DIRITTO COSTITUZIONALE
1. La Costituzione: caratteristiche e obiezioni
La Costituzione “come scudo”: le relative obiezioni
Per comprendere il significato della Costituzione come “scudo” a tutela dei diritti fondamentali,
è necessario partire da due eventi storici che hanno segnato profondamente la coscienza
dell'umanità e che hanno influenzato la nascita delle moderne Costituzioni democratiche.
1. Il primo evento è Auschwitz, liberato il 27 gennaio 1945, quando le truppe alleate entrarono
nel campo di concentramento e portarono alla luce gli orrori e le atrocità compiute dal regime
nazista. Auschwitz rappresenta una drammatica dimostrazione della capacità dell'essere
umano di compiere atrocità indicibili. Da questa esperienza deriva una visione fondata su un
certo pessimismo antropologico, secondo cui l'uomo non è naturalmente buono, ma
possiede anche la capacità di arrecare il male più estremo. Proprio per questo motivo è
necessario predisporre strumenti giuridici che limitino il potere e garantiscano la tutela della
persona.
2. Il secondo evento è il bombardamento atomico di Hiroshima, avvenuto il 6 agosto 1945,
quando la bomba nucleare "Little Boy" fu sganciata sulla città giapponese, provocando la
morte immediata di oltre 70.000 persone e, successivamente, di centinaia di migliaia di altre
a causa delle radiazioni e delle complicazioni conseguenti, per un totale superiore alle
300.000 vittime. Anche Hiroshima offre un'importante riflessione sulla natura dell'uomo: per
la prima volta nella storia, l'umanità acquisì la capacità di autodistruggersi e di porre fine alla
propria stessa storia attraverso gli strumenti da essa stessa creati.
È da queste due tragedie che prende forma la concezione moderna dei diritti costituzionali. Essi
nascono, infatti, "dal basso", cioè dall'esperienza concreta delle grandi catastrofi storiche, e non da
un'elaborazione teorica astratta. I diritti fondamentali vengono concepiti come veri e propri argini
contro il ripetersi degli errori del passato, fondati sulla diffidenza dell'uomo nei confronti dell'uomo.
La Costituzione assume così la funzione di barriera giuridica capace di limitare il potere e di impedire
che possano nuovamente verificarsi violazioni così gravi della dignità e della libertà della persona.
Occorre tuttavia osservare che il contesto storico e politico attuale non è privo di tensioni e criticità.
Per questo motivo, accanto al riconoscimento della funzione protettiva della Costituzione, è
opportuno analizzare anche le obiezioni e le critiche che oggi vengono rivolte all'attuale assetto
costituzionale, le quali saranno esaminate nei paragrafi successivi.
La Costituzione è vecchia?
Una delle critiche più frequenti rivolte alla Costituzione italiana riguarda la sua presunta “vecchiaia”.
Secondo questa obiezione, il tempo trascorso dalla sua entrata in vigore la renderebbe inadeguata
a rispondere alle esigenze della società contemporanea. A sostegno di questa tesi vengono
generalmente richiamati tre elementi.
In primo luogo, si osserva che la Costituzione italiana è una delle carte costituzionali più
antiche d'Europa. Essa è entrata in vigore nel 1948, mentre altre importanti Costituzioni
europee sono successive, come la Legge fondamentale tedesca del 1949 o la Costituzione
della Quinta Repubblica francese del 1958.
In secondo luogo, si evidenzia che la Costituzione è sopravvissuta ai suoi stessi autori.
Coloro che la elaborarono e la approvarono nell'Assemblea Costituente non sono più in vita
e il testo continua oggi a essere applicato a generazioni profondamente diverse da quelle
che lo hanno concepito. 1
Infine, si sottolinea che tutte le forze politiche presenti nell'Assemblea Costituente sono
ormai scomparse o radicalmente trasformate, sicché il quadro politico attuale è molto
diverso da quello esistente al momento della sua approvazione.
Queste considerazioni, tuttavia, non dimostrano un limite della Costituzione, bensì rappresentano
uno dei principali elementi della sua forza e della sua efficienza. La capacità di durare nel tempo
costituisce, infatti, una delle caratteristiche fondamentali delle moderne Costituzioni, che non sono
pensate per disciplinare esclusivamente il presente, ma per offrire un quadro stabile di principi
destinato a orientare anche le generazioni future.
