La neuropsicologia è la disciplina scientifica che studia i deficit cognitivi (come cambiano le funzioni cognitive) ed
emotivo- motivazionali causati da lesioni o disfunzioni del sistema nervoso centrale (sia a livello corticale che
sottocorticale ). Le neuroscienze in generale si occupano di sani, la neuropsicologia quelli In
soggetti patologici.
particolare, distinguiamo:
⸰ ha lo scopo di esplorare la struttura funzionale della mente e i suoi
Neuropsicologia sperimentale:
correlati neurali → esplorazione dei processi cognitivi a seguito di lesioni cerebrali
⸰ ha finalità diagnostiche e riabilitative, la quale prende in carico pazienti per fare
Neuropsicologia clinica:
valutazioni cliniche e trattamenti terapeutici.
Il termine «Neuropsicologia» viene usato dalla metà del Novecento, quando la disciplina si distingue con uno statuto
epistemico autonomo. Nel 1963 viene fondata la rivista «Neuropsychologia» e nel 1964 la rivista «Cortex», così viene
riconosciuta come disciplina (riviste che si occupavano di studi condotti su pazienti con lesioni cerebrali).
La Neuropsicologia è una scienza interdisciplinare, che sin dalle origini ha integrato conoscenze dalla neurologia (branca
della medicina che studia le malattie del sistema nervoso) e della psicologia («scienza della vita mentale» James, 1890).
Attualmente integra conoscenze provenienti dalla ricerca sull’animale, la neurobiologia, la neuroradiologia,
l’elettrofisiologia (integra anche metodi computazionali).
Lo studio della Neuropsicologia si è sempre avvalso e si avvale ancora del metodo sperimentale: raccogliere dati,
quantificare il comportamento in maniera sistematica…
All’inizio dell’800 Franz Joseph Gall (1758- 1828) sviluppa la prima teoria esplicita di relazione mente-cervello, che
darà poi origine alla (esame della conformazione del cranio come indicatore di facoltà mentali).
frenologia
→ avvengono le prime trattazioni dei processi cognitivi, relazionati al funzionamento del cervello → individuando
delle irregolarità nella struttura del cranio e, come questa sia associata a particolari disfunzioni.
Secondo la teoria di Gall:
⸰ Il cervello è l’organo della mente e delle funzioni mentali (la mente dipende esclusivamente dal cervello);
⸰ Esistono un numero definito di componenti (facoltà idea ancora valida);
= funzioni della mente;
⸰ →
Le facoltà sono innate e localizzate in regioni specifiche del cervello mette in
Localizzazionismo:
relazione stretta un’area specifica del cervello con una funzione (ogni funzione può essere trattata
separatamente);
⸰ La dimensione di ciascuna regione determina quanto sia sviluppata la relativa facoltà (dalla cranioscopia è
possibile evincere le facoltà del singolo individuo – frenologia)
Gall e la frenologia caddero nel discredito poiché:
⸰ Mancavano evidenze scientifiche (più concetti teorici)
⸰ Associazione tra alcune funzioni e regioni non aveva riscontro (es. ruolo del cervelletto per istinto di
riproduzione)
Tuttavia, l’approccio localizzazionista promosse l’inizio della neuropsicologia moderna (il fatto che esistano
componenti distinte, il contributo di diverse aree cerebrali).
Si passa al 1861 – Paul Broca definisce una forma di (perdita del linguaggio) non fluente - danno nel piede della
afasia
→
terza circonvoluzione frontale sinistra
- Inizio della neuropsicologia sperimentale. Ancora oggi, con
Afasia di Broca
qualche modifica, si tiene buono quanto osservato da Broca.
Successive definizioni di forme afasiche (Wernicke, 1871; Lichteim, 1885) suggeriscono che
⸰ Linguaggio può essere danneggiato selettivamente;
⸰ Esistono sottocomponenti funzionali del linguaggio (che possono essere studiate e modulate separatamente);
⸰ Lesioni in aree specifiche determinano deficit specifici grazie a esami autoptici
→ avendo evidenziato le sottocomponenti, si sviluppano modelli di funzionamento della
Approccio diagrammista:
cognizione. Si creano dei primi diagrammi di funzionamento, basati sulla correlazione anatomo-clinica su casi singoli,
che diventa il metodo principe per sviluppare la conoscenza neuropsicologica.
