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Egi - Il management

Il management si riferisce all’attività di gestione di un'organizzazione, della realizzazione di attività preordinate, spesso ripetitive, definite sulla base di un programma elaborato da terzi. Le attività manageriali non richiedono decisioni strategiche di governo, ossia non devono essere attuate o riviste.

Accezione volgarizzata (condivisa da professionisti, imprenditori, decisori P.A.): il management include anche la responsabilità da ricondurre all’area del governo dell’impresa (gestione di problemi emergenti e tali da mettere in discussione la sopravvivenza dell’impresa). È ragionevole ritenere che esistano anche condizioni problematiche complesse riconducibili ad attività manageriali (es. imprese ad azionariato diffuso, proprietà rappresenta da un Ente, da un'istituzione).

Condizioni problematiche: complessità

Per fronteggiare problemi complessi il management non può basarsi solo su tecniche e strumenti tradizionali ma deve dotarsi di un solido impianto metodologico capace di osservare, percepire, interpretare i fenomeni osservati, progettare e sperimentare nuove soluzioni.

I fattori di cambiamento sono:

  • Il progresso tecnologico;
  • L’internazionalizzazione;
  • La globalizzazione;
  • I cambiamenti climatici;
  • L’invecchiamento della popolazione.

Dunque il manager ad oggi dev’essere bravo a trovare soluzioni, per questo sono richieste diverse abilità. Emerge da parte delle imprese la richiesta di nuove abilità legate all’esigenza di fronteggiare i problemi di governo e gestione indotti dai cambiamenti.

Se i cambiamenti sono importanti non basta migliorare qualche elemento della formula in essere:

  • La propria offerta;
  • La sua organizzazione;
  • I sistemi management.

Questi tre elementi della business-idea devono essere coerenti per poter creare ricchezza e valore all’interno di un'impresa, questa coerenza dev’essere mantenuta nel tempo.

Lo spettro competenze necessarie

Servono persone dotate di un sapere nel contempo:

  1. Generale, serve a capire prima di eseguire, a valutare prima di calcolare, a comunicare prima di decidere;
  2. Specialistico, dotato dei mezzi che rendono questo sapere non solo integrabile con altri saperi specialistici ma anche reversibile nel tempo (dunque servono mezzi per far sì che questo sapere possa cambiare e si possa evolvere nel tempo).

Capaci di apprendere e sperimentare soluzioni innovative.

Il pensiero sistemico

Le origini del pensiero sistemico risalgono ai primi decenni del ventesimo secolo, il quale ha contribuito in maniera significativa alla formazione di una nuova concezione della realtà fenomenica. L’approccio sistemico deve intendersi come il risultato della sedimentazione di riflessioni, contributi teorici, formalizzazioni che qualificano un percorso di ricerca e di studio della realtà complessa.

La prima opera significativa incentrata sul pensiero sistemico, negli anni ‘20, è rappresentata da una pubblicazione in tre volumi di A. Bogdanov, dal titolo: La tecologia. Essa rappresenta il primo tentativo di dar vita ad una scienza delle strutture, basata sulla formulazione di principi di organizzazione che spiegano la struttura dei sistemi viventi e non viventi. Secondo A. Bogdanov la forma organizzativa rappresenta la totalità delle connessioni tra le parti del sistema.

Tipologie di sistemi secondo Bogdanov

  • Sistemi organizzati: si caratterizza per il fatto che il tutto assume un valore maggiore della somma delle parti;
  • Sistemi disorganizzati: sono caratterizzati dalla condizione inversa, in cui il tutto è minore della somma delle parti;
  • Sistemi neutri: sono quelli in cui l’attività di organizzazione e quella di disorganizzazione si annullano a vicenda.

Bogdanov, tra l’altro, evidenzia altri concetti significativi:

  • La tensione tra crisi e trasformazione, dove la crisi organizzativa, che è un collasso dell’equilibrio sistemico esistente, rappresenta al contempo una transizione dell’organizzazione verso un nuovo stato di equilibrio;
  • La regolazione e l’auto-regolazione, in base alle quali si riconobbe che i sistemi sono in grado di agire lontano dell’equilibrio.

