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Cultura letteraria dell'antichità classica

“Inevitabilmente si pensa che la Grecia venga prima, Roma poi. Ciò è vero per la letteratura, ma completamente falso se pensiamo alla storia” (R. Rutherford)

  • Prima Olimpiade: 776 a.C.
  • Fondazione di Roma: 753 a.C.

Nel VIII sec. a.C. la Grecia è più avanti da un punto di vista letterario. I testi iniziano a diffondersi in Grecia, principalmente epica, prima di Roma. La letteratura in Grecia inizia con i poemi omerici (Iliade, Odissea): si pensa che nacquero come poemi orali nel VIII sec. a.C. e in forma scritta nel I sec. a.C., in versi (esametro, cioè composti da sei “piedi”), così da potergli dare una garanzia di trasmissione.

Il greco di Omero è “artificiale”, non è una lingua storica; egli unisce i vari dialetti della Grecia (divisa in città-stato autonome, Polis) e inventa parole. La letteratura latina inizia nel 240 a.C. con Livio Andronico (il primo traduttore dell'Odissea) che portò il genere dell'epica e del teatro, per la prima volta in latino, a Roma. Il latino ha origine derivativa, nasce dal greco.

Letteratura greca

  • VIII s.a.C.: Omero
  • VII s.a.C.: Esiodo: compone epica didascalica (tematiche diverse da quelle dell’epos)
  • VII-VI s.a.C.: lirica greca (ci è rimasto poco) + filosofi della natura (presocratici o fisiologi)
  • V s.a.C.: teatro (tragedia e commedia); storiografia; filosofia (Platone e Socrate): momento più alto della cultura greca
  • IV s.a.C.: filosofia; oratoria
  • III s.a.C.: poesia ellenistica: preannuncia fine della letteratura greca

Letteratura latina

  • 240 a.C.: “nascita” della lett. latina: Livio Andronico
  • II s.a.C.: Plauto (commediografo, massimo esponente del teatro romano) ecc.

Fasi storico-letterarie

Grecia:

  • Fase arcaica: fino alla fine VI secolo a.C.
  • Fase classica: dal 500 a.C. alla morte di Alessandro Magno (323 a.C.)
  • Fase ellenistica: da Alessandro Magno alla conquista romana

Roma:

  • Fase monarchica
  • Fase repubblicana
  • Fase imperiale (da Augusto): momento più alto della letteratura latina

Date importanti

  • Dopo 479 a.C. → atenocentrismo: fioritura culturale di Atene dopo la sconfitta della Persia da parte della Grecia
  • Dopo 323 a.C. → morte di Alessandro Magno, attenzione di Atene per Alessandria d’Egitto (biblioteca importante)
  • 31 a.C. → fine dell’era ellenistica: vittoria di Ottaviano su Marco Antonio e Cleopatra
  • 312 d.C. → cristianesimo religione ufficiale dell’impero (Costantino): nella letteratura pagana entra quella cristiana
  • 410 d.C. → sacco di Roma dei Visigoti

Termini e concetti

Corpus: latino di “corpo”; insieme degli scritti di un autore.

Epica: Epos (“parola”); narra di miti, nonostante contenga riferimenti alla realtà sono tutti filtrati.

Scrittura in Grecia:

  • Lineare A: forma di scrittura diffusa a Creta
  • Lineare B: scrittura sillabica; utilizzata per documentare (materiali, conti) fino al VII sec. a.C.

Genere letterario

Genere: parola etimologicamente legata a “tipo”

Principale classificazione per noi moderni:

  • Prosa
  • Poesia (e teatro)

Nell’antichità, importanti erano:

  • Metro
  • Soggetto
  • Occasione
  • Stile

Per esempio, l’epica: esametro, dei ed eroi, recitazione in occasioni importanti, stile elevato.

Principali generi dell’antichità: epica (eroica o didattica), lirica, elegia, epigramma, commedia, tragedia, historia; non c’è un termine specifico per indicare il romanzo.

Nel mondo antico, per la scrittura di un’opera, contavano convenzioni letterarie normativo-prescrittive (per es. la presenza di topoi).

Importanza della tradizione: per esempio, Omero è riconosciuto come originatore/fondatore dell’epica, Archiloco del giambo ecc.

Imitazione/Emulazione: per esempio, Virgilio vuole “portare” Omero a Roma; c’è la consapevolezza di un modello greco che viene modificato e riscritto; c’è spazio per l’originalità riplasmando le opere degli autori precedenti (fluidità dei generi).

C’è una progressiva definizione di una gerarchia dei generi (alti o bassi).

Canone: insieme dei testi che nel corso dei secoli sono diventati opere di riferimento (es. Omero, tragici greci, Virgilio…); i cosiddetti autori classici (auctor classicus); canonizzazione.