A conferma di ciò, è sufficiente guardare ad altri importanti ordinamenti costituzionali. La
Costituzione degli Stati Uniti d'America, ad esempio, è sostanzialmente la stessa sin dal XVIII
secolo, mentre in Francia continua ad assumere valore costituzionale anche la Dichiarazione dei
diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, nonostante la sua grande distanza temporale.
La stessa terminologia utilizzata contribuisce a evidenziare questa vocazione alla stabilità. Il termine
"Costituzione" deriva dal latino constitutio, che indica qualcosa di stabilito e destinato a durare nel
tempo. Analogamente, il termine "Carta" deriva da charter, cioè "contratto": come ogni patto
fondamentale, anche la Costituzione è concepita per mantenere la propria validità nel tempo e non
per essere modificata al mutare delle maggioranze politiche.
Per questo motivo si afferma che le Costituzioni sono caratterizzate da una sorta di presbiopia,
poiché "guardano lontano". In altri termini, una Costituzione è lo strumento che un popolo si dà
nei momenti di maggiore saggezza per poter governare i momenti di confusione, offrendo
principi stabili capaci di resistere alle contingenze politiche e sociali.
La longevità della Costituzione spiega anche la posizione che essa occupa all'interno
dell'ordinamento giuridico. Essa si colloca al vertice del sistema delle fonti, rappresentando il
fondamento della legittimità sia del diritto sia dell'azione politica. Proprio per questa ragione,
nemmeno la sovranità popolare può essere esercitata in modo assoluto: come stabilisce l'art. 1
della Costituzione, la sovranità appartiene al popolo, ma viene esercitata nelle forme e nei limiti
previsti dalla Costituzione stessa.
Di conseguenza, il fatto che una Costituzione sia "vecchia" non costituisce un difetto, bensì una
garanzia di stabilità e di tutela dei diritti fondamentali. Al contrario, se una Costituzione non fosse in
grado di durare nel tempo e di guardare lontano, ciò potrebbe rappresentare un vero campanello
d'allarme per la protezione dei diritti e delle libertà dei cittadini.
La Costituzione è prolissa?
Un'altra critica frequentemente rivolta alla Costituzione italiana è quella di essere eccessivamente
prolissa, cioè troppo lunga e dettagliata. In realtà, questa caratteristica è comune a tutte le
Costituzioni moderne, le quali dedicano un'ampia parte del loro testo alla tutela dei diritti
fondamentali della persona. La lunghezza della Costituzione, pertanto, non rappresenta un difetto,
ma è il riflesso della funzione che essa è chiamata a svolgere.
La Costituzione italiana si articola in quattro grandi parti:
Principi fondamentali;
Diritti e doveri dei cittadini;
Ordinamento della Repubblica;
Disposizioni transitorie e finali.
In un primo momento, sia la dottrina sia la giurisprudenza della Corte di Cassazione, almeno fino
agli anni Cinquanta, distinguevano le norme costituzionali in precettive e programmatiche. Le
prime erano considerate immediatamente applicabili dai giudici, mentre le seconde erano ritenute
semplici direttive rivolte al legislatore, prive di efficacia diretta. Questa impostazione, tuttavia, verrà
2
superata dalla Corte costituzionale, che già con la sua prima decisione, la sentenza n. 1 del 1956,
affermerà l'efficacia giuridica dell'intera Costituzione, rifiutando tale rigida distinzione.
Per comprendere perché la Costituzione italiana sia così ampia, è utile confrontarla con lo Statuto
Albertino, una costituzione breve che dedicava ai diritti dei cittadini soltanto pochi articoli (dal 24 al
32). La vera differenza tra una Costituzione breve e una Costituzione lunga, infatti, non consiste
nella semplice quantità di disposizioni, ma nelle finalità che esse perseguono.
Le Costituzioni brevi, tipiche delle società post-rivoluzionarie dell'Ottocento, avevano
essenzialmente lo scopo di limitare il potere assoluto del sovrano, distribuendolo tra il re e il
Parlamento. Per raggiungere questo obiettivo era sufficiente un testo relativamente sintetico, poiché
la principale esigenza era disciplinare l'organizzazione dei poteri dello Stato.
Le Costituzioni del secondo dopoguerra, invece, nascono in un contesto completamente diverso.