Contributi di V. I. Vernadskij

Un altro scienziato russo, V. I. Vernadskij, inizia una riflessione sui sistemi viventi e sul loro rapporto con il mondo fisico circostante. In particolare, utilizzando l’approccio sistemico per lo studio della biosfera e sulle forti interconnessioni tra organismi viventi (subsistemi) che lo popolano e che attraverso processi di scambio né alimentano la vita. Tra questi, i concetti di:

  • Contesto, dal quale un sistema non può essere studiato separatamente;
  • Confine, che funge da filtro rispetto agli input, selezionandoli e rendendoli omogenei rispetto al sistema;
  • Modificazione strutturale, come risposta adattiva del sistema al contesto.

Metodo riduzionista

Si fonda su una concezione filosofica della realtà di tipo materialista, prende la sostanza dell’argomento trascurando la forma. È il metodo tradizionale utilizzato per la ricerca scientifica, basato sull’idea che qualsiasi fenomeno possa essere spiegato in termini di componenti elementari che la costituiscono e delle loro relazioni (dimensione strutturale).

Fasi della procedura di analisi

  • Scomposizione in parti elementari del fenomeno da indagare, applicando una segmentazione di ciò che ogni impresa svolge, e sulle singole parti di produzione delle imprese;
  • Analisi delle proprietà delle singole parti elementari;
  • Spiegare il fenomeno, sommando la conoscenza delle parti elementari.

Efficacia del metodo riduzionista

La sua efficacia è legata alle condizioni seguenti, viene definita efficace perché vi è un miglioramento:

  • Non sono presenti relazioni tra le parti o sono talmente deboli da poter essere trascurate;
  • Le relazioni tra le parti, da cui è derivante il tutto, ed il suo comportamento sono causa e effetto (la causa X produce l’effetto Y), dunque relazioni causali, l’effetto non può retroagire sulla causa;

Insufficienza del metodo riduzionista

Le precedenti condizioni non sono soddisfatte nel caso dei fenomeni complessi:

  • Un fenomeno complesso non risulta spiegabile esaurientemente mediante lo studio delle sue parti prese singolarmente del fenomeno osservato;
  • Perché possiede delle proprietà d’insieme nuove e non rinvenibili nelle singole parti, che sfuggono pertanto all’indagine per via delle interazioni fra le parti.

Approccio per sistemi

Nell'ambito scientifico, il sistema è un qualsiasi oggetto di studio che, pur essendo costituito da diversi elementi reciprocamente interconnessi e interagenti tra loro e con l'ambiente esterno, reagisce o evolve come un tutto, con proprie leggi generali. L’approccio per sistemi è un’impostazione metodologica complessa (perché negli anni ha avuta una sua evoluzione, ampliando le utilità delle imprese):

  • Nasce in alternativa al metodo riduzionista (nasce negli anni '40) e assume inizialmente una connotazione olistica (passaggio dal sistema chiuso al sistema aperto), in questa prima fase, l'approccio per sistemi sta nell’analizzare un fenomeno nella sua globalità;
  • Finisce la sua evoluzione per rendere compatibili i due approcci riduzionismo (elementi singoli) e olismo, ovvero generalità (dal concetto di sistema aperto a quello di sistema complesso).

La conoscenza di una realtà complessa richiede una sintesi dei due approcci, quindi di superare la contrapposizione tra visione riduzionista e concezione olistica della realtà.

La teoria generale dei sistemi

La critica radicale dell’approccio riduzionista conduce Von Bertalanffy a elaborare (biologo -> studia gli esseri viventi, anni ’40 e ’50) la teoria generale dei sistemi, quale base comune per tutte le discipline scientifiche, e nel suo studio non approva il metodo riduzionista, per lo studio degli organismi viventi.

Tale critica conduce lo studioso negli anni ‘40 alla formula della teoria generale dei sistemi, che consentirà di utilizzare tale metodo d’indagine non solo in ambito biologico, ma di essere anche in grado di spiegare le caratteristiche e le funzionalità oltre che degli organismi viventi, anche di sistemi fisici e dei sistemi sociali, in tale ultimo ambito troviamo le imprese che sono organizzazioni sociali, tutto ciò è l'obiettivo che Von Bertalanffy attribuiva a tale metodologia, a questo studioso va riconosciuto di aver istituito un concetto innovativo: è produttivo di sistema aperto per lo studio del comportamento di sistemi viventi, metodologia complessa che con il tempo si è evoluta.

