La costituzione italiana
La Costituzione italiana rappresenta la norma giuridica fondamentale dello Stato italiano e condiziona la vita di tutti i soggetti dell'ordinamento giuridico.
- Votata dal popolo il 2 giugno 1946
- Entrata in vigore il 1 gennaio 1948
Essa è costituita da 139 articoli più 18 disposizioni finali transitorie. I primi 12 articoli sono "Principi fondamentali". È stata stipulata dall’assemblea costituente, eletta dal popolo e formata dai rappresentanti dei partiti politici (anche le donne).
Parliamo di Stato di diritto quando non esiste un'autorità al di sopra della legge. La Costituzione (carta fondamentale) è il vertice del diritto e dell’ordinamento giuridico, esso si compone di:
- Costituzione (Grundnorm -> norma fondamentale)
- Fonti primarie (leggi)
- Fonti secondarie (regolamenti)
- Usi e consuetudini
La costituzione repubblicana
- Lunga
- Rigida
- Di compromesso
- Programmatica
- Composta da assemblea costituente
- Con sovranità popolare
È importante citare la Corte Costituzionale che funge da organo di controllo sulle leggi emanate dal Parlamento affinché non risultino anticostituzionali. Essa è composta da 15 giudici (professori ordinari di diritto, avvocati con 20 anni di esperienza o magistrati), che restano in carica 9 anni e sono nominati da:
- 5 dal Parlamento (seduta comune)
- 5 dal Capo dello Stato (Mattarella)
- 5 dalla suprema magistratura ordinaria e amministrativa
Libertà di espressione nella Grecia del V sec a.C.
Polis - la città-stato che valorizza la discussione pubblica nell’Agorà. Aristotele, nell’opera La Politica, teorizza che il cittadino gode di:
- ISONOMIA: uguaglianza di fronte alle istituzioni della città
- ISEGORIA: libertà di parola
Democrazia diretta - il popolo prende le decisioni senza la mediazione dei rappresentanti. Una finestra di democrazia diretta l’abbiamo con il referendum abrogativo (art. 75). In Italia, la democrazia è di tipo rappresentativo.
La stampa
Riconoscimento giuridico della libertà di espressione
In particolare, sono 3 gli eventi storici fondamentali per la libertà di espressione:
- 1688 Rivoluzione inglese -> Bill of Rights
- 1776 Rivoluzione americana -> 1787 Costituzione Americana (13 colonie)
- 1789 Rivoluzione francese -> Art. 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino
Sorgono così due modelli:
- GIUSNATURALISTA (modello Americano): La libertà di parola non sarà limitata da alcuna legge del congresso. 1791 -> 1o emendamento USA tratta la libertà di stampa e di parola "freedom of speech".
- GIUSPOSITIVISTA (modello Francese): La libertà di espressione è un diritto inalienabile dell’uomo le cui modalità di esercizio vengono però fissate dalla legge (Art. 11). Il modello europeo si fida del parlamento, l’altro no.
Abusi della libertà di stampa
- Diffamazione: va a ledere la reputazione (l’offeso non è presente).
- Ingiuria: va a ledere l’onore (l’offeso è presente).
Entrambe ledono la dignità della persona. Articoli 594 (ingiuria) e 595 (diffamazione) del codice penale.
Lo Statuto Albertino (1848-1944)
Prima della Costituzione c’era lo Statuto Albertino in nome del sovrano Carlo Alberto che lo donò. Lo Statuto Albertino è una carta costituzionale promulgata dal Re e, al contrario della costituzione, essa cala dall’alto mentre la costituzione germoglia dal basso.
- Breve
- Flessibile
- Liberale
- Ottriata (atto unilaterale)
L’articolo 28 è la norma che tutela la libertà di stampa:
- 1o comma: “la stampa è libera, ma una legge ne reprime gli abusi”.
- 2o comma: “tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del vescovo” -> censura.
Quindi tutto ciò che non sia religioso può uscire liberamente. Libertà di stampa -> nessuno deve essere avvisato, non bisogna chiedere il permesso (giuridicamente). Principio Garantista perché per l’appunto garantisce la libertà.
Censura
È il fatto che lo stampato venga letto prima di essere pubblicato, anche se approvato. Sottomettere il prodotto da rendere pubblico a un controllo preventivo.
Censura -> EX ANTE -> prima che venga pubblicato. Comprime la libertà di stampa. Provvedimenti restrittivi EX POST sono quelli che avvengono dopo la pubblicazione es. il sequestro dello stampato.
