Linguistica generale
IL linguaggio umano
Il linguaggio umano è quell’insieme di elementi con signi cato uniti per formare parole,
parole unite per formare sintagmi, sintagmi uniti per formare frasi, frasi unite per formare
periodi, periodi uniti per formare discorsi.
sintassi,
Il dominio primario del linguaggio è la cioè una componente fondamentale della
grammatica che media la relazione tra sequenza di suoni e signi cato. Noi produciamo
suoni che attraverso una grammatica interna, prendono forma e acquistano signi cato:
SINTASSI
SUONO GRAMMAT ICA SIGNIFICATO
modulo cognitivo
Il linguaggio umano serve a comunicare, ad esprimere pensieri ma è in
indipendente: lo abbiamo comunque anche non parlando perché siamo geneticamente
dotati del softwere preordinato del linguaggio che possiam decidere di attivare oppure no.
Anche se non fossimo esposti ad imput esterni, la facoltà linguistica la avremmo
comunque.
In italiano (SVO), e in molte altre lingue, l’organizzazione delle parole è un fattore cruciale
nella determinazione del signi cato dell’enunciato:
Esempio:
- L’uomo vede la donna
- La donna vede l’uomo
Qui la posizione pre o post verbale del sintagma nominale determina le relazioni
grammaticali tra soggetto e oggetto. Il cambiamento di posizione cambia il signi cato della
frase. Quindi la sintassi permette di generare il signi cato di una frase, ovvero la sua
interpretabilità.
Tuttavia ci sono lingue che utilizzano morfemi per dare i casi alle parole e da cui si intuisce
chi è il soggetto e quali sono il verbo e il complemento oggetto. Nel Dyrbal, per esempio, il
-ngu -ru
soggetto viene marcato dal caso ergativo (maschile soggetto) e (femminile
soggetto). Il complemento oggetto non è marcato da nessun caso (caso assoluto, zero).
Una volta che aggiungo -ngu alla parola, diventa soggetto e la posso spostare dove voglio.
Perché è il caso che mi segnala la categoria grammaticale. Abbiamo avuto un
cambiamento di forma e non di posizione.
Quindi “chi fa cosa” può essere stabilito tanto dalla morfologia (es. Dyrbal) quanto
dall’ordine delle parole, cioè dalla sintassi. (es. Italiano)
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Obiettivi della teoria linguistica
DESCRIZIONE DEI FENOMENI LINGUIST ICI
La maggior parte del lavoro linguistico, durante la prima metà del XX secolo è stata
dedicata al ra namento degli strumenti di base della descrizione linguistica.
Tale approccio include:
- Descrivere le singole lingue;
- ciò che è comune universali
Descrivere a tutte le lingue, ovvero individuare degli
linguistici;
- ciò che è di erente tipologia linguistica.
Descrivere tra le lingue, cioè individuare la
Lo possiamo a fare a diversi livelli: cioè al livello della fonologia, della morfologia e della
sintassi.
La descrizione linguistica è importante perché il linguaggio appartiene ad una eredità
collettiva e le lingue scompaiono quando i parlanti muoiono o sono soppiantate da lingue
dominanti. Inoltre permette ed è fondamentale per sviluppare le teorie esplicative del
linguaggio nella misura in cui ci o re dei dati.
N.B.: la descrizione non va confusa con la prescrizione. La linguistica non è prescrittiva
ma descrive il linguaggio per quello che è nelle sue diverse forme accettando che potrebbe
mutare nel suo sviluppo futuro.
SPIEGAZIONE DEI FENOMENI LINGUIST ICI
Chomsky:
Per tale obiettivo è stato fondamentale il più grande linguista vivente che ha
“Grammatica Generativa”
posto le basi per la linguistica esplicativa. Nella sua (1957) si
pone l’obiettivo di arrivare a un modello linguistico talmente universale e astratto da
applicare a qualsiasi lingua, indipendentemente da come essa funzioni.
Cosa deve essere spiegato da una teoria linguistica?
- Come i parlanti usano il linguaggio nelle diverse situaizoni sociali;
- Perché le lingue umane hanno determinate strutture;
- Cosa è comune a tutte le lingue umane;
- Perché le lingue umane variano strutturalmente;
- Come le lingue umane cambiano nel tempo;
- Come i parlanti producono e capiscono il linguaggio in tempo reale;
- La natura della conoscenza dei parlanti nativi nella loro lingua;
- Come imparano a parlare i bambini.
