Comunicazione interculturale
Lezione 1 – Video: un incontro interculturale
Watch the video without sound and try to understand.
- 1. What happens? There is an intercultural meeting between two people who were running.
- 2. What do the two characters say to each other? The man asks where the Chinese girl comes from.
- 3. What are they feeling? They are a little embarrassed and confused.
- 1. They are both American. He comes from San Francisco, but he has English origins. She comes from San Diego but she has Korean origins.
- 2. They are not friends: this is the first meeting.
- 3. They are talking about their origins, food and stereotypes. In England (Jack lo squartatore, mind the gap).
- 4. She is frustrated because he talks about Korean stereotypes (like Korean food and Asiatic greeting). She does the same thing to him out of spite. English stereotypes (fish and chips).
- 5. He is confused, puzzled (perplesso) and he can’t
- 6. understand.
- 7. They are disappointed. She has the best intercultural competences.
Vediamo due persone che si incontrano per la prima volta (una donna asiatica e un uomo caucasico) lui chiede a lei da dove viene, intendendo la sua origine (visti i lineamenti asiatici) e la ragazza sembra frustrata, a giudicare dal linguaggio non verbale e dalle espressioni facciali. La donna dice di avere origini coreane ma di essere nata negli Stati Uniti, allora l’uomo inizia a parlare degli stereotipi legati ai coreani e lei infastidita inizia a commentare gli stereotipi sugli inglesi (lui ha origini inglesi).
La ragazza viene giudicata dalle sue origini e si capisce dalle sue espressioni. Lo capiamo solo dal contesto (all’aperto), dal linguaggio del corpo (body language), dalla mimica, gesti del corpo ed espressioni facciali, senza aver sentito le parole.
Alla fine del video lui si sente confuso e spaesato, lei alla fine è soddisfatta per avergliela fatta pagare, prendendolo in giro sugli stereotipi inglesi. Ma in generale è un incontro fallimentare, in cui lei ha la meglio e in qualche modo cerca di fargliela pagare.
È offesa perché forse è abituata a questo tipo di reazione. Viene considerata straniera dai suoi tratti quando in realtà è americana, lui pensa addirittura che lei non sappia parlare inglese.
Nel corso parleremo della comunicazione tra culture diverse parlando di concetti fondamentali che occorre conoscere per potersi orientare nel nostro mondo globale ma anche locale: glocale.
Concetti chiave
Quali sono questi concetti chiave?
- 1. Identità ascritta: a priori, semplicemente avvalendosi di uno sguardo, l’identità viene attribuita solo sulla base dei tratti fisici, così si arriva ad una conclusione che può essere lontana dalla realtà (come nel caso del video, dove il ragazzo attribuisce un’identità alla donna solo sulla base dei suoi tratti somatici). Attribuisce semplicemente delle identità sui tratti fisici quindi è un pregiudizio. L’atteggiamento di ascrivere ed attribuire delle identità alle persone ci viene naturale, è un meccanismo cognitivo che ci aiuta a capire il mondo, dobbiamo categorizzare, dobbiamo formulare dei giudizi essenzializzanti. Quindi inserisco un individuo in una categoria e la persona deve rispondere alle caratteristiche del gruppo in cui si è inseriti.
- 2. Giudizi essenzializzanti: ossia inserisco un individuo in una categoria rendendo essenziali solo alcuni tratti. (Per esempio, l’uomo del video crede che la donna, avendo origini asiatiche, impersoni tutti gli stereotipi legati a quella cultura, invece non è così). Avviene un annullamento dei tratti specifici dovuti a un giudizio essenzializzante.
- 3. Funzione identitaria del gruppo: ognuno di noi si sente al sicuro se può rientrare in un determinato gruppo, ognuno di noi cerca di comunicare agli altri che appartiene ad un certo gruppo di persone attraverso la propria identità. Io negozio la mia identità, la costruisco interagendo con gli altri e il fatto di sentirmi parte del gruppo mi dà fiducia: meccanismo naturale.