Orazio, Arte poetica, 72ss. → elenca, a partire da Omero, i principali generi letterari del mondo antico e i loro fondatori.

«Omero ha insegnato in quale metro siano da celebrare le imprese e le guerre funeste dei re e dei condottieri. In distici fu prima espresso il dolore, e quindi anche il sentimento di chi aveva visto soddisfatto il proprio desiderio. Chi tuttavia sia l’autore del breve pentametro si discute fra i dotti, ed è ancora sospeso il giudizio. Lo sdegno armò Archiloco del giambo, che appartiene a lui: e questo metro adottarono i poeti comici e i solenni tragediografi, come adatto al dialogo, e proprio a coprire lo strepito delle folle, e fatto per accompagnare l’azione. Ai metri lirici affidò la Musa il compito di celebrare gli dèi e gli eroi e il pugile vincitore e il cavallo primo arrivato nella corsa, e gli amori giovanili e le gioie dei banchetti. Ora, se io non conosco e non so applicare le leggi poetiche e i metri propri di ciascun genere, come potrò esser salutato poeta? E come potrò, per un malinteso pudore, preferire d’ignorarli, anziché apprenderli? A un soggetto comico non si confanno versi da tragedia, e similmente la cena di Tieste sdegna di essere narrata con versi comuni e quasi adatti alla commedia. Ciascun genere poetico mantenga decorosamente il tono che gli è toccato in sorte. Tuttavia alcune volte anche la commedia leva la voce e, acceso d’ira, Cremete alterca con detti roboanti; mentre il personaggio tragico si duole con tono dimesso. Telefo e Peleo, poveri ed esuli, lasciano entrambi le frasi gonfie e le parole altisonanti, quando mirano a commuovere con i loro lamenti l’animo degli spettatori.»

  • In distici: elegia (carattere più soggettivo); nome derivato dal metro distico elegiaco (pentimetro); canti funebri e poesie d’amore
  • Lirica: usata, ad esempio, per celebrare i vincitori delle Olimpiadi
  • Concetto del prepum: decoro formale per cui a ciascun genere appartengono specifici metri e stili

Letteratura antica → contributo di altre arti

  • Archeologia
  • Storia dell’arte antica: cultura materiale, per esempio i vasi, che rappresentano le tragedie e le commedie.

Esempi: Rappresentazione di opera omerica, libro 22 dell’Iliade: Achille ed Ettore che combattono rispettivamente per i Greci e per i Troiani. Guerra di Troia: il re Priamo ricoperto di sangue tiene sulle ginocchia il nipote morto e sta per venire ucciso (si copre il capo) da Neottolemo, il figlio di Achille.

I classici in traduzione

  • Traduzione addomesticante: con i mezzi della lingua d’arrivo (italiano), il traduttore cerca di portare il testo originale più vicino al lettore d’arrivo; la conseguenza è la perdita di complessità dell’opera.
  • Traduzione straniante: il traduttore cerca di preservare le caratteristiche del testo di partenza a costo di risultare più difficile per il lettore d’arrivo.

Omero

  • Intellettuale, filosofo, teologo (racconta anche storie di dei)

Erodoto, in Storie, 2.53, dice che Esiodo e Omero sono stati i primi a fissare una teogonia per i Greci, assegnare agli dei degli appellativi, distribuire tra loro prerogative e attività e descrivere il loro aspetto.

  • Colui da cui tutto ha avuto inizio; colui che fondò l’epica occidentale; il primo di cui conosciamo le opere
  • Punto di riferimento per i latini

Volto di Omero:

  • Molte copie del suo ritratto
  • Anziano
  • Cecità (cecità omerica): caratteristica di molti cantori antichi, detti bardi: nell’Odissea ce ne sono due, sono letti come figure speculari del poeta
  • Compostezza: capelli e barba quasi acconciati; idea di ordine e virtù (Omero è considerato il maestro della virtù)

L’epica è considerata il genere più alto nella gerarchia dei generi; ha avuto un incredibile successo fin dal suo esordio; genere depositario di valori.

Epica omerica

  • Eroica: eroe sullo sfondo di eventi maggiori come la guerra di Troia
  • Mito o storia? Storia mitica
  • Considerata la “prima guerra mondiale”; inizio della storia, anche letteraria (Omero: anche se non contemporaneo alla vicenda, si fa veicolo di trasmissione di essa)
  • Greci (occidente) vs Troiani (oriente)
  • Lingua d’arte (artificialità); formularità (ripetizione formule, “frasi fatte”) e scene tipiche (o topiche, ricorrenti)
  • Aristotele (IV sec. a.C.), identifica Omero come persona realmente esistita e autore di Iliade e Odissea.

