Lezione 1 (01-03-2021) I Medici
I Medici è una serie televisiva anglo-italiana realizzata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, trasmessa dal 18 ottobre 2016 all’11 dicembre 2019 su Rai 1 per tre stagioni e 24 episodi.
Giovanni dei Medici è il capostipite di questa famiglia ed egli nasce come mercante di stoffe di lana e poi diventa banchiere. I Medici inventarono un nuovo particolare mezzo bancario e quindi la banca dei Medici ebbe succursali in tutta Europa e tutto ciò ha a che vedere con il diffondersi e la commissione di opere d’arte.
Il figlio Cosimo de’ Medici, che muore nel 1464, ed è molto importante soffermarsi sulla cronologia perché è con Cosimo che la produzione artistica fiorentina inaugurerà l’Umanesimo e poi subito dopo il Rinascimento. Tutta la storia dell’arte dell’Occidente è debitrice di ciò che accade a Firenze nel 1400.
Il figlio di Cosimo, Piero de’ Medici, il Gottoso, è un personaggio importante che si affianca alla figura del padre, è una figura apparentemente marginale ma anche egli inciderà molto nella promozione dell’arte e della letteratura a Firenze e sarà poi il padre di Lorenzo il Magnifico.
Storia sociale dell’arte
La storia sociale dell’arte ha come obiettivo lo studio dei processi attraverso i quali si possono riconoscere le arti e le loro variazioni nel tempo e nello spazio e compito della sociologia è quello di come funziona l’arte in una società, come si arriva a formulare una categoria artistica.
Ma, la storia sociale dell’arte non è un’arte non in rapporto alla società ma è un’arte nella società, nel contesto storico. Non è sempre stato così, oggi diamo per scontato la storia dell’arte in rapporto alla società ma quando la storia dell’arte si è configurata come disciplina umanistica, in realtà il contesto sociale non era particolarmente considerato e studiato: le opere e gli artisti erano come se facessero parte di una condizione superiore alla società, come se l’opera d’arte “non si sporca le mani con gli affondi nel contesto sociale.
Invece, una serie di studi, soprattutto in ambito marxista, hanno messo il risalto il nesso che esiste tra arte e società, infatti la storia sociale dell’arte nasce negli anni 40 del ’900 in Inghilterra quando vengono pubblicati tre saggi importanti:
- “Storia sociale dell’arte e della letteratura” di Arnold Hauser (1951).
- “Pittura fiorentina e il suo ambiente sociale nel 300 e nel primo 400” di Frederick Antal (1948).
- “Arte e rivoluzione industriale” di Francis Klingender (1947).
L’arte è stata considerata un sistema di comunicazione simbolica, un essenziale elemento organizzativo dei sistemi culturali e nelle sue opere si è pensato di poter leggere le tendenze profonde di una società.
Opera d’arte e contesto sociale
Opera d’arte: non più considerata solo in rapporto ad una condizione dello spirito bensì viene considerata come prodotto del lavoro umano, del fare dell’uomo; non è solo più creazione ma anche produzione. Quindi all’opera d’arte viene anche affidata anche la comunicazione simbolica di una certa società, di un certo contesto sociale. Essa ci permette anche di capire, in rapporto alla società, i sistemi culturali di quella stessa società e attraverso essa possiamo leggere le tendenze profonde di una società che si esprimono nel significato e nel contenuto dell’opera d’arte.
È l’opera d’arte che ci porta al contesto e non viceversa: si parte dall’opera per poi arrivare al contesto, es.: se un’opera è del ’600 essa comunque può non essere Barocca secondo determinate coordinate sullo stile e sulla visione del mondo che noi abbiamo e quindi potrebbe anche essere un’opera che, riconducendo al contesto, ci dà altre informazioni da quelle a cui siamo di norma abituati per comprendere un contesto ampio come quello del ’600.
Roberto Longhi, storico dell’arte italiano: “tutto può essere cercato in un’opera purché sia l’opera ad avvertirci che qualcosa manca alla sua comprensione”. Lui vuol dire che non dobbiamo fare discorsi astratti ma noi dobbiamo capire esattamente l’opera, dobbiamo saperla analizzare, decifrare e decodificare e lo strumento principe per comprendere un’opera d’arte è riconoscerne lo stile e il linguaggio specifico.
