Unibg SCO – Lezioni di storia contemporanea
Le periodizzazioni del '900
Cos'è storia contemporanea? Cosa sono le periodizzazioni?
Le periodizzazioni sono delle linee di interpretazione che gli storici forniscono per un certo periodo storico. La nozione di storia contemporanea si riferisce al periodo storico i cui processi e interpretazioni sono spesso ancora in corso, la contemporaneità è quindi la porzione di storia che comincia quando per la prima volta prendono forma visibile i problemi attuali nel mondo di oggi.
Questa è una definizione parziale, in quanto la storia contemporanea non è solo quella che continua ad avere effetti odierni, rimanda anche a una soggettività dello storico. Benedetto Croce sostiene che la storia sia sempre contemporanea, poiché è contemporaneo l'approccio dello stesso storico che ricerca nel passato le radici, le origini, le analogie fra i fatti passati e la realtà del presente. Lo storico guarda a un qualsiasi periodo passato con la sensibilità tipica del suo presente, dell’uomo del suo tempo.
Periodizzare per lo storico è sempre un’operazione soggettiva, non esiste un vero e proprio procedimento uguale per tutti. Le date sono importanti e oggettive, ma lo storico le analizza, le colloca e le prende in considerazione in base al suo approccio personale. Periodizzare è dividere, collocare, temporizzare un determinato evento storico. L’operazione dello storico, in questo senso, non si basa sulla memoria o sulla testimonianza diretta, spesso non ha vissuto gli eventi analizzati in prima persona, quindi si basa sulle date, sulle fonti e sulla periodizzazione. Non si tratta solo di individuare le cause di un processo o di un evento, con la periodizzazione si può individuare un termine di partenza e un termine finale, collocando l’analisi in un determinato lasso di tempo. Con la periodizzazione si trovano sostanzialmente le date che “fanno storia”, talmente importanti da creare una rottura nel corso storico, tale da produrre un mutamento significativo.
Nemmeno l’unità standard del secolo (dura precisamente 100 anni) è sufficiente per individuare i processi storici, lo stesso concetto di secolo non è soltanto una categoria cronologica ma è anche una categoria semantica in quanto rimanda a delle dimensioni, dei significati, che hanno a che fare con il progresso storico. Nel caso specifico del '900 sembra venir meno la correlazione fra secolo e progresso, molte sue periodizzazioni fanno riferimento a letture negative, che sembrano mettere in discussione la definizione di secolo come correlato al progresso. Per periodizzare lo storico si rifà a spunti che provengono da mondi esterni da quello storico, come il giornalismo, la comunicazione, i media. Ad esempio, il '900 è considerato il “secolo americano” (American Century), definizione data da Henry Lewis, un editore statunitense, poi adottata anche dagli storici.
Appunti a cura di E. Parzani
Il '900 come secolo della violenza e dell’ideologia
È la periodizzazione che più è considerata, in quanto in primo luogo si lega al fenomeno della guerra, che nel '900 si trasforma radicalmente espandendosi su scala mondiale. Il '900 in questa periodizzazione è considerato il “secolo del male”. La violenza del '900 è quantitativamente e qualitativamente differente da quella degli altri secoli.
Secondo il britannico Ferguson ciò è dovuto:
- In primo luogo alla questione etnica, cioè ai conflitti di carattere etnico operati attraverso la prassi genocidaria, secondo cui una minoranza etnica deve essere sradicata dalla storia, in questo senso si afferma il principio della “colpa collettiva”, cioè quella colpa attribuita a un gruppo di persone per il semplice fatto di far parte di quel gruppo, in questo caso una minoranza etnica.
- Il secondo aspetto sottolineato da Ferguson è la volatilità economica, cioè la debolezza del sistema economico che riduce in miseria alcune fasce della popolazione portando a conflitti sociali (es. disoccupazione di massa), che nel caso tedesco hanno portato all’affermazione del partito nazista, mettendo in crisi la democrazia.
