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Psicologia dinamica

La Psicologia è “perversa e polimorfa”, un po’ come la sessualità secondo Freud. Polimorfa perché assume diverse forme: quella della divulgazione scientifica documentata e quella, agli occhi di molte persone, di qualcosa di approssimativo. Perversa perché talvolta lo psicologo viene rappresentato come onnisciente. La Psicologia ha lo scopo di aumentare la consapevolezza. Lo psicologo non aiuta, bensì crea una relazione di aiuto. In Italia nel 1989 nasce l’ordine degli Psicologi.

Ci sono diversi termini su cui fare chiarezza:

  • Psichiatria: “cura dell’anima”, coniato in epoca illuminista, si occupa di malattie mentali; fino al Medioevo era considerata qualcosa di sovrannaturale. Le persone “folli” venivano allontanate dalla società perché “diverse”. Poi si spostò in chiave organicista: malattia mentale=alterazione del cervello. Con l’avvento della psicoanalisi si passa dalla descrizione alla dinamica. Freud fu il primo a sostenere che il paziente ha dei diritti.
  • Psicoterapia: processo interpersonale, consapevole e pianificato per influenzare i disturbi di comportamento; passaggio dall’inconscio alla parola.
  • Psicologia: disciplina che studia i fenomeni psichici, non solo nei loro aspetti patologici, ma anche nella “normalità”. Dobbiamo parlare di Psicologie al plurale. Timing= dire la cosa giusta al momento giusto per l’altro. “In ogni situazione dobbiamo avere dei vertici di osservazione”.
  • Psicoanalisi: è un metodo di indagine della mente che esplicita il significato inconscio di parole, azioni, desideri e sogni. È inoltre una tecnica terapeutica che si avvale della metodologia clinica dell’osservazione. Freud parte dalla pratica per arrivare alla teoria. La mente non è mai statica. Ci possono essere diversi approcci teorici, non esiste una tecnica universale ma tante diverse tecniche, ognuna utile in determinati ambiti. È un orientamento che lega strettamente la ricerca alla conoscenza psicologica e operativa.

La psicologia è anche una scienza, che negli anni si è polarizzata in due versanti:

  • Biologico: comprende neuropsicologia e neurobiologia, è considerata “vera scienza”.
  • Consolatorio: comprende psicoterapia, counselling ed è considerata alla stregua di “fare due chiacchiere”.

Introduzione alla psicoanalisi

La Psicoanalisi nasce ufficialmente nel 1900 con Freud, ma tale metodo fu introdotto da Breuer/Charcot applicandolo a casi di isteria. In particolare venivano trattate pazienti isteriche che presentavano sintomi patologici senza danni di tipo organicistico. Attraverso l’ipnosi/catarsi esse venivano curate (il metodo catartico consiste nel chiedere al paziente di parlare liberamente e in questo modo si risale, attraverso il ricordo, all’origine interna del disturbo); secondo l’interpretazione di Breuer/Charcot il trauma originario di queste pazienti era connesso alla sessualità, in particolare in età infantile, e questa scoperta creò scandalo nella comunità scientifica.

Da qui si iniziano a definire alcuni concetti:

  • Inconscio: contenuto della nostra mente, frutto di tutte le nostre esperienze… ma non solo.
  • Resistenze: l’essere combattuti, sperimentare dei conflitti interiori e un attrito tra realtà e inconscio.
  • Transfert e controtransfert: questi due meccanismi vennero studiati da Freud; il primo implica l’innamoramento delle pazienti nei confronti del terapeuta, il secondo l’insieme di sentimenti provati dal terapeuta nei confronti delle pazienti. Secondo Freud transfert e controtransfert ostacolano l’analisi; solo nel 1812 inizia a essere oggetto di analisi utilizzando le associazioni (che provengono dalla parte più profonda della mente).

Prima Freud si sentiva un “archeologo della mente” ma non riusciva a produrre alcun risultato, non avendo pazienti da studiare sistematicamente. L’interpretazione al di fuori del contesto terapeutico non ha alcun senso, ha senso solo in quel contesto, con quel terapeuta e con quel paziente. Da Janet, Freud riprende la diade conscio/inconscio introducendo il dinamismo tra le due forze; da Charcot riprende lo studio dell’isteria: mentre Charcot sosteneva che avesse una base somatica, Freud capovolge l’assunto e afferma che essa è sì una malattia specifica ma deriva dalla mente piuttosto che dal corpo.