L’opera d’arte: è un documento di se stessa e di un contesto sociale, è una fonte primaria, quindi noi dobbiamo prima comprenderla per ciò che è e poi rapportarla ad un contesto storico.
Rapporto arte-società
Rapporto arte-società: è un’esigenza intellettuale quella di inserire tra le opere e l’artista il “terzo incomodo” cioè la società.
Questo perché se pensiamo all’arte, alla letteratura, alla cultura del periodo romantico, la figura dell’artista era una figura che viveva lontano dalla realtà, al di fuori dei contesti sociali, al di sopra e al di fuori dalla società, l’arte per l’arte; invece, una visione diversa della produzione artistica ci permette di affermare da subito che l’opera d’arte è fatta di materia —> ciò vuol dire che essa è un oggetto fondamentalmente materiale ed è frutto del lavoro umano che ha una forte componente creativa. Un artista, però, soprattutto nel ’400, non ha la totale libertà sull’opera d’arte, anzi, perché egli lavora principalmente su commissione.
Determinate condizioni sociali fanno sì che l’artista debba attenersi a determinate regole che venivano stabilite dal committente dell’opera.
Opera d’arte: è un sistema di comunicazione cioè oggi ci giunge come un insieme di messaggi che non sono però da decifrare sulla base di improvvisazione ma dobbiamo appropriarci della sua forma e del suo contenuto e quindi anche del messaggio che quell’opera dava ai suoi contemporanei e dovremmo anche comprendere in una dinamica sociologica anche il messaggio che quell’opera dà anche a noi contemporanei.
Ernst Gombrich, storico dell’arte: “l’opera d’arte è come un essere umano, ha sempre qualcosa di nuovo da raccontarci” tuttavia, avere sempre qualcosa di nuovo non deve mai offrirci elementi divaganti ma dobbiamo sempre rimanere all’interno di un rigore interpretativo, quindi, noi possiamo chiedere all’opera d’arte tutto quanto può essere cercato in quell’opera.
Storico dell’arte: il suo compito è quello di ripristinare la verità storica essendo consapevole che comunque questa è il risultato di una visione parziale.
Firenze
Nel breve capitolo di Baxandal, “pittura ed esperienze sociali nell’Italia del 400”, troveremo una serie di esempi di documenti del tempo che riguardano determinate opere d’arte e artisti. Sono documenti che consistono in contratti di commissione che potevano essere stipulati davanti ad un notaio tra artista e committente. Il committente era un signore, o un ricco facoltoso, o una corporazione, come le arti: delle associazioni di categoria che avevano un potere enorme nella città e contribuirono a far crescere la ricchezza artistica.
Il notaio stabiliva quanto veniva concordato tra artista e committente. Fondamentalmente è il committente ad avere una sorta di predominio sull’artista e a dare direttive sulla realizzazione dell’opera d’arte. Tutto ciò era estremamente vincolante per un artista.
In questo libro troviamo molti esempi che sono paradigmatici per farci entrare in un determinato contesto perché il passato ci ha restituito più assenze e più mancanze.
Firenze è una di quelle città dove è più agevole ritrovare molte documentazioni necessarie a comprendere le dinamiche sociali di un artista all’interno di una società.
Esiste però un’altra documentazione: le lettere. Gli uomini facoltosi potevano anche non andare dal notaio e scrivere semplicemente una lettera in cui chiedevano all’artista di eseguire una determinata opera e, in qualche caso, abbiamo un esempio di lettera che ci permette di capire il rapporto che si veniva a creare tra un pittore e un signore. In questo caso, i signori sono in particolare i Medici.
I Medici sono una famiglia straordinaria che ha dato un impulso grandioso all’arte fiorentina del 1400. Quindi prima di affrontare i singoli casi dei documenti del tempo bisogna capire cosa accade a Firenze, conoscere l’arte fiorentina, la produzione artistica fiorentina del 1400.
Cupola di Brunelleschi – Santa Maria del Fiore
Brunelleschi è l’architetto che appunto creò la cupola, invece, il campanile fu creato da Giotto. Le pareti esterne del duomo sono caratterizzate da lastre di marmi policromi che connotano le facciate di molte chiese fiorentine del tempo.
