Paleografia latina e diplomatica
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Paleografia latina e diplomatica
prof. Antonio Olivieria.
a. a. 2022-2023
1a1 lezione, 22 settembre 2022
Pentateuco Ashburnham o di Tours
1. Pentateuco Ashburnham (o di Tours) conservato alla Bibliothèque nationale de France (BNF), a Parigi.
Nouv. Acq. Lat. 2334 (→ chiamato così in quanto di proprietà/eredità di un collezionista inglese che ha venduto il manoscritto alla BNF)
Manoscritto del VI secolo d.C.
- Non è la Bibbia completa ma comprende i soli primi 5 libri dell’Antico Testamento.
- È in pergamena, pelle di animale trattata.
Problemi di lettura del manoscritto
Uno dei problemi della lettura di questo manoscritto non è solo:
- La decifrazione della scrittura, cioè la comprensione delle lettere nella loro forma specifica (es. se si tratta di strutture corsive nelle loro legature tra lettere, scritture a mano rapida → “ductus” corsivo)
- Sciogliere le abbreviature, in quanto le parole sono abbreviate secondo criteri determinati e (es. abbreviature per contrazione, troncamento, per segno tachigrafico - anche classificabili se non sono vere e proprie abbreviature, sillabiche, etc.)
Abbreviazioni:
- Per contrazioni.
- Di lettere nasali.
Esterno e interno
Esterno: piatto anteriore di copertina in legno, con dorso in cuoio.
- Esterno interno 2.
Interno: specchio anteriore del piatto di legatura ricoperto da un bifoglio di carta, cioè un foglio piegato a metà in cui una parte resta libera (quella di destra, costituisce un foglio di guardia, che non fa parte della struttura originaria del manoscritto) e l’altra è incollata sull’interno del piatto → non sono originari tardoantichi o medievali ma con ogni probabilità della seconda metà dell’800.
Sono presenti: 4 fogli di guardia. Ciascun foglio ha 2 pagine, 2 lati che chiamiamo:
- Recto (diritto, la bianca per i tipografi).
- Verso (rovescio, la volta).
Numeriamo le pagine non per paginazione come nei nostri libri ma per cartulazione o fogliazione. In questo caso, nella numerazione sarebbero pag.1 e pag.2 ma nella cartulazione diventano 1r (=recto) o 1v (=verso)
Segnatura
Segnatura: Lat. nouv. acq. 2334
- Lat. = latine, latino (scritto in)
- Nouv. acq. = parole abbreviate per troncamento con “.” come segno abbreviativo = nouvelle acquisition, acquisizione nuova della seconda metà del ‘200. Non fa parte dei fondi originari, regi francesi.
Se volessimo dare una sigla: nome che individua la biblioteca (es. BNF biblioteca) +, + tipo di documento (es. ms. = manoscritto, o hs. in tedesco) + nouv. acq. lat. 2334 = BNF, ms. nouv. acq. lat. 2334 (v. scheda)
Altre note:
- “Volume di 142 fogli i fogli 11, 39, 49, … sono mutili 15 gennaio 1889” (scritte dal bibliotecario con data)
- Altri fogli o carte di guardia.
- 31° foglio originale del manoscritto di colore bianco (i precedenti erano tutti dell’800).
- Si possono notare la grana (è una pergamena) e delle linee.
Foglio 1v
Nella pagina successiva (1v): miniatura, cioè pittura sul libro, riccamente colorata con personaggi disposti sullo spazio che va interpretato secondo i suoi piani sovrapposti. Ci sono rappresentazioni di acqua, elementi vegetali, montagne, etc. inscritti in una cornice rossa.
- Timbro ottocentesco della biblioteca di appartenenza.
Foglio 2r
Foglio 2r
Nella pagina ancora successiva troviamo una sorta di frontespizio: vediamo per la prima volta una scrittura inquadrata in elementi decorativi che mimano un arco che poggia su decorato a motivo vegetale (fitomorfo) colonne o capitelli superiori e inferiori.
Ci sono pavoni sopra l’arco, un’asta con inseriti degli anelli apparentemente metallici da cui pende una tenda riccamente decorata.
La tenda è aperta e dietro di essa c’è una tabella con cornice decorata a foglie d’acanto (→ motivi arte classica) e una scritta parecchio rovinata: a linee alternate arancio e bruno su fondo naturale.
Le scritture tardoantiche o medievali non presentano spazi bianchi tra le parole → si tratta della cosiddetta “scriptio continua”. Lo spazio tra parole non è naturale così come non lo sono le pause tra esse quando si parla, che sono per lo più pause tra sintagmi, cioè gruppi di parole. Quindi la separazione è convenzionale, qualcosa che tutti condividiamo (come quella tra unità grammaticali) → all’epoca la convenzione voleva che non ci fosse separazione tra parole, quindi leggendo bisognava separarle l’una dall’altra. 4
Righe di colori alternati.
