Estratto del documento

Paleografia e diplomatica

Definizione e ambiti di studio

Paleografia secondo Luigi Schiaparelli: scienza che studia le antiche scritture, grafie, fatta eccezione per quelle monumentali (le epigrafi).

Diplomatica: studia l'evoluzione degli scritti di documentari.

Sei domande del paleografo

  • Cosa è stato scritto?
  • Dove è stato scritto?
  • Quando è stato scritto?

A determinate grafie corrispondono tempi e luoghi diversi. Ergo la paleografia studia gli influssi reciproci tra cultura e scrittura prodotta da questa cultura.

  • Come è stato scritto? Cioè con quali mezzi? Scalpello e pietra, calamo e papiro, pergamena, ostraka, cortecce di betulla. Incisione e sgraffio sul muro sono due tecniche dominanti in età romana. A Pompei i muri sono riempiti di graffiti, ma anche scritte a pennello si sono conservate. Poi c'erano le tavolette cerate: piatti su cui della cera scura fusa veniva colata sopra, che, solidificata, poteva accogliere le scritte che la punta di uno stilo incideva. Sulle tavolette cerate si scrivevano di solito appunti, calcoli, scritte effimere, ma anche contratti ufficiali che poi sarebbero stati sigillati. Le tavolette cerate sarebbero state utilizzate fino a mille anni dopo ancora dai re di Francia (in latino documento si dice tabula).

Il papiro è un giunco acquatico le cui fibre intrecciate formavano un supporto per la scrittura ad inchiostro; tale foglio è detto "plagula". Una ventina di plagulae formano il volumen. Nella plagula si scriveva solo su un lato, perché solo un lato era liscio. Si scriveva col calamaio, che aveva un'estremità tagliata per trattenere l'inchiostro. Il commercio del papiro diventa più complicato con la disgregazione dell'impero, e diventa un pezzo pregiato, sostituito dalla pergamena. Verrà ancora usato dai merovingi e per diplomi papali fino all'XI sec.

La pergamena (pelle di pecora o altra bestia conciata come il cuoio, sostanzialmente), da sempre conosciuta per scriverci sopra, pure presso le civiltà precolombiane, si diffonde alla fine dell'impero. Il lato che ospitava i peli era il meno pregiato, i codices più pregiati erano scritti solo sul "lato carne" (codici acarnali). I codices purpurei erano anche intinti nella porpora e scritti con inchiostro oro o argento. Il palinsesto era un codice riutilizzato: si cancellavano le vecchie scritte e si scriveva altro sopra. Dal momento che la "lavatura" non è mai perfetta, si sono scoperti testi come il De republica di Cicerone. Tanti fascicoli rilegati insieme e coperti da una "coperta" con piatti di legno o metallo formano il codex. Anche qui si scrive col calamo oppure con la penna d'oca, dal 1000 strumento scrittorio per eccellenza.

La carta, invenzione cinese, arriva in Europa tramite la Spagna araba tra il X e XI sec. Dal '200 Fabriano e altre città italiane diventano i principali poli di produzione della carta. La carta permette la realizzazione della filigrana. È molto più economica della pergamena, quindi migliora l'accesso alla scrittura; più gente può scrivere, più cose si scrivono, oltre lo stretto indispensabile. Tuttavia per i testi più pregiati continua ad usarsi la pergamena, fino all'invenzione della stampa a caratteri mobili. La scelta di un supporto determina il pregio di ciò che sta scritto, ed è determinata dalla moda, dall'uso.

  • Chi ha scritto? Esistono gli analfabeti, e vari livelli di alfabetizzazione. Nel ME la scrittura è principalmente appannaggio religioso, o comunque maschile. La scrittura, specie nelle civiltà mesopotamiche, è segno di distinzione sociale. Nella Roma classica invece scrivevano gli schiavi: connotazione servile, negativa della scrittura. Nell'Europa classica la scrittura era delegata!