Questa cupola ha ispirato tanti altri architetti nel corso dei secoli e su essa sono state scritte tante pagine importanti nella storia dell’arte, nella poesia, nella letteratura e così via.
La storia di questa cupola comincia da una colazione una colazione a base di melone, pane e vino, il 7 agosto del 1420 quando iniziano i lavori della cupola. Ma, prima dell’avvio dei lavori, la cupola ha alle spalle un concorso bandito nel 1418 per completare il Duomo che era stato iniziato da:
- Arnolfo di Cambio ne aveva curato la struttura.
- Giotto il campanile.
Ma il tamburo ottagonale era rimasto privo della cupola.
Firenze nella seconda metà del ’300 aveva anche visto scomparire molte maestranze che avevano dato avvio molti documenti e grandi architetture del tempo e nel 1348 a Firenze c’era stata la peste nera che aveva falcidiato, cioè decimato, fatto una strage, generazioni di artisti, architetti, manovali e maestranze che si occupavano dei cantieri medievali. La scomparsa di queste maestranze aveva portato all’interruzione dei lavori e poi si era posto il problema del come realizzare una cupola su quella struttura portentosa, complessa e non si volevano utilizzare i sistemi dell’architettura gotica perché risultavano obsoleti e non praticabili.
La cupola fu completata e inaugurata nel 1436.
Del concorso del 1418 esiste ancora un documento redatto dall’Opera di Santa Maria del Fiore, un’associazione che aveva il potere di gestire i lavori, e questo documento è conservato ancora oggi negli archivi del duomo.
Quella famosa colazione di melone, pane e vino, fu il pasto offerto insieme alla paga.
Il concorso fu appunto vinto da Brunelleschi insieme a Lorenzo Ghiberti.
Brunelleschi è un architetto nato nel 1377 e morto nel 1446. Questa cupola è uno dei capolavori più grandi dell’umanità.
Ghiberti, orafo ed esperto della fusione e lavorazione del bronzo, è l’autore della famosa porta del battistero.
Questa cupola rappresentò un elemento di grande rinnovamento sociale.
Machiavelli scrisse: “Questa provincia è nata per resuscitare le cose morte come si è visto nella poesia, nella pittura e nella scultura”. Questo recitare le cose morte ha a che vedere con l’antico e con il passato perché Brunelleschi in questo primo trentennio a Firenze promuove un rinnovato interesse per la cultura antica e studia le vestigia del passato e compie dei viaggi anche a Roma per studiare i monumenti antichi e lo fa con un compagno, Donatello che è un artista che insieme a Brunelleschi e anche a Masaccio rinnovò la visione artistica della città di Firenze:
- Brunelleschi —> architettura.
- Masaccio —> pittura.
- Donatello —> scultura.
Umanesimo civile e Repubblica fiorentina
La consapevolezza che Firenze stesse vivendo un periodo di rinnovamento era molto forte ed è testimoniata dagli scrittori del tempo come Machiavelli ma anche Salutati che fu un cancelliere della Repubblica fiorentina, Firenze a differenza di altre città viveva una condizione di privilegio in quanto aveva una libertà attraverso la forma politica della repubblica, ed era fortemente sentito il suo umanesimo civile che manifesta scrivendo lettere diplomatiche alle maggiori potenze d’Europa.
Quindi egli ricopre questa alta figura istituzionale di cancelliere ed era profondamente convinto che Firenze fosse erede della Repubblica romana e del suo vivere civile che prevedeva una forma di governo in cui ogni cittadino doveva difendere la patria e la libertà, concetti profondamente nuovi e moderni.
Questi ideali civili basati sul recupero del mondo antico erano fortemente sentiti a Firenze ed erano inediti e quindi si mette l’uomo al centro di uno spazio urbano, nella dignità del lavoro, nella dignità della dimensione civile dei cittadini, e per questo la cupola diventa simbolo di una supremazia fatta di tante libertà e i vari umanisti del tempo sono perfettamente consapevoli che si sta facendo rivivere il passato nella sua forma migliore e democratica.
