Eva Burba - 2. Economia aperta: il commercio internazionale
Ipotesi generali
Ipotesi 1: i beni sono omogenei a livello internazionale/mondiale
1. Il bene X prodotto nel paese A è esattamente uguale al bene X prodotto nel paese B secondo la modellistica. Quindi i flussi commerciali di questi beni che sono omogenei saranno dettati solamente da scarsità o abbondanza di tali beni nei paesi, non ad esempio dal desiderio dei consumatori di consumare il pomodoro ad esempio prodotto nel paese B. Quindi quando un paese sarà esportatore? Quando avrà sovrapproduzione, quindi quando l’offerta supera la domanda: se ad esempio ci sono troppi pomodori in Italia, si esportano, perché esisterà anche un paese in cui c’è scarsità di pomodori, quindi in cui l’offerta è minore della domanda, quindi in cui la domanda di pomodori supera l’offerta, quindi quel paese importerà. Quindi se si esporta un certo bene lo si fa perché ce n’è troppo, se lo si importa lo si fa perché ce n’è troppo poco. Prima con Heckscher-Ohlin abbiamo fatto lo stesso discorso con il bene X e il bene Y: X è X in tutto il mondo e Y è Y in tutto il mondo, e chi lo produce con un costo-opportunità minore lo produrrà e lo esporterà.
Ipotesi 2: apertura commerciale massima
2. Quello che faremo sarà confrontare 2 situazioni: la situazione di autarchia, quindi la situazione di nessuna relazione commerciale, con la situazione di massima apertura commerciale: non esisteranno le sfumature, le uniche che potremmo introdurre sono quelle che si ottengono con la politica commerciale: imponendo un dazio ad esempio, ma per valutare i benefici del commercio internazionale prima di tutto confronteremo queste 2 situazioni “estreme”. Ipotizzeremo quindi che non ci sono barriere, quindi non ci sono i costi del commercio, ad esempio dei trasporti, dell’etichettatura, ecc.: non ci sono tutti i costi di transazione.
Ipotesi 3: il mercato mondiale
3. Avremo a che fare con il mercato mondiale, quindi con una situazione che vede al centro il mercato mondiale e come satelliti tutti i mercati nazionali: sul mercato mondiale confluiscono tutti i paesi, ovvero tutti gli attori economici di tutti i paesi, che interagiscono: sul mercato mondiale troviamo tutti i venditori e tutti i compratori del mondo. Quindi alla situazione nazionale si sovrappone quella mondiale, e se esiste un mercato mondiale esisterà anche un prezzo mondiale, che non ha più a che fare con il prezzo di autarchia, che è il prezzo che viene a formarsi come risultato delle interazioni all’interno di un sistema economico preso come economia chiusa: in un sistema economico ci sono venditori e compratori da cui esce il prezzo in autarchia, senza relazioni con l’estero, quando invece immaginiamo che queste relazioni ci siano, continuerà ad esserci una domanda all’interno dell’economia chiusa, del paese, e un’offerta, ma adesso il prezzo sul quale offerta e domanda interagiscono non è più il prezzo nazionale ma il prezzo mondiale.
Quindi il commercio internazionale si genera come effetto o di scarsità o di abbondanza: nell’economia chiusa domanda ed offerta vanno in equilibrio perché il banditore walrasiano trova un prezzo di equilibrio, ed è l’equilibrio nazionale/interno/senza relazioni con il mondo, ma quando si passa da autarchia/economia chiusa ad economia aperta, il prezzo che decide quanto i venditori vogliono vendere e quanto i compratori vogliono comprare è quello mondiale, e non è detto per niente che coincida con il prezzo nazionale.
4. Attenzione: però poi alla fine scopriremo che sempre sulla base del prezzo mondiale si effettueranno le transazioni all’interno del paese, quindi:
- Esempio 1: se il prezzo mondiale Pw1 > P*, i produttori decideranno che vogliono produrre e vendere la quantità orizzontale, il segmento arancione e viola, che va fino alla curva di offerta, e la venderanno al prezzo Pw perché i produttori sono price-taker sia sul mercato interno che in quello mondiale, e a chi si venderà tutta quella quantità? Ci sono 2 parti:
- La parte che arriva fino alla curva di domanda è la parte che verrà assorbita dalla domanda interna, perché per quel livello del prezzo la domanda interna è disposta ad acquistare fino a quel punto;
- Il resto, il segmento che va dalla curva di domanda alla curva di offerta, verrà esportato.