L’innovazione introduce il concetto di “sistema aperto” per lo studio del comportamento dei sistemi viventi. Tra gli aspetti più significativi si segnalano i concetti di apertura e chiusura dei sistemi di omeostasi (di auto-regolazione) e di equifinalità (raggiungimento di uno stesso stato finale partendo da condizioni iniziali differenti).

Condizioni di esistenza di un sistema

Vi sono 3 principali condizioni di esistenza per un sistema:

  1. Esistenza di due unità parziali;
  2. Interdipendenza tra le unità;
  3. Coordinamento tra le unità.

Struttura e organizzazione del sistema

Su tale distinzione si articola la funzione di apertura/chiusura di un sistema:

  • Organizzazione, configurazione delle relazioni tra le componenti del sistema che definiscono l’identità del sistema, e una sua appartenenza ad una determinata classe (l’organizzazione è chiusa);
  • Struttura, riguarda l’insieme delle componenti attuali e concrete mediante le quali l’organizzazione si manifesta in un determinato contesto/ambiente (la struttura è aperta).

Apertura e chiusura dei sistemi

Criterio: esistenza o meno di interazioni con l'ambiente.

  • Sistema Chiuso, quando non presenta scambi di materia e informazione, ma solo di energia con l’ambiente;
  • Sistema Aperto, quando presenta scambi di materia, informazione ed energia con l’ambiente.

Caratteristiche del sistema aperto:

  • Rispetto al sistema chiuso, non raggiunge mai uno stato finale di equilibrio assoluto e cambia nel tempo;
  • Mantiene omeostasi, stabilità interna anche in presenza di ambienti sfavorevoli (grazie ai processi legati al metabolismo e alla retroazione informativa);
  • Può raggiungere uno stesso stato finale partendo da condizioni iniziali diverse o mediante percorsi alternativi.

Gli sviluppi dell’approccio per sistemi

  • Nuova formulazione dei concetti di chiusura e apertura dei sistemi:
    • Sistema completamente aperto, le interazioni con l’ambiente sono incontrollate e incondizionate, gli influssi esterni sono in grado di manifestarsi all’interno del sistema senza ostacoli;
    • Sistema parzialmente aperto (con chiusura opzionale), caratterizzati dalla presenza di una barriera all’ingresso del sistema che funge da filtro, di selezione degli influssi esterni (positivi e negativi).
  • La ridefinizione del concetto di ambiente, che da oggettivo diventa soggettivo, percepito e attivato dallo stesso sistema:
    • L’ambiente non attiene alla sfera dell’oggettività ma alla sua traduzione soggettiva, è mutevole da soggetto a soggetto in quanto da questi percepito;
    • Il cambiamento del sistema non è determinato univocamente dall'ambiente, ma è lo stesso sistema che lo percepisce, interpreta, seleziona gli elementi esterni e attraverso la sua azione costruisce il suo ambiente;
    • Sistema e ambiente coevolvono (cambiano assieme).
  • Il ruolo del confine nei sistemi, è necessaria una distinzione tra:
    • Strutturale, linea di demarcazione tra componenti strutturali del sistema e componenti strutturali esterne che, al variare del tempo, può svolgere funzioni di distinzione, comunicazione e di selezione;
    • Sistemica, individua lo spazio delle interazioni attivate dal sistema con le componenti esterne in funzione della propria sopravvivenza che amplia ai soggetti esterni e rende evanescenti i confini strutturali.

L’impresa nella concezione sistemica

Il pensiero ha influenzato il progresso della concezione in diversi ambiti, le condizioni di qualificazione sistemica:

  • Pluralità di componenti (di natura materiale e immateriale);
  • Interdipendenza e comunicazione tra le componenti;
  • Attivazione delle relazioni in vista del conseguimento delle finalità e degli obiettivi generali del sistema.

In Italia secondo gli studi di Zappa e Saraceno, si considera l’impresa come:

  • Sistema aperto;
  • Dinamico;
  • Progettato;
  • Governato;
  • Controllato.

Inoltre, è vista come un sistema non solo economico ma anche sociale le cui attività di autoregolazione sono influenzate dall’organo di governo in vista del conseguimento di condizioni di sopravvivenza del sistema impresa.

Le diverse prospettive sistemiche: Diversi studi hanno originato una proliferazione di qualificazione sistemica dell’impresa, che è stata letta come un sistema di decisioni, operazioni (funzioni) gestionali, valori contabili, struttura e dinamiche sociali.

