Economia internazionale - prof. Zotti Eva Burba
Programma
1. Economia chiusa: un po’ di ore verranno dedicate all’economia chiusa, quindi senza relazioni con l’estero (quello che abbiamo fatto con microeconomia e macroeconomia).
Equilibrio parziale (EP)
- Modello domanda-offerta (D/S) - surplus: la nozione di surplus (noi ci concentreremo sul mercato dei beni) ci servirà per capire gli effetti dell’apertura commerciale nel commercio internazionale.
- Modello con equilibri multipli: conosciamo il modello domanda-offerta in cui c’è una quantità offerta, una quantità domandata, e un prezzo. Quanti equilibri ci sono in quel modello? 1. Quindi i modelli con equilibri multipli sono i modelli in cui ci sono più equilibri, in cui c’è quindi una curva di domanda e curva di offerta diversa, “anomala” soprattutto una rispetto a quella “classica”, e la loro intersezione genera quindi 2 equilibri, di cui uno è buono, e uno meno buono.
Teoria del consumatore
- Massimizzazione dell’utilità: la massimizzazione dell’utilità in forma analitica (quindi con le formule).
- Funzione di utilità sociale: la funzione di utilità sociale non è la funzione di utilità del singolo individuo, come abbiamo visto in microeconomia, ma è quella di una collettività.
- Vincolo di bilancio sociale: il vincolo di bilancio sociale di una collettività.
- Scelta lavoro-tempo libero: la scelta lavoro-tempo libero.
- Scelta consumo-tempo libero: la scelta consumo-tempo libero.
- Curva di offerta di lavoro: la curva di offerta di lavoro.
- Curva di offerta di capitale: la curva di offerta di capitale.
Teoria dell’impresa
- Funzione di produzione a 1 fattore produttivo: la funzione di produzione a 1 fattore produttivo in forma analitica.
- Forma lineare: la forma lineare che entrerà nel modello 1x2 dell’equilibrio generale nella versione 1a (lineare) della funzione di produzione.
- Prodotto medio: il concetto di prodotto medio.
- Forma non lineare: la forma non lineare che entrerà nel modello 1x2 dell’equilibrio generale nella versione 1b (non lineare) della funzione di produzione.
- Prodotto medio: il concetto di prodotto medio.
- Funzione di produzione a 2 fattori produttivi: la funzione di produzione a 2 fattori produttivi.
- Forma non lineare: la funzione di produzione a 2 fattori produttivi è solo non lineare, ed entrerà nel modello 2x2 dell’equilibrio generale (non lineare).
Massimizzazione del profitto: la massimizzazione del profitto come funzione dei fattori produttivi capitale K e lavoro L. Quando abbiamo fatto microeconomia abbiamo fatto la massimizzazione del profitto, e l’impresa massimizzava il profitto con variabile obiettivo l’output: quanto output deve produrre in modo da raggiungere il profitto massimo? Ora invece l’idea è di massimizzare il profitto con variabile obiettivo l’input: quanto input impiegare affinché il profitto sia massimo?
Attenzione: si tratta dello stesso problema visto da due punti di vista diversi: si tratta sempre di massimizzazione del profitto, però l’impresa può sia focalizzarsi sulla quantità di output da produrre per ottenere il massimo profitto, sia sulla quantità di input da impiegare per ottenere il massimo profitto, perché il legame tra input e output è la funzione di produzione che è monotona crescente, perché più input uso, più output ottengo, quindi guardare a quanto output produrre, guardare a quanto input impiegare, è la stessa cosa. Perché guardare alla stessa cosa da due punti di vista? Perché da questa massimizzazione del profitto escono:
- Mercato del lavoro.
- Mercato del capitale.
Equilibrio generale (EG)
Equilibrio generale (EG): tutto quello che facciamo a livello di equilibrio parziale ci serve per costruire l’equilibrio generale.
Modello del flusso circolare: l’equilibrio generale è la rappresentazione di questo modello, il quale comprende:
- Mercato dei beni e dei servizi: il mercato dei beni e dei servizi, di cui sappiamo già tutto dalla microeconomia, ma adesso vedremo a livello del consumatore di specificare una forma analitica per la curva di domanda di beni e servizi.
- Modello 1x2: modello con 1 fattore produttivo e 2 settori.