Armando Petrucci parla di sei livelli di alfabetizzazione:

  • I colti: leggono e scrivono bene, padroneggiano gli stili (vedi Petrarca).
  • Gli alfabeti professionali: sanno scrivere benissimo alcune grafie in uso perché questo è il loro mestiere. Non hanno un'istruzione molto alta (vedi i copisti medievali).
  • Gli alfabeti dell'uso: han competenze di scrittura medio-alta per soddisfare varie esigenze; di istruzione media, quanto basta per scrivere su supporto occasionale (vedi s. Francesco a frate Leone).
  • I semianalfabeti funzionari: han competenze grafiche limitate, scrivono saltuariamente, per necessità, nella lingua madre, scrivono con molti stenti (vedi chi appone sottoscrizioni nei documenti medievali).
  • I semianalfabeti grafici: competenze ancora più ridotte, scrivono giusto il proprio nome (vedi Adelaide di Susa).
  • Gli analfabeti
  • Perché è stato scritto? Bisogna contestualizzare il testo. La scrittura è il risultato dell'incontro tra ciò che si vuole scrivere e ciò che si può scrivere. Bisogna conoscere il pubblico a cui il testo si sta rivolgendo (al singolo si scrive una lettera, alla cittadinanza si scrive un'epigrafe). Un diploma papale è scritto con grafia svolazzante e ricercata che riflette l'autorità che emana il testo; i contemporanei, in altre sedi, avrebbero sicuramente scritto con grafia diversa! Come se la grafia complicata e ricercata fosse un segno distintivo.

La paleografia è dunque, alla luce di queste sei domande, la storia dei processi e delle tecniche in uso dei testi scritti e delle loro funzioni rispetto alle società in cui hanno luogo.

Alfabeto: cinque criteri per definire la grafia di una lettera dell'alfabeto

  • Forma: aspetto esteriore
  • Modulo: dimensioni della lettera
  • Ductus: andamento, modo di tracciare le lettere, più o meno rapido. Ductus posato se la scrittura segue regole precise nel tracciare le lettere e seguire le proporzioni, e la mano si stacca molte volte dal foglio per scrivere. Scrittura calligrafica per indicare un ductus ancora più posato. Scrittura corsiva se è rapida, con pochi stacchi della mano, senza tratti decorativi.
  • Tratteggio: ogni lettera è infatti tracciata mettendo insieme un certo numero di "tratti" (la L ha due tratti)
  • Peso del tratteggio

La scrittura maiuscola può essere iscritta in un binario di due linee, pertanto è bilineare. La scrittura minuscola segue non due, ma quattro binari: scrittura quadrilineare. La scrittura normale è il modello di scrittura astratta del carattere che si utilizza. La scrittura usuale è il modello della scrittura normale, calato nella concretezza; la scrittura usuale quindi varia da individuo ad individuo. La scrittura elementare di base è quella che insegnano quando impari da bambino a scrivere. La scrittura canonizzata è una scrittura che, utilizzata molto spesso, diventa normalizzata.

Fenomeni grafici

Nesso: due tratti consecutivi di due lettere vicine si sovrappongono, sia per risparmiare spazio, sia per motivi anche puramente decorativi.

Legatura: frequentissima nella scrittura corsiva, quando le lettere vengono tracciate con un unico gesto della mano senza staccarla dal foglio.

Unità scrittoria romana

Il periodo dell'unità scrittoria romana va dal III sec a.C. al V d.C. Nei domini romani si scrive sempre nella stessa maniera. Nella prima fase, dal VII al III a.C. si usa l'alfabeto latino arcaico diverso da quello in uso oggi. Un tempo si riteneva elaborazione dell'alfabeto greco, oggi si ritiene derivi da quello etrusco. È utilizzato per iscrizioni su cocci o piccoli oggetti, o epigrafi. È quasi sempre sinistrorso (va da dx verso sx, come la scrittura araba) come quello etrusco. Il Lapis Niger VI a.C. scritto su tutti e quattro i lati con scrittura bustrofedica, cioè una riga è destrorsa, quella sotto sinistrorsa e così via.

La lettera G è introdotta solo nel III a.C., la Y e la Z nel I a.C. Queste aggiunte sono conseguenza dei mutamenti politico-sociali (guerre puniche, Graecia capta...). Il sistema grafico è canonizzato nella scrittura capitale, destrorsa, bilineare (maiuscola), immediatamente leggibile, chiaroscurata (con tratti sottili e tratti spessi), hanno piedini che chiudono i tratti delle lettere. Esiste la capitale epigrafica e quella rustica (utilizzata nei volumi) in realtà praticamente identiche, si differenziano più per il supporto (pietra o papiro). La grafia segue quindi col tempo un raffinamento dei gusti che continua fino al III d.C. La crisi dell'impero si riflette infatti sull'epigrafia, che è meno elegante, fatta eccezione per il periodo di papa Damaso (366-384) in cui si riprende l'eleganza della scrittura epigrafica dei tempi precedenti in varie basiliche romane. Per quanto riguarda la rustica, bisogna tenere a mente il grande mercato dei libri e la diffusione di biblioteche private. La rustica è posata, le lettere son ben separate l'una dall'altra, ma non c'è separazione tra le parole (fatta eccezione a volte per la presenza di un puntino tra una parola e l'altra): si tratta di scriptio continua. Non si tratta solo di una soluzione grafica decorativa per guadagnare spazio, perché, tanto, si leggeva sempre ad alta voce. Rispetto all'epigrafica, la rustica è molto più rotonda, morbida, il chiaroscuro è molto più marcato. Nel III sec d.C. alla rustica si affiancano altre grafie, e nel VI sec viene smessa. Verrà riutilizzata col revival carolingio. Nel IV sec. alla rustica si affianca una variante più calligrafica (capitale elegante o quadrata, perché tutte le lettere sono inscrivibili in un quadrato)