Metafore ed analogie

Varie concezioni dell’impresa in ottica sistemica sono state elaborate mediante il ricorso dell’approccio per metafore ed analogie:

  • Approccio per metafore: Sostituisce un termine con un altro figurato, perché ritenuto più efficace (comunicazione);
  • Approccio per analogie: Estende le conoscenze ottenute in un ambito ad un altro per elaborare modelli più aderenti alla realtà (oggetto di osservazione).

L’obiettivo è quello di sviluppare le conoscenze sulla struttura e le modalità di funzionamento delle organizzazioni imprenditoriali.

Le diverse qualificazioni dell’impresa: La teoria economica e aziendale utilizzata dalle metafore che si riferiscono ad altre discipline (ingegneria, biologia, fisica, informatica, ecc.).

L’impresa vista come:

  1. Sistema meccanico (macchina formata da un insieme di ingranaggi);

    Deriva dalla teoria dell’organizzazione scientifica del lavoro di Taylor e nella catena di montaggio di Ford, le sue caratteristiche sono:

    • Come la macchina è un sistema chiuso;
    • Opera secondo schemi rigidi e predeterminati;
    • Il suo comportamento è prevedibile;

    Si ha quindi:

    • Razionalità assoluta del comportamento manageriale;
    • Ricerca della massima efficienza delle singole aree aziendali (segmentazione);
    • Vale il paradigma “Struttura-Condotta-Performance” (SCP).
  2. Sistema organico (essere vivente che interagisce con il proprio ambiente);

    È concepita come un sistema vivente:

    • Evolve secondo un ciclo vitale (nascita, sviluppo, maturità, declino, morte);
    • Assorbe risorse dell’ambiente;
    • È dotata di una struttura articolata in organi che svolgono funzioni specifiche;
    • Si adatta all’ambiente reagendo alle decisioni esterne;
    • È capace di risolvere i problemi facendo leva sulle esperienze passate (routine);
    • Si rigenera attraverso la distinzione delle routine esistenti e la generazione di nuove routine.

    Implica:

    • La razionalità del comportamento manageriale è limitata;
    • Attività e processi orientati a performance soddisfacenti;
    • Attenzione alle risorse umane;
    • Inizia a vacillare il paradigma SCP.

    Limiti: Mantiene un’enfasi eccessiva sul paradigma strutturalista SCP.

  3. Sistema cibernetico (entità capace di autoregolazione);

    Tale concezione trova il suo fondamento sui processi di comunicazione, feedback ed autoregolazione:

    • Riduce al minimo gli scostamenti dai traguardi fissati, attraverso l’impostazione di meccanismi di autoregolazione basati sulla retroazione informativa proveniente dall’ambiente esterno;
    • Cambia eventualmente rotta, mediante opportune azioni correttive, laddove l’obiettivo e/o il meccanismo di autoregolazione non siano compatibili con la finalità sistemica della sopravvivenza.

    Implica:

    • Gli scostamenti dai traguardi prefissati possono essere dovuti a cause di diversa origine che, proprio attraverso l’analisi, devono essere individuate e rimosse;
    • La possibilità di autoregolazione dell’impresa deve tenere conto della rigidità (vincoli e regole) a cui il sistema è sottoposto, per dotazione strutturale, da un lato e per dinamica intersistemica, dall’altro;
  4. Sistema autopoietico (entità autonoma rispetto all’ambiente);

    L'autopoiesi qualifica quei sistemi che attuano una produzione in senso biologico, come le cellule e gli organismi viventi superiori. Le caratteristiche:

    • Individualità, ovvero la capacità del sistema di esistere indipendentemente dalla presenza di un osservatore esterno;
    • Autonomia, ovvero la capacità di mantenere inalterata nel tempo la propria organizzazione, mediante la produzione di componenti e indipendentemente dall’influenza del contesto;
    • Unità, derivante dall’esistenza di precisi confini;
    • Chiusura operazionale, dovuta al fatto che i processi della rete di relazioni risultano autosufficienti al fine dell’attivazione e del controllo;
    • Mancanza di finalismo, anche se la loro esistenza può essere orientata teleologicamente, i sistemi autopoietici si rigenerano grazie all’ontogenesi (serie di stadi successivi che un embrione attraversa per dare origine ad un altro individuo).
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GabrieleL01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Carrus Pierpaolo.
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