CORRELAZIONE ANATOMO - CLINICA:
- mette insieme la conoscenza su una patologia clinica e
lo strato cerebrale colpito;
- associazione tra disturbo cognitivo ecc..
es. danneggiamento alla corteccia visiva primaria
La correlazione anatomo- clinica permette la basandosi sull’ associazione tra disturbo
localizzazione di una funzione
cognitivo di quella funzione e la presenza di lesione in un’ area specifica. Da questa associazione si deduce che la funzione
abbia sede in quella specifica area → permette di conoscere lo strato neuronale associato a quella specifica funzione
cognitiva.
Aspetti legati all ’approccio diagrammista e alla correlazione anatomo-clinica:
critici
⸰ Localizzazione della lesione non sempre precisa (spesso lesioni ampie che potrebbero colpire anche più aree);
⸰ Osservazione di comportamenti simili con altre lesioni in altre aree;
⸰ Si studiano casi singoli (= limitazione) e c’è carenza di criteri di selezione;
⸰ Mancanza di modelli e costrutti psicologici adeguati;
dagli anni ’50/‘60 del Novecento iniziano gli studi su gruppi di pazienti:
Superamento della neuropsicologia classica:
⸰ si elimina variabilità interindividuale facendo fare a tutti i pazienti le stesse prove, in
Vantaggio statistico:
questo modo la misura risulta più affidabile (TEST STANDARDIZZATO);
⸰ somministrazione di test ripetibili, con punteggi quantitativi (anche normalizzati);
Metodo più rigoroso:
⸰ Introduzione dei con soggetti NON cerebrolesi (forniscono una misura della prestazione di
gruppi di controllo
base e della sua possibile variabilità)
Aspetti degli studi di gruppi di pazienti:
critici
⸰ Selezione basata sulla sintomatologia e patologia presentata: non si considerano i casi negativi, cioè con lesione ma
senza deficit (sono osservati comportamenti simili senza considerare un assenza degli stessi sintomi);
⸰ Selezione basata sulla sede della lesione: difficile avere gruppi omogenei; le lesioni possono determinare
anche disfunzioni in aree lontane (la presenza di una lesione in un area specifica può creare problematiche
anche ad altre aree);
⸰ Mancanza di modelli per spiegare le funzioni cognitive (non c'era un collegamento con la psicologia
sperimentale);
⸰ comportamenti significativi potrebbero essere mascherati, determinando punteggi che
Artefatto della media:
non si discostano dalla normalità → quando si osserva un comportamento in un gruppo di pazienti si ha una
misura più solida, ma si possono 'perdere' le caratteristiche più individuali;
L’ulteriore evoluzione della neuropsicologia ha portato alla nascita della che supera le
neuropsicologia cognitiva,
limitazioni degli studi precedenti e si passa dall’ accontentarsi dello studio del deficit, a creare, sulla base delle conoscenze
già possedute, delle inferenze sul funzionamento normale: mira quindi a isolare e studiare disturbi specifici per
e inferire il funzionamento normale di un sistema cognitivo. Per farlo utilizza come
comprendere la funzione alterata
riferimento di funzionamento normale i modelli di elaborazione dell’ informazione descritti dalla psicologia cognitiva.
Assunzioni della neuropsicologia cognitiva:
⸰ La funzione alterata ha la stessa relazione con il sistema danneggiato che la funzione normale ha con il sistema
cognitivo intatto
⸰ Il sistema oggetto di studio doveva avere un funzionamento normale prima della lesione
(sto studiando una condizione di un precedente funzionamento normale del sistema cognitivo)
es: una lesione molto grande non per forza altera l'organizzazione dell'intero sistema cognitivo, ma solamente
alcune componenti
⸰ Il danno cerebrale determina modificazioni a livello locale e il sistema cognitivo danneggiato è alterato, ma
non fondamentalmente diverso da quello intatto
⸰ I processi cognitivi sono organizzati in modo modulare. Il modulo è un sottosistema funzionale isolabile
⸰ Deve esserci corrispondenza tra moduli funzionali del sistema cognitivo e specifici circuiti cerebrali complessi
Le aumentano le conoscenze sulle funzioni cognitive normali e, sono valide poiché:
assunzioni
⸰ C’è concordanza tra osservazioni cliniche e dati su soggetti normali
⸰ Le nuove osservazioni sono compatibili con le precedenti conoscenze e consentono avanzamenti
Metodo principe della neuropsicologia cognitiva è quello della considera il sistema multi-componenziale
dissociazione:
con processi cognitivi separabili. Se questi processi cognitivi sono separabili e, trovo una correlazione tra lesione e
assenza di funzione, posso dimostrare che certe funzioni cognitive sono indipendenti. In base a quanti gruppi di
pazienti ho, le possono essere definite o → 2 compiti separati per descrivere funzioni separate
lesioni semplici doppie
tra loro e, le prestazioni del paziente sono confrontate con individui sani.