Esse rappresentano una risposta alle tragedie di Auschwitz e Hiroshima e intendono segnare una
netta discontinuità con l'esperienza del nazifascismo, ponendo al centro la tutela della dignità
umana, del pluralismo e delle libertà fondamentali. Per garantire una protezione così ampia dei diritti,
era inevitabile predisporre un testo più articolato, capace di disciplinare numerosi aspetti della vita
individuale e collettiva.
Per questo motivo, la Costituzione distribuisce la tutela dei diritti in diversi ambiti fondamentali:
rapporti civili;
rapporti etico-sociali;
rapporti economici;
rapporti politici.
Tuttavia, i diritti costituzionali non si esauriscono in queste categorie. Uno degli aspetti più innovativi
della Costituzione italiana consiste infatti nel rovesciamento della prospettiva propria dello Stato
fascista.
Durante il fascismo prevaleva una concezione statocentrica, efficacemente sintetizzata nel motto:
«Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato». In questa visione,
l'individuo era subordinato agli interessi dello Stato e veniva considerato uno strumento per il
perseguimento dei suoi fini.
La Costituzione repubblicana ribalta completamente questa impostazione attraverso quella che
viene definita la "piramide rovesciata". Al centro dell'ordinamento non vi è più lo Stato, ma la
persona, con la sua dignità e i suoi diritti inviolabili. Questo principio trova la sua espressione più
significativa nell'art. 2 della Costituzione, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia
come singolo sia nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità.
Il cambiamento di prospettiva emerge chiaramente se si considera il modo in cui il fascismo
concepiva il corpo dei cittadini. La logica statocentrica arrivava infatti a funzionalizzare la persona
agli interessi dello Stato: ad esempio, i reati sessuali non erano qualificati come reati contro la
persona, bensì come reati contro la sanità e l'integrità della stirpe o contro la morale pubblica; allo
stesso modo, la gravidanza veniva considerata principalmente come uno strumento per assicurare
la nascita di futuri combattenti al servizio dello Stato.
Con la Costituzione repubblicana questa impostazione viene definitivamente superata grazie al
principio personalista, che traduce sul piano giuridico la celebre massima di Immanuel Kant,
secondo cui la persona deve essere sempre considerata come un fine e mai come un mezzo.
In virtù dell'art. 2 Cost., la libertà di autodeterminazione dell'individuo è garantita non solo nella sua
dimensione personale, ma anche all'interno delle formazioni sociali nelle quali egli vive, opera e
sviluppa la propria personalità. La centralità della persona diventa così il fondamento dell'intero
ordinamento costituzionale e il criterio attraverso cui devono essere interpretati e applicati tutti i diritti
riconosciuti dalla Costituzione. 3
1.1.3. La Costituzione è declamatoria?
Un'ulteriore critica rivolta alla Costituzione italiana sostiene che essa sia meramente declamatoria,
ossia che si limiti a proclamare diritti senza essere realmente in grado di garantirne l'effettiva tutela.
Secondo questa obiezione, il problema non risiede nel riconoscimento formale dei diritti
fondamentali, ma nella loro concreta protezione, che potrebbe risultare insufficiente di fronte
all'esercizio del potere politico.
Questa critica trova alcune giustificazioni nella storia costituzionale europea.
- Un primo esempio è rappresentato dalla Costituzione di Weimar, la prima Costituzione
pluralista del Novecento, che riconosceva non solo i diritti civili e politici, ma anche i diritti
sociali. Nonostante ciò, essa non riuscì a impedire l'ascesa di Hitler e la successiva
instaurazione della dittatura nazista, dimostrando come il semplice riconoscimento dei diritti
non sia sufficiente a garantirne la sopravvivenza.
- Un secondo esempio è offerto dallo Statuto Albertino, che formalmente tutelava la libertà
personale, la libertà di stampa e il principio di uguaglianza davanti alla legge. Tuttavia,
durante il regime fascista tali garanzie furono progressivamente svuotate di contenuto:
vennero introdotte la censura, gli arresti arbitrari e le leggi per la difesa della razza, in
aperto contrasto con i principi enunciati dallo Statuto.
Proprio l'esperienza storica ha dimostrato che le Costituzioni flessibili, cioè facilmente modificabili
o derogabili dal legislatore ordinario, non sono sufficienti a garantire i diritti fondamentali. Per evitare
che ciò potesse nuovamente accadere, le Costituzioni del secondo dopoguerra hanno introdotto
efficaci meccanismi di garanzia, il più importante dei quali è rappresentato dalla loro rigidità.