Editto sulla stampa (Marzo 1848-1948)
Pochi giorni dopo rispetto allo Statuto Albertino viene promulgato l’Editto sulla stampa, la prima legge in Italia che disciplina la carta stampata.
- Stabilisce degli obblighi per tutti gli stampati -> obblighi diversi per:
- Stampa comune -> obbligo di deposito (libri) -> depositare copie presso le autorità giudiziarie e le biblioteche universitarie (non possono essere anonime).
- Stampa periodica, dove emerge la figura del Gerente responsabile.
- Elenca i reati che possono essere commessi col mezzo della stampa, sia quelli che offendono la sfera pubblica sia quelli che offendono la sfera privata.
- Stabilisce le autorità giudiziarie competenti per reprimere tali reati.
Stampa comune -> obbligo di deposito (libri) -> depositare copie presso le autorità giudiziarie e le biblioteche universitarie (non possono essere anonime) -> devono essere esplicitati: autore, editore, tipografia… Non può essere anonimo altrimenti non c’è il soggetto da punire.
Nel 1848 in Inghilterra viene pubblicato il manifesto del partito comunista (Karl Marx e Friedrich Engels), esso viene poi pubblicato in Italia sottostando all’obbligo di deposito. Stampa periodica -> Prima di far uscire lo stampato bisogna mandare una comunicazione alla segreteria di Stato per gli affari interni (Ministero degli interni oggi) in cui si dice:
- Nome del periodico
- Cadenza
- Proprietario
- Editore
- Tipografia
- Gerente responsabile (gli eventuali illeciti prevedono una figura responsabile)
La ragione di questa comunicazione non è di tipo autorizzatorio (o censorio) ma di controllo formale.
L’editto deve inoltre valutare i reati, i delitti che si dividono in: delitti più gravi e delitti meno gravi. I primi sono quelli che ledono gli interessi pubblici (offesa al re, al parlamento o alla proprietà privata), i secondi sono quelli che ledono gli interessi privati (libelli famosi, diffamazione).
Per giudicare i reati commessi col mezzo della stampa serve una magistratura speciale e in particolar modo è rappresentata da giuria popolare e cittadini. L’editto rimane in carica per circa 100 anni (1848-1948).
Conflitti e restrizioni della libertà di stampa
1848 -> In questi anni la classe operaia è al centro dei conflitti di quell’epoca. La stampa diventava il centro della lotta politica e allora si formavano partiti, giornali, movimenti di persone…
È questo il momento in cui servono delle restrizioni, norme di pubblica sicurezza, in particolare le leggi di polizia del 1859, 1865, 1889 che puntano a limitare la libertà di stampa (la licenza per l’affissione degli stampati, per la tipografia).
In particolare per svolgere l’attività tipografica bisognava:
- Avere la fedina penale pulita
- Essere cittadini onesti e bravi
- Avere il titolo di maturità classica
Tutto ciò era necessario per evitare che qualche anarchico senza permesso potesse pubblicare.
Governo della Destra storica
Con l’entrata in governo di un governo della Destra storica come il governo Pelloux la situazione non migliorò, anzi andò peggiorando. L’obiettivo fu quello di aumentare le pene per i reati a mezzo stampa, dare potere al giudice di sospendere per 3 mesi le pubblicazioni dopo 2 condanne e un potere di censura da parte del giudice: gli stampati andavano depositati presso l’autorità giudiziaria due ore prima della diffusione pubblica.
Questo disegno di legge troverà una forte opposizione in Parlamento da parte della sinistra, il Governo deciderà di trasformare il disegno di legge in decreto legge ma anche il decreto, adottato nel 1899, non riuscì ad avere effetti concreti. Seguirà una sentenza della Corte di Cassazione che dichiarerà inesistente il decreto, il quale verrà infine revocato nell'aprile del 1900.
Intervento legislativo da parte di Giovanni Giolitti (1906)
Nel 1906 viene registrato un intervengo garantista (che confida nei cittadini) perché al potere cambia la politica. Si va a votare ma per farlo bisogna essere aristocratici, in questo modo solo il 4% degli italiani voterà (no donne, no analfabeti e no uomini con un reddito inferiore).
Solo cinque anni più tardi nel 1911 viene riconosciuto il Suffragio maschile per quelli che sapevano leggere e scrivere, per gli analfabeti bisognerà aspettare il 1919 e per le donne il 1949.