Aristotele, in Poetica, 59b: L’Iliade è semplice e patetica (un’epica di sofferenza, luttuosa), l’Odissea è complessa (c’è riconoscimento dappertutto, es. Ulisse alla fine viene riconosciuto dai parenti) ed etica (un’epica di carattere, incentrata sul personaggio; ethos = carattere del personaggio, es. Ulisse prima eroe viaggiante e poi eroe combattente)

  • Questione omerica: inizia con i grammatici alessandrini (III sec. a.C.), che si proponevano di produrre edizioni definitive delle opere omeriche; tornerà nel 1700 d.C.
  • Separatisti (analitici): credevano che le due opere fossero state scritte da due autori diversi
  • Unitari: un unico autore
  • Secondo l’autore del trattato Sul Sublime (I sec. d.C.), c’è stato un unico autore ma due fasi: giovinezza e vecchiaia (Iliade vs Odissea). L’Odissea sembra più recente per i temi avventurosi che affronta. Sembra anzi una “risposta” all’Iliade: pace vs guerra; sopravvivenza vs morte gloriosa; eroismo individuale mutato in figura più complessa.

L’epica omerica diviene un “modo della narrativa” capace di fecondare altri generi, come:

  • Teatro: mimesi drammatica di molti dialoghi (per esempio dell’Iliade)
  • Romanzo (intreccio avventuroso già presente nell’Odissea)

Iliade e Odissea:

  • Principio selettivo (già riconosciuto da Aristotele): tema ben circoscritto, azione unica
  • Racconti in medias res: iniziano ad azione già avviata. Ma esistevano altri poemi di altri autori che colmavano le lacune lasciate da Omero, quelle del ciclo troiano:
  1. Cypria: innamoramento di Paride
  2. (Iliade)
  3. Etiopide: morte di Achille
  4. Piccola Iliade: “Giudizio delle armi” (Ulisse vs Aiace)
  5. Iliou persis: la presa di Troia (inganno del cavallo e caduta della città di Troia)
  6. Nostoi: viaggi di ritorno degli eroi greci (l’Odissea è uno di essi)
  7. (Odissea)
  8. Telegonia: poema epico; arrivo a Itaca del figlio illegittimo di Ulisse avuto con la maga Circe.

Anche Virgilio conosce i poemi del ciclo epico e ne fa uso per l’Eneide: cfr. libro 2 del poema (la presa di Troia) e i dipinti a Cartagine nel libro 1.

Iliade:

  • La guerra è il tema centrale, ma anche sullo sfondo
  • Tratta quasi interamente di soggetti di guerra; società in guerra; sofferenza comune a Greci e Troiani
  • Poema policentrico: non gravita attorno a un solo eroe ma a più eroi
  • Presenza di alcune pause prive di armi (es. Iliade 6)
  • Tema della convivialità e dell’ospitalità
  • Il double-bind (= doppio legame, psicologia) di Achille e il codice eroico (cfr. eroe Aiace, in Sofocle: identità eroica si identifica con il dolore)
  • Il dono, l’onore, il riso dei nemici (shame culture: l’eroe è forte ma spesso vittima della paura di essere deriso dai nemici; è disposto anche a morire pur di non essere deriso, es. nell’Aiace)

Odissea:

  • Poema di viaggi (10 anni); viaggio di ritorno degli eroi greci da Troia, in particolare di Odisseo (o Ulisse, che già incontriamo nell’Iliade) verso Itaca: ha trascorso 10 anni in guerra a Troia e altri 10 a tornare
  • Narrazione non lineare
  • Libri 9/10/11/12: costituiscono il fulcro del racconto del viaggio di ritorno (nostos), narrato da Odisseo stesso (focalizzazione interna); costruzione formulare: arrivo dell’eroe in una nuova terra → curiosità → situazione di pericolo → salvataggio
  • Singolo eroe (entra nel libro 5, effetto di attesa da parte del lettore); eroe per mare
  • Odisseo: molto più razionale di Achille; la sua forza (ethos) è quella della mente
  • La guerra è finita, ma l’eroe viaggiante è pur sempre un eroe di quel mondo bellico
  • L’eroe ha la capacità di evolversi; personaggi non “piatti”, bensì “tondi”, che dimostrano una certa complessità:
    • Odisseo: il guerriero che diventa l’eroe in un mondo fantastico e avventuroso
    • Achille nell’Oltretomba (Od. 11): si dimostra attaccato alla vita

Proemi:

Omero, Iliade, proemio e ss.

