Psicologia della salute e bioetica
09-10-2020
Lezione 1: la salute (resoconto 1)
Che cosa si intende per salute? Che cos’è per ciascuno di noi nel corso della vita personale e cos’è quando ci si riferisce all’ambizione di creare un’ingegneria della salute. Si usa come sinonimo di sanità? C’è un rapporto tra salute e sanità? Come si costituisce la salute? Chi può decidere questo? Tutte queste domande sono complesse da trovare una risposta, Gadamer disse che siamo di fronte ad una terminologia, una parola che corrisponde a dei fenomeni che non si possono prendere immediatamente e a differenza di altri concetti, questo termine si fa cogliere meno, è meno immediato.
È più facile parlare riferendoci alla controparte della salute, la malattia. Parlando di questo è facile pensare ad un avvertimento di questa, abbiamo un’idea chiara e precisa di sensazioni e fenomeni che accadono in quel determinato momento. La malattia invade il corpo, le relazioni, il modo di essere sia nostro che le persone vicine.
Diversa è la questione della salute, è più difficile dire di essere in buona salute, e che cosa significa? Siamo in forma, siamo efficienti, siamo presenti a noi stessi se siamo in buona salute. Siamo in buona salute perché non siamo malati, perché il corpo non si fa sentire.
C’è contrasto tra la percezione della nostra salute o della nostra malattia/disagio, e l’asserzione di un esperto che invece può dire di essere in buona salute. Per noi la buona salute è lo stare bene, ma quando si sta bene? Se non ho malattie, se sono in euforia, se sono in sintonia con l’esterno, se fluisco potenzialità che mi permettono di svolgere eventi della vita quotidiana al 100%.
La definizione più immediata, medicalmente, è che la salute è definita come assenza di malattia. Ci soddisfa ma solo parzialmente. Ma ci chiediamo se questa definizione sia apprezzabile per tutti, uomini e donne, adulti o bambini, lavoratori o studiosi… dobbiamo essere in grado di intenderci su questo argomento.
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La salute è un differenziale semantico, si definisce in maniera opposta alla malattia. Chiedere come stai oppure come va la salute avrà risposte diverse? Nel senso entrambe hanno la stessa risposta ma si possono riferire a cose diverse, buona salute fisica, o mentale e il come stai è bene o male, la gente lo vede come cose diverse.
Salute e malattia è come ricchezza e povertà. Lo star bene dipende anche dalle condizioni economiche. Si può distinguere anche tra salute e benessere. Il benessere è lo stare bene, l’essere in tranquillità, è un modo di essere. La salute intesa come benessere. Il benessere, le persone che sono in una condizione di benessere. Viene definito il paradosso del benessere: le persone che sono caratterizzate da alti livelli di benessere, dichiarano di avere un livello di benessere personale soggettivo a chi invece è privo di risorse che ha oggettivamente un livello di benessere molto basso questo ha molto a che fare nel modo → in cui ognuno percepisce se stesso.
La salute è intesa come star bene, e rinvia a delle condizioni che riguardano il corpo ← e la mente, ma anche il modo in cui si è immersi nelle condizioni sociali che caratterizzano il nostro modo di essere. In questo caso ci si avvicina al concetto di benessere.
Un altro modo, concetto di salute, riguarda il rapporto con l’abilità. Di norma, se c’è qualche impedimento fisico, ciò esprime una minor possibilità di adempiere ai compiti necessari, quindi c’è un’abilità minore, una disabilità e non si riesce spesso a condurre una vita indipendente. Questo apre il concetto di come la salute ha a che fare con l’autosufficienza.
Questo apre la questione della salute come autonomia, promuovere la salute significa anche promuovere la propria autonomia, sono in salute se sono autonomo.
L’autonomia però che cosa è? Che cosa è di impedimento a questo scopo, all’autonomia? Pensando alla salute ci deve essere una crisi tra l’indipendenza e l’autonomia. Si mette in discussione questa uguaglianza perché non dobbiamo considerare, non dobbiamo dare troppa importanza a certe suggestioni che vedono la salute centrata sul sé, sull’individuo personale.