Le si possono suddividere in forti o deboli e, sono rivolte ad un unico gruppo di pazienti:
semplici
La dissociazione semplice forte (classica) è quella in cui testo un paziente o gruppo di pazienti con lesione ad area
specifica e li sottopongo a due compiti A e B. Osservo che il paziente ha una prestazione normale al compito A e
patologica al compito B: questo mi dice che quelle due funzioni dipendono da substrati neurali diversi: sono separate e
isolabili, perciò si ha un indipendenza tra i due compiti.
es: lesione nell'area FFE associata ad una difficoltà nel riconoscimento dei volti ma non nel riconoscimento degli
oggetti.
La dissociazione semplice debole è quella in cui abbiamo sempre un paziente o un gruppo con specifica lesione in area
cerebrale, in questo caso fanno male il compito B, ma al compito A non arrivano alla normalità, cioè, presentano una
prestazione migliore ma non raggiungono la soglia della normalità. C’è una differenza ma la prestazione è patologica
solo in B. Possiamo trarre inferenze ma non possiamo dire che sono due funzioni interamente dissociate. Non ho un’
inferenza forte. (nel compito A hanno una prestazione migliore rispetto al compito B, ma non nella normalità)
La differenza fondamentale tra la dissociazione debole e forte è la differenza che esiste tra i partecipanti sani (gruppo
di controllo) e quelle dei pazienti neurologicamente indenni.
Pannello A:
- compito B va bene;
Pannello B:
- compito B migliore del compito A, ma
entrambi sono sotto il livello di normalità;
La dissociazione semplice debole mi permette di fare inferenze meno forti, però possiamo immaginare che:
⸰ la sede della lesione abbia danneggiato anche il circuito cerebrale che determina il compito A. L’area danneggiata
potrebbe avere collegamenti con quella A e quindi creare disfunzioni, oppure si ha una lesione focale con danno
cerebrale diffuso (possono essere coinvolte più aree associate al compito A e non solo al compito B);
⸰ per svolgere bene A, il circuito B deve essere intatto, cioè la funzione B potrebbe essere alla base della A: ad
esempio la funzione attentiva ha delle funzioni organizzate in maniera gerarchica: l’attenzione sostenuta è
prerequisito per capacità attenzionale selettiva.
es: ho testato il riconoscimento di oggetti, ma tale 'funzionamento' richiede anche il funzionamento dell'altro
compito, per cui devo avere anche il prerequisito del riconoscimento dei volti.
⸰ il compito A è più difficile, per questo viene fatto peggio del compito B (bisogna regolare il livello di difficoltà)
La prevede che due pazienti o due gruppi di pazienti abbiano prestazioni opposte ai compiti A e
dissociazione doppia
B. Si differenziano per sito lesionale, eziologia, comportamento palese… testiamo due popolazioni che si raggruppano
per un qualche motivo (un gruppo con una lesione nell'area X ed un gruppo con una lesione nell'.area Y).
La dissociazione doppia forte si ha quando abbiamo un pattern contrario tra i due:
uno dei due compiti raggiunge la normalità, l’altro ha risultati diametralmente opposti:
La dissociazione doppia debole: abbiamo
invece lo stesso pattern della singola debole: un gruppo fa abbastanza meglio ma
non ha una prestazione normale nel compito, l’altro compito viene invece svolto
in modo patologico e viceversa.
Nella dissociazione doppia (sia forte che debole, ma inferiamo in maniera più chiara rispetto alla
soprattutto forte)
semplice che le due funzioni cognitive studiate con A e B sono separate, isolate e indipendenti. Es. afasia: pattern
afasiologici opposti dimostrano l’esistenza di due meccanismi isolabili alla base dei due compiti.
(cambia il confronto con i pazienti sani)
la dissociazione doppia permette di legare tra loro la
differenza della funzione cognitiva e la differenza nella
lesione cerebrale (correlazione ANATOMO - FUNZIONALE)
Esempio di Doppia Dissociazione Forte:
⸰ Afasia di Broca:
Produzione linguaggio patologica
Comprensione linguaggio normale
⸰ Afasia di Wernicke:
Produzione linguaggio normale
Comprensione linguaggio patologica
In questo caso (e in casi simili) la dissociazione è non solo funzionale (le componenti sono indipendenti), ma anche
anatomica (sono localizzate in aree diverse): doppia dissociazione anatomo-funzionale.
