Storia della Cina contemporanea
Professor Paolo de Giovanni
Bibliografia
- La Cina contemporanea. Dalla fine dell’impero a oggi. (Parte seconda) Torino, Einaudi, 2017, Samarani
- La Cina di oggi in otto parole. Bologna, il Mulino, 2021, Gallelli
Cina come entità politica
Chi ha governato la Cina? In che modalità? Si tratta di un impero dal 221 a.C. (unificazione dell’impero) al 1911, pur cambiando le dinastie ognuna di loro rivendicava il titolo di imperatore, ciò vuol dire che ad ogni cambio dinastico la forma di governo, quindi, non era mai messa in discussione e la struttura imperiale è stata mantenuta per tutti gli anni prima del 1911.
Con il crollo dell’impero come modalità politica e culturale nasce la Repubblica Popolare Cinese (RPC): si rinuncia all’ideologia imperiale in cambio di una forma repubblicana, in cui un Capo di Stato era rappresentante dei cittadini. Si passa da una figura divina come l’imperatore a un Capo di Stato senza attributi sacrali. 1949 è la data di fondazione del nuovo Governo di Pechino, o RPC, attualmente in carica.
Definire la contemporaneità è un problema di interpretazione storica, la nostra divisione classica comprende dall’Età greca all’Età contemporanea, si tratta di categorie storiografiche, cioè interpretazioni dello sviluppo storico, e si individuano date di inizio e fine alla luce di determinati cambiamenti. In Cina il termine ‘contemporaneo’ non corrisponde necessariamente alla nostra concezione; infatti, la periodizzazione cinese si divide in:
Storia antica: dall’inizio dei tempi fino alla data d’inizio delle guerre dell’oppio, ovvero lo scontro tra l’Impero Celeste e la Gran Bretagna come potenza coloniale emergente, la quale vince il conflitto e dà inizio a un’apertura forzata della Cina verso l’esterno. Ciò è importante perché è il momento in cui questo impero inizialmente chiuso e incline a pensare di rappresentare il vertice culturale, economico e politico del mondo si scontra con la potenza emergente inglese.
Storia vicina: dal 1840 al 1919, qua si passa dal sistema politico imperiale a quello repubblicano. Il 1911 in questa periodizzazione viene abbastanza poco considerato e si preferisce adottare la data periodizzante del 1919, quest’ultima è la data in cui avviene il Movimento del 4 maggio, movimento politico e culturale, che nell’interpretazione marxista viene visto come un passaggio da una vecchia rivoluzione nazionale a una nuova rivoluzione nazionale, ossia si ritiene che dal 1919 inizia un nuovo periodo storico in cui le masse rivoluzionarie hanno deciso di imporsi alla guida del movimento rivoluzionario.
Storia moderna: dal 1919 al 1949, fondazione della RPC a partire dalla quale inizia la Storia contemporanea.
Il ’49 è quindi uno spartiacque anche dal punto di vista ideologico, perché il partito comunista riprende l’ideologia marxista sotto diversi aspetti, uno dei quali è quello dello sviluppo storico; ovvero, Marx studiando la storia europea sostiene che la storia dell’umanità si divide in 5 periodi: società primitiva, società schiavista, società feudale, società capitalista, società socialista. Il parametro standard di questa periodizzazione è basato sui sistemi di produzione. Questa periodizzazione viene declinata dai comunisti cinesi nella divisione in: società primitiva, società schiavista, società feudale, società semicoloniale, società semifeudale, società socialista. La differenza sta nella società semicoloniale e semifeudale, perché manca il passaggio capitalista siccome queste due nuove società vanno a sovrapporsi con il momento in cui la Cina diventa territorio di conquista coloniale da parte dell’Occidente. In sostanza, si tratta di uno Stato semi coloniale e poi si arriverà alla società socialista che nasce nel 1949, data spartiacque.
Storia contemporanea: periodo post ’49, quindi include la storia della RPC arrivando al 2000.
Il periodo repubblicano (1912-1949)
Per capire cosa è successo nel ’49 è opportuno fare un passo indietro al 1912, data in cui si instaurò questa Repubblica di Cina, la quale sarebbe caratterizzata da una costante instabilità politica, perché ci sarà una difficoltà del Governo centrale di avere il controllo effettivo sul territorio, siccome il vero potere, allora, era esercitato da militari che riuscirono a controllare il governo. Quindi viene ricordata questa prima fase come un periodo di divisione e dei Signori della Guerra, i quali avevano al proprio servizio eserciti che rispondevano esclusivamente ai propri generali. Si fa riferimento a questo periodo come il Governo Bei Yang a Pechino, il quale fa riferimento all’armata Bei Yang ovvero un gruppo di armate controllate, appunto, dai Signori della Guerra.