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L’idea che la salute e l’autonomia di una persona dipenda tutta dal modo in cui l’individuo vive con le sue abilità e capacità, ci può portare fuori strada. C’è differenza tra autonomia e indipendenza: ragiono sui contrari. Il contrario di indipendenza è dipendenza, che sembra anche il contrario di autonomia, ma non è così. Essere autonomo significa che un soggetto è in grado di seguire le proprie norme. Autonomia non è quindi per forza accompagnato dall’essere indipendente. Il contrario di autonomia è l’eteronomia, ci muoviamo secondo regole non scelte da noi stessi. Possiamo vivere in dipendenza da qualcuno o qualcosa, ma essere lo stesso autonomi.
Si dice, più sono conscio della mia autonomia, più sono dipendente. In generale, nelle relazioni con gli altri, sono indipendente non se sono da sola, ma se riesco a approcciarmi totalmente nelle relazioni con gli altri. L’autonomia è la capacità del soggetto di regolarsi nell’insieme delle vicende e delle relazioni che accadono nel corso della vita.
Citando Canguilhem, lui sostiene che l’autonomia è la proprietà fondamentale dei viventi e in questo senso non si può affermare che essa può aumentare o diminuire, l’indipendenza sì, ma l’autonomia no. Gli esseri viventi sono organismi che si autoriproducono continuamente e vivono da soli, sono autonomi nel modo biologico.
La norma principale è il rapporto con l’ambiente, l’ambiente è la norma che predispone al soggetto di esprimere la propria autonomia. Non è un vincolo ma una relazione.
L’autonomia specifica una relazione con il proprio ambiente, il vivente è autonomo perché sa specificare e seguire la propria norma vitale. A volte per questo si dice che salute = autonomia. Per questo non si può dire che cambia il livello di autonomia, nel senso o c’è o non c’è. Tutto quello che tiene insieme un organismo è l’autonomia, quello che tiene insieme le norme vitali. L’autonomia consente di spiegare la propria norma.
Un organismo smette di essere autonomo, e se lo fa si disgrega, la vita finisce, l’organismo perde la sua capacità di tenersi unito e di funzionale. Vita, autonomia e salute sono sinonimi, sono termini che vedono la vita da punti di vista diversi con attenzioni diverse su diversi piani, ma sono lo stesso fenomeno.
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Nel libro, Il normale e il patologico, Canguilhem dice che la normalità è un concetto di valore che è sorto da poco tempo, da pochi secoli, quando è stata scoperta la statistica. La normalità in statistiche è la tendenza centrale, ciò che caratterizza il maggior numero di persone. La nostra società sembra una società definita attorno al concetto di normalità, anche se non è una cosa positiva, sembra una norma che si impone al soggetto, una norma di vita.
Il patologico ciò che definisce il normale. Ma quindi qual è il contrario del patologico? Il sano, non il normale, ma il sano. Qui si entra in una concezione della salute importante. Il sano è contrapposto alla normalità, non coincide con esso. Essere sani non è essere sani, ma essere normativi. Essere sani è seguire una norma, essere normativi è la capacità di prodursi una norma da seguire. Se ci adeguiamo a norme che condizionano il nostro funzionamento entriamo nella patologia e quindi di fronte alla patologia è giusto ricercare la nostra capacità normativa.
Il sano è quello che non si assoggetta ad una norma se questa non sa produrre un buon conseguimento e riduce le proprie possibilità vitali. Non si deve accettare la normalità per essere in salute, ma combatterla. Essere sani significa essere costruttori di nuovi valori quando cambiano le circostanze (valore = valere in latino, = stare bene). Essere in salute significa essere in grado di produrre una norma per stare bene.
La salute è un margine di intolleranza nei confronti di infedeltà dell’ambiente. La salute è quindi attivare una nuova normativa, costruire una nuova modalità di relazione con l’ambiente.
Nel complesso, la salute è lo stato di assenza di malattia. Dagli anni 40 si è definito questo. Non è assenza di malattie, ma pieno benessere fisico, mentale e sociale. Non è uno stato, è un cambiamento.
Altra definizione successiva, non è sufficiente non avere malattie per essere in salute, la salute non è necessariamente assenza di malattia. Non per forza salute e malattia devono coesistere, anzi. Noi non possiamo guarire se non siamo sani. Prima siamo sani e poi guariamo. La salute è la capacità di ammalarsi e guarire, solo noi possiamo farlo, i sassi no per esempio.