Nel III sec a.C. con l'aumentare delle persone alfabete si sviluppa la scrittura a sgraffio, la capitale corsiva, per incidere, o meglio graffiare, le tavolette cerate, o i muri delle case. Questa scrittura vede ridurre le linee curve, difficili da incidere, in favore delle linee spezzate verticali e oblique (mancano quelle orizzontali), quindi abbiamo un alfabeto che vede cambiare radicalmente la grafia di tante lettere. Si perde in parte la bilinearità.

Esempio di capitale corsiva di un documento scritto su tavoletta cerata:

QUAE PECUNIA IN/STIPULATUM L (Lucii) CAECI/LI IUCUNDI VENIT/ OB AUCTIONEM/ UMBRICIAE IANUARIAE

Raggiunto con Marco Aurelio l'apice il punto di massimo splendore dell'impero, comincia una crisi politica, economica e religiosa (si fanno sempre più forti le spinte dei culti orientali e del Cristianesimo). Con Diocleziano l'impero esce dalla crisi profondamente trasformato: Roma e l'Italia, che diventa provincia al pari di tutte le altre, perdono la loro centralità. La crisi si riflette anche nella produzione di testi scritti: fra II e III sec. nasce la minuscola. Il processo di minuscolizzazione parte dall'ambito privato e amministrativo, per giungere a quello epigrafico e librario (vedi il framm. De bellis macedonis, II sec. in cui a lettere capitali si affiancano delle lettere minuscole, D, Q, H). Nel III sec compaiono testi librari interi con varianti minuscole della capitale: minuscola primitiva libraria, da non confondere con la capitale corsiva. In realtà la minuscola primitiva non è canonizzata, rimane un fenomeno sempre minoritario, che non sostituisce la capitale rustica. La minuscola primitiva è presente infatti in testi scolastici, di scarso pregio (glossari, commenti a Virgilio, epitomi). Nel III sec nasce una nuova scrittura documentaria (e non libraria), interamente minuscola, di carattere burocratico, su papiro: nasce la minuscola corsiva, per gli amici corsiva nuova, che soppianterà la capitale corsiva. È canonizzata. Veloce, tende ad inclinarsi verso destra, con pochi stacchi di mano, è introdotta la legatura (le lettere sono legate l'una all'altra).

Per riassumere la situazione nel III sec. abbiamo:

  • Capitale epigrafica
  • Capitale rustica (e a volte la minuscola primitiva)
  • Corsiva nuova

Lettera di raccomandazione di Vitale ad Achillio:

DOMINO SUO ACHILLIO VITALIS CUM IN OMNIBUS DONIS BENIGNITAS TUA SIT PRAEDITA, TUM ETIAM SCOLASTICOS ET MAXIME QUI A ME CULTORE TUO HONO-RIFICENTIAE TUAE TRADUNTUR QUOD HONESTE RESPICERE VELIT NON DUBITO DOMINE PRAEDICABILIS. QUAPROPTER THEOFANEN ORIUNDUM EX CIVITATE HERMOPOLITANORUM PROVINCIAE THEBAIDOS QUI EX SUGGESTIONE DOMINI MEI FRATRIS NOSTRI PHILIPPI USQUE AD OFFICIUM DOMINI MEI DYSCOLI VEXATIONEM ITINERIS QUODAMMODO SINE RATIONE SUSTINERE VIDETUR INIMITABILI RELIGIONI TUAE TRADO UT EUNDEM PRAETER-EUNTEM MORE HONESTATIS TUAE BENIGNE ET HUMANERESPICERE DIGNERIS.

