Antropologia
Presupposti
Cos’è il pluralismo terapeutico?
Malattia e salute appartengono all’essere vivente e sono fortemente influenzate dalla cultura di appartenenza. Sentirsi bene/male dipende dalla cultura. Cosa vuol dire stare male?
Lo psicologo deve comprendere e interpretare ciò che il paziente dice. La malattia non è solo corpo organico, ma rappresentazione/stato/entità emozionale, sociale e culturale. I sistemi di credenza e rappresentazione variano in base al contesto culturale. Non c’è una definizione di persona “normale” o “sana” universale. Alla base della psicologia c’è una de-costruzione delle definizioni di malattia e medicina, in quanto influenzate dalla cultura.
Qual è la definizione di curare e di prendersi cura?
Curare (to cure) = somministrare una terapia con l'obiettivo finale di guarire.
Prendersi cura (to care) = alla base dell’azione psicologica. Ascoltare con attenzione e premura il bisogno dell’altro (= desiderio). È una condizione di necessità che non soddisfatta genera malcontento. L'obiettivo finale non è guarire, ma il benessere del paziente, anche senza la risoluzione del problema. “Non esistono malattie incurabili, esistono solo malattie inguaribili”.
Qual è la definizione di persona e di individuo?
Individuo (biologia) = organismo biologico con caratteristiche fisico tipiche pressoché uguali agli altri.
Persona (biografia) = individuo a cui conferisco un riconoscimento sociale emotivo e storico. “Siamo tutti individui, ma ognuno di noi è una persona diversa e irripetibile”.
Ogni paziente è una persona, non un individuo.
Che cos’è la violenza strutturale?
Secondo Paul Farmer la violenza strutturale è la disuguaglianza economica e sociale che non permette a tutti lo stesso accesso alle risorse (lavoro, salute, istruzione).
Reificazione = riduzione di una persona a cosa.
Pluralismo terapeutico = ammissione che non esista solo la bio-medicina, ma tante altre tecniche di terapia (es: guaritore tradizionale).
Che cos’è l’empatia?
Empatia = etimologicamente vuol dire stare nella sofferenza dell’altro. Lo psicologo non può permettersi di provare empatia.
Contagio emotivo = conseguenza più immediata dell’eccesso di empatia. Spesso porta al burn out.
Bisogna usare l’approccio di exotopia, introdotta da Pactin, secondo cui l’operatore della salute cerca di comprendere la sofferenza dell’altro pur sapendo che quella sofferenza rimarrà nell’altro e l’operatore deve uscire dalla situazione di aiuto per aiutare tanti altri e per auto-difendersi dal contagio emotivo.
La persona è l’insieme di mente, spirito, corpo e cultura.
Psicologia interculturale - transculturale/etnopsichiatria = disciplina psicologica che considera come la cultura o il processo immigratorio influenza o genera la malattia mentale. Quanto il processo migratorio porti alla malattia mentale. Quanto la malattia mentale porti al processo migratorio. La prima malattia di ogni immigrante è la malattia di Ulisse: la nostalgia.
Nelle popolazioni africane esiste solo il medico di tutto il corpo, con assenza di specializzazioni. Iconografia che parla ad un tipo di popolazione che può essere analfabeta. Le immagini sono esplicative, i segni evidenti rappresentati nelle immagini vanno a rappresentare le varie malattie. Non è contemplata la malattia mentale, perché non è visibile, non c’è il segno che può corrispondere all’eziologia di quella malattia. In questo caso la persona viene chiamata semplicemente “bizzarra”.
Nella salvaguardia e nella visione della malattia si trova l’incontro delle culture diverse.
Antropologia e discipline DEA
Antropologia = disciplina che fa parte di un settore scientifico, discipline DEA (demodemologia, etnologia, antropologia).
- Demologia = storia, costumi, usanze e tradizioni di un determinato popolo. Forma più rudimentale dell’antropologia in Italia.
- Etnologia = c’è stato il bisogno di capire chi era l’Altro. È lo studio di un popolo, delle altre popolazioni solitamente distanti dai propri confini. Inizialmente praticata da missionari.