- Versione 1a: funzione di produzione lineare (in sintonia con la funzione di produzione a 1 fattore produttivo lineare). Sarà la base, in economia aperta, del modello 1 dell’equilibrio generale di Ricardo.
- Versione 1b: funzione di produzione non lineare (in sintonia con la funzione di produzione a 1 fattore produttivo non lineare).
- Modello 2x2: modello con 2 fattori produttivi e 2 settori (in sintonia con la funzione di produzione a 2 fattori produttivi). Sarà la base, in economia aperta, del modello 2 dell’equilibrio generale di Heckscher-Ohlin.
- Forma non lineare: il modello 2x2 è solo non lineare, in coerenza con la funzione di produzione a 2 fattori produttivi che è solo non lineare.
- Mercato dei fattori produttivi (lavoro L e capitale K): il mercato dei fattori produttivi (lavoro L e capitale K), che non abbiamo studiato in macroeconomia, quindi dobbiamo costruirci l’offerta e la domanda di fattori produttivi.
Economia aperta: il commercio internazionale
2. Economia aperta: il commercio internazionale.
Mercato dei beni e dei servizi
- Commercio internazionale di beni finali.
- Equilibrio parziale (EP).
- Modello domanda-offerta (D/S).
- Equilibrio generale (EG).
- Modello 1 (modello di Ricardo): è il raddoppio del modello 1x2 lineare (1A).
- Modello 2 (modello di HO - Heckscher-Ohlin): è il raddoppio del modello 2x2 (2, non lineare).
Attenzione: cosa vuol dire “raddoppio”? In economia aperta noi prendiamo un sistema economico del flusso circolare (a) e ne mettiamo vicino un altro (b) e immaginiamo che questi due sistemi, che rappresentano due sistemi economici (che si differenziano tra di loro, nonostante siano spesso simili) commercino tra loro, quindi che ci sia un’integrazione dei due sistemi: in questo modo, gli attori economici che sono venditori e compratori sul mercato dei beni nel sistema economico a lo diventeranno anche nel sistema economico b, e viceversa.
Commercio internazionale di beni semilavorati/intermedi, che sono i beni che derivano dall’attività di delocalizzazione delle risorse.
- Modello di Feenstra-Hanson (F-H).
Mercato dei fattori produttivi K e L
- Equilibrio parziale (EP).
- Modello domanda-offerta (D/S): ci sarà commercio, scambio dei fattori produttivi lavoro L e capitale K, ma invece di essere nel domanda-offerta nel mercato dei beni (come nel commercio internazionale di beni finali e di beni semilavorati) qua siamo nella domanda-offerta nel mercato dei fattori produttivi lavoro L e capitale K.
- Equilibrio generale (EG): si giunge all’equilibrio generale vedendo gli effetti del flusso di capitale e lavoratori.
- Modello 1 (modello di Ricardo).
- Modello 2 (modello di HO - Heckscher-Ohlin).
Politica commerciale
C. Politica commerciale: studio degli effetti di una restrizione commerciale.
Attenzione: fino ad ora parlavamo di economia commerciale, cioè guardavamo come funziona il commercio, mentre adesso si parla di politica commerciale, che significa intervenire sul sistema economico, poiché la politica commerciale è lo studio delle misure e dei relativi effetti su un sistema economico.
Introduzione
Che cosa studia l’economia internazionale? L’economia internazionale si occupa di studiare gli scambi tra diversi sistemi economici. Il sistema economico può essere anche regionale, nazionale, o sovranazionale, come ad esempio l’Unione Europea. Tradizionalmente, per questioni storiche, il sistema economico era visto soprattutto come lo Stato-nazione, quindi come il sistema economico dell’Italia, della Francia, della Germania, … quindi l’economia internazionale studia gli scambi tra i paesi perché il sistema economico va fatto coincidere con il singolo paese, anche se questo non è detto: ad esempio possiamo vedere al sistema economico del Friuli-Venezia Giulia: a quel punto gli scambi saranno non solo quelli che intrattiene con la Slovenia, ma anche quelli ad esempio con il Veneto.
Le due anime dell’economia internazionale
Ci sono 2 anime dell’economia internazionale: l’anima reale e l’anima monetaria.
- L’anima reale.
- L’anima monetaria.
L’anima reale è micro-fondata, e va a studiare:
- Perché i paesi scambiano, perché intrattengono relazioni internazionali.