Nel 1906 quindi, con Giolitti viene approvata una legge che approva il sequestro della stampa solo dopo una sentenza definitiva di condanna emessa dalla magistratura. Come già detto questa è una disciplina garantista perché garantisce i diritti dell’imputato, anche se nel frattempo lo stampato circola (EX POST).
Vengono però individuate 2 eccezioni che giustificano il sequestro in mancanza di una condanna:
- Stampati che non avevano adempiuto agli obblighi di deposito dell’editto (anonimi o clandestini)
- Stampati contrari al buon costume
La legge del 1906 vieta inoltre tutti gli stampati che indicano strumenti idonei a perire la procreazione e a cagionare l’aborto (divieto rimasto fino al 1971).
Inizio della Grande guerra (1915)
La svolta in senso liberale che la stampa stava subendo e poteva ricevere maggiormente subì una brusca battuta d’arresto con l’inizio della Prima guerra mondiale. Con la legge n.83/1915:
- L’esecutivo può vietare la pubblicazione di notizie di carattere militare
- Le notizie devono essere controllate preventivamente dal Governo
- Il Prefetto aveva la possibilità di procedere immediatamente al sequestro di ogni stampato
Il motivo che giustificò questo notevole passo indietro nella libertà di stampa fu quello legato alle esigenze di sicurezza nazionale e ordine pubblico, che troveranno parziale applicazione anche nell’immediato primo dopoguerra e che recava i tratti distintivi di quello che lì a poco sarebbe diventato l’asse portante della legislazione fascista in materia.
Stampa nel periodo fascista
Il 28 ottobre 1922 con la marcia su Roma i fascisti presero il potere. Due/tre anni dopo nel 1924/25 si nota una grande attività di legislazione sulla stampa. Mussolini era consapevole del fatto che gli italiani avrebbero appreso solo con la stampa e quindi diventa un oggetto addomesticatore con cinque interventi restrittivi:
- Il passaggio dal gerente responsabile al direttore responsabile
- Istituzione dell’ordine e dell’Albo dei giornalisti
- La disciplina dei reati a mezzo stampa nel nuovo codice penale Rocco, 1930
- Riforma della legislazione di pubblica sicurezza (TULPS 1926 e 1931)
- Provvedimenti a favore della stampa
Istituto Luce, Cinecittà, Ministero della cultura popolare e altri organi vengono creati durante il periodo del fascismo.
Passaggio dal gerente al direttore responsabile
Il direttore responsabile (chiamato così dal 1924) non poteva essere un deputato per non poter sfuggire alla giustizia e poter andare sotto processo. Egli doveva essere un membro attivo della redazione. Per esercitare il suo ruolo deve fare domanda alla prefettura e successivamente (dal 1925) alla magistratura presso la procura della Repubblica. Se venivano commessi due reati nell’arco di un anno, la concessione veniva revocata ed il direttore veniva sostituito da uno nuovo, il prefetto poteva però rifiutarsi di nominarlo -> questo fu uno stratagemma per chiudere le testate giornalistiche e causare la paralisi della pubblicazione dei periodici Un giornale senza direttore non può uscire -> stampa clandestina.
Albo dei giornalisti
Istituito nel 1925 (di natura deontologica) doveva controllare le persone che si sarebbero occupate dell’informazione da un punto di vista professionale, fu un filtro per selezionare i giornalisti.
- Giornalisti professionisti -> quelli che vivevano svolgendo quella professione
- Pubblicisti -> coloro che con una certa continuità collaborano con una testata e vengono retribuiti ma svolgono un altro mestiere
- Praticanti -> coloro che o non avevano la maggiore età (<21) o stavano svolgendo la pratica professionale (18 mesi di praticantato)
I requisiti per l’iscrizione all’Albo erano:
- Possesso della cittadinanza italiana (principio dell’autarchia)
- No condanne penali superiori a 5 anni
- No religione ebraica (dal 1938 con le leggi razziali)
- No attività politica contro gli interessi del regime
L’ordine non vedrà mai la luce.
Codice penale Rocco 1930
Si chiama così da Alfredo Rocco: giurista, politico e accademico italiano. È tutt’oggi in vigore. Art. 57: Sancisce che il direttore responsabile è chiamato a rispondere in maniera oggettiva (responsabilità oggettiva) ai reati che vengono commessi attraverso il mezzo della stampa. Il regime l’ha inserito in modo da poter mandare i direttori a processo per arrivare poi a chiudere il periodico.