La corsiva nuova è la scrittura di tutti i giorni nella latinità. In ambito librario si utilizza ancora la capitale rustica (eccetto qualche caso con la minuscola primitiva, di scarso pregio e mai canonizzata).

Scrittura onciale e semionciale

Dal IV sec nasce una nuova grafia libraria: la scrittura onciale. La capitale rustica era diventata troppo distante dalla scrittura di tutti i giorni, dalla corsiva nuova. Si elabora quindi una grafia di compromesso fra l'eleganza e la minuscola della corsiva di tutti i giorni. La penna d'oca, sostituendo il calamo, permette di tracciare meglio le linee curve. La scrittura onciale, nata in Africa, odierna Tunisia, è quindi molto posata, elegante, di immediata leggibilità (con una chiara distinzione fra una lettera e l'altra), bilineare (anche se recepisce alcuni elementi quadrilineari della minuscola), molto tondeggiante, curvilinea; la A riprende la corsiva e diventa simile alla nostra A minuscola, la D pure riprende la corsiva, evitando però che il tratto verticale rompa la bilinearità piegandolo verso sinistra. Data la grande diffusione del Cristianesimo nel IV sec, l'onciale è figlia della "minuscola biblica greca". Il nome di onciale per questa grafia nasce da un fraintendimento da parte dei paleografi di S. Girolamo. Nel VI sec si smette definitivamente la cap. rustica. L'onciale continuerà in tutto l'occidente latino fino all' VIII-IX sec. Esistono due stili di onciale, la vecchia, dal IV al VI, la nuova dal VI al VIII; la vecchia è morbida, tonda, la nuova è più artefatta, posata, elegante, spigolosa, più chiaroscurata e tende a perdere la bilinearità in favore della quadrilinearità.

Roma è un grande centro di produzione di libri in onciale per via dell'impulso dato da Gregorio Magno (nasce lo "scriptorium laternanense"). L'onciale romana ha la massima tensione alla bilinearità. Per via della rievangelizzazione della Gran Bretagna da parte di Gregorio Magno si esporta l'onciale romana: nasce l'onciale insulare che a sua volta verrà poi esportata nell'Europa continentale. Nel VI sec pure a Costantinopoli si scrive con l'onciale BR (dalle lettere caratteristiche).

Se i libri di lusso sono in onciale, i libri meno pregiati sono scritti con una grafia semionciale, frutto della canonizzazione della minuscola primitiva. La semionciale è minuscola, quadrilineare, dritta (non tende verso destra), tonda. Assorbe elementi dalla corsiva nuova: la A è aperta, come nella corsiva nuova, ma è più posata; la G, la R, la S, riprendono la corsiva nuova. La semionciale si sviluppa proprio parallelamente all'onciale. È di pregio intermedio.

Cassiodoro, VI sec, magister officiorum del regno ostrogoto in Italia, dopo aver tentato una mediazione fra la cultura romana e quella germanica, vede falliti i suoi obiettivi con la guerra greco-gotica (535-553), e nel 544 si ritira nel monastero da lui fondato di Vivarium, la cui regola impone di copiare i codici, pagani e cristiani, non senza la massima perizia, per conservare il patrimonio culturale. Nel frattempo a Roma Aratore nel 540 dona al papa Vigilio un poema epico sugli atti degli apostoli scritto con onciali pregiatissime, custodito sotto chiave, per via del pregio, dal papa. Dal VI sec capiamo quindi che la produzione e l'uso della letteratura si lega sempre più all'ambito religioso. Tramonta infatti il sistema scolastico che in passato aveva reso possibile l'unità scrittoria latina, e nell'alto medioevo la scrittura sarà diversificata da regione a regione. Questo particolarismo grafico terminerà con Carlo Magno e l'introduzione della minuscola carolina.

Le scritture del particolarismo grafico

Le scritture del particolarismo grafico sono: la scrittura merovingica tra i Franchi; la visigotica nella penisola iberica; l'insulare in GB e Irlanda; l'italiana.

Regno dei Franchi

Scrittura merovingica: nasce dalla corsiva nuova, ne è una versione più elegante, utilizzata in ambito documentaristico, anche per i diplomi regali. La corsiva nuova qui subisce un processo di "compressione laterale" (le lettere tendono ad essere più slanciate e strette), vi è una grande abbondanza di legature, le abbreviazioni sono frequenti, segnalate da segni eleganti sopra la parola. Fino al IX sec la merovingica sarà in auge presso i territori del dominio franco, pure nell'Italia settentrionale quindi.

Diploma di Carlo Magno

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/09 Paleografia

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