Vediamo anche caratteri che riconosciamo:
- 1° riga: IN HOC CORPORE CONTI (non c’è a capo)
- 2° riga: NENTUR LIBRI QUINQVE ID = in questo corpo sono contenuti 5 libri cioè
Scrittura maiuscola (=categoria generale) capitale (=categoria specifica) posata (tratto per tratto, non corsiva).
La scrittura latina è costituita da un dualismo, cioè da 2 coppie oppositive:
- Posata (scrittura a tratto) / calligrafica corsiva, per i paleografi.
- Maiuscola (inquadrata da 2 linee parallele) / minuscola (con aste ascendenti e discendenti su 4 linee parallele, 2 in alto come l,b,d e 2 in basso, come p,q → sistema quadrilineare di inquadramento)
La L di “LIBRI” (2° riga) è costituita da 2 tratti, entrambi dall’alto verso il basso: un’asta verticale e una traversa dell’asta da sinistra verso destra. Si possono vedere le cosiddette grazie (in francese, empattements).
Chi ha preparato la pagina per ricevere la scrittura ha impresso sulla superficie un sistema di linee tracciate a secco mediante strumento puntuto che lascia un solco (da un lato c’è un solco, dall’altro un rilievo). Nella parola “ID” (2° riga) la D presenta:
- Un’asta verticale come la L.
- Un trattino corto orizzontale sul rigo alla base dell’asta.
- Un tratto curvo che la chiude per un totale di 3 tratti fatti in questa sequenza.
È importante definire il tratteggio (=numero e successione dei tratti che compongono ciascuna lettera) perché la scrittura è l’effetto di un gesto dinamico, non qualcosa di rigido e cristallizzato sulla pagina. E
La D inoltre presenta una “E” ad esponente (DE) perché ID va letto come “ID EST” = “cioè”.
I manoscritti sono delle fonti per il paleografo che è lo storico della scrittura e del libro.
Il panorama delle fonti di una certa epoca è giunto però a noi depauperato attraverso determinati tramiti (es. scavo archeologico, biblioteca o archivio, etc.).
Osservare e confrontare le caratteristiche delle fonti e incrociandone i dati può aiutare a rispondere a domande quali come, dove, perché, quando, da chi questi manoscritti sono stati scritti → domande che secondo Armando Petrucci sono la base dell’indagine paleografica.
Il retro del frontespizio è bianco, traspare la pittura del recto. 5
Foglio 3r
Foglio 3r
- In scrittura sempre capitale ma non è maiuscola come quella romana:
IN PRINCIPIO → sistema bilineare
CREAVIT DS
CAELUM ET TERRA
Scrittura d’apparato con I decorata con colori e lettere speciali che segna metaforicamente l’ingresso in qualcosa → scritture, dispositivi grafici e decorativi che gli studiosi di teoria della letteratura chiamano paratestuali.
Paratesto = comprende tutti testi e dispositivi grafici che stanno intorno al testo come frontespizi, indici, titoletti correnti in alto, altre indicazioni e numeri di pagina, foglio, etc.
CREAVIT DS con trattino (chiamato “titulus”, per i Romani era un numerale!) sopra DS qui non visibile → indica che la parola è abbreviata per contrazione = abbreviazione di “deus” con inizio della parola (d) e fine della parola (s)
In latino, la fine di sostantivi, verbi, aggettivi ci dice che funzione grammaticale deve avere la parola all’interno della frase. Qui DS = deus è soggetto → “deus creavit” cielo e Terra (Genesi).
Nelle righe successive, l’inizio della Genesi così come lo conosciamo:
TERRA AUTEM ERAT INANIS
ET VACUA • ET TENEBRAE
ERANT SUPER FACIEM TERRAE ET SP(IRITU)S D(E)I ------
FEREBATUR SUPER AQUAS. (…)
Traducibile come “la Terra era inane e vacua, le tenebre ricoprivano tutta la superficie della Terra e lo spirito di Dio aleggiava sopra le acque”.
La scrittura è capitale, anche se ci sono lettere con aste che scendono sotto il rigo e sono prevalentemente uguali a quelle della capitale come R, N, U, T, C ma altre hanno forma diversa, come la A, D, E, e M (4 lettere che i paleografi chiamano diacritiche). Sono lettere che distinguono le due scritture maiuscole, onciale e capitale.
In particolare la D ha asta obliqua e occhiello che poggia su rigo. Si tracciava prima la curva sul rigo e poi asta obliqua → deriva da tratteggio particolare della D capitale e viene chiamata D onciale.
