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Appunti di estetica: Walter Benjamin

Indice dei saggi

  • L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
  • Saggio sul surrealismo
  • Piccola storia della fotografia
  • L'autore come produttore
  • Saggio su Proust
  • Eduard Fuchs, il collezionista e lo storico

L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (1936)

Nello stesso anno, Martin Heidegger, filosofo abbastanza discusso per le sue posizioni politiche e leggermente offuscato da posizioni antisemite, scrive "L'Origine dell'Opera d'Arte", in cui cerca di dare una definizione di opera d'arte dal punto di vista fenomenico. Mette insieme un disvelamento e nascondimento. La materia terra svela la natura di un mondo. In questa lotta tra materia e terra si produce un urto, le dimensioni presenti nell'opera danno qualcosa di chiuso ma anche di eloquente, nuovi significati. Ciò avviene anche nel rapporto tra opera d'arte e materiale, dove i materiali assumono una nuova connotazione.

Il saggio di Benjamin parte da presupposti storici. Parte dalla nuova arte: fotografia e cinema. A lui non interessa un'origine dell'opera d'arte. Walter Benjamin (1892-1940) nasce come critico letterario, ma ha anche basi filosofiche (conosce in particolar modo Kant). Tra il 1918-20 scrive alcuni saggi sulla lingua ("Sulla lingua in generale e sulla lingua degli uomini" e "Il compito del traduttore"). Traduce Proust e si avvicina ai surrealisti. Nel momento in cui Benjamin scrive, l'arte ha già subito un'evoluzione (le avanguardie). Parte dal presupposto che le nuove arti nascono in un contesto che non è solo artistico (i nuovi media).

Il titolo italiano del libro di Benjamin è una traduzione letteraria dal tedesco. In inglese, si usa ‘mechanical’: il saggio inizia con la questione della riproducibilità. Nel primo paragrafo, riflette sul concetto di riproduzione tecnica in un senso molto ampio. Tutto ciò fatto dall’uomo può essere rifatto attraverso una riproduzione manuale (ad esempio per creare un falso) oppure meccanica, come una matrice di rame o di pietra, una macchina fotografica o una cinepresa. La mano che agisce si vede soppiantata dall’occhio. Il suo gesto è molto ridotto, le immagini sono invece riprodotte dalla macchina.

La riproduzione tecnica (o meglio, meccanica) dell’opera d’arte è qualcosa di nuovo. L’occhio è più rapido della mano a fissare l’immagine. L’accessibilità è determinante per fissare le immagini nella loro riproducibilità tecnica. Nel futuro le immagini saranno accessibili come il gas e la luce, ne verremo approvvigionati (Paul Valery). Ci sarà un approvvigionamento di immagini e suoni, non ci sarà bisogno di procurarceli perché sono elementi che arriveranno a noi.

Nella riproduzione tecnica delle immagini, la fotografia ha sostituito l’opera d’arte tradizionale, modificandone gli effetti. Le riproduzioni di opere sono anche fotografie (vd. Lacoonte, gruppo scultoreo I-II sec., Città del Vaticano). La fotografia viene giudicata attraverso canoni diversi rispetto a quelli applicati alle arti tradizionali. Uno dei vantaggi è che la fotografia arriva a tutti, anche a chi non ha possibilità di contatto visivo diretto con l’immagine.

Remediation (rimediazione) si riferisce all’ambito digitale: un mezzo per oggetti che possono essere rimediati. La fotografia si appropria di contenuti che non sono fotografici e ne modifica gli effetti. Modifica i rapporti con l’opera d’arte stessa. Non è più un rapporto tradizionale. Ma è anche in grado di appropriarsi di un significato, di un posto, di un ruolo suo proprio. Si ritaglia una propria autonomia, diventa essa stessa opera d’arte. Può avere un obiettivo artistico, non solo di documentazione. È un nuovo modo dell’arte di concepire se stessa. La percezione è influenzata sia dalla fotografia che dall’opera stessa dal vivo.

L'occhio naturale dà più informazioni rispetto all'occhio che guarda attraverso la macchina fotografica per scattare la foto. La produzione dell'immagine è tecnica ma anche artistica nella fotografia, tuttavia l'artisticità non è centrale dato che non è il fotografo a produrre la foto ma è la macchina fotografica. Benjamin vuole capire che cosa è diventata col tempo l'arte, vuole vedere anche il futuro dell'opera d'arte. Egli parla dell’hic et nunc dell’opera, cioè l’aura dell'opera d'arte. L'opera è stata composta e creata in un certo momento e in un certo spazio che conferisce unicità all'opera d'arte e la fa essere autentica. Ciò impedisce ogni riproduzione reale perché non sarà una riproduzione autentica e unica come l'originale, per questo è simile all'originale.

Il concetto di hic et nunc viene rivoluzionato con la riproduzione tecnica dell'opera. La consistenza dell'opera non viene toccata, massimo modifica il fatto che la riproduzione tecnica svaluta il suo hic et nunc, tolto il sostegno viene a mancare l’aura dell'opera d'arte. Non avvertiamo più l'unicità di quella situazione. Da questa perdita si hanno conseguenze più rilevanti: si dubita della sua autenticità, che esista un originale.