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La salute è ciò che ci consente di guarire. Siamo sempre sani e ammalati nel corso della nostra vita, sempre in condizioni di benessere e malessere. Non è non avere malattie, ma saper creare un equilibrio che ci porti fuori dalle malattie. Ci si ammala e poi si guarisce. La salute non è equilibrio, ma la possibilità di creare dei nuovi equilibri, è varietà, biodiversità, possibilità di agire diversamente dal normale lungo le traiettorie che ci impegnano nel nostro rapporto con l’ambiente.
C’è Darwin in tutto questo più Kropotkin, un principe russo che essendo un nobile esiliato dallo zar e dai comunisti, ottenne funerale di stato morendo e glielo fece Lenin, essendo il morto anarchico. Aveva scritto “il mutuo appoggio” in cui dice che non c’è solo selezione naturale ma mutuo appoggio intraspecifico.
Oggi sembra che l’unica alternativa alla normalità sia la disobbedienza, contro la possibilità di essere sani e stare bene. Ma in generale, che cos’è la salute nel nostro corso di laurea? Che cosa è la salute nella sanità? Che rapporto c’è tra salute e cure?
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15/16-10-2020
Lezione 2: il SSN e i sistemi di cura
Importante è: qual è la concezione implicita di salute prevalente nei contesti di cura, nelle istituzioni sanitarie e nelle pratiche della medicina? I principi fondamentali del SSN sono:
- Universalità: si parla di promozione, mantenimento e recupero della salute;
- Uguaglianza
- Equità
Prima del 1978 la condotta, il medico condotto, assicuravano assistenza sanitaria alle persone povere non in grado di pagare e tutto questo era controllato dal sindaco del comune che rappresentava la sanità comunale. Lui si riferiva poi al medico provinciale. Dal sistema comunale poi al municipale.
C’era anche già dall’800 la beneficienza. Era però difficile perché non tutti i comuni offrivano prestazioni e coperture del genere in maniera efficace. Si parlava della figura del medico come il più importante, il medico di famiglia era anche il medico dell’ospedale che aveva a disposizione posti letto in ospedale per seguire tutti senza soluzione di continuità.
Tutto questo incluso e integrato sostituendolo con il SSN, sistema con lo scopo di garantire a tutti i cittadini in uguaglianza l’accesso universale alle prestazioni sanitarie. L’interesse primario della collettività è il diritto alla salute. Le cure vengono erogate a bene del cittadino e della collettività. Si parla di promozione, mantenimento e recupero della salute.
Qual è il concetto implicito di salute che caratterizza il SSN? C’è l’impressione che si occupi più di recuperare l’integrità fisica/psichica piuttosto che aumentare o garantire il benessere dell’individuo. C’è promozione della salute che tende a ridursi alla sola prevenzione, così come si parla oggi di salute durante la pandemia.
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Il sistema sanitario regionale
Si parla qui di continuità assistenziale, il paziente viene preso in carica e gestito tutto il suo percorso di cura dall’ATS, serve per evitare la frammentazione, anche in casi di malattie croniche, si mette al centro la vicenda del paziente classificandoli tutti con una classifica in base a 5 gradi di cronicità: standard di prestazioni socio sanitarie a cui il cittadino ha diritto.
Ruoli di governo, organizzazione ed erogazione
Si parla di governo clinico (ATS o Regione) come l’ATS che è l’agenzia di tutela sanitaria che sono le vecchie ASL, insieme all’ASST (agenzia socio sanitaria territoriale). Tutte queste associazioni integrano tutte le aziende sanitarie del territorio dando un servizio ospedaliero con cure complesse e momenti di maggior criticità. Si hanno diverse reti territoriali:
- POT: presidi ospedalieri territoriali, che sono piccole strutture;
- PRESST: presidi socio-sanitari territoriali che sono unità di presa in carico territoriale con capacità di seguire il cittadino e prenderlo in carica integralmente (con piani di trattamento individuali);
- AFT e UCCP che sono le reti territoriali con le prestazioni dei medici di medicina generale che coordinano le cure primarie.