Il periodo dei Signori della Guerra termina però con l’ascesa di Chiang Kai-shek, il quale trova delle modalità o per sconfiggerli o per trovare accordi con essi per riportarli sotto il controllo del governo centrale. Tempo prima l’ascesa dei generali era stata favorita dalla debolezza del governo centrale, dal fatto che esso non possedesse un esercito sotto il proprio controllo, per questo si apre uno spazio d’azione per i generali, che arriveranno anche a prendere la carica di ‘presidente della repubblica’. In questa condizione, la capacità di esercitare il potere tramite controllo militare diviene fattore di legittimazione per accedere a importanti cariche politiche. Di per sé Chiang Kai-shek rappresenta il generale vincitore tramite l’organizzazione politico militare del partito nazionalista, egli inizia ad allearsi con alcuni Signori quando poi comincia una vera e propria spedizione, costituendo un fronte unito con il partito comunista. Con la propria armata il partito nazionalista inizia così questa marcia per occupare militarmente il territorio, di fronte al golpe il governo di Pechino non riesce a organizzare una resistenza.
A cavallo tra gli anni ’10 e ’20 del ‘900 cominciano a emergere quelli che sono i due protagonisti principali della vita politica e che segneranno la storia della Cina: da una parte il partito nazionalista (Kuomintang), il cui comando verrà preso da Chiang Kai-shek, dall’altra nel 1921 si ha la fondazione del partito comunista (PC) cinese. Due formazioni politiche, ideologiche ma anche militari, perché il partito nazionalista formerà una propria armata, essendo che il potere era nelle mani di chi controllava gli eserciti. Dall’altro lato, il PC anch’esso darà vita alla propria Armata Rossa, un vero e proprio esercito di partito.
Tra i due partiti c’è un primo momento di collaborazione, che verso il ’27 arriverà alla fine; infatti, i due partiti arrivano a dichiararsi acerrimi nemici. Chiang Kai-shek si dichiara anticomunista, da un lato, ma dall’altro il PC vede nel partito nazionalista il partito dei reazionari, per questo motivo si ha uno scontro politico, ma anche e soprattutto ideologico.
Dunque, dopo una prima fase di alleanza si arriverà allo scontro armato e Chiang Kai-shek riesce a prendere il governo, da qua inizia la fase conosciuta come ‘il decennio di Nanchino’, ’27-’37, questo perché Chiang Kai-shek sposta la capitale da Pechino a Nanchino. Il decennio di Nanchino si concluse nel ’37, anno in cui si ha l’invasione giapponese su larga scala. La parte costiera viene occupata e il governo si rifugia da Nanchino a Chongqing, città del centro-sud della Cina, fino al ‘45.
Nonostante ciò, il governo non controlla tutto il territorio nazionale in maniera stabile, inoltre non riesce a eliminare il PC, infatti con la rottura del fronte unito, il PC dal ’27 diventa oggetto di persecuzione. L’obiettivo del partito nazionalista di fatti è eliminare fisicamente lo storico rivale, in quanto esso costituiva un centro di potere alternativo.
I comunisti si rifugiano in alcune aree remote all’interno della Cina, dando vita ai soviet, ovvero delle piccole repubbliche autogovernate controllate dal PC. Il nome ‘soviet’ viene scelto perché per il PC l’esperienza modello è quella russa. Questi soviet divengono oggetti d’attacco da parte di Chiang Kai-shek, come i tentativi di accerchiare militarmente le basi comuniste per causarne la resa. Il PC risponde con la ‘lunga marcia’, ovvero una fuga durata anni dalle zone del sud-est e si rifugerà nel nord del Nangxi. Inizia allora il periodo di Yennan, dove il partito al potere non è ancora riuscito ad affermarsi e dove si insinua il quartier generale.
L’invasione giapponese su larga scala inizia nel ‘37, cominciata con la conquista della Manciuria nei primi anni ‘30 e delle zone costiere nel ‘37. La Manciuria, dalla fine dell’800 fino all’occupazione giapponese, era già oggetto di interesse da parte del Giappone e dell’URSS, in particolare da qua passavano importanti linee ferroviarie come la Trans manciuriana, che arrivava fino a Vladivostok, così come anche altre ferrovie che davano un accesso dalla Siberia ai mari caldi, quindi al mar cinese, per questo era una zona strategica anche ricca di risorse naturali.