Approfondimento sul paragrafo 3

Segnami vuole indagare sulla condizione collettiva umana. Tiene conto della storicità del modo di percepire le cose e fa riferimento a due storici dell'arte, Riegl e Wickhoff. Dopo che l'arte ellenistica era molto fisiognomica, la fisionomia era accentuata. Riegl, ad esempio, si occupa dell'orientamento artistico legato a un periodo, ad esempio l'arte tardo-romana va verso un orientamento più tattico, introduce una visione tattile e una visione ottica. Nel primo caso si tratta di toccare le cose nel loro rilievo, scorgere il dettaglio di un'immagine come nei bassorilievi. Nel secondo caso ciò prevede una visione d'insieme, di sorvolo, non vedo il particolare ma il generale. Ciò risponde a una nuova esigenza di percezione. Benjamin utilizza questa distinzione. Sono due figure che cercano nuovi modi, nuove esigenze di percezioni.

Queste nuove arti sono espressione di nuove società, di una nuova epoca e di nuove necessità sociali e politiche di avvicinamento all'immagine, un bisogno fortissimo di immagini che arrivano, che io non devo cercare. È un riferimento anche al concetto di riproducibilità tecnica dell'immagine. Il rapporto ottico è un rapporto a distanza, di allontanamento per percepire il panorama completo. In relazione alle masse si è prodotto un nuovo bisogno di immagini, cioè la visione tattile che introduce nuove esigenze percettive. Vi sono presupposti sociali ben precisi come la formazione di masse che hanno determinato la decadenza dell'aura, cioè di un certo modo di vedere le cose. Le immagini di tipo contemplativo sono ormai obsolete. Vi è una spinta da parte delle masse verso una nuova percezione.

Non accostarsi agli oggetti del canale della loro unicità significherebbe una chiusura alle masse. Bisogna impossessarsi delle cose nell'immagine, nella sua riproduzione, nella sua effigie. Già nella premessa, egli riprende i parametri del materialismo storico di Marx ed Engels, i quali hanno analizzato il capitalismo nel valore d'uso e di scambio di un oggetto prodotto. Secondo Benjamin, Marx ha provato a fare una prognosi, una previsione di futuro per la liberazione della classe proletaria. Benjamin ne imita l'atteggiamento. Riprende il concetto di sovrastruttura come ideologia dell’infrastruttura e quello di struttura come l'infrastruttura stessa.

Egli cerca di individuare le tendenze dell'arte nelle sue condizioni di produzione prendendo in considerazione quelle modifiche che sono nuove condizioni sociali. L'ideologia è modificata da condizioni oggettive. Le idee tradizionali sono decadute, non sono più centrali.

Approfondimento sul paragrafo 5

Benjamin riconosce all’opera d’arte due valori: culturale ed espositivo. Il valore culturale corrisponde al valore auratico, collegati all’unicità, all’hic et nunc, di una certa opera d’arte, che riguarda opere tradizionali ma anche la fotografia. Si tratta di un valore di culto che si può attribuire a qualsiasi cosa. Il valore espositivo ha a che fare con il valore pubblico dell’opera d’arte. Riguarda la sua caratteristica di essere esibita, il suo offrirsi alla ricezione. Il punto è che questi due valori sono messi su una bilancia. Nell’opera tradizionale il peso maggiore, anche se non esclusivo, è posto sul valore culturale. Nel caso del cinema e della fotografia, la situazione è inversa.

La perdita dell’aura non è senza residui, c’è comunque qualcosa che resta [vd. August Sander, Piccola Storia della Fotografia]. Il culto ha a che fare con l’importanza dell’esistere per poter “funzionare”. Posso anche rimanere nascosto. Prima la funzione artistica era marginale in favore di quella culturale e religiosa. Oggi con la riproduzione tecnica dell’opera, l’esponibilità ha assunto un valore assoluto.

Approfondimento sul paragrafo 6

Nell'arte tecnologica prevale il valore espositivo e quindi si perde l’aura, ad esempio ciò accade nella fotografia che supera il valore culturale. È una sorta di lotta in cui la tecnicità sostituisce, sul profilo produttivo, l'unicità, l’hic et nunc, l’autenticità, e, su quello ricettivo, la soggettività, che fa esperienza auratica di distanza contemplativa. Cambia la prospettiva dell’artista, la sua originalità, genialità e ispirazione.

Ma quando l’uomo scompare dalla fotografia il valore espositivo prevale su quello culturale. Quelle di Atget sono foto che rivelano un certo carattere estetico, ad esempio giochi di luce. Tuttavia hanno anche un valore scientifico perché producono un documento, hanno un carattere oggettivo. È una bellezza utile, che non si consuma nel solo valore estetico. La Parigi di Atget [vd. Piccola Storia della Fotografia] produce testimonianze che costituiscono il simbolo di una modernità dovuta a un’urbanizzazione più selvaggia. L’analisi storica è un elemento che serve per un carattere politico. Non sono solo fotografie che richiedono una ricezione, ma avvertiamo un senso di inquietudine.

La didascalia è un'imposizione, una direttiva alla lettura, non si può fantasticare, essa mi dice di che cosa si tratta. Questa imposizione è un carattere tipico della tecnologia. Fa parte di quella che Hegel chiama la seconda natura: la società con la quale ci...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fabiolamazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Tavani Elena.
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