Antropologia: studio del genere umano
Studio del genere umano
Studio del genere umano da un punto di vista culturale.
Origini
- La scoperta (e la conquista) dell’altro: Cvetan Todorov, Einaudi, Torino 1982, la dimensione del potere;
- Amerigo Vespucci, Cieli nuovi e terra nuova. Lettere della scoperta, Archinto, Milano 1991 (citato in Matera e Biscaldi, Il manuale di scienze umane. Antropologia);
- Si sviluppano descrizioni di usi e costumi di altre popolazioni. Manca però un progetto scientifico;
- 1552, Bartolomé de las Casas, Brevissima relazione sulla distruzione delle Indie;
- Michel de Montaigne, Dei cannibali (1580), “Non vi è niente di barbaro in quel popolo [Tupinamba del Brasile]” qualcosa cambia.
Nascita
- 1781: J. J. Rousseau, Saggio sull’origine delle lingue: “Per studiare l’uomo, occorre imparare a rivolgere lontano il proprio sguardo”. (Permane però il ruolo ideologico del selvaggio, funzionale alla critica dei costumi occidentali);
- 1724, Joseph François Lafitau, I costumi dei selvaggi americani;
- Parigi, 1799-1805: Société des observateurs de l’homme;
- Compare per la prima volta un progetto scientifico: osservare umanità nella sua variabilità (Louis-François Jauffret);
- Si afferma nel corso dell’Ottocento il paradigma evoluzionista.
Il ciclo orale
Il triangolo etnografico “Whatever else an ethnography does, it translates experience into text” (Jamer Clifford, Writing Culture 1986).
Psicologia, sociologia e antropologia
La psicologia si occupa del soggetto/individuo. La sociologia e l’antropologia sono due discipline in relazione. Tradizionalmente, però, la sociologia nasce per studiare la società occidentale e utilizza dei metodi più quantitativi, applicando uno sguardo dall’alto. L’antropologia nasce come studio dell’alterità, società extra europee. Si sviluppa utilizzando metodi qualitativi.
Oggi, però, i confini sono sfumati. L’antropologia usa strumenti quantitativi e la sociologia quelli qualitativi.
Altre discipline e branche
- Antropologia fisica: studio degli esseri umani in quanto organismi biologici.
- Antropologia culturale: studio della produzione culturale umana.
- Antropologia linguistica: studio delle relazioni tra lingua e cultura e dell’uso sociale del linguaggio.
- Archeologia: studio delle formazioni sociali e culturali del passato.
Il ragionamento antropologico
- Prospettiva olistica: significa considerare un determinato fenomeno culturale in relazione ad altri fenomeni, il sistema nella sua interezza. Malinowski: studioso che va in Nuova Guinea e studia uno scambio cerimoniale tra coppie di persone che vivono su diverse isole.
- Il contesto: una specifica interpretazione vale solamente all’interno del contesto nel quale è stata prodotta. Levi-Strauss: antropologo che partendo da ricerche di campo ha sviluppato grandi estrazioni e teorie applicabili in diversi contesti.
- Si nota come l’antropologia spesso tratta anche dell’universale.
- Teoria evoluzionistica: andare a studiare l’antichità. Studiare lungo una linea temporale. Teoria che però nega la dimensione storica, per questo oggi criticata. Approccio evoluzionista non del tutto negato: essenzializzare altri gruppi sociali e pensare che si siano fermati lungo una via evolutiva che invece noi abbiamo percorso.
- Comparazione: ieri e oggi.
- Modello segmentario di Evan Pritchard: seconda metà dell’800. Studia una popolazione che non ha una forma di governo centralizzata, ma nonostante ciò ha sviluppato meccanismi che regolano le relazioni tra i gruppi. z più piccolo y più grande z1 vs z2: struttura non intaccata z1 vs y1: z1 e z2 si uniscono anche se prima erano avversari. Idea che può essere applicata anche alle gang Maras sudamericane.
Riti di passaggio
Van Gennep studia i riti di passaggio. Sostiene che in tutte le società ci sono rituali che servono per sancire dei passaggi e dar loro significato. I rituali hanno sempre una struttura ripartita: fase di distacco, fase liminale (di sospensione) e fase di riaggregazione.