Psicoanalisi= metodo di analisi della mente, processo di studio dei vissuti psichici in cui viene esplicitato il significato inconscio di parole, azioni, sogni e fantasie. Sono però necessari dei criteri:

  • Cadenza: secondo Freud 3 o 4 sedute a settimana.
  • Pagamento: subito dopo le sedute (il denaro è un elemento di contrattazione ed è connesso alla parte inconscia della mente).
  • Il paziente deve dire qualsiasi cosa gli passi per la mente.
  • Bisogna evitare il silenzio.

Freud è l’autore della “Terapia della parola”, che però riprende da Charcot.

La psicoanalitica (diversa dalla terapia teoria) diventa un percorso di cambiamento e trasformazione: il paziente, grazie ad una presa di consapevolezza, riesce a modificare i suoi comportamenti, anche quelli più profondi.

Psicologia Dinamica= connubio tra più discipline: elementi della tecnica psicoanalitica uniti a spunti e riflessioni dalle principali riflessioni teoriche psicoanalitiche, inserendosi in un processo “dinamico”.

La psicologia dinamica prevede la mobilità dell’individuo, si occupa delle sue motivazioni, del legame tra ciò che il paziente ha fatto e ciò che sta per fare (richiamandosi al costrutto freudiano del determinismo psichico - le nostre azioni dipendono non solo da elementi esterni ma anche da spinte interne); considera l’affettività come processo di maturazione e crescita. Se c’è una componente affettiva abbiamo una relazione. Il dinamismo è la base fondamentale del processo di crescita. Questo continuo cambiamento fa sì che ciascuno di noi possa assumere un dinamismo psichico. La psicologia dinamica si occupa dei comportamenti che non implicano una base fisiologica, e li esamina da un punto di vista relazionale. Dopo Freud si può iniziare a trovare una differenza sostanziale tra psicologia dinamica e psicoanalisi: mentre la psicologia dinamica diventa uno strumento di studio e di ricerca, la psicoanalisi rimane un metodo strettamente terapeutico.

Freud

Nasce nel 1856 in una famiglia di commercianti di origine ebraica in un paesino in Moravia (impero austro-ungarico). Il padre era molto più anziano della madre e Freud aveva molti fratelli. Si trasferiscono a Vienna. A 12 anni legge Shakespeare, conosce 6 lingue ed è considerato dalla madre un personaggio “unico”, “in grado di controllare la famiglia” (probabile personalità narcisistica?). Voleva diventare ricercatore ma ebbe parecchie limitazioni dalla cultura ebraica. Porta avanti studi sull’apparato sessuale delle anguille e sulla cocaina; di quest’ultima in particolare vengono descritti effetti positivi e addirittura terapeutici nello scritto “uber coca” (all’epoca non se ne conoscevano gli effetti collaterali). Successivamente si spostò a Londra a causa delle crescenti tensioni causate dal nazismo e qui morì di tumore alla mandibola nel 1939, dopo 33 interventi chirurgici. La morte sopraggiunge per una dose mortale di morfina somministratagli da Anna e dal dottore.

Dal video

Dopo la morte del padre inizia un percorso di autoanalisi che però all’inizio porta a galla elementi repressi che peggiorano le sue condizioni mentali e di salute. Dopo 4 anni di autoanalisi risolve la sua fobia per i viaggi. Secondo Freud i sogni sono la “via regia che conduce all’inconscio”; studia anche le associazioni libere, e teorizza il “complesso di Edipo”, legato alla sessualità infantile.

  • 1899 scrive “L’interpretazione dei sogni” che però attribuisce al 1900 perché vuole essere l’iniziatore del nuovo secolo.
  • 1901: “Psicopatologia della vita quotidiana”: lapsus freudiani.

Incontra Carl Jung, unico non ebreo nella “società del mercoledì sera”, gruppo di studenti e seguaci di Freud che si incontravano a casa dell’autore per discutere di psicoanalisi. Jung inizia a dissentire su elementi cruciali del pensiero di Freud. La guerra e la morte della figlia lo ispirano a scrivere “Aldilà del principio del piacere” in cui sviscera i concetti di Eros e Thanatos.