- Esempio opposto: nel caso in cui il prezzo mondiale sia minore del prezzo di autarchia Pw < P*: la domanda in questo caso è molto grande, però i produttori a quel prezzo sono disposti a produrre e vendere solo una parte, e non di più, ovvero il segmento che arriva fino alla curva di offerta, segmento piccolo arancione. Ad esempio: se la carne di renna in Italia costava 50 euro al chilo, e improvvisamente costa 30, vuol dire che l’agente economico nazionale può comprare quel bene a 30, e dove lo compra? Sul mercato mondiale. Questo perché c’è chi produce internamente quel bene, ma a 30 sono in pochi. Quindi la parte arancione che arriva fino alla curva di offerta è la parte di domanda interna che viene soddisfatta dall’offerta nazionale, e il resto, la parte viola del segmento che va dalla curva di offerta alla curva di domanda, viene soddisfatto attraverso importazioni.
- Attenzione: quindi bisogna tenere a mente che il grafico che stiamo osservando è quello dell’economia nazionale, quindi domanda ed offerta sono di quell’economia, quindi domanda ed offerta rimangono nazionali, ma la regola del mercato è mondiale, ovvero le interazioni tra domanda ed offerta nel mercato mondiale. La differenza è che la regola che governa il mercato non è più una regola che è il risultato delle interazioni nazionali ma è una regola che è il risultato del interazioni a livello mondiale, e proprio per questo abbiamo il prezzo mondiale e non il prezzo di autarchia che “governa”.
- Attenzione: in questo grafico si vede anche l’ipotesi dell’omogeneità: il bene X prodotto in Italia vale esattamente come il bene X prodotto in un altro paese: se non ce n’è abbastanza in Italia, si va ad acquistarlo nel mercato mondiale, perché tanto il prodotto X prodotto in Italia è uguale, è omogeneo, a quello prodotto in un altro paese, non c’è differenza. In tutto ciò quindi la qualità del prodotto non è compendiata.
- Attenzione: il prezzo mondiale di cui abbiamo parlato fino ad ora ovviamente è il prezzo mondiale di equilibrio Pw*: ogni attore economico nazionale è anche attore economico mondiale, guarda a quel prezzo e prende le sue decisioni.
Ipotesi 4: distinzione tra paesi piccoli e paesi grandi
4. Vedremo come la grandezza del mercato nazionale impatta sul mercato mondiale: l’economia nazionale può avere o non avere un impatto sul mercato mondiale, c’è una differenza da fare: se il paese è piccolo non ha influsso sul mercato mondiale, quindi qualunque cosa accada nel mercato di quel paese il Pw* non cambierà mai: se ad esempio il Liechtenstein raddoppia la quantità di pomodori importati non cambierà niente nel mercato mondiale, se invece la Cina o l’Italia modificano la quantità venduta o comprata, allora il Pw* potrebbe risentirne: questa è l’ipotesi del paese grande: il paese piccolo non è in grado di influenzare il prezzo di equilibrio mondiale, il paese grande è in grado di influenzare il prezzo di equilibrio mondiale.
5. Attenzione: da cosa dipende l’essere grandi o l’essere piccoli? Non dipende necessariamente da fattori quali ad esempio la popolazione del paese: la dimensione del paese in termini di popolazione o di PIL conta, perché ad esempio il mercato cinese ha una certa dimensione, quindi se ad esempio la domanda cinese di microchip crolla, è uno scossone sul mercato mondiale, e lo stesso per quanto riguarda l’offerta. Ma non necessariamente è una questione di popolazione o di PIL del paese: ad esempio negli anni 60/70, 1/3 della produzione mondiale di sedie proveniva dalla zona del manganese, e se succede qualcosa tale per cui la produzione si riduce ad esempio del 50%, è un grande scossone sul mercato mondiale, il cui prezzo di equilibrio ne risente. Quindi non è necessariamente una questione della grandezza del paese misurata in termini di popolazione o di PIL, ma è una questione relativa al mercato specifico che studiamo: se ad esempio il mercato è quello degli orologi, la Svizzera è un paese grande. Quindi un paese piccolo è un paese che in quel settore non riesce a influenzare il prezzo di equilibrio mondiale, un paese grande è un paese che riesce a influenzare il prezzo di equilibrio mondiale. Un paese infatti è un sistema economico, un insieme di mercati, e se offerta o domanda su un certo mercato di un certo paese sono grandi relativamente a offerta e domanda mondiale, quel paese relativamente a quel bene è un paese grande, altrimenti è un paese piccolo.