Di fronte a ciò, i due partiti nemici danno vita a un nuovo fronte unito (secondo fronte unito) contro gli invasori, ma la situazione ha una svolta nel ’45 con la resa del Giappone e il governo nazionalista torna al governo, ma questa opposizione tra i partiti dava poco spazio a tentativi di cooperazione, si prova infatti a far collaborare il PC e il partito nazionalista in un governo di coalizione, gli stessi americani provano a mediare un accordo. Dal ’45 al ’49 si parla di guerra civile tra queste due forze politiche, persa dai nazionalisti, che perdono la Manciuria.
Il PC nasce nel 1921 come organizzazione di ispirazione comunista da un gruppo di intellettuali affascinati dall’esperienza russa, questo movimento riesce a trovare il consenso della popolazione, soprattutto, in un primo momento, presso la classe operaia dei centri urbani. Il PC capisce che deve soprattutto ottenere il sostegno delle classi contadine, i soviet infatti si trovano in aree agricole e, tramite coercizione o persuasione, questo movimento riesce a crescere.
La vittoria del PC
Si arriva allo scontro armato tra il 46-47 dopo il fallimento di diversi tentativi di mediazione volti a formare un governo di coalizione che permettesse a tante organizzazioni politiche di partecipare al governo senza scatenare una guerra civile. Quindi, l’Armata Rossa comincia la propria opera di ‘liberazione’, termine importante perché è una delle basi politiche e ideologiche su cui si basa la legittimità del PC; infatti, l’esercito, alla fine degli anni ’40, sarà rinominato ‘esercito popolare di liberazione’, nome mantenuto ancora oggi.
Liberazione su due piani che si intersecano tra loro:
- Liberazione dal dominio coloniale: dopo il 1840 inizia la colonizzazione della Cina, ma è più un’occupazione a sfere di influenza da parte di Francia, UK, Russia, Giappone e Germania per promuovere i loro interessi. Questo periodo finisce con la Seconda guerra mondiale, quando le varie potenze rinunciano ai vari privilegi derivati dai ‘trattati ineguali’ con la Cina, ovvero trattati in cui le potenze coloniali ricevevano molto dando quasi nulla. È molto importante la logica della liberazione da ogni presenza straniera, tanto che nel corso della dominazione coloniale si sono sviluppati da parte cinese veri e propri sentimenti xenofobi. Quindi, da una parte c’è questa retorica di liberare il paese da quella serie di interferenze coloniali.
- Liberazione dal dominio del partito nazionalista: dal punto di vista della propaganda comunista, come narrazione ufficiale posta dall’alto e che viene sostenuta a livello centrale, è una liberazione da un regime accusato di essere corrotto, incapace e di non aver ridato alla Cina il posto che si meritava nel mondo.
Legato al concetto di liberazione, c’è anche il concetto di riscatto dal periodo dell’umiliazione nazionale derivato dall’apertura forzata in seguito alle guerre dell’oppio e ai trattati ineguali. Tutto questo viene percepito come un’umiliazione perché, nell’ideologia imperiale, la Cina era considerata come centro geografico, economico, culturale e politico, ovvero la visione sino centrica della Cina come vertice culturale, tant’è vero che l’imperatore era definito ‘figlio del cielo’. Nel 1840, con l’arrivo e la vittoria degli inglesi, considerati barbari, la sconfitta della Cina produce uno shock che genera questo senso di umiliazione: si passa da essere il centro della civiltà ad essere colonizzati da popolazioni ‘barbare’.
Da questo sentimento ha origine il cosiddetto secolo dell’umiliazione nazionale (1840-1949), narrazione ripresa e promossa dopo la crisi dell’89 come nuova base ideologica su cui appoggiare la legittimità del PC; dal ’49 la narrazione del partito sostiene che esso sia l’unico che può riportare la Cina ai fasti antichi e ridarle il posto che le spetta nel mondo. Quando Mao Zedong annuncia a Tiananmen (porta della pace celeste) il 1° ottobre 1949 (festa nazionale cinese) la fondazione della RPC sta a significare che il popolo cinese si è levato in piedi, dunque, grazie al PC si chiude la parentesi dell’umiliazione.