- Terzo aspetto identificato come fattore di crisi è sostanzialmente la crisi dell’eurocentrismo, cioè l’ingresso nella storia di realtà extraeuropee che si affrancano dall’autorità coloniale europea e ingaggiano delle guerre di liberazione nazionale, che portano alla rottura dell’equilibrio della storia moderna (iniziata nel 1492, dopo la scoperta dell’America che segna l’inizio di una storia globale).
Il fenomeno che più si ricollega alla violenza del '900 è però quello delle guerre mondiali, in quanto la guerra novecentesca è capace di produrre una devastazione, un numero di vittime tale da poter far parlare di sé come una “guerra totale”, le prime guerre totali nella storia dell’umanità. Quantitativamente si parla delle due grandi guerre come guerre totali in quanto non coinvolgono solo le truppe combattenti, ma per la prima volta anche le popolazioni civili, c’è un allargamento dei soggetti bellici, la guerra si combatte anche sul fronte interno.
Il Novecento è considerato anche come il secolo delle ideologie, non solo della violenza. Le guerre novecentesche diventano guerre ideologiche, combattute cioè in nome di principi, valori assoluti e universali, non più per la mera supremazia. Una guerra combattuta in nome della democrazia è potenzialmente infinita, nessuno stabilisce il limite dell’ideologia. Da questo ci si ricollega al concetto di guerra totale, investe tutto, la totalità della vita di un individuo, anche se non è al fronte (es. Nazismo, Guerra Fredda). Le ideologie sono vere e proprie religioni politiche, mantengono coesa la comunità esattamente come faceva la religione nelle epoche precedenti, le ideologie accelerano i processi di secolarizzazione fino a diventare una sorta di “sostitute” delle religioni stesse. Il sacro non muore, diventa la componente decisiva delle religioni politiche novecentesche. L’obiettivo primario delle ideologie è proprio quello di portare il paradiso in terra (es. Comunismo), c’è un allontanamento dal senso tradizionale del paradiso, assume delle dimensioni inedite.
L’ideologia pone dei problemi di integrazione nella politica, il suffragio universale viene introdotto in questo secolo, i problemi di stabilità provocati da questo sono risolti con tentativi di educare le masse con valori e principi nuovi, coerenti con quelli della classe politica. Le ideologie in questo senso servono a nazionalizzare le masse, a renderle parte di una comunità coesa. Anche le guerre diventano ideologiche: è il secolo delle grandi guerre civili ideologiche, dei conflitti combattuti in nome di principi ideologici che dividono gli stati e le comunità al loro interno, il nemico può essere anche il connazionale e il nemico può essere radicato in uno stato straniero (es. Guerra Fredda, Guerra in Afghanistan per la democrazia).
Il Novecento come secolo breve
Il Novecento è definito da Eric Hobsbawm come “secolo breve”, in quanto inizia una quindicina di anni dopo l’anno 1900, con la nascita della nuova ideologia comunista (1917), che sbilancia l’equilibrio europeo e finisce con la caduta definitiva dell’Unione Sovietica (1991). La prima fase è l’“età della catastrofe” e riveste gli anni dal 1914, dalla prima guerra mondiale fino alla seconda, sono gli anni in cui il comunismo si afferma come forza storica. Vi è poi il conflitto fra comunismo e fascismo, caratteristico della seconda guerra mondiale. La seconda fase è l’“età dell’oro”, che va dal ’45 al ’71, rivestendo gli anni del boom economico e della ricostruzione postbellica. La terza e ultima fase è l’“età della frana”, che va fino al ’91, quando riemergono i nazionalismi, che nel 1914 avevano portato alla prima guerra mondiale. Il '900 si conclude così come è iniziato, con uno scontro di micro-nazionalismi, stavolta con epicentro balcanico (guerra di Jugoslavia).
Il Novecento come secolo lungo
Si contrappone all’ideologia del secolo breve, secondo altri storici è un “secolo lungo”, poiché in realtà, secondo queste altre periodizzazioni, ha una durata cronologica più lunga di quella naturale (1900-1999). Inizierebbe, secondo questi storici, intorno al 1870 e finirebbe intorno al 1960.
