova tra i due poli del sovra-nazionalismo e l’inter-governalismo. A volte si comporta come uno stato sovranazionale, altre volte si comporta come un’organizzazione intergovernativa. Da un lato con le organizzazioni intergovernative io come stato mi tutelo.

UN (nazioni unite) — UE ------------------------ US (stati uniti)

Principio di attribuzione e le competenze

Principio di attribuzione: “In virtù del principio di attribuzione, l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Qualsiasi competenza non attribuita all’Unione nei trattati appartiene agli Stati membri” (art.5, par.2, TUE). Questa è una scelta che hanno preso gli Stati, ovvero di delegare la propria sovranità ad un soggetto che sta sopra l’Unione Europea. Non si delega in via generale, ma bensì su alcune materie specifiche. L’unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri. Per evitare di dare la sovranità su aspetti sul quale non vorremmo darla si usa la norma di chiusura, cioè qualsiasi competenza non attribuita all’Unione dei trattati appartiene agli Stati membri. Si delega con i trattati, i trattati però possono avere dei problemi perché si negozia sia sul contenuto sia per il numero dei partecipanti all’organizzazione. Il principio di attribuzione dell’Unione Europea può farlo solo nelle materie che sono attribuite dagli Stati all’Unione Europea nei trattati, il che significa che deve trovare, nei trattati firmati dagli Stati, una qualche norma in base al quale si capisca che l’UE ha competenza di disciplinare una determinata materia. Se non ci fosse quella norma nei trattati, allora, l’atto europeo sarebbe illegittimo.

La base giuridica. Esempi:

  1. Es.1: “L’Unione contribuisce allo sviluppo di un’istruzione di qualità incentivando la cooperazione tra Stati membri e, se necessario, sostenendo ed integrando la loro azione nel pieno rispetto della responsabilità degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto dell’insegnamento e l’organizzazione del sistema di istruzione, nonché delle loro diversità culturali e linguistiche” (art. 165, par. 1, TFUE). Ciò significa che l’Unione Europea può disciplinare l’istruzione.
  2. Es. 2: “Al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori, l’Unione contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto all’informazione, all’educazione e all’organizzazione per la salvaguardia dei propri interessi” (art. 169, par. 1, TFUE).

Con quale strumento può intervenire l’Unione Europea?

Strumenti identificativi. Esempi:

  • “Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo: — il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato delle regioni, adottano azioni di incentivazione, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri; — il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta raccomandazioni” (art. 167, par. 5, TFUE). L’Unione Europea deve avere una base giuridica prima in applicazione del principio di attribuzione, ma deve anche avere degli strumenti scelti su base giuridica.

Recap

  1. Abbiamo visto come il principio di attribuzione risponde alla logica per cui noi stati deleghiamo la nostra sovranità a chi sta sopra (sovra-nazionalismo).
  2. Abbiamo visto che, temendo che vengano prese decisioni che non sono nel nostro interesse, si decida di dare sovranità solo su alcune materie.
  3. L’Unione Europea può prendere delle decisioni in materie non espressamente previste nei trattati, quindi attenuando il principio di attribuzione.

Attenuazioni del principio di attribuzione

Attraverso questi tre strumenti l’Unione Europea ha giustificato il suo intervento.

  1. Ravvicinamento delle disposizioni/legislazioni: si fonda su:
    • “Salvo che i trattati non dispongano diversamente, si applicano le disposizioni seguenti per la realizzazione degli obiettivi dell’articolo 26. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale, adottano le misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l’instaurazione ed il funzionamento del mercato interno” (art. 114 TFUE).
    • “Fatto salvo l’articolo 114, il Consiglio, deliberando all’unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, stabilisce direttive volte al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che abbiano un’incidenza diretta sull’instaurazione o sul funzionamento del mercato interno” (art. 115 TFUE).
    • Perché queste due norme sono un’attenuazione del principio di attribuzione? Quando deve intervenire deve individuare una base giuridica, un fondamento sulla base del quale si basa il suo intervento, e questa base giuridica deve essere presente nei trattati.
    • Quando intervengono le norme? Non identificando una materia specifica ma identificando uno scopo, un obiettivo da perseguire (ovvero il mercato interno) l’Unione Europea può utilizzare queste norme. Il 114 pone un obiettivo che è il perseguimento del mercato interno.
    • Quale tra queste due norme è quella più semplice da utilizzare? Un primo ostacolo del 115 è che il consiglio deve deliberare all’unanimità. Mettersi tutti d’accordo è più difficile. Gli atti normativi sono regolamenti, decisioni e direttive. Con il termine “misure” contenute nel 114 si intendono tutti e tre questi elementi appena citati. Mentre con il 115 può fare solo direttive. Quindi anche in questo caso il 114 può essere più utilizzato.
  2. Clausola di flessibilità: perché consente di uscire dagli argini.
    • “Se un'azione dell'Unione appare necessaria, nel quadro delle politiche definite dai trattati, per realizzare uno degli obiettivi di cui ai trattati senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di azione richiesti a tal fine, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, adotta le disposizioni appropriate. Allorché adotta le disposizioni in questione secondo una procedura legislativa speciale, il Consiglio delibera altresì all'unanimità su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo.” (art. 352, par.1, TFUE).
    • Perché è un’attenuazione del principio di attribuzione? La norma inizia con “se un'azione appare necessaria”, l’utilizzo di questi termini dal contenuto vago ha un effetto, cioè quello di dare discrezionalità all’interprete, perché possono essere interpretati in tanti modi. Per l’UE è facile utilizzare questa norma. Dopo la norma usa i termini “senza che i trattati abbiano previsto i poteri d’azione”, quindi nei trattati sono previsti degli obbiettivi che l’UE deve perseguire e che gli Stati hanno messo in quei trattati, e per realizzare questi obbiettivi l’UE deve necessariamente utilizzare dei poteri strumentali.
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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludovicarcuri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Corti Matteo.
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