- Antropologia = studio interpretativo dei dati dell’etnologia, studio qualitativo in profondità che parte da un approccio comparativo, io e l’altro, noi-loro. Si avvale di primissimi elementi quantitativi e demografici, ma l’oggetto principale dell’antropologia è andare in profondità nello studio di una determinata tematica e capirne le caratteristiche culturali. L’antropologo non dovrebbe giudicare, ma andare a fondo nel vedere il funzionamento di una cultura. Mette in corrispondenza due mondi: il mio (come antropologo o psicologo) e quello dell’altro (come paziente o come cultura diversa). Accettazione della diversità come ricchezza da scoprire e non come limite o errore. Ogni paziente sarà sempre l’altro da scoprire, perché diverso da noi. Ad ogni paziente, come ad ogni cultura bisogna approcciarsi con la curiosità di scoprire.
L’antropologo deve: comprendere e osservare, andare in profondità, costruire una rete di connessioni culturali (attraversamento interculturale), rilevare le diversità e costruire uno spazio mentale per comprendere queste diversità e non deve giudicare.
Antropologia = studio dell’uomo.
- Antropologia fisica: studio dell’uomo in quanto specie zoologica, nella sua chiave evolutiva, come abbia creato cultura, come abbia risposto alle difficoltà dell’ambiente e come si sia difeso dall’ambiente. L’Ombroso si chiese se solo l’uomo riesce a produrre cultura o anche l’animale in quanto specie zoologica e si rivolse agli etologi (coloro che studiano il comportamento animale). Alcuni etologi avevano dato in mano ad uno scimpanzé un tubero (barbabietola) insabbiata, l’etologa lo aveva lavato e dato in mano allo scimpanzé, successivamente questo comportamento veniva ripetuto. Perciò anche l’animale è capace di produrre cultura. Geertz: l’uomo è l’essere bioculturale più perfetto, produce cultura ed è prodotto dalla cultura.
- Antropologia culturale: studio delle culture e delle società umane: varietà e diversità dei modi di vita e di pensiero dell’uomo, dei modi di comportarsi, dei modi di essere (emozioni), dei prodotti culturali (azioni). Tutti gli ambiti che valuta lo psicologo in una persona. Esistono diversi ambiti di ricerca:
- Antropologia della parentela (matrimoni, cugini incrociati, tabù, incesto, complesso edipico). Complesso avuncolare = vedo come mio nemico il fratello della madre.
- Antropologia sociale (processi migratori).
- Antropologia economica (scambio, baratto, prezzo, dono).
- Antropologia dell’arte (tatuaggi, piercing, orecchini, decorazioni).
- Antropologia del turismo (come il nativo rielabora la propria cultura per farla diventare oggetto di turismo).
- Antropologia medica.
Metodologia dell’antropologia
Qual è la metodologia dell’antropologia?
Nel 1800 è una metodologia da tavolino, si usano dei questionari che vengono sottoposti dai missionari alle popolazioni che si vogliono studiare.
1920: viene fondata la ricerca etnografica, che è la metodologia dell’antropologia, costituita da:
- Ricerca quantitativa, la persona che va sul terreno deve prendere informazioni sulla zona, sulla popolazione che andrà a studiare leggendo la bibliografia presente fino ad allora su quel argomento.
- Ricerca qualitativa, creare dei focus group, interviste strutturate o semistrutturate, osservazione partecipante, calarsi dentro alla società che si sta studiando, che permette di entrare in profondità nel terreno di ricerca.
- Resoconto etnografico, il primo fu realizzato da Malinowski.
Boas, spiega come andavano a pesca di salmoni gli eschimesi e si traveste da pescatore, per far capire ai suoi studenti che cosa avvenisse: esempio di osservazione partecipante.
Oggetto di studio dell’antropologia medica
Studia le specificità culturali che ci permettono di definire il corpo vs la corporeità. Le specificità culturali che definiscono il binomio sofferenza/dolore, cura/malattia, salute/malattia, corpo/corporeità e benessere/guarigione.
Studia le esperienze della salute e della malattia nelle diverse società umane. Studia gli aspetti sociali, culturali ed economici della malattia e della cura. Studia il ruolo dei terapeuti, sciamani, guaritori tradizionali, che hanno stessa validità degli psicologi, dei pazienti e degli operatori sanitari e le loro relazioni e ruoli.
Precursori dell’antropologia medica:
- William Rivers, ha visto fin dal 1924 il rapporto tra medicina, magia e religione in alcune popolazioni.