L’antichità diventa istanza morale e di rinnovamento e quindi gli antichi vengono emulati e vengono emulate le virtù e questa è una fase in cui la cultura visiva e quella letteraria trovano un punto decisivo e vi è anche dall’orgoglio civico e il consolidamento della politica cittadina incentrata sulla forma governativa della repubblica.
I Medici e il banco mediceo
In questo contesto emerge la famiglia dei Medici che ha come capostipite Giovanni, mercante e poi banchiere che istituisce il “banco mediceo” con tutte le succursali in varie città italiane e in particolare modo in Europa, in particolare nelle Fiandre, nei Paesi Bassi, dove la vivacità commerciale era molto forte e quindi la ricchezza era prodotta e si diffondeva e quindi prosperavano le banche fiorentine che avevano lì delle succursali gestite da agenti che poi diventano dei punti di unione tra la cultura artistica fiorentina e quella delle Fiandre, fiamminga.
Questo orgoglio civico sostenuto dai letterati e dagli umanisti è il punto di forza di Firenze rispetto alle altre città italiane, e qui inoltre il popolo ha voce in capitolo, può dire la sua e la città è fortemente caratterizzata dalla vivacità artigianale, dei commerci ma sostenuta anche da una borghesia vivace e da nuove figure che tendono ad affermarsi nel contesto cittadino che contribuiscono ad un rilancio dell’arte della città di Firenze e della sua arte.
Brunelleschi e la prospettiva
Brunelleschi diventa una figura particolare di architetto in quanto non è più e solo il “capo mastro” ma è piuttosto una figura di artista che grazie all’elaborazione di un progetto raffinatissimo e meticoloso, incentrato sulla geometria e sulla matematica, riesce ad affidare questo progetto a delle maestranze e quindi lui è stato solo il sovrintendente dei lavori.
Egli inventa la prospettiva lineare: la prospettiva è un criterio, un modo scientifico, di rappresentare la realtà su un piano bidimensionale la realtà tridimensionale secondo un riproporre in scala la realtà con criteri perfettamente misurabili.
L’invenzione della prospettiva di Brunelleschi è perfettamente connessa alla cupola: essa è infatti in rapporto al contesto cittadino, a tutti gli altri monumenti e le linee di fuga idealmente convergono nelle colline di Firenze che circondano il paesaggio cittadino.
All’interno del cantiere operativo, Brunelleschi, riuscì inoltre a fissare dei criteri e delle regole del cantiere e del lavoro permettendo anche che i lavoratori avessero una buona paga e evitava che essi bevessero sulle impalcature soprattutto perché queste erano molto alte e voleva evitare che loro cadessero rischiando la vita.
Tutte queste accortezze e norme che stabilì facevano sì che questo cantiere assomigli ad un cantiere moderno e all’avanguardia.
Fino a quel momento, prima che Brunelleschi inventasse la prospettiva, gli altri pittori e architetti, utilizzavano un metodo più empirico e non matematicamente e geometricamente definiti. Ed è proprio per la presenza di questi precisi criteri che egli potè affidare il lavoro nelle mani dei suoi lavoranti.
Giorgio Vasari
Giorgio Vasari: architetto, pittore e biografo scrisse le “Vite del Vasari” nel quale appunto documentava le vite di vari architetti, pittori e scultori fiorentini.
Realizzò due edizioni:
- Prima edizione 1550.
- Seconda edizione 1568, edizione aggiornata, riveduta e corretta.
Egli da buon fiorentino, appassionato della sua città e delle figure eroiche della storia cittadina, aveva fatto iniziare la storia della città moderna, partendo da Giotto e poi si soffermò ovviamente anche su Brunelleschi, sulla costruzione della cupola e sull’invenzione della prospettiva. Poi soprattutto parlò anche del momento innovativo per la città di Firenze con la triade di Donatello, Brunelleschi e Masaccio: è in questo contesto che nasce un’idea di libertà, di impegno civico, di valori civili e di formazione anche popolare al governo della città e poi emergono i Medici con la loro protezione e appoggio alle arti con l’intento di accrescere sia il loro prestigio, come famiglia, come quello della città. Tutto ciò in un atmosfera di pace anche se il maggiore momento di gloria e innovazione della città è quando nel 1406 conquista Pisa assicurandosi lo sbocco sul mare.
Nel 1436 la cupo
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