Per esempio, con la vestemica (scienza che si occupa di come ci vestiamo, delle abitudini e delle mode che comunicano dei significati e messaggi culturali).
Il fare parte di un gruppo mi dà una maggiore identità e più fiducia e sicurezza sociale ma ci sono anche dei rischi, come il rischio di mettere una barriera tra noi e loro e ognuno di noi non appartiene solo ad un gruppo ma a tanti gruppi.
Ognuno di noi costruisce la propria funzione identitaria su più gruppi.
Vi è una co-costruzione/negoziazione dell’identità, ossia si costruisce in due tramite colloqui e interazione.
Comunicazione interculturale
Linguaggio e competenza comunicativa
1. Linguaggio-competenza comunicativa: secondo Balboni la competenza comunicativa è sapere la lingua, ossia sapere tutte le regole linguistiche, morfosintattiche, fonologiche, grammaticali ecc., che sul piano linguistico mi aiutano ad esprimermi con un codice linguistico nella lingua straniera, è la conoscenza teorica nel sistema lingua.
Sapere la lingua non è sufficiente per avere competenza comunicativa: potremmo non sapere perfettamente la lingua ma riuscire con le altre sotto competenze a comunicare.
Saper far lingua, le abilità, le skills: saper leggere, scrivere, ascoltare e comprendere e saper produrre un eloquio, enunciato, vuol dire saper esercitare la conoscenza teorica attraverso le 4 abilità produttive e ricettive che una lingua manifesta.
Saper fare con la lingua, ossia con queste abilità devo produrre dei messaggi significativi, devo produrre degli atti linguistici utilizzando il linguaggio verbale e non verbale.
Saper integrare linguaggi verbali non verbali.
Pragmatica del discorso
Pragmatica del discorso: è il quarto livello (abbiamo fonetica, fonologia, morfosintassi, semantica e il quarto livello è quello pragmatico).
Pragmatica del discorso vuol dire utilizzo della lingua in un contesto, producendo atti linguistici significativi in un contesto socio-culturale adeguato. Per pragmatica si intende lo studio di tutto ciò che comunico senza dire.
Una frase può realizzare atti linguistici diversi in base al contesto.
Dico: “sei un genio!” Esempio.
Posso analizzare la frase sotto il punto di vista fonetico, morfosintattico, lessicale e mi fermo lì se non ho l'intonazione con cui l'ho detta, se non ho il contesto, se non ho lo sviluppo dell'atto comunicativo che mi ha portato a dirla... sto facendo un complimento o sto prendendo in giro, quindi una sola frase può avere, performare, realizzare atti linguistici diversi e anche opposti come in questo caso (un complimento o un'offesa a seconda del contesto).
La pragmatica è la capacità di comunicare in una lingua considerando il contesto e la componente umana.
Tutto questo vale quando parliamo di comunicazione mentre l'altra parte della materia abbiamo “l'interculturale”.
Cultura e competenza interculturale
2. Cultura-competenza interculturale: capacità di comunicare in modo efficace con le persone di altre culture. Atteggiamento aperto verso gli altri.
Trafiletto che appare nelle raccomandazioni europee, ci sono 8 tipi di competenze di base, di competenze chiave che devono servire ad un cittadino europeo, ma anche a ciascuno di noi per diventare autonomi e responsabili in questo mondo globale. Una di queste competenze (l’ottava) si chiama proprio “competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturale” e recita: “una buona comprensione della propria cultura e un senso d'identità che favoriscano un atteggiamento aperto verso l'altro e di rispetto per la diversità culturale” (Consiglio d'Europa, 2008), quindi già da moltissimi anni è stato deciso che accanto alla competenza alfabetica, matematica, digitale, interrelazionale, emotiva, personale, di cittadinanza, imprenditoriale ecc.. occorre avere una competenza interculturale per agire responsabilmente in un mondo come il nostro, un mondo assolutamente interculturale, quindi parleremo di linguaggio, comunicazione e cultura.