Emblematico, sotto questo profilo, è il caso della legge elettorale Acerbo, che contribuì allo
svuotamento dello Statuto Albertino. Tale legge attribuiva infatti i due terzi dei seggi parlamentari
alla lista che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti, consentendo così al regime fascista di
consolidare il proprio controllo sulle istituzioni e di svuotare progressivamente le garanzie
costituzionali.
Per evitare il ripetersi di esperienze simili, la Costituzione italiana è stata concepita come una
Costituzione rigida. Ciò significa che essa può essere modificata soltanto attraverso il
procedimento aggravato previsto dall'art. 138 della Costituzione, molto più complesso rispetto
all'approvazione delle leggi ordinarie. Questo procedimento è stato pensato proprio per impedire
che la semplice maggioranza politica del momento possa modificare autonomamente la
Costituzione e compromettere le garanzie fondamentali poste a tutela dei cittadini.
La rigidità costituzionale costituisce quindi una sorta di "ombrello" protettivo che si estende
sull'intero testo costituzionale e, in particolare, sui diritti fondamentali della persona. Grazie a questa
caratteristica, i diritti non sono soltanto proclamati, ma risultano anche assistiti da specifici strumenti
di tutela. Per questo motivo la Costituzione si colloca anche "al di sopra" delle altre fonti del diritto,
costituendo la fonte normativa gerarchicamente sovraordinata dalla quale tutte le altre traggono la
propria legittimità.
Occorre, tuttavia, precisare che rigidità non significa immutabilità. La Costituzione italiana può
essere modificata e, dalla sua entrata in vigore nel 1948, è stata oggetto di circa cinquanta
revisioni costituzionali, l'ultima delle quali risale al 2023. Questa possibilità di revisione
rappresenta un elemento positivo, poiché consente alla Costituzione di adattarsi ai mutamenti della
società e di rimanere uno strumento attuale, pur mantenendo la propria funzione di garanzia.
Esiste, però, un limite invalicabile anche al potere di revisione costituzionale. La Corte
costituzionale, con la sentenza n. 1146 del 1988, ha affermato l'esistenza di una identità
costituzionale composta dai principi supremi dell'ordinamento, che costituiscono il nucleo
4
fondamentale della Costituzione e non possono essere modificati neppure attraverso il
procedimento di revisione previsto dall'art. 138. Tali principi rappresentano i valori essenziali sui quali
si fonda l'intero ordinamento costituzionale e garantiscono la continuità dell'identità della Repubblica
anche di fronte ai cambiamenti del testo costituzionale.
La Costituzione è aggirabile?
Un'ulteriore obiezione rivolta alla Costituzione riguarda la possibilità che essa possa essere
aggirata. Secondo questa critica, il semplice fatto che la Costituzione sia rigida non costituirebbe
una garanzia sufficiente, poiché nulla impedirebbe alla maggioranza politica del momento di
approvare leggi ordinarie in contrasto con i principi costituzionali. In effetti, è realistico ritenere che
ogni maggioranza politica possa essere poco incline ad accettare limiti al proprio potere e possa
quindi essere tentata di adottare norme incompatibili con la Costituzione.
Proprio per questo motivo, la Costituzione italiana non è soltanto rigida, ma anche garantita, ossia
assistita da una serie di strumenti che assicurano il rispetto della sua superiorità rispetto a tutte le
altre fonti del diritto. La rigidità, infatti, avrebbe un'efficacia limitata se non fosse accompagnata da
meccanismi capaci di impedire o correggere eventuali violazioni.
Tra i principali strumenti di garanzia della Costituzione vi è, innanzitutto, la giustizia costituzionale.
Poiché la Costituzione occupa il vertice dell'ordinamento giuridico, ogni sua disposizione costituisce
un parametro di legittimità per tutti i pubblici poteri. Ciò significa che il legislatore, il Governo e ogni
altro organo dello Stato devono esercitare le proprie funzioni nel rispetto delle norme costituzionali
e che nessuna maggioranza politica, per quanto ampia, può disporre liberamente della Costituzione
o approvare leggi che la contraddicano.
Un sec
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Diritto costituzionale avanzato, parte speciale - Appunti
-
Appunti Diritto costituzionale
-
Diritto Internazionale Avanzato - Appunti
-
Appunti Diritto commerciale avanzato