- Evans-Pritchard, ha studiato come la stregoneria fosse una strategia per punire chi avesse commesso un torto o un maleficio nei confronti di altre persone. Stregoneria come produttrice di malattia o di morte.
- Ackerknecht, sostiene che la malattia ha la stessa funzione che hanno i tribunali, la persona malata è quella che ha commesso qualcosa, bisogna stanare il male.
Antropologia medica = in Francia è conosciuta come antropologia della maladie, fenomeno sociale e non prettamente individuale. In Italia si sta specializzando nell’antropologia della salute, la messa in pratica di strategie per promuovere la salute della popolazione, l’accesso alle risorse.
Due orientamenti:
- Funzionalista: si indaga la funzione sociale della malattia nelle diverse società e culture.
- Cognitivista: focalizza l’attenzione sul modo in cui ogni cultura percepisce e struttura l’esperienza della malattia.
Tendenze: studiare la malattia all’interno della cultura di appartenenza, andando a vedere le caratteristiche culturali, ovvero come la persona vive la malattia. Esame dei problemi relativi alla salute e alla malattia in chiave antropologica (antropologia applicata all’ambito medico). I problemi posti dall’antropologia culturale e sociale trovano riflessione privilegiata nell’antropologia medica.
Sistema medico = insieme di rappresentazioni, saperi, pratiche, risorse, relazioni che in un determinato contesto storico-sociale sono finalizzate a individuare, interpretare e fronteggiare ciò che viene considerato come “malattia”.
Biomedicina
Uno dei fondamenti dell’antropologia medica è la biomedicina, ovvero l’insieme di saperi, pratiche, tecniche per valutare, interpretare e fronteggiare la malattia. È la medicina biologica, cosmopolita, ufficiale, è la medicina occidentale. È reputata essere il sistema di cura cosmopolita ufficiale conosciuto in tutto il mondo, ma non necessariamente praticato.
Non esiste solo la biomedicina come sistema di cura, ma ci si trova di fronte ad altri sistemi di cura diversi. Nel senso comune e nelle pratiche quotidiane l’idea che corpo e malattia possono rappresentare campi culturali è controintuitiva. L’intrusione della cultura e del significato nella diagnosi e nella cura rappresenta un segno inconfondibile di arretratezza, secondo un’idea del progresso della scienza come liberazione da pregiudizi che impediscono di cogliere l’oggettività delle cose.
La biomedicina è considerata una risorsa che “spiega” i sistemi di saperi e pratiche tradizionali in termini di errori, anche se errori razionali e umanamente comprensibili, e magari “funzionali” psicologicamente o sociologicamente. La biomedicina si impronta sulla conoscenza fisio-patologica dell’organismo, la natura. Lo studio fisio-patologico può avvenire attraverso l’evidenza scientifica. La conoscenza scientifica permette il linguaggio trasparente, ovvero la possibilità di tracciare una diagnosi. La diagnosi è relativa ad una persona con la cui sofferenza l’operatore sanitario cerca di non mescolarsi. Ci si prende cura dell’organismo individuale.
Per le medicine tradizionali, primitive e popolari la parte scientifica viene allontanata, a favore della religione e della magia, per fare in modo di scacciare il diavolo. Utilizzo un linguaggio metaforico e non scientifico. La situazione singola viene vissuta da tutto il villaggio, c’è un passaggio dall'individuale al collettivo.
Non esiste solo la biomedicina, ma ci dà sicurezza, come a loro dà sicurezza l’attribuzione della malattia a qualcosa di religioso.
L’antropologia medica è un ossimoro, perché l’antropologia mette in atto un approccio olistico della persona, considera la persona come olos, ovvero un tutto, la biomedicina invece supporta la divisione corpo-mente. Unire questi due approcci significa mettere insieme 2 contrari. La persona è un tutto che comunica con lo spirito e con la mente. La persona va considerata un tutto anche nel linguaggio del corpo, che parla molto più di tante parole.
Quindi bisogna:
- Denaturalizzazione dell’ideologia scientifica: scoprirne il carattere storico-culturale e le differenze rispetto alle medicine “altre”.
- Denaturalizzazione degli assunti filosofici e scientifici su cui la biomedicina si fonda.