Prima di decidere che cosa una teoria del linguaggio debba spiegare, bisogna chiarire cosa
si intende per linguaggio.
Per Chomsky la lingua è qualcosa di indipendente da ogni fattore esterno (società, cultura,
storia, movimenti, emzioni) ma è quella struttura del pensiero che tutti abbiamo. Di
conseguenza tutte le domande che non rientrano in questa concezione (es. come le
persone capiscono, usano o acquisiscono il linguaggio?) possono essere scartate.
Secondo i funzionalisti invece è indubitabile che altri fattori in uenzino la lingua.
(Es. nel rapporto tra lingua e genere la cultura ha un e etto sulla lingua italiana,
per cui abbiamo creato il maschile sovraesteso; oppure il su sso -essa nasce
come derogativo nel medioevo, aveva un valore dispregiativo. Ciò accade per
via di una cultura patriarcale e maschilista che ha avuto e etto sull’italiano.
Chomsky direbbe che questo è irrilevante perché la lingua italiana non è che
non lo abbia il morfema femminile ma il morfema -a esiste.
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COMPRENDERE LA BASE COGNIT IVA DEL LINGUAGGIO
Ovvero comprendere il rapporto tra lingua e mente:
- La processazione (o computazione): i processi conitivi che sono coinvolti quando gli
esseri umani producono il linguaggio in tempo reale;
- La conoscenza: come è organizzato il linguaggio, cosa costituisce la conoscenza del
linguaggio;
- Acquisizione: come le persone acquisiscono il linguaggio. Esso è simile o diverso
all’acquisizione di altri domini cognitivi?
Possiamo produrre generalizzazioni del linguaggio attraverso:
Metodo induttivo:
1. si procede dai dati no a produrre le ipotesi. Tale metodo permette
di produrre teorie di natura descrittiva;
Deduttivo:
2. le ipotesi vengono prima formulate e poi veri cate sui dati. Le teorie
deduttive sono di natura esplicativa.
Tuttavia, quando sono avanzate più ipotesi, come scegliere la migliore? Attraverso due
criteri: criterio empirico:
1. Si inizia con un è la teoria in accordo con i fatti conosciuti e i risultati
sperimentali?
- NO: allora la teoria è fuori considerazione;
- SI: allora considero la teoria. una teoria
2. Se le teorie empiricamente accurate sono più di una, bisogna creare
interna. Per farlo ci si serve dei seguenti criteri:
- Economicità: si sceglie l’ipotesi più semplice;
- Motivazione: c’è un valore universale del dato teorico. Quando un valore è implicato in
un dato che troviamo nella realtà, questa me lo spiega ma è indipendente da quel dato.
Quindi non ci deve essere necessariamente quel dato per dare ragione al mio principio
teorico. Si preferiscono quindi spiegazioni con assunti generali e riutilizzabili;
- Predittività: le ipotesi predicono fenomeni oltre a quelli per cui sono state formulate?
Se la teoria interna è economica e motivata, allora sarà più predittiva.
L approccio innatista e l approccio funzionalista
L’APPROCCIO INNAT ISTA
La linguistica tende a rifarsi a modelli epistemiologici scienti ci. Questo approccio parte dal
presupposto che il linguaggio sia e ettivamente un oggetto indipendente da trattare
scienti camente. In realtà non è così perché è anche un fatto umano in quanto entrano in
gioco variabili imprevedibili (emozioni, situazioni ecc…). Quinidi per alcuni teorici della
fenomeni esterni
linguistica, ovvero gli innatisti, possiamo ricorrere a dei per dare
spiegazioni: 3
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Pisane”
Es. Chomsky nelle sue “Lezioni avanzò una provocazione di tipo linguistico
“Le idee verdi senza colore dormono furiosamente”:
a ermando: da un punto di vista
grammaticale questa frase non ha nessun senso, tuttavia Chomsky a ermava che in realtà
quella frase era perfettamente corretta in quanto risponde a principi strutturali adeguati,
tutte le parole sono ragionevoli e i foni sono quelli del linguaggio umano. Ciò prova che la
nostra mente è capace di strutturare le parole anche se non ha bisogno di dire nulla.
Secondo l’approcco innatista dunque, sintassi e semantica sono distinti e in tal caso
abbiamo a che fare con una spiegazione esterna ma interna alla lingua, perché la semantica
è il prodotto di un esito lessicale.
L’APPROCCIO FUNZIONALISTA veicolare anche signi cati.