- Dialogismo e traduzione: il ragionamento avviene con il dialogo. Antropologia ha a che fare con il processo di traduzione si tratta di una traduzione culturale antropologo va in un posto e tornato a casa deve “tradurre” ciò che ha visto.
- Sguardo universalista: tutte le forme di produzione culturale sono degne di attenzione.
Relativismo vs etnocentrismo (atteggiamento che si assume quando si entra in contatto con la diversità; giudicare i valori altrui in base ai propri valori e alle proprie tradizioni). Relativismo: conoscenza della pari legittimità di tutte le formazioni culturali. Non significa, però, accettare tutto. Spesso si fa confusione tra etnocentrismo e razzismo: non tutti i comportamenti etnocentrici sono razzisti, ma quasi tutti i comportamenti razzisti sono etnocentrici.
Vespucci atteggiamento etnocentrico. Signorini: ricercatore in Messico. Etnocentrismo è comune, non riguarda solo gli antropologi.
Applicazione
Colonialismo prima, sviluppo poi, e oggi?
Concetto di cultura
Mia definizione: assetto di valori, tradizioni, usi, modi di vivere che contraddistingue un determinato gruppo sociale. Fabietti: “Un complesso di idee, simboli, di comportamenti e di disposizioni, storicamente tramandati, acquisiti, selezionati e largamente condivisi da un certo numero di individui, con cui questi ultimi si accostano al mondo, in senso sia pratico, sia intellettuale”.
Concezione classica e moderna di cultura
La concezione classica è legata all’idea di formazione individuale e universale; La concezione moderna la considera un elemento locale, legato ai costumi.
La prima definizione antropologica di cultura è di Taylor: “La cultura … è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”. È universale, particolare, acquisita, relazionale.
Concezione “stratigrafica” di cultura
Alfred Kroeber: cita le società eschimesi. La cultura si pone tra il mondo esterno e gli esseri umani; è come se fosse un cappotto, struttura biologica umana. La si può ritrovare in ciò che gli uomini producono (es. utensili) e nel linguaggio. La cultura è un abito che la persona indossa per aggirarsi nel mondo.
Video “Il ragazzo selvaggio”: la storia vera del medico e pedagogo provenzale Jean Itard che all’inizio dell’800 cercò di educare un dodicenne trovato allo stato brado nei boschi dell’Aveyron.
Clifford Geertz: L’abito culturale si fa molto pesante; ciò che sta dietro l’abito non è autonomo. Ma lo strato biologico e culturale si compenetrano.
Parla di cultura come una rete di significati in cui tutti siamo imbricati. Ulf Hannerz (1992): “una struttura di significato che viaggia su reti di comunicazione non localizzate in singoli territori”. Sgancia il concetto di cultura da un punto di vista spaziale.
Questioni contemporanee
Festa della donna: incendio in una fabbrica in cui lavoravano prevalentemente donne. Racconto falso. Ma perché si tramanda questa idea? Donna come vittima e come soggetto passivo. Idea che continuiamo a riprodurre. Riproduciamo un modello sociale specifico, quello patriarcale. Non ricorda un momento in cui le donne hanno combattuto per i loro diritti, ma un evento di vittimismo. Chiederci il perché è un ragionamento antropologico. Decostruire un qualcosa di fondato. È grazie al confronto tra realtà diverse che il processo di decostruzione è possibile.
Definizioni di cultura
Lo strato biologico e quello culturale compenetrano l’uno sull’altro.
La svolta ontologica
Mettere in crisi la natura stessa di cultura e natura. L’idea di natura non è qualcosa di oggettivo e reale, ma viene costruita a livello culturale. Autori come Latour e Viveiros de Castro hanno proposto ciò analizzando e osservando il modo in cui altri popoli identificano la natura. La svolta ontologica dice che bisogna relativizzare l’idea stessa di natura umana.
“L’assunzione che la dicotomia natura/cultura non sia universalmente presente nei gruppi umani e che assumerla come distinzione ontologica precostituita” (Mancuso). “Altre forme di pensiero e di pratica sembrano al contrario molto più inclini e inclinate verso concezioni ontologiche ‘pluraliste’ piuttosto che ‘dualiste’, in cui la realtà è intrinsecamente molteplice e cangiante” (Ibidem).