Perché studiare la comunicazione interculturale
Perché la dobbiamo studiare?
- 1. “La permanenza della questione dell'intercultura nel dibattito contemporaneo come riflesso della sua centralità nella vita sociale, culturale, politica ed economica nella contemporaneità globalizzata” → non è una questione provvisoria, ma permanente, non è un'emergenza di interculturalità.
- 2. “L'unico ambiente in cui oggi viviamo e comunichiamo: il villaggio digitale glocale” → la dinamica globale, la nostra istanza identitaria, la nostra appartenenza ad un'area, avere una storia peculiare è naturalmente una dimensione che si coniuga con la dimensione globale, quindi non si può parlare solo di globale o di locale ma anche di “villaggio glocale”, un neologismo che è stato coniato proprio per dar conto della vastità e della complessità del mondo in cui viviamo che ha delle istanze comuni a tutti gli abitanti (come l’ecosostenibilità o tantissime altre tematiche). Poi ci sono anche situazioni e peculiarità identitarie locali.
- 3. “La cultura è sempre Intercultura e la comunicazione è sempre interculturale” → cross-cultural environment, Bisogna avere competenze per muoversi in situazioni interculturali, rimuovendo le barriere tra culture. La cultura è una postura, un atteggiamento che ognuno di noi ha proprio nel suo intimo nella sua individualità (Zaccardi), la mia cultura fa da filtro per interagire con la cultura che studio, perché le varie culture possono essere in relazione e avere degli scambi culturali perché per forza devo comunicare con un'altra persona, che per quanto possa essere vicino a me è comunque diversa, non bisogna andare a trovare per forza una persona con tratti somatici diversi (asiatici, africani), ma ognuno di noi ha una propria cultura, ha un proprio atteggiamento culturale.
È una materia utile da studiare perché è permanente, globale. La nostra identità viene formata in materia globale, nonostante la nostra appartenenza locale sia una dimensione che si coniuga con quest’ultima.
Quindi ogni forma di comunicazione è una forma di comunicazione interculturale in base al contesto a cui si appartiene. Chiaramente le differenze sono sempre di più se le persone vivono in contesti locali molto diversi, ma le strategie di comunicazione interculturale sono delle strategie che mettiamo in atto ogni giorno, anche quando andiamo a prendere un caffè con i nostri amici, non è una cosa lontana.
Noi abbiamo diverse identità culturali. Pregiudizi e preconcetti sono argomenti che tratteremo molto e da usare con parsimonia.
La comunicazione è sempre interculturale (anche con persone dello stesso stato) in quanto ogni persona è diversa e ha culture diverse; ognuno di noi appartiene a diversi gruppi e ha diverse identità, per esempio vi è la metafora della cipolla che è a strati come i nostri diversi strati culturali, dal più intimo visibile dall’esterno che contribuiscono a formare la nostra identità e ogni identità è stratificata e manifesta una cultura diversa dalle altre persone.
Inoltre per quanto una persona possa essere vicino a me è sempre diversa. Più i contesti locali sono differenti più sono le differenze che incontriamo.
Lezione 2: stereotipi o aspetto fisico
- 1. Identità ascritta: giudizio a priori. es. ragazza italiana riccia e pelle olivastra = cubana/marocchina.
- 2. Giudizio essenzializzante/essenzializzazione: ridurre tutto a tratti specifici, molto semplici per standardizzare, per far sì che il gruppo che di per sé è disomogeneo possa essere compreso con minor sforzo cognitivo dalla nostra mente perché è ricondotto a dei parametri essenziali e semplici → standard. es. Finlandia = babbo natale, orsi polari → sono cose sentite dire.