Le lettere A, D, E, e M distinguono la scrittura onciale da quella capitale. 6
L’onciale quindi condivide con la capitale romana, sia la cosiddetta quadrata delle epigrafi imperiali, della base della colonna traiana (a Roma in Piazza Colonna c’è la colonna traiana con epigrafe in capitale romana), sia la rustica tutto il patrimonio alfabetico tranne le lettere A, D, E, M.
Il nome le venne dato alla fine del XVII secolo (1681) da un monaco francese benedettino della congregazione di San Mauro che si chiamava Jean Mabillon nella sua opera “De re diplomatica” (traducibile in Dello studio dei documenti), la quale inaugurò una nuova era degli studi storici.
In quanto grande studioso di letteratura latina cristiana antica e grande lettore di San Gerolamo, ne derivò da questi la definizione. Gerolamo infatti definì “litterae unciales” le lettere di grande formato poiché avevano dimensioni pari ad un pollice (dal latino uncia) e in quanto “pauperes schedulas” (libri dimessi, poveri ma con testi scritti con attenzione in modo corretto, privo di errori) li contrapponeva ai libri più “di lusso” (che facevano più figura, con caratteri d’oro e testi poco affidabili). Gerolamo stesso, inoltre, ci ha consegnato proprio questa traduzione della Bibbia.
SP (IRITU) S D (E) I → nel compendio = abbreviazione, c’è più di una lettera → SP
Dei → di Dio, genitivo latino → campo semantico determinato, quello della religione e dell’organizzazione istituzionale cristiana = Chiesa → “nomina sacra” secondo gli studiosi (es. spiritus, deus, dominus, pater, sanctus, presbiter - prete, episcopus)
DIXITQUE D(EU)S • FIAT LUX senza pause
ET FACTA EST LUX • → una sola parola grafica,
Sia la luce e la luce fu.
Sia la D di “dixitque” che la T di “Terra” (5 righe sopra) sono sopramodulate → convenzioni dello scriba impiegate per rispondere a criteri di maggiore leggibilità e facilità di orientamento nel testo.
Altra convenzione: i • prima di “Fiat” e dopo “Lux” per introdurre il discorso diretto.
dixit-que = congiunzione enclitica → attaccata alla parola precedente, qui un verbo.
[…] ET VIDIT […] e Dio vide la luce era bella (=una buona cosa) e Dio divise la luce dalle tenebre
D(EU)S LUCEM QUOD ESSET BO-
NA • ET DIVISIT D(EU)S LUCEM
A TENEBRIS 7
E “ID ST” = “cioè” → rappresenta una scrittura esposta, un’epigrafe come se ci fosse una tabella dietro un arco.
Nell’epigrafe lo spazio è determinato e quindi va progettata, con una specie di disegno preparatorio per definire il modo in cui la scrittura dev’essere disposta nello spazio.
E la quindi rappresenta qui un tipico stratagemma epigrafico → lo scriba l’ha rappresentata ad apice per riuscire a includerla dentro quel dato spazio = delle scritture esposte. Il mondo umano è popolato da esempi di queste scritture: i manifesti pubblicitari e i cartelli stradali → epigrafico.
T —
BRESI H QUAM NOS GENESI (M) DICIMUS,
trad. “Bresith che noi (latini) diciamo Genesi”
Bresith = Genesi = 1° libro.
Non latino ma ebraico, sembrerebbe femminile in quanto seguito da QUAM, con M con aste oblique tipica della capitale antica romana che questo scriba imita, forse anche senza guardare un modello perché nella sua cultura grafica si scriveva così.
Genesim: l’unico segno distintivo tra C e G è il ricciolino all’interno della curva.
La M non è scritta ma rappresentata da un segno di abbreviazione di lettera nasale (M e N sono lettere nasali). Qui l’abbreviazione è un trattino sovrascritto alla I (lettera precedente)
HELLESMOTH QUI EXODUS APPELLATUR trad. Hellesmoth che è chiamato Esodo.
H rappresentata come le scritte a pennello su intonaco a Pompei → scritte non si sa di quando ma anteriori ad un anno preciso, il 79 d.C., che è un terminus ante quem = “termine prima del quale” perché molte cose non possono essere datate in modo preciso ma mediante termini relativi → scritte effimere, come i nostri manifesti di carta incollati sul muro, non dureranno molto.
Hellesmoth (in ebraico) = Esodo = 2° libro 8 → qui cambia il soggetto, Hellesmoth sembra maschile visto il pronome relativo che segue (Qui) + verbo in forma passiva = che è chiamato.