Secondo Fabietti, la cultura mi dà dei modelli per fare qualcosa (il costume, la norma di vita), ma anche modelli per pensarmi in un determinato modo. La cultura fornisce delle lenti per orientarci nella realtà e farne ordine. Un esempio è la religione: dà modelli per comportarci, ma anche per pensare.
Dove sta il margine di azione e la libertà individuale? Bourdieu dice che la cultura crea degli habitus, ossia matrici in cui noi ci possiamo muovere avendo dei margini di azioni. Se esco troppo dal mio modello sono deviante, ma se rimango all’interno di alcuni paletti posso esprimere la mia creatività e creare qualcosa.
Agency (libertà di azione) vs struttura (dà limiti).
Cultura come sistema complesso (Francesco Remotti)
- Costituita da molti elementi che interagiscono in modo lineare e creano feedback positivi o negativi;
- È imprevedibile;
- Sistema aperto o chiuso;
- È dinamico;
- Che costituisce entità unica capace di evolvere e adattarsi all’ambiente;
- Incontrollabile;
- Innovazione;
- Gli agenti interattivi non sono controllati centralmente;
- Irregolarità del comportamento;
- Alcune culture possono anche sparire.
La cultura esiste nella misura in cui viene comunicata, cioè trasmessa. Per farlo essa deve essere riconosciuta. La cultura ha un repertorio fisso di segni, combinabili in maniera infinita la cultura ha quindi una natura creativa. La creatività è data da universalità semantica (tutte le lingue possono dare informazioni sul mondo) e produttività infinita (data una proposizione “nulla ci dice su che cosa potrà seguire ad essa”).
Ragionamento antropologico
Caratteristica specifica dell’antropologia riflessività. Nel continuo dialogo con la diversità e l’alterità, l’antropologia permette di interrogarsi sulle proprie categorie e riferimenti. Processo chiamato proprio riflessività. Per compiere una ricerca devo anche analizzare me stesso in quanto la mia essenza (es. il mio essere bianco e donna) influenza il mio studio. Uso delle categorie precise per interpretare una realtà. Si parte da un proprio posizionamento. Soggettività ha un ruolo importante.
Prima parte del dossier
Presentatevi. Chi siamo, perché studiamo antropologia. Esercizio in classe: scegli oggetto e spiega al collega perché lo hai scelto (io portafoglio).
Riflessioni
- Spesso gli oggetti sono per noi importanti perché rappresentano ricordi; questione memoria;
- Appartenenza agli oggetti;
- A rappresentarmi non c’è qualcosa di traumatico o difficile;
- Oggetti che parlano di noi: ciò che siamo e ciò che siamo stati, quello che ci appassiona. Parlano di una dimensione simbolica.
Test in classe
Ognuno parte da 100 e deve togliere o aggiungere punti in base alle domande del prof. Io sono rimasta a 100 = classe media. Non è un test scientifico, ma viene messa in campo una dimensione economica, materiale, ma anche la rappresentazione che vogliamo dare di noi/apparenza. Mentre l’esercizio della scelta dell’oggetto metteva in campo una dimensione prettamente soggettiva.
Altro esercizio
Segnati le cose che ti descrivono:
- Ventenne
- Femmina
- Single
- Cristiano
- Italiano
- Viaggiatore
- Del nord Italia
- Etero
- Introverso
- Europeo.
Riusciresti a scegliere solo un aggettivo? È difficile perché in noi convivono diversi elementi e rinunciare a uno di essi significherebbe rinunciare a una parte di noi. Intersezionalità: interazione di diverse realtà sociali che possono descrivere chi siamo.
Conoscere se stessi per conoscere gli altri
Pierre Bourdieu:
- Capitale economico: denaro, mezzi di produzione; distribuito in maniera differenziale nelle società;
- Capitale sociale: reti sociali;
- Capitale culturale: lingue, gusto, way of life.
Le diverse forme di capitale formano le diverse realtà sociali. Capitale simbolico: meta-capitale, qualità che può investire ogni specie di capitale nella misura in cui esso viene percepito e fatto operare. Può riguardare lo status.