La difficoltà dei compiti scelti è sempre un elemento critico: quando non si arriva al livello della normalità bisogna
criticamente valutare se abbiamo scelto il livello di difficoltà uguale per A e B; compiti di difficoltà diverse possono
portare a prestazioni diverse, indipendentemente dal fatto che siano sottese da meccanismi indipendenti. Le risorse
necessarie per un compito difficile o facile variano e determinano prestazioni di diverso livello – es. ceiling effect: quando
il compito è facile e quindi arrivano tutti alla soglia di prestazione normale; oppure si crea un un
artefatto di risorsa:
compito può richiedere più risorse dell’altro – determiniamo artificialmente delle prestazioni diverse.
Ogni compito cognitivo richiede un insieme di risorse per migliorare la prestazione, perciò le risorse devono essere
attentamente analizzate.
ASSOCIAZIONI DI SINTOMI (richiamo agli aspetti critici di pagina 2):
- spesso alcuni sintomi presentandosi insieme possono avere funzionamenti cognitivi alla base comuni (le funzioni
sono differenti ma le aree colpite sono vicine tra loro);
- la lesione può colpire una singola area (con una specifica funzione), ma che mostra problematiche su più funzioni;
Spesso in caso di cerebrolesione non si trovano sintomi cognitivi isolati, ma associati tra loro: l’associazione può
dipendere da: (1) contiguità anatomica tra sistemi lesionati (la stessa lesione colpisce sottosistemi funzionali differenti)
(2) La lesione colpisce una funzione che determina l’alterazione secondaria di altre funzioni; ad esempio, per sostenere
il compito A serve la funzione del compito B.
Tuttavia, si può concludere che due disturbi dipendono dallo stesso sottosistema funzionale, solo se NON si osservano
MAI separati (raro e potenzialmente improbabile): le inferenze basate sulle associazioni sono più deboli rispetto a quelle
basate sulle dissociazioni, sono state usate negli studi iniziali e dopo le associazioni sono diventate meno evidenti quindi
sembra che di fatto non ce ne possano essere di solide.
Origini eziologiche dei disturbi cognitivi, dipendono da lesioni cerebrali di diverso tipo:
Malattie cerebrovascolari:
Sono la causa più frequente, comunemente chiamate ictus (stroke). Possono essere di natura ischemica: nei vasi
sanguigni che irrorano il tessuto cerebrale si trova un’ostruzione (Stenosi ), determinata da placche più consistenti che
bloccano il flusso sanguigno – o ipoperfusione di un’area cerebrale. Questo può indurre danni cerebrali permanenti per
morte neuronale (infarto). Fattori di rischio sono fumo, ipertensione, malattie cardiache, diabete, ipercolesteromia,
ipergliceridemia, obesità.
Possono essere anche di natura emorragica: dipendono dalla rottura di uno o più vasi cerebrali, spesso dovuta a una
malformazione arterovenosa (MAV) o un aneurisma (dilatazione che rende più fragile il vaso). L’emorragia può essere
intracerebrale o subaracnoidea: la prima riguarda sostanza bianca e grigia, avviene all’interno del tessuto nervoso, nella
seconda ci sono dei fenomeni di compressione dovuti alla presenza di sangue tra scatola cranica, meningi e cervello.
Danni cognitivi da compressione sono i disturbi più diffusi (Si può formare un deposito di sangue = EMATOMA).
Chiaramente si osservano diversi deficit cognitivi in base ai vasi colpiti e ai loro territori di distribuzione (= LESIONI FOCALI
- deficit variabile a seconda della zona colpita). Se l’area colpita è piccola ci può essere recupero spontaneo ad esempio
dopo un mese, oppure più lungo nel tempo – la ripresa data da plasticità neuronale c’è sempre, almeno un minimo. In
generale con riabilitazione giusta si possono avere miglioramenti ma dipende dalle condizioni di partenza.
Tumori cerebrali: (cambiano nome a seconda della zona colpita)
Possono essere (metastatici) ovvero si formano da tumori localizzati in altre parti del corpo: hanno una
secondari
prognosi peggiore, poiché il danno cerebrale arriva tardi; oppure dove la neoplasia nasce nel tessuto cerebrale,
primitivi,
sono tantissimi tipi e si chiamano tutti tumori cerebrali, anche con gradi di allarme molto diversi. Si differenziano in base al
(di malignità) e al Vanno dal grado da 1 a 4: dalla prognosi migliore alla
grado istologico profilo molecolare e genetico.
peggiore, i tumori grado più alto entrano proprio nella sostanza grigia, creando danni maggiori.
Questi tumori variano per diversa velocità di crescita: i danni di nat
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