Nella sua vita fece tutte le cose che diceva essere “proibite”: fece l’autoanalisi, vietata perché l’analisi arriva fino a un certo punto, poi ci sono le difese mentali; analizzò una sua parente, la figlia Anna, cosa da evitare perché si è influenzati e non si può essere completamente se stessi; infine spesso condivideva la sua vita privata con i pazienti, mangiando e chiacchierando con loro.

Freud sperimentava la clinica per trasformarla in teoria.

Qui prenderanno origine i 2 principi fondamentali della psicoanalisi.

  • 1. Principio del determinismo psichico / principio di causalità: tutto ciò che accade nella nostra vita è collegato con il “prima” e con il “dopo”; nulla accade per caso; la nostra mente è dominata dalla causalità, non dalla casualità; ogni cosa che faccio è collegata a ciò che ho fatto precedentemente, ed è la premessa per ciò che farò successivamente. Da questo principio prende vita il concetto di libere associazioni, ossia il fluire libero del pensiero esplicitato dalla parola. È possibile dare origine a catene associative, cioè gruppi di parole che egli individuava come chiarificatori di un concetto (poi introduce anche il concetto di simbolo), tuttavia è difficile da interpretare perché il linguaggio verbale è molto limitato rispetto alla complessità del flusso mentale. Ciascuno di noi è mosso da una continua connessione tra eventi. [per capire il determinismo psichico film “sliding doors”]
  • Libero arbitrio? Sta alla coscienza, sta al secondo principio.
  • 2. La coscienza è un attributo eccezionale (nel senso di “eccezioni”), piuttosto che regolare, dei processi psichici: la nostra vita è dominata da tutto ciò che è nell’inconscio, ma c’è un’altra struttura (“conscio”) che ci permette di vivere e gestire la nostra vita quotidiana; la coscienza è sempre presente e influenza la vita quotidiana, tranne in una circostanza particolare, ossia quando il soggetto soffre di una psicopatologia di natura organica, quando la coscienza (e quindi il libero arbitrio) è disturbata da una patologia organica.

Perché il lettino? Perché le associazioni, la catena associativa… sono difficili da far emergere; l’ostacolo principale è la vista: il lettino deve puntare verso una parete bianca, deve guardare uno spazio vuoto, in totale assenza di stimoli; infatti, quando dormiamo (no stimoli), è quando emerge maggiormente l’inconscio; deve esserci astinenza percettiva (e anche qui: si faceva auto-analisi con statuine egiziane ovunque).

Freud e la psicoanalisi

Stimoli, istinti e pulsioni

Corpus di costruzione della mente umana:

  • Stimolo: evento del mondo esterno che influenza il nostro comportamento (es. sento un profumo che mi fa venire in mente qualcosa allora pronuncio una determinata frase).
  • Istinto: è regolato dell’ereditarietà ed è indipendente dalla nostra volontà; è quasi l’unico fattore che secondo Freud ha origine biogenetica; è legato alla sopravvivenza ed è rintracciabile in tutti noi e caratteristico di ciascuna specie; non è universale. Ci sono degli istinti “di base” legati alla sopravvivenza (cibo, prossimità agli altri o accoppiamento) e istinti più “animali” legati alla caccia, all’aggressività. Può essere tenuto in considerazione durante tutta la nostra vita e quindi guidare il nostro comportamento ma può essere anche modulato, soprattutto con il passare degli anni, con l’aiuto delle strutture difensive. Tutte queste riflessioni di Freud partono dall’analisi dei suoi pazienti da parte dell’autore.
  • Pulsione: è il rappresentante psichico degli stimoli; è la possibilità di creare una rappresentazione, mossa dall’esperienza, di uno stimolo; la pulsione è una parte così arcaica della nostra mente tale da fornire energia a tutto ciò che facciamo. La pulsione NON è controllabile perché deriva dall’inconscio. L’obiettivo della pulsione è quella di appagare il suo desiderio. Per appagare la pulsione metto in atto prima una rappresentazione mentale e poi un’azione motoria. L’azione motoria ci permette di “scaricare” la carica pulsionale.