- Che cosa scambiano.
- Come si generano i benefici derivanti dallo scambio, quindi i benefici del passaggio all’apertura commerciale completa.
- Attenzione: ipotizziamo che se non ci fossero benefici non ci sarebbero relazioni internazionali. Quindi parliamo solo di benefici perché se i paesi scambiano, lo fanno per fare meglio, non peggio.
Perché i paesi scambiano?
1. Perché i paesi scambiano? Due paesi intrattengono relazioni internazionali tra loro prima di tutto perché è possibile.
Nell’ambito della possibilità entrano anche variabili non economiche: ad esempio, se tra un paese A e un paese B c’è una montagna altissima, ci saranno delle difficoltà a scambiare: da questa osservazione si spiega lo spirito dei modelli gravitazionali, che sono i modelli che si ispirano alla teoria gravitazionale e spiegano che il commercio tra due paesi sarà:
- Proporzionale alla dimensione/grandezza dei paesi (più grande è un paese, più commercia).
Attenzione: cosa si intende per grandezza/dimensione di un paese? Quando ragioniamo in termini economici “tutto è economia”, quindi la dimensione dell’economia si misura:
- Ad esempio, con il numero di abitanti, perché gli abitanti sono anche lavoratori e consumatori, quindi se gli abitanti sono tanti, comprano tanto, se invece sono pochi, comprano meno.
- Un’altra misura per la dimensione del paese è il PIL: sia in termini assoluti/aggregati, ovvero tutto il PIL, sia il PIL pro capite. Questo perché la funzione del consumo in macroeconomia ci dice che il consumo è proporzionale al reddito, cioè al PIL, e così saranno anche i flussi commerciali: più elevato è il reddito, più elevato è il consumo, e più elevato è il consumo, più elevate saranno le importazioni, ovvero i flussi commerciali.
- Inversamente proporzionale alla distanza tra i paesi: più sono distanti, meno commerceranno. Ad esempio l’Italia avrà dei flussi commerciali diversi con i paesi vicini e con quelli lontani, quindi i flussi tra Italia e Cile saranno diversi da quelli tra Italia e Slovenia.
- Ci sarà anche una differenza di flussi ad esempio con la Slovenia e con la Bosnia: che discriminante c’è? Una (la Slovenia) fa parte dell’Unione Europea e l’altra (la Bosnia) no.
- Esistono anche degli studi in cui si dimostra che migliori sono le vie di comunicazione di un paese verso l’altro paese, più intenso sarà l’interscambio: se ad esempio per andare in Austria c’è una strada statale stretta è una cosa, se c’è l’autostrada, è un’altra cosa.
Quindi i modelli gravitazionali sono complessi, però sicuramente i due fattori fondamentali che influenzano i flussi commerciali tra paesi sono le dimensioni e la vicinanza o la lontananza.
Attenzione: ma tutte queste barriere fisiche e di connessione le prendiamo come un vincolo esogeno nei nostri modelli: noi partiamo dal presupposto che tra due paesi sia possibile commerciare. Quanto dev’essere possibile? Dev’essere possibile. Noi non valutiamo se il commercio sia facilitato in maniera maggiore o no. Quindi la possibilità di commerciare è legata a fattori esogeni, che sicuramente hanno un impatto economico, ma che noi prendiamo per dati.
B. Due paesi commerciano anche perché decidono di farlo, perché conviene: è una volontà.
“Decidono di farlo” vuol dire che le barriere tra due paesi non sono necessariamente fisiche, quindi ad esempio le dogane, o la lontananza, ma le barriere tra due paesi possono essere anche delle barriere giuridiche, cioè possono esserci delle norme. Come si fa a limitare il commercio? Ad esempio se il governo di un paese decide che è vietato importare o esportare da un altro paese, oppure le sanzioni verso la Russia, che sono dei divieti di commerciare. Quindi in questi casi i paesi potrebbero commerciare? Sì, ma se un governo decide che non si può, non si può, perché è la legge. O ad esempio anche i dazi: mettendo i dazi, che sono delle tasse doganali, che significa che per ogni unità importata nel paese si paga un certo ammontare di denaro in più (quindi quell’unità importata ha come prezzo il suo prezzo originario più il dazio): in questa situazione, è chiaro che se un bene costa di più la domanda di quel bene scenderà. Questa volontà di commerciare è qualcosa che si può calibrare: il paese può decidere di voler commerciare di più, oppure di meno. E come fa? Con le norme, con le leggi.