- 3. Funzione identitaria del gruppo: identificazione in un gruppo, creo la mia identità per attenermi ad esse, ma questo crea delle distinzioni nette. Questa identificazione avviene attraverso una serie di comportamenti, di come mi vesto, di come mi atteggio, di come parlo. Cerco di crearmi un’identità, aggregandomi ad un gruppo, quindi mi atteggio in modo tale per fare in modo che gli altri mi percepiscono per esempio come docente universitario, quindi ogni gruppo si identifica in maniera differenziata dagli altri gruppi. Quindi in questa ricerca di identità che ti si ascrive, che ti si attribuisce grazie ad un “giudizio essenzializzante”, c’è tutto un processo di negoziazione/co-costruzione, che avviene tra più interlocutori che si parlano, che vengono a contatto e parlandosi non solo con il linguaggio verbale, ma anche con quello non verbale, costruiscono questo rapporto identitario. es: Marocchini = pelle scura, capelli neri.
Intercultural communication
There are different perspectives to look at intercultural communication. We can look at intercultural communication from different points of view:
- 1. The first point of view is Intercultural communications is connected with communication and with “Semiotics” (science that human beings use to communicate, verbal and non verbal signals used to communicate) and communication mechanisms.
Semiotics problem → science that studies the signs that human beings use to communicate. It is essential to find out theoretical/scientific models of reference and study all the operational effects of these models on communication. IC is a scientific model of reference (focus on communicative...).
- 2. Another way is pragmatic problem, Intercultural Communication considered as “pragmatic problem”. → Pragmatic problem → potential communicative problem in intercultural contexts (es. in economy, tourism, commerce...). This second approach is an operational approach very used in the field of economy, of tourism ecc. We can measure a person’s intercultural competence and decide if he/she is adequate for a particular role in an intercultural context.
- 3. The perspective that we want to focus on is intercultural communication as part of “communicative competence” “Hymes” says = “language as know-how”.
We study a language to become communicative competence in that language. There are different sort of competences that we can acquire as foreign language speakers; the so called “linguistic competence” (as Chomsky defines it, it is the knowledge of the rules of a language, like grammar rules.
In particular Chomsky defined the linguistic competence “the perfect knowledge of a language that an ideal speaker or listener has in an homogeneous community” → “how much you know about your language” is called by Chomsky “linguistic competence”).
Beside the linguistic competence, the speaker has to have also the “linguistic performance”: you not only have to know the rules of a particular language, but you also have to be able to use the language that you studied; to describe an event, to talk about yourself, ask information ecc. You have to be able to use that language.
Chomsky divided the linguistic competence from the linguistic performance; but the communicative competence focuses on how to use the language in a right way, it pays attention to the social-cultural context for instance (so you have to pay attention not to mention a culture tabù, so you have to be appropriate when you speak, to be formally correct). You have also to follow proxemics rules: that is using the right gesture and body language → all these are part of the “communication competence or communicative competence” that is the language know-how (you have to know how to use the language in a social-cultural context. You have also to use your interpersonal skills to understand the other one's emotion and point of view; you have to be prepared to exchange the message in a right way taking in account the people that you have in front of you). In fact we consider intercultural competence as a particular application of the “communicative competence” within any intercultural context.
In breve
- Linguistic competence = perfect knowledge of the language (how much you know) es. rules, grammar... → Chomsky.
- Linguistic performance = not only the rules, but also being able to use the language (es. speak about yourself) → Chomsky.
- Communicative competence (how the language know-how) → to use also the right words to understand the emotion of our interlocutor. more than linguistic competence attention to:
- The community.
- The culture.
- The political backgrounds.
- The proxemical rules (right body language).
IC vista come problema di comunicazione, di pragmatica e una competenza della comunicazione.
Communication
“communication” —> What does communication means? is a voluntary act and it means exchanging successful messages.
→ A voluntary act, communicating you are conscious about it. I want to communicate something and it is always co constructed, I have an interlocutor to exchange the linguistic code, there is never a one way direction.
→ Exchanging → successful messages → a form of dialogue and collaboration; there is always a feedback. So it’s a form of dialogue and collaboration, there’s always someone that is listening and responding, we co-create the message. C’è sempre uno scambio.
→ Messages → combination of Verbal (conscious) and Non-verbal (unconscious) → We want to be understood
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