La pulsione è composta da 4 elementi:

  • Fonte: è il luogo in cui appare l’eccitazione; è anche il processo somatico che viene messo in atto al fine di appagare l’eccitazione; la fonte varia a seconda dell’età della persona (zona erogena-luogo fisico su cui vi è una carica pulsionale e che dà eccitazione- e organo-apparato); si parla di zona erogena nel senso di una parte del corpo che dà piacere fin dall’infanzia.
  • Spinta (o impulso): è la quantità di energia che attiva l’azione affinché il soggetto possa raggiungere il soddisfacimento della carica pulsionale; se tutte le pulsioni vogliono essere soddisfatte ce ne saranno di opposte, quindi non tutte potranno essere soddisfatte.
  • Meta primaria: la meta è l’attività a cui la pulsione spinge e che porterebbe a una risoluzione della tensione interna; la meta primaria è comunque sempre la riduzione dell’eccitamento; è il luogo fisico sul quale noi tendiamo a scaricare la tensione; può essere una zona del corpo e ha come obiettivo quello di ridurre l’eccitamento, cioè la carica pulsionale. È la forza che punta ad un obiettivo, ad una fonte.
  • Oggetto: ciò con cui la pulsione cerca di raggiungere la sua meta; esattamente come la fonte segue l’evoluzione cronologica della persona, possono essere reali o fantasmatici (es. l’amico immaginario), gli oggetti passano da parziali a totali; l’oggetto parziale (=non totalità dell’oggetto; la mamma non è percepita come elemento unitario, ma all’inizio il bambino la percepisce come colei che tramite il seno gli fornisce nutrimento) è ad esempio il seno materno, frutto di cibo e protezione, tranquillità; l’oggetto parziale, con il passare degli anni dovrà passare a totale (poi in realtà non è sempre così). Anche la Klein parlerà di oggetto parziale (parla di seno buono e seno cattivo, uno che porta e l’altro che non porta latte). Freud sostiene che l’oggetto parziale può anche essere un oggetto autoerotico e che l’autoerotismo (si parla di autoerotismo quando il soddisfacimento della pulsione passa attraverso la stimolazione della zona erogena) è accettabile fino a un certo punto; poi, dai 13-14 anni la persona dovrà iniziare a cercare l’altro come soddisfacimento della pulsione, passando così all’alloerotismo.

Secondo Freud la mente di ognuno di noi è fatta di qualcosa di cui noi non siamo completamente consapevoli.

Ciascuno di noi ha pulsioni di doppia natura:

  • Libido: di natura sessuale; quando incontriamo una persona altra da noi siamo mossi da una spinta pulsionale legata alla sessualità, tanto che Freud la associa al complesso di Edipo; esso prevede l’attrazione del bambino verso il genitore di sesso opposto, dominando la nostra vita.
  • Destrudo: di natura aggressiva; la carica pulsionale può diventare così violenta da innescare un atto violento con la distruzione dell’oggetto; quello che andiamo a distruggere all’esterno in realtà fa parte di noi (atto proiettivo).

Dominano la teoria freudiana e sono i due estremi che regolano la vita di ciascuno di noi.

Metapsicologia

Freud definisce la metapsicologia: nell’opera omonima tenta di spiegare tutto ciò che accade nella nostra vita fornendo indicazioni di carattere clinico ed emotivo; egli osserva l’evoluzione di ciascun soggetto e il suo comportamento secondo tre caratteristiche (analisi delle dinamiche, analisi da un punto di vista economico, cioè di investimento energetico, e da un punto di vista topologico). La metapsicologia si può definire come un sistema di osservazione dei processi psichici da tre punti di vista:

  • 1. Dinamico: osservare un fenomeno psichico da un punto di vista dinamico vuol dire valutare attentamente le forze che entrano in gioco in quel comportamento. Freud sostiene che sia possibile che un comportamento sia mosso da forze di natura diversa (libidica e destrudica che vanno in direzioni opposte): questo crea nel soggetto un conflitto. I conflitti si manifestano in noi tramite “sintomi”.
  • 2. Economico: prendere in considerazione la quantità di energia usata per raggiungere l’obiettivo. Significa valutare l’eccitazione che il soggetto ha rispetto a quella determinata pulsione. Maggiore è l’eccitazione, maggiore è la sofferenza, il dispiacere. Quando siamo di fronte a una grande carica di eccitazione, stiamo male; stiamo meglio quando questa carica diminuisce, solo se quell’appagamento è contemplabile dalla nostra mente. Quindi, l’aumento dell’eccitamento porta dispiacere, la sua diminuzione genera piacere. Ad esempio, se tendiamo a distruggere il computer non lo faremo perché sappiamo che è costato f
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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