Resp. Soggettiva -> Dipende da noi (responsabilità penale) Resp. Oggettiva -> Non dipende da noi (coperte in genere dall’assicurazione) Sancisce anche una serie di reati di opinione (reati compiuti mediante la stampa, la parola):
- Vilipendio -> es. vilipendio alla bandiera, insulti al Presidente della Repubblica
- Diffamazione
- Istigazione -> es. istigazione a compiere delitti
- Apologia di reato (elogio del reato)
Riforma della legislazione di pubblica sicurezza
Tutte quelle norme che vengono approvate dal regime fascista e servono per stabilire i poteri delle forze dell’ordine. 2 PROVVEDIMENTI:
- Testi unici di pubblica sicurezza (TULPS) -> Puntano sul sistema di licenze e autorizzazioni concernenti le attività strumentali connesse alla stampa (tipografia, affissione)
- Sequestro degli stampati -> Testo unico del 1931: gli stampati possono essere sequestrati dalla pubblica sicurezza anche senza il compimento di un reato, anche in assenza di un procedimento penale avviato
Questo è un provvedimento EX POST (no censura). Le licenze di polizia saranno eliminate con la sentenza n.1 del 1956 da parte della Corte costituzionale.
Provvedimenti a favore della stampa
Mussolini per ottenere l’approvazione da parte del popolo attua una serie di sostegni economici a favore delle imprese editoriali destinate a rimanere per lungo tempo.
1935 -> Ministero per la Stampa e per la propaganda
1937 -> Ministero per la Cultura Popolare (MINCULPOP)
1940 -> Ente Stampa, secondo le direttive del MINCULPOP Curiosità -> Le veline erano i fogli di carta velina che uscivano da Palazzo Venezia (sede del governo fascista) e andavano a finire nelle sedi di giornali dove c’erano scritte le notizie che dovevano uscire i giorni dopo.
La notte del 25 luglio 1943 cade il regime fascista. Mussolini viene arrestato. L’Italia diventa quindi uno Stato a sovranità limitata e i quotidiani devono avere il permesso del prefetto autorizzato dal comando alleato.
Decreto luogotenenziale n. 561 (1946)
Decreto che determina la nuova disciplina per il sequestro degli stampati. Abolisce il sequestro preventivo e lo riporta nelle mani del giudice come strumento repressivo. Stabilisce che il sequestro può avvenire solo a seguito di una sentenza irrevocabile di condanna su accertata commissione di un reato a mezzo stampa. Il giudice può sequestrare 3 copie dello stampato prima del processo. ECCEZIONI:
- Stampati che violano il limite del buon costume
- Propaganda sull’aborto e di strumenti anticoncezionali
2 giugno 1946
Il 2 giugno 1946 inizia il lavoro dell’assemblea costituente, la nuova Costituzione italiana. I costituenti devono valutare le nuove regole. Decidono di indicare in un articolo (Art. 21) la libertà di manifestare il pensiero e la comunicazione pubblica.
Legge sulla stampa n.47 del 1948
Nel gennaio 1948 l’assemblea costituente approva la legge sulla stampa. La n.47 del 1948 che ancora oggi costituisce la disciplina dei periodici (in vigore). Prima della legge n.47 del ‘48 si seguivano le indicazioni dello Statuto Albertino e dell’editto (1848).
Articolo 5 -> Il principale obbligo che questa legge pone è il principio dell’obbligo di registrazione presso la cancelleria del tribunale. Nella registrazione (dura 6 mesi) dovevano essere indicati: titolo, proprietario, direttore responsabile, editore (se presente), natura della pubblicazione e la documentazione che certificasse l’iscrizione del direttore responsabile all’Albo. Questa registrazione non aveva la forma di un’autorizzazione ma di rendere trasparenti e pubblici i dati del giornale.
Articolo 8 -> diritto di rettifica e risposta -> spetta a coloro che sono stati citati nella pubblicazione. (entro termini brevi, massimo 30 righe e stesso livello editoriale della notizia originale).
Articolo 13 ->(dichiarato incostituzionale) prevede il carcere per diffamazione consistente nell’attribuzione di un fatto determinato -> questo articolo è stato oggetto di revisione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti diritto dell'informazione e della comunicazione
-
Diritto dell'informazione e della comunicazione - Appunti
-
Diritto dell'informazione e della comunicazione - Appunti
-
Appunti di Diritto dell'informazione e della comunicazione