Forme del capitale
“Il capitale può presentarsi principalmente in tre forme. [...] Il capitale economico è immediatamente e direttamente convertibile in denaro e si istituzionalizza nella forma del diritto di proprietà; il capitale culturale è convertibile a determinate condizioni in capitale economico e si istituzionalizza soprattutto nella forma di titoli scolastici; il capitale sociale, definito da obblighi e “relazioni” sociali, è convertibile a determinate condizioni in capitale economico e si istituzionalizza in particolare nella forma di titoli nobiliari” (Bourdieu).
Capitale culturale
Capitale culturale può esistere in tre forme:
- In condizione incorporata, cioè nella forma di disposizioni durevoli della mente e del corpo (lo introietto e non ne sono consapevole, ma mi comporto in base ad esso);
- In condizione oggettivata, cioè tutto sotto forma di beni culturali (quadri, libri, strumenti, dizionari);
- In condizione istituzionalizzata, cioè sotto forma di titoli scolastici ed educativi.
Capitale culturale incorporato
- È interiorizzato
- Richiede tempo di insegnamento e tempo di apprendimento; il tempo deve essere investito personalmente;
- Non coincide con la durata della formazione scolastica;
- Diventa parte integrante della persona, definendola;
- Può essere acquisita in modo inconsapevole;
- È distribuito in modo diseguale;
- Dipende dal tempo libero: più tempo libero si passa ad accumulare capitale culturale, più questo aumenterà.
Capitale culturale oggettivato
- Si trasmette attraverso oggetti materiali e mediatici;
- Può essere appropriato tramite investimenti di capitale economico;
- Può essere “consumato” solo attraverso il proprio capitale culturale incorporato o tramite un servizio esterno.
Capitale culturale istituzionalizzato
- Crea differenze tra l’autodidatta e colui che è scolarizzato;
- Il capitale istituzionalizzato è sanzionato scolasticamente e garantito giuridicamente;
- Si può stabilire il valore monetario necessario per acquisire un determinato titolo scolastico.
Capitale sociale
- Complesso di risorse legate alla propria rete durevole di relazioni;
- Risorse che riguardano l’appartenenza a un gruppo. Serve per acquisire risorse simboliche e materiali;
- Relazioni di scambio materiale e simbolico;
- Riconoscimento della prossimità;
- Dipende dalla vastità delle relazioni sociali e dell’entità del capitale di cui si dispone;
- Le reti di relazioni non sono stabili una volta per tutte. Ognuno è guardiano del gruppo.
Capitale simbolico
“Chiamo capitale simbolico ogni specie di capitale (economico, culturale, scolastico o sociale) quando è percepita secondo categorie di percezione, principi di visione e di divisione, sistemi di classificazione, schemi tassonomici, schemi cognitivi che siano, almeno in parte, il risultato dell’incorporazione delle strutture oggettive del campo considerato, ossia della struttura della distribuzione del capitale nel campo considerato. [...] Il capitale simbolico è un capitale a base cognitiva, fondato sulla conoscenza e sul riconoscimento” (Bourdieu).
- Reputazione;
- È una proprietà acquisita dagli attori sociali;
- Fa sì che talune persone siano viste come in possesso di determinate proprietà ritenute degne di valore;
- Il capitale simbolico è distribuito in maniera diseguale;
- È un fenomeno intersoggettivo, relazionale.
Chi ha tanto capitale economico non è detto che abbia quello culturale. L’individuo entra nella società, ma essa non è una superficie piatta. Ha degli spazi, codici e campi (scuola-lavoro …). Il soggetto entra nel campo con il suo habitus dato dalla cultura. Ogni soggetto esprime identità diverse e si muove secondo habitus diversi a seconda del campo sociale in cui si inserisce. Il capitale diventa simbolico quando l’individuo entra nel campo. Ogni spazio e ogni campo ha le sue regole e gli altri individui mi posizionano a seconda di queste regole e riconoscendo i capitali di cui dispongo.
Razze e culture
“Razza e pregiudizio” di genetisti. Tratta di popolazioni...
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