I funzionalisti ritengono che il linguaggio abbia la funzione di
fattore semantico è importante.
Quindi il Di conseguenza è possibile ricorrere a fattori
esterni alla lingua in una spiegazione (es. una popolazione in Africa non genera il concetto
di neve a causa di un fattore esterno, cioè il fatto che in Africa non nevichi. Quindi il fattore
esterno determina un certo tipo di richiesta lessicale).
L analisi della teoria linguistica
L’analisi della teoria linguistica si può strutturare in questo modo:
Dominio da spiegare: SINTASSI
Come possiamo strutturare le frasi. Lo possiamo fare attraverso:
CRITERI DI TEORIA INTERNA CRITERI ESTERNI
- Economicità; INTERNI ALLA LINGUA ESTERNI ALLA LINGUA
- Motivazione;
- - -
Predittività. Fonologia; Ragionamento;
- -
Semantica; Categorizzazione;
- -
Pragmatica. Percezione.
Va bene un approccio qualsiasi tra questi perché non abbiamo un modello teorico unico per
la spiegazione del linguaggio.
Tuttavia si pone il problema della adeguatezza nella teoria linguistica, ovvero ogni tipo di
teoria che supera qualsiasi test di valutazione.
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ADEGUATEZZA NELLA TEORIA LINGUIST ICA “Syntactic Structures”
Uno dei più importanti argomenti avanzati da Chomsky nella sua
“Grammatica Generativa”) la linguistica
(1957) (monogra a che ha introdotto la è che
deve essere considerata un’impresa deduttiva.
rendere la teoria linguistica esplicativa
L’obiettivo di Chomsky era e non semplicemente
descrittiva attraverso livelli di adeguatezza che la grammatica deve possedere. Espone tali
of the theory Syntax”
livelli di adeguatezza nel suo volume “Aspects (1965):
- Adeguatezza dell’osservazione: la grammatica predice correttamente quali frasi siano
ben costruite (cioè grammaticali) e quali no;
- Adeguatezza della descrizione: una descrizione adeguata è quella che raccoglie le
intuizioni del parlante nativo a proposito della struttura e del signi cato delle frasi;
- Adeguatezza della spiegazione: la grammatica è adeguata nella descrizione ed è parte
di una teoria che fornisce una spiegazione di come questi fatti sorgono nella mente del
parlante. In altre parole, dopo aver osservato e descritto, bisogna capire da dove arrivano
le intuizioni sul linguaggio nella mente del parlante. Questo è l’aspetto più importante per
Chomsky, ovvero capire come impariamo la lingua. Esso è diventato un ramo della
linguistica chiamato “linguistica acquisizionale”;
- Adeguatezza psicologica: una teoria deve essere compatibile con i risultati della ricerca
psicolinguistica sull’acquisizione, processazione, produzione e interpretazione delle
espressioni linguistiche;
- Adeguatezza pragmatica: una buona teoria della lingua non dovrebbe mai fermarsi alla
grammatica “astratta” ma deve poter dialogare con la pragmatica, cioè l’uso reale del
linguaggio;
- Adeguatezza tipologica: la teoria linguistica dovrebbe formulare le regole e i principi che
possono essere applicati a tutte le lingue senza forzare, cioè senza manipolare i dati pur
di adattare la lingua alla toeria sviluppata. È ciò che spesso commettono i linguisti puristi
per la loro ambizione di scienti cità assoluta manipolando i dati. Non è semrpe così,
bisogna veri carla su un ampio numero di dati. Se c’è una sola lingua che non ha quela
comportamento, la teoria non vale più. I tipologi che fanno un’analisi comparativa di
migliaia di lingue trovano le eccezioni.
Prospettiva cognitiva e sintatticocentrica
Nonostante molti obiettivi siano condivisi dai linguisti in molte forme, ci sono comunque
prospettive contrastanti riguardo alla esatta formulazione e alla relativa importanza e
portata teorica:
Prospettiva sintatticocentrica:
1. approccio formale chomskiano;
Prosepttiva comunicativa e cognitiva:
2. approccio funzionale comunicativo e
psicologico (vedi approccio funzionalista pag. 4).