Questa periodizzazione sfasata è giustificabile prendendo come fattori storici significativi aspetti diversi dai precedenti, più di carattere strutturale, legati all’organizzazione politica ed economica degli stati che in questo arco cronologico alternativo mantengono un’indiscussa centralità. Secondo Charles Mayer si assiste al trionfo di tre elementi:
- Lo stato nazionale: integra la società sulla base dell’appartenenza degli individui alla stessa nazione. Lo stato è il protagonista indiscusso dell’Europa fra le due guerre mondiali, combattute prima fra stati nazionali, anziché fra ideologie contrapposte. Si tratta di alleanze fra paesi fatte per convenienza, non per ideologia (es. spartizione della Germania)
- Seconda industrializzazione: introduzione di un sistema di lavoro basato sulla catena di montaggio, sul taylorismo. L’industria si burocratizza, si organizza verticalmente come uno stato.
- Principio di territorialità: è la sintesi fra i primi due, legandosi alla sovranità nazionale dello stato su un territorio e all’organizzazione burocratica dell’industria, basata su linee di produzione anziché su reti di produzione. L’industria novecentesca è fortemente territoriale, integra la forza lavoro con il territorio di insediamento. Con gli anni ’60 questo equilibrio viene meno, a causa dei processi di internazionalizzazione economica, di globalizzazione, fino alla rivoluzione informatica che consolida la rete come nuovo sistema produttivo, a sfavore della linearità industriale.
Appunti a cura di E. Parzani
Il Novecento come secolo spezzato
Il Novecento è stato anche definito “secolo spezzato”, si spezza dopo la fine della seconda guerra mondiale, che segna la fine del mondo che l’ha provocata a favore di un nuovo mondo, in cui siamo ancora immersi probabilmente. Nasce una storia mondiale, che si costruisce su un orizzonte globalizzato e coeso. È un secolo in cui emergono nuove dinamiche che portano l’umanità a integrarsi, a costruire una rete di interdipendenza fra gli stati. La globalizzazione segna l’inizio della crisi dell’eurocentrismo, con il secondo dopoguerra emergono nuove superpotenze mondiali che sono extraeuropee: USA e URSS. L’Europa divisa dalla guerra fredda diventa la periferia delle potenze: L’Europa occidentale diventa l’appendice del blocco statunitense e l’Europa orientale diventa appendice del blocco sovietico.
L’Europa tenta allora di rispondere a questo ridimensionamento cercando in ogni modo di integrare la su identità negli stati che la compongono, unendosi cioè sotto un unico blocco per fronteggiare le nuove potenze dominanti. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica l’equilibrio cambia ancora, emergono nuove potenze (come la Cina), la scena mondiale si arricchisce di nuove identità nazionali grazie al processo di decolonizzazione che rappresenta anche un altro elemento della caduta dell’eurocentrismo.
Il Novecento come secolo americano e della democrazia
La definizione di '900 come secolo della globalizzazione viene confermata anche da un altro carattere di fondo, quello del Novecento come "secolo americano", in quanto gli USA si consacrano come il soggetto economicamente, militarmente e socialmente globalmente egemone, soprattutto sul continente europeo. Il secolo americano inizia nel 1917, con l’intervento degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale. Fra le due guerre c’è un disimpegno, che si ferma con l’altro grande intervento statunitense in Europa, durante la seconda guerra mondiale.
La definizione del '900 come secolo americano apre il varco a un’altra definizione che contraddice il primo fornito, quello della violenza. Dal punto di vista politico gli stati uniti sono una grande democrazia, il modello della democrazia. Sono una democrazia non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista sociale in quanto consentono all’individuo di raggiungere i propri obiettivi grazie a numerose opportunità, è una società aperta. Questa è la definizione di '900 come secolo della democrazia, che fa da padrone in questo sistema e perciò si deve anche difendere da altri sistemi che lo contrastano apertamente. Fra le due guerre la democrazia si trova accerchiata dalle ideologie alternative, dai fascismi e dal comunismo, gemelli nemici che fra loro hanno elementi comuni quali la dittatura e la democrazia come nemico assoluto.