Quindi i paesi commerciano perché è possibile date tutte le barriere fisiche (esogene), ma anche perché decidono di farlo, perché potrebbero decidere anche il contrario.
La modernizzazione economica: dall’anarchia al free trade
Attenzione: qui entriamo nel mondo della modernizzazione economica: il flusso commerciale è simile al flusso di un rubinetto, in cui:
- 0, ovvero rubinetto chiuso, rappresenta l’autarchia. Rubinetto chiuso vuol dire che non passa niente, quindi autarchia vuol dire che sul mercato sono presenti solo attori nazionali/interni. Quindi in un mercato ci sono venditori e compratori, e se siamo in un’autarchia su quel mercato i venditori e i compratori saranno tutti interni, residenti in quel paese. Quindi autarchia vuol dire che sul mercato sono presenti solo attori nazionali/interni (il prof preferisce non usare l’aggettivo “domestico” perché è una traduzione dall’inglese, ma in italiano significa qualcosa di diverso, “noi in Italia di domestico abbiamo i cani”). Quindi in un mercato sotto regime autarchico venditori e compratori sono tutti nazionali/interni/residenti.
- Attenzione: non passa niente, ma non per ragioni fisiche o di collegamento, perché noi ipotizziamo che queste siano dei vincoli esogeni, quindi ipotizziamo che una strada di collegamento tra due paesi ci sarà sempre, che sia più o meno possibile.
- 1, ovvero rubinetto aperto, rappresenta l’apertura commerciale completa/free trade o commercio (completamente) libero/libero commercio. Nel momento in cui si tolgono le barriere, si integrano i mercati dei paesi. Ma quanta integrazione c’è? Dipende: se si può fare tutto ciò che si vuole, si è in un libero commercio, in cui le uniche restrizioni sarebbero quelle esogene, dovute a fattori geografici, però comunque, essendo vincoli esogeni, si può commerciare. Quindi in realtà la parola “integrazione” vuol dire esattamente lo stesso di “apertura”: integrare due mercati di paesi diversi vuol dire togliere le barriere tra uno stato e l’altro, quindi l’integrazione è la graduale eliminazione delle barriere tra mercati.
- Attenzione: la globalizzazione è il processo di integrazione a livello globale, con un abbattimento delle barriere a livello regionale, di aree di mondo. Un esempio di integrazione regionale è l’Unione Europea: a partire dalla nascita della comunità economiche europee. Oppure, il primo esempio è stato il BENELUX (Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi) che subito dopo la guerra hanno intrapreso una strada dell’integrazione economica e commerciale abbattendo le barriere tra di loro: quella era un’integrazione regionale perché riguardava una regione del mondo. Oggi gli accordi di liberalizzazione commerciale sono in numero pressoché ∞, come la NAFTA, che è un accordo di integrazione economica regionale tra Canada, Stati Uniti e Messico.
Il concetto di integrazione è fondamentale, tanto che esiste:
- L’economia internazionale che studia come funziona il commercio internazionale.
- L’economia dell’integrazione commerciale ed economica, che è lo studio degli effetti delle decisioni/misure di integrazione/apertura commerciale, quindi valuta gli effetti ad esempio dell’abolizione di un dazio, quindi gli effetti del passaggio da una situazione di commercio regolamentato a una situazione di commercio completamente libero.
Attenzione: l’apertura commerciale è 1 proprio, o si può aprire un po’ di più? Il “massimo” 1 non è veramente il massimo perché si può sempre trovare comunque una barriera da abbattere. Un esempio di ulteriore apertura è stato il passaggio dal principio del paese di origine al principio del paese di destinazione: è una barriera forte che è stata abbattuta, e questo ha dato il via al mercato unico europeo, perché nella storia dell’integrazione europea avevano già tolto tutti i dazi prima, ma il commercio non andava alla grande, perché c’erano ancora molte procedure formali per importare ed esportare. Quindi il risultato era che il commercio non andava bene. La spinta in avanti è stata data dallo switch dal principio del paese di origine al principio del paese di destinazione, che ha fatto sì che quello che si può commerciare e vendere in un paese lo si pu&ogra
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