6. Attenzione: un paese o importa o esporta, quindi importazioni + esportazioni = flusso commerciale. Se il flusso commerciale è grande rispetto alle quantità domandate e vendute a livello commerciale mondiale, allora è un paese grande, ma relativamente a quel mercato nello specifico. Quello che conta sono quindi le quantità esportate o importate con le quali il paese si presenta sul mercato mondiale: se il paese va sul mercato mondiale e compra il 90% del bene X, è un paese grande, o se vende il 90% di quel bene, è un paese grande in quel settore. Se invece importa o esporta 1% di quel bene allora è un paese piccolo. Quindi le quantità offerte o domandate dal singolo paese in rapporto alle quantità scambiate a livello mondiale determinano la “grandezza” del paese in quel settore.
7. Attenzione: quindi se il paese non riesce a influenzare il Pw*, vuol dire che il prezzo mondiale per il paese piccolo è una variabile esogena.
8. Attenzione: per quanto riguarda questa quarta ipotesi, in equilibrio parziale analizzeremo sia le economie piccole che quelle grandi, in equilibrio generale vedremo solo i paesi grandi.
A. Mercato dei beni e dei servizi
Commercio internazionale diretto internazionale beni finali - equilibrio parziale (EP)
Modello domanda-offerta
Costruzione del mercato mondiale (1)
Avendo ben in mente come funziona il mercato nazionale, vogliamo costruire il mercato mondiale, che sarà composto sempre da domanda ed offerta, ma prima di tutto vogliamo capire la logica sulla quale il mercato mondiale si genera. Quindi per costruire il mercato mondiale partiamo dal mercato nazionale, poi immaginiamo che ci siano tanti paesi nel mondo e arriviamo al mercato mondiale. Per ora sappiamo già che il mercato mondiale esiste, esiste una domanda, un’offerta, e un Pw*. E ogni paese, che sia piccolo o grande, innanzitutto prende quel prezzo per dato. Poi però introdurremo una variante rispetto alla concorrenza perfetta in cui si è price-taker e basta: se un paese è piccolo, il Pw* è dato, se il paese è grande il Pw* è dato, ma quel paese lo può anche modificare. Per ora analizziamo il comportamento del singolo paese senza distinguere se è grande o se è piccolo perché ogni paese, indipendentemente che sia grande o piccolo, comunque si confronta con il prezzo mondiale di equilibrio Pw*. Poi, nel momento in cui immagineremo che succederà qualcosa nel paese, se il paese è piccolo allora sul mercato mondiale non ci sarà alcun effetto, se il paese è grande sul mercato mondiale ci sarà un effetto.
Quindi costruiamo 2 nuove curve che rappresentano il mercato nazionale sul mercato mondiale:
- Curva di offerta di esportazioni/curva di offerta esterna;
- La curva di domanda di importazioni/curva di domanda esterna.
Attenzione: curve “esterne” perché sono quelle che il paese formula sul mercato mondiale. Disegniamo 2 grafici affiancati in orizzontale:
- A. Nel grafico a sinistra abbiamo il mercato chiuso del bene X, quindi con la quantità offerta e domandata all’interno di quel mercato nell’asse delle ascisse, queste curve le disegnano in forma lineare per semplicità, e il prezzo nell’asse verticale, che è il prezzo di autarchia Pa, o si lascia scritto P, sottintendendo che è Pa;
- B. Nel grafico a destra si andrà invece a disegnare la curva di offerta delle esportazioni E e la curva di domanda delle importazioni M.