Tuttavia, rimangono ancora zone da conquistare, o da liberare, in particolare il Sud, poiché la conquista del PC è partita da Shangqi, per poi conquistare tra il ’47 e il ’48 le città principali della Manciuria, nel ’48 l’esercito entra a Pechino, poi si procede a sud verso Shanghai. Truppe nazionaliste rimangono nella zona del Guandong, Canton, Hainan, Taiwan; in Tibet, dove si era formato un governo locale, e nello Xinjiang, anche qua è presente una forma amministrativa autonoma che aveva sfruttato l’incapacità del governo cinese di avere il controllo sulle zone periferiche.
Mentre le truppe comuniste si dirigono a sud, Chiang Kai-shek si rifugia a Taiwan con tutta l’amministrazione del Governo nel dicembre del ’49, dunque fa spostare il centro della Repubblica di Cina sull’isola di Formosa. Da qua continua a negare la legittimità del governo comunista, sostenendo di essere l’unico governo legittimo della Cina; dunque, si crea una situazione in cui vi sono due governi che si dicono gli unici legittimi del territorio cinese.
Taiwan inizia a far parte dell’impero nel 1680 con i Qing, fino alla sconfitta contro il Giappone nel 1895, il quale stava espandendo le sue mire coloniali nelle isole. Dunque, Taiwan diventa colonia giapponese fino al ’45, quando il Giappone rinuncia a tutti i territori acquisiti e lo restituisce alla Cina, restituzione già sancita dalle potenze alleate. Nel ’49 l’isola diventa rifugio dei nazionalisti, essendo stati sconfitti sul continente ed essendo stati cacciati dall’isola di Hainan.
Quindi, ora ci sono due entità politiche incompatibili tra loro, le quali negano a vicenda l’una l’esistenza dell’altra e rivendicano ognuna per sé la sovranità su tutto il territorio cinese, Taiwan compreso. L’isola, dunque, non dichiara l’indipendenza, bensì si creano due entità che rivendicano il controllo sullo stesso territorio, prendendo come territorio di riferimento i confini ufficiali del ’45, eliminando la Mongolia esterna, ormai autonoma soprattutto per volontà di Stalin.
Riconoscimento internazionale
Il problema emerge nel momento in cui bisogna riconoscere sul piano democratico, a livello internazionale, uno dei due, per intrattenere con esso relazioni diplomatiche; quindi, si crea la prima grande questione politica dopo il ’49: chi riconoscere come governo legittimo, visto che non ci sono due stati. Qua intervengono le dinamiche della Guerra Fredda e le ideologie bipolari; infatti, gli stati comunisti sono fra i primi a riconoscere il governo della RPC, disconoscendo il governo di Chiang Kai-shek e interrompendo le relazioni con esso.
Questo perché hanno un comune background comunista, inoltre da parte sovietica la vittoria della rivoluzione in Cina è stata una vittoria di tutto il movimento comunista internazionale, quindi, pur non essendo i rapporti tra Mao e Stalin molto amichevoli prevale la ‘fratellanza ideologica’, ovvero il fattore dell’importanza della vittoria comunista in Cina per l’intero movimento.
I paesi non comunisti vanno su strade diverse: Svizzera, Danimarca e Svezia riconoscono subito il governo di Pechino, rompono con la Repubblica di Cina e iniziano a intrattenere relazioni diplomatiche, ovvero avviene lo scambio di ambasciatori che sancisce il riconoscimento. L’UK, interessato soprattutto ad Hong Kong, riconosce la RPC e rompe le relazioni con Chiang Kai-shek, allo stesso tempo però il governo di Pechino ha ancora fresco il ricordo dell’umiliazione nazionale e le relazioni non saranno normalizzate fino al 1972, poiché i due paesi saranno rappresentati nelle rispettive rappresentanze diplomatiche solo da incaricati d’affari, ovvero un grado inferiore rispetto all’ambasciatore.
L’Italia e la Francia temporeggiano, in particolare la prima per necessità di capire qual è la repubblica favorita da Washington. L’Italia, in quanto paese sconfitto e che aveva necessità del sostegno degli USA col Piano Marshall, mantiene il riconoscimento del governo di Taiwan, e, nonostante la RPC controllasse la quasi totalità del territorio cinese, fino al 1980 su territorio italiano c’è il rappresentante della Repubblica di Cina.
Riconoscimento del Consiglio di Sicurezza, tant
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