L’ira (menin) ostinata cantami, o dea, del Pelide Achille, che fu tanto funesta e recò agli Achei dolori senza fine: spedì giù nell’Ade in gran numero forti anime di prodi guerrieri, e i loro corpi lasciava là in balia di cani e uccellacci d’ogni sorta. Veniva così compiendosi la volontà di Zeus, fin da quando si scontrarono a parole e si divisero da nemici l’Atride signore di uomini e il divino Achille. Ma chi degli dei li spinse a contrastare con violenza? Fu il figlio di Latona e di Zeus. Era lui in collera con il re supremo, e fece sorgere per il campo una pestilenza maligna, perivano via via i combattenti. E la ragione fu che l’Atride non rendeva onore a Crise là sacerdote. Era venuto, questi, alle celeri navi degli Achei: voleva liberare sua figlia e si portava dietro un mucchio di oggetti preziosi per il riscatto. Con la mano reggeva le sacre bende di Apollo arciere, avvolte in cima allo scettro d’oro: e supplicava tutti gli Achei, e in particolare i due Atridi, reggitori di popoli. Diceva: «Atridi, e voi altri Achei dai buoni schinieri, vi concedano gli dei che hanno le case sull’Olimpo di distruggere la città di Priamo e di far felice ritorno in patria! Ma voi liberatemi la mia cara figlia e accettate i doni qui del riscatto, per rispetto e venerazione verso il figlio di Zeus, Apollo arciere.»

  • Prima parola “Ira” (menin in greco):
    • Fino ad Aristotele (IV sec a.C.), l’ira era un’emozione anche positiva (è bene adirarsi se si ha subito un torto)
    • Reazione di Achille di fronte a un’ingiustizia: Agamennone gli ha sottratto la donna Briseide
    • L’ira cesserà solo nel libro 18
    • Altra collera nel proemio è quella di Apollo (frase in verde), figlio di Latona e Zeus, che punisce Agamennone scendendo nel campo di battaglia e scagliando le sue frecce contro gli achei (i greci) che provocano una pestilenza.
  • Invocazione alla dea (la musa: figura che nasce dalla cultura greca; figura di ispirazione), che ispira il canto del poeta; forse è Calliope, ma non viene mai chiamata per nome da Omero.
  • La poesia omerica è impersonale: dice “io” poche volte, ad esempio nel proemio.
  • Ordine non lineare dei fatti (dinamismo narrativo).

Omero, Odissea, proemio e ss.

L’uomo (andra) dimmi, o Musa, molto versatile, che molte volte fu sbattuto fuori rotta, dopo che di Troia la sacra rocca distrusse, e di molti uomini le città vide e l’intendimento conobbe e molti patimenti, lui, sul mare ebbe a soffrire nell’animo suo, cercando salvezza di vita e il ritorno per sé e per i compagni; ma anche così i compagni non li salvò, pur desiderandolo. Fu per le loro stesse scelleratezze che essi perirono, puerilmente stolti, essi che le vacche del Sole Iperione mangiarono, e quello allora tolse loro il giorno del ritorno. Di ciò, iniziando da qualche punto, dea figlia di Zeus, di’ anche a noi. Allora, tutti gli altri, che erano sfuggiti a precipite morte, erano a casa, superati i pericoli della guerra e del mare. Lui solo, mancante del ritorno e della moglie, lo tratteneva la veneranda ninfa, Calipso, divina fra le dèe, nella cava spelonca: voleva che lui fosse suo marito. Ma quando, col volgere degli anni, quell’anno giunse, in cui gli dèi avevano stabilito che a casa tornasse, a Itaca, nemmeno allora aveva superato le avverse prove, sebbene fosse tra i suoi cari. Tutti gli dèi ne avevano compassione, a parte Posidone. Costui aspra ira sentiva contro Ulisse pari a un dio, prima che tornasse nella sua terra patria.

  • Prima parola “uomo” (andra in greco)
  • Di nuovo invocazione alla dea (musa) da parte del poeta perché gli fornisca l’ispirazione per cantare di un uomo (Odisseo, colui che ha ideato l’inganno del cavallo di Troia)
  • Inizia con l’eroe bloccato nell’isola di Calipso da 7 anni: blocco pragmatico (l’autore non gli permette di fare nulla, stabilità); eroe in crisi (parallelismo con Achille).

Esiodo, Teogonia, proemio e ss.

Noi dalle Muse Eliconie incominceremo a cantare, che l’Elicona, il gran monte posseggono, chiaro di dèi, e con i morbidi piedi intorno a una cupa sorgente danzano e intorno all’altare del figlio possente di Crono; e non appena lavate le tenere membra al Permesso, o presso il Rio del Cavallo o all’Olmeio chiaro di dèi, sull’Elicona, sul picco più alto, disegnano cori desiderabili, belli, si muovono svelte coi piedi. Quindi sorgendo di là, da una densa nebbia...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giadadadasalvador di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura letteraria dell'antichità classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Battistella Chiara.
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