Effetti sul mercato interno dell’apertura commerciale
Se mercato del bene X è chiuso, quindi c’è domanda ed offerta interna, la loro interazione, e c’è un prezzo di equilibrio di autarchia Pa*. Quindi abbiamo un certo mercato interno, e il Pw che il paese osserva è un Pw*: c’è un mercato mondiale con una domanda e un’offerta, si genera un prezzo di equilibrio mondiale che è quello con cui il paese si confronta. Nel confrontarsi con Pw*, il paese che analizziamo elabora 2 curve. Nel momento in cui immaginiamo che quel mercato si apra alle relazioni internazionali, allora esiste un mercato mondiale e un prezzo di equilibrio mondiale Pw* che potrebbe essere Pw* = Pa*, oppure Pw* < Pa*, o Pw > Pa*:
A. Curva di offerta di esportazioni (Pw* > Pa*)
La offerta di esportazioni, che si ricava guardando al fatto che se il prezzo mondiale equivale a quello di autarchia abbiamo 0 esportazioni, ma man mano che il prezzo mondiale di equilibrio aumenta accadrà che i consumatori di quel mercato decideranno di comprare sempre meno, e. Al contrario i produttori decideranno di vendere sempre di più, quindi si genereranno sempre più esportazioni.
- Attenzione: se Pw* = Pa*, si esporterebbe 0 perché la distanza tra il punto di intersezione tra la curva di domanda e la curva di offerta nel grafico 1 è pari a 0. Questo perché in autarchia in equilibrio accade che la domanda è completamente soddisfatta dall’offerta, quindi che Qs = Qd, e non si crea nessuna forma di abbondanza o di scarsità, quindi quando Pw* = Pa le esportazioni saranno 0 nel grafico 2, segnato sull’asse verticale, all’altezza di Pa*.
- Se Pw*1 > Pa*, nel mercato interno allora Qs > Qd, in corrispondenza dell’altezza dei punti A e B, la domanda interna comprerà una parte della quantità offerta, ovvero la parte che va fino alla curva di domanda, A, e il resto, AB, verrà esportato.
- Nel grafico 2 quindi si disegna la curva di offerta delle esportazioni e la curva di domanda delle importazioni: il paese rappresentato nel grafico 1 esporterà la distanza che va dalla curva di domanda alla curva di offerta, AB, e si riporta quella distanza nel grafico 2 alla stessa altezza di Pw1*, partendo dall’asse verticale, e in questo modo nel grafico 2 abbiamo segnato la quantità esportata quando il prezzo mondiale è Pw1*.
- Attenzione: è importante lavorare in maniera quantitativamente esatta in questo caso: per ogni livello del prezzo mondiale si riesce a individuare un certo quantitativo di esportazioni, quindi la dimensione del segmento AB è assolutamente uguale a quella che viene riportata nel grafico 2.
- Ma possiamo anche immaginare che Pw vari:
- Se Pw aumenta, quindi se Pw2* > Pw1*, la quantità esportata aumenterà. Nel grafico ad esempio rappresentiamo il caso estremo in cui la domanda sia 0, quindi il segmento orizzontale che arriva fino alla curva di offerta nel grafico 1, nel grafico 2 lo si riporta, quello rosso più in alto tratteggiato, e quella è la quantità di esportazioni quando il prezzo mondiale è pari a Pw2*: più il prezzo mondiale sale, più la produzione interna aumenta, perché l’offerta all’aumentare del prezzo è invogliata a produrre e vendere, infatti la curva d’offerta è crescente, più la domanda interna si contrae, e quindi può contrarsi anche fino al livello 0, come il caso che abbiamo appena visto, visto che Qs > Qd le esportazioni aumentano.
- Si può ripetere lo stesso ragionamento infinite volte, e si otterrà una retta che rappresenta la curva di offerta delle esportazioni. E con la retta che abbiamo ottenuto nel grafico 2 leggiamo che all’aumentare del prezzo mondiale le esportazioni aumentano.
- Attenzione: quindi la variabile indipendente è il prezzo mondiale, non le esportazioni, quindi il grafico 2 ha gli assi invertiti rispetto alla normale disposizione.
- Attenzione: quindi sopra Pw2* però la retta cambia pendenza perché siccome la domanda sopra quel livello di prezzo di equilibrio non c’è più, visto che il prezzo è altissimo, la domanda è 0 e la produzione/offerta è molto alta, ed essendo soprattutto che da quel punto in su la domanda è pari a 0, tutta l’offerta viene esportata, quindi da quel punto in poi nel grafico 2 la pendenza è la stessa di quella della curva di offerta interna, perché è la risposta alla reazione della produzione interna, quindi dal punto che abbiamo individuato nel grafico 2 in corrispondenza del segmento delle esportazioni in Pw2* in poi la pendenza è uguale a quella della curva di offerta. Questo perché nel grafico 2 se ad esempio il prezzo varia di 1 sull’asse verticale, se la domanda interna è pari a 0,
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