Biomedicina come sistema medico: identificazione in razionalità e verità, riduzionismo biologico.
Biomedicina come sistema culturale: sistema di valori, simboli, significati, culturalismo, essenzialità, pratiche culturali.
Concetti chiave: cultura
Cultura: costruisce e completa l’uomo che biologicamente nasce incompleto, la natura è culturalmente condizionata, la cultura ha una funzione antropo-poetica, da individuo si diventa persona. È sempre presente nelle pratiche tradizionali di guarigione. Prima definizione di cultura classica: la cultura è la filosofia dell’animo (Cicerone), cioè l’insieme di nozioni che possono essere ereditate solo da chi appartiene a certe famiglie aristocratiche, i restanti sono considerati schiavi e non degni di questi concetti.
Tylor definisce la prima definizione di cultura dal punto di vista antropologico: “Quell’insieme complesso che comprende conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società”. Tutti in quanto membri di una società possiamo acquisire una cultura senza ereditarla. Quindi viene esteso il concetto di cultura a tutti.
L’uomo produce cultura, ma è anche un prodotto culturale.
A cosa serve la cultura?
Soddisfare i bisogni primari della persona. Essa ci identifica e caratterizza nel modo di vestire, mangiare, parlare, … funzione antropo-poiesi, cioè forgia l’uomo come essere umano e bioculturale. Si presuppone un’incompletezza biologica dell’uomo che nasce “nudo” e ha bisogno di interventi culturali per crescere e proteggersi, colmando quella mancanza biologica. Nonostante ciò non si arriva mai a una perfezione e completezza culturale. Questo perché la cultura è dinamica, non esiste una sola cultura ma parliamo di un pluralismo. Inoltre i bisogni e i modi di raggiungere i propri obiettivi sono diversi nel tempo. Il vuoto biologico, anche se colmato, non porterà mai a una pienezza culturale in quanto formiamo continuamente scarti culturali (non si può appartenere a tutte le culture contemporaneamente).
Concetti chiave: identità vs alterità
L’identità è una finzione, sia dal punto di vista etnico che di genere. L’identità nonostante abbia mille sfaccettature, è qualcosa che conosco e che mi protegge.
L'alterità significa diversità, è tutto ciò che è diverso da me (idem).
Come si pone l’identità nei confronti dell’alterità? Etnocentrismo vs relativismo culturale
Etnocentrismo: orientamento epistemologico interpretativo per cui un gruppo/individuo considera l’unica cultura come valida e giusta e la pone al centro dell’universo, le restanti sono inferiori e sbagliate. Rivendicazione di umanità da parte di un certo gruppo, separazione nei confronti degli altri, ritenuti inferiori. Questo ha portato a crociate, colonialismo, guerre mondiali, genocidi, nazismo.
Relativismo culturale: accettazione della diversità che è necessario studiare e analizzare all’interno del contesto cui si riferisce. La cultura/abitudini sono il mezzo di misura dei comportamenti di ogni popolo (non esiste comportamento sbagliato o giusto, dipende dalla cultura). L’eccesso però porta a conseguenze più tragiche dell’etnocentrismo: giustificare azioni in nome della cultura, eliminare i localismi creando una globalizzazione perdendo le identità simili e evitare un incontro tra culture generando razzismo culturale (io ho la mia e tu la tua).
Alcune scuole antropologiche
Nel 1871 nasce il concetto di antropologia con Tyler.
- Evoluzionismo (Darwin, Tyler, Morgan e Frazer): esistono società evolute (occidente) e società primitive. Queste altre culture operano processi di pensiero che va dalla magia alla religione per poi collegarsi nel caso alla scienza.
Nell’evoluzionismo la medicina, la salute e la malattia delle altre culture sono viste come stregoneria. Con l’evoluzionismo il filone della psicoanalisi, gli elementi della mente e il comportamento umano non riescono ad esser spiegati e ciò li influenza.
- Diffusionismo, scuola americana, anni 1920: Boas fu un antropologo statunitense che diede il via alla scuola di cultura e personalità. Egli polemizzò contro il razzismo e secondo lui bisogna attuare un particolarismo storico. Ogni cultura ha le proprie carat
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Antropologia culturale
-
Antropologia culturale - Appunti
-
Appunti di Antropologia culturale
-
Appunti di Antropologia culturale