Oltre a ciò ci sono le unità di offerta socio-sanitarie che sono unità accreditate che mantengono una propria autonomia e integrano prestazioni sanitarie e sociali (RSA per esempio).
Si ha in tutto questo, convergenza multisettoriale e multidisciplinare nell’erogazione delle cure, con libertà di scelta: il cittadino può scegliere il medico, l’istituto e le prestazioni di cura che meglio preferisce tra i trattamenti proposti e che ritiene più opportuni. Si parla quindi di sistema di accreditamento, approvazione e di contrattualizzazione.
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05-11-2020
Lezione 9
Pandemia ci riporta molto indietro nel tempo. Progresso legato a emancipazione da malattia, oltre che con la tecnologia. L’età contemporanea può essere fatta partire da diversi eventi storici:
- Innanzitutto la rivoluzione industriale con conseguente sviluppo economico, ma in particolare
- La fine delle grandi pestilenze.
Medioevo va da caduta impero romano fino a scoperta dell’America. Da qui l’età moderna fino alla rivoluzione francese e poi c’è epoca contemporanea. Questa suddivisione viene messa in discussione e si lega la periodizzazione a fatti umani e interumani, più che legata ai grandi avvenimenti.
Grande importanza ha la configurazione degli aspetti demografici, coinvolgendo quindi anche vicende di salute e malattia che hanno caratterizzato le epoche della storia. Età moderna legata a una sostanziale stagnazione della popolazione (con alti e bassi legati alle guerre e malattie), senza grandi variazioni. Altro fatto riguardante demografia dell’età moderna sono le pestilenze che portano a grandi oscillazioni demografiche, con effetti su tutta la società e sui costumi. Dal punto di vista della vita e dei rapporti interpersonali importantissima è la formazione delle famiglie e l’età di matrimonio, che hanno come diretta conseguenza il controllo delle nascite che impattano quindi sulla demografia.
In questo nuovo concetto di periodizzazione della storia l’età moderna quindi parte dalla prima grande pestilenza che succede nel medioevo nel 1348 a Firenze, la peste nera. Quindi anticipando l’inizio dell’età moderna rispetto alla scoperta dell’America. Infatti questo evento dà l’inizio alla dinamica demografica dell’Europa vista sopra. L’età moderna prosegue in un quadro di sostanziale stagnazione demografica e socioeconomica e procede fino a quando non scompare la peste, quindi alla seconda metà del ‘600 che segna la fine delle grandi pestilenze.
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Da qui si ha un periodo di impennata demografica legata a scomparsa della pestilenza, evento non legato a particolari rivoluzioni mediche ma principalmente a cambiamenti ecologici: in parte legati a miglioramenti igienici delle città e delle condizioni di vita ma soprattutto legati all’invasione dell’Europa da una nuova specie di ratti, i surmolotti (i nostri ratti grigi) che hanno liberato le città dai ratti neri (portatori delle pulci che a loro volta portavano la peste) ed emarginati in zone limitate e marginali.
Quindi l’età contemporanea inizia con l’allontanamento delle grandi pestilenze. In realtà le pestilenze non si esauriscono nella seconda metà del 600 ma si ritrovano in altre zone dell’Europa, come il colera per esempio, ma sicuramente si ha la scomparsa della peggiore cioè la peste.
Il 900 è poi il secolo in cui l’età contemporanea si è liberata completamente dalle grandi epidemie pandemiche. Apparentemente perché in realtà compaiono altri avvenimenti epidemici ma che tendono di più a circoscriversi nel tempo, ricorrenti solo nel breve periodo, come la Spagnola. Questa pandemia ha interrotto l’idea che il nostro progresso era legato alla sconfitta della malattia e inevitabilmente di fronte all’idea della Spagnola si coltivava l’impressione che essa fosse un incidente nella storia, e che appunto la storia si caratterizzasse per un processo di sconfitta della malattia.
La prima e più promettente testimonianza di questo fu la sconfitta del vaiolo, malattia virale molto pericolosa. Vaiolo fu sconfitto definitivamente dall’introduzione di un vaccino, che progressivamente si è diffuso in tutto il mondo. In questa idea di sconfitta della malattia qualche incidente ci poteva essere
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