VALECRA ID EST •
LEVITICUS
trad. Valecra cioè Levitico
Valecra (in ebraico) = Levitico = 3° libro.
Valecra anche chiamato Vaiecra → San Gerolamo è andato da Roma in Palestina, ha assoldato un maestro che gli ha insegnato l’ebraico e da cui lui ha tradotto la Bibbia. Precedentemente i Latini la leggevano tradotta dal greco.
Proporzioni di questo libro rettangolari ma molto vicine al quadrato ed è importante per il fatto che in epoca tardoantica nel mondo mediterraneo, nello specifico nella parte grecofona e latinofona, c’è stato un cambio di medium nel mondo del libro → si passa dal prevalere della forma di rotolo della tradizione letteraria greca a quello di codice. Esistevano comunque entrambi ma si passa progressivamente da uno all’altro, e i primi codici avevano forma più tendente al quadrato.
Foglio 4r
Foglio 4r
- Testo su 2 colonne con giustificazione (=giustezza fissa) non precisa in quanto fatto a mano.
Foglio 4v
Foglio 4v
- [...] “Et aedificavit dns ds costam quam tolerat deadamin mulierem et adduxit eam ad adam. Dixitq(ue) adam hoc nunc, os ex ossibus meis, et caro de carne me(a) haec vocabitur virago…”
Creazione da parte di Dio della donna (virago) a partire dalla costola tolta all’uomo.
- “E” sovramodulata tinta di rosso per segnalare passaggio sulla pagina.
- Dns → abbreviaz. di nomina sacra con contrazione = dominus ds → deus.
- Dixitque → -que enclitico con abbreviazione di ue tramite sorta di ;
- Dopo hoc nunc inizia discorso diretto di.
- De carne me(a) → c’è la a nel margine che qui nella foto non si vede 9.
Nella pagina seguente 5r
Nella pagina seguente 5r
- Restauro VIII sec originale VI sec.
Possiamo fare confronto tra le 2 scritture (entrambe onciali) e notare che, seppure molto simili, la scrittura del libro originale è quella di destra (tardo VI sec. d.C., nella seconda metà del ‘500), mentre quella di sinistra molto calligrafica e di grosso modulo è l’onciale delle pagine restaurate.
Probabilmente il libro è giunto nelle mani di membri del monastero situato nel nordest della Francia, tra FR e GER circa, (ipotizzato dall’aspetto decorativo molto caratteristico) nell’VIII secolo.
Quando lo studiò, Lowe lo datò agli inizi del VII secolo, proveniente dalla parte più orientale dell’Europa. Attualmente, in considerazione dei suoi aspetti artistici (pagine dipinte e illustrazioni), si pensa provenga da Roma → si è discusso molto se i modelli iconografici a cui l’artista/artisti del codice si siano ispirato fossero ebraici.
Colonna 1
Colonna 1
Dio rimprovera ad Adamo di aver mangiato da quell’albero (ex ligno) quando lui gliel’aveva vietato.
Se si confrontano un’edizione della vulgata di Gerolamo (come quella che stiamo studiando) e un’edizione critica si notano discontinuità testuali tra i passaggi → qui ci sono lacune piuttosto importanti in tutto il codice (v. p.7 - testo in grassetto indica il brano perso, caduto, che manca).
Le pagine di restauro sono 12, 24 facciate. 10
Colonna 2
Colonna 2, in fondo: esempio di glosse scritte a margine del testo. I margini sono importanti → anche Dante riferisce di aver riconosciuto un libro dai margini.
Queste sono tipiche glosse tardoantiche.
Glosse = note, commenti di carattere su determinati lemmi (es. uso di parole etc.) o grammaticale, contenutistico, teologico. La glossa può essere:
- Marginale o
- Interlineare.
Può avere segni precisi di richiamo al punto preciso del testo che si glossa o meno.
Nel passaggio tra la tarda antichità e l’Alto Medioevo c’è stata una crisi di tipo politico sociale, economico, culturale, gravissima → ne consegue che l’uso tardoantico della glossa si perde nel periodo che va dall’arrivo dei Longobardi all’aprirsi dell’impero carolingio. Rinasce come metodo di lettura e studio in età carolingia con Carlo Magno (IX secolo!).
e “Fecit quoque d(omi)n(u)s D(eu)s Ada et uxori eius tunicas pellicias • et induit eos et ait •” → continuo irrompere nel testo di discorso diretto nel testo biblico.
Qui si narra che Dio fece degli abiti di pelli ad Adamo ed Eva e li rivestì (erano nudi dopo aver mangiato il frutto proveniente dall’albero del bene
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Appunti del modulo 01 di paleografia e diplomatica con Antonio Olivieri
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Appunti corso di Paleografia latina