Sono esistiti anche comunismi democratici, che riuscirono a risolvere problemi che la democrazia non riusciva a risolvere, allo stesso modo i fascismi proponevano una realtà maggiore (la nazione) nella quale gli individui potevano identificarsi. Il fascismo è una religione nazionale e assicura agli individui che vivono gli effetti della massificazione di ritrovare quell’identità sacra, unica e superiore nella quale identificarsi, senza rivangare in ideologie antiquate. Questi elementi assicurano l’eleggibilità a questi partiti.
Nonostante questo la democrazia si è assicurata di vincere sia militarmente sia simbolicamente queste ideologie alternative, viene percepita come più accettabile in quanto riesce a rispondere complessivamente meglio ai bisogni individuali delle persone, generando più consensi delle altre ideologie. Le democrazie diventano così il modello politico naturale e universalmente accettato, diventa un valore, non più solo un sistema politico. Nel ’42 le democrazie erano due (UK e Svizzera), oggi invece sono molte di più, diffuse in tutto il globo.
Appunti a cura di E. Parzani
La grande guerra – Le cause Germania contro Francia
Il Novecento inizia nel 1914, anno che segna l’atto iniziale del nuovo secolo. È il battesimo del secolo delle guerre mondiali, delle ideologie, della globalizzazione e della democrazia. Insomma, a partire dal 1914 inizia il secolo delle grandi periodizzazioni fornite dagli storici.
Il 28 Giugno del 1914 uno studente bosniaco ferisce a morte Francesco Ferdinando e la consorte, innescando un’escalation di tensioni che nel giro di un mese trascina l’Europa in un conflitto sanguinosissimo. Il 28 luglio l’Austria dichiara guerra alla Serbia, primo atto della grande guerra. Questo conflitto ha alle spalle una serie di cause remote, nonostante fosse un conflitto completamente improvviso, inaspettato. Questi fattori che fanno da retroscena alla grande guerra sono, sinteticamente, identificabili a partire dall’800.
Il 1870 è considerato il vero spartiacque della storia ottocentesca, vista la nascita dello stato nazionale tedesco, che nasce con l’ultima guerra europea prima del 1914, combattuta fra la neonata Germania e l’antica Francia. L’affermazione militare della Germania sulla Francia condiziona l’equilibrio europeo, la Germania diventa il nuovo leader d’Europa.
L’obiettivo primario della Germania del cancelliere Bismarck (1870-90) è quello del mantenimento dello status quo di superiorità sulla Francia, cercando di sterilizzare diplomaticamente i sentimenti revanscisti francesi, dando così inizio al conflitto franco-tedesco. Sottrae i potenziali alleati alla Francia attraverso una complessa rete di alleanze, che legano la Germania bilateralmente all’Austria e alla Russia zarista, facendo sottoscrivere a questi alleati un accordo trilaterale anche con l’Italia per il mantenimento dell’ordine europeo a scapito della Francia (Lega dei tre imperatori, che poi sarà la Triplice Alleanza). Alla Francia Bismarck garantiva la possibilità di espansione coloniale, come diversivo rispetto all’obiettivo revanscista francese contro la Germania.
I successori di Bismarck rovesciano la politica estera tedesca, che non è più di equilibrio, conservazione e pacificazione, ma diventa aggressiva ed espansionistica mettendo in crisi le alleanze costruite dal predecessore. A partire dal 1890 diventa una politica mondiale, imperialista, che sfida direttamente la stessa Gran Bretagna. Qui emerge il secondo fronte di tensione che esploderà nel ’14, cioè il contrasto anglo-tedesco, che si traduce nel tentativo tedesco di diventare una potenza navale, che però avrà l’effetto di isolare la Germania stessa.
Ciò porterà ad un’alleanza anti-tedesca, nel 1894 (che nel 1914 sarà la Triplice Intesa), che lega la Francia alla Russia degli zar, due stati che la politica bismarckiana era riuscita a dividere. La Germania, militarmente, reagisce preparando il piano Von Schlieffen che verrà messo in atto e fallirà.
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