LA PROSPET T IVA SINTAT T ICOCENTRICA
- La sintassi è l’aspetto centrale del linguaggio, mentre gli aspetti fonologici e semantici
sono derivati e secondari alla struttura sintattica;
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- Per Chomsky il linguaggio è un oggetto astratto la cui struttura deve essere studiata
indipendentemente da fattori psicologici, comunicativi e socio-culturali;
- Indipendentemente da quanto parliamo e comunichiamo, tutti abbiamo una intuizione
linguistica che ci dice cosa è corretto o sbagliato in una lingua. Quindi la comunicazione
non è una funziona importante;
- Chomsky distingue due aspetti del linguaggio:
Competenza linguistica
1. che il parlante ha a priori. Per Chomsky è ciò che deve essere
oggetto di studio linguistico.
Performatività linguistica:
2. cioè l’uso della lingua in determinate situazioni.
Poi distingue ulteriormente:
E-laguage
1. (lingua esterna): è la performatività, cioè quando usiamo questo organo
interno per parlare all’esterno;
L-language
2. (lingua interna): da cui la E-language deriva. È ciò che a ascina
maggiormente Chomsky. La linguistica in questo senso è scienza della grammatica, è
un oggetto astratto accessibile solo alle intuizioni del parlante nativo. Tutti gli universali
linguistici sono una genralizzazione a proposito della l-language. Per esempio, da un
punto di vista universale, tutte le grammatiche hanno sviluppato le categorie sintattiche
di nome e di verbo. Alcune non hanno sviluppato articoli, preposizioni, aggettivi che
non dipendono dalla I-language ma tutte hanno sviluppato nomi e verbi.
- interni alla teoria,
I criteri di adeguatezza esplicativa per Chomsky sono solo quelli non
il linguaggio è un modulo autonomo
esterni. Perché con meccanismi interni
indipendenti e non accessibile da altre facoltà cognitive (come vista, ragionamento,
percezione ecc…); Per Chomsky il linguaggio è un problema logico da risolvere
matematicamente e non psicologicamente.
Come facciamo a depurare la lingua di tutti i fattori esterni? LAD
STATO FINALE DELLA CONOSCENZA IMPUT DELL’ESPERIENZA
stato nale della conoscenza,
Si parte dallo cioè dalla competenza grammaticale adulta
dell’esperienza,
a cui togliamo l’imput cioè i fattori esterni. Attraverso questa sottrazione
lo stato iniziale della conoscenza, LAD:
dovremmo ottenere cioè il “dispositivo di
acquisizione linguistica”, un meccanismo che già ci è proprio ma che viene attivato dallo
stimolo esterno. Questo LAD che produce le strutture interne della grammatica, ha due
aspetti fondamentali:
Relazionale:
1. ovvero stabilisce relazioni tra un elemento sintattico e l’altro. Per esempio,
se prendiamo il sintagma “il bambino”: “il” e “bambino” costituiscono un blocco unico.
Se prendo la frase “il bambino gioca”: “gioca” lo posso staccare da “bambino” ma non
posso staccare “il”. Il bambino è un blocco sintattico che non può essere dissociato
perché sono in modalità relazionale. La relazionalità tra verbo e oggetto è comunque
inoppugnabile, almeno sul piano sematico perché io strutturalmente posso dire “marco
mangia una birra” ma a livello semantico no perché il verbo “mangiare” selezionerà solo
complementi oggetti di natura commestibile. Il soggeto invece è indipendnete perché
può essere qualsiasi cosa a fare cosa;
Non relazionale:
2. non ci sono questo tipo di dipendneze.
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Chomsky riconosce nel linguaggio una struttra soggiacente parametrica universale, alla
quale si aggiungono trasformazioni che cambiano tale struttura producendo la struttura
super ciale:
“I bambini li va a prendere Maria” STRUT TURA SUPERFICIALE
(Oggetto-verbo-soggetto)
Dislocazione a sinistra TRASFORMAZIONI
“Maria va a prendere i bambini” STRUT TURA SOGGIACENTE
(Soggetto-verbo-oggetto)
Ciò che è fondamentale in questa teoria di Chomsky è la forte dipendenza degli elementi
della frase. Per Chomsky l’ordine astratto soggiacente, profondo della nostra struttura
linguistica è SVO. Poi possiamo avere mille possibilità di muovere tale struttura attraverso
delle trasformazioni (che danno il risultato in super ce) ma partiamo sempre da essa.
Chomsky distingue tra:
Dipendenze locali:
1. richiedono l’assegnazione del caso e dell’accordo. “Locale” perché
nel sintagma la testa e il suo dipendente sono adiacenti nella forma canonica. La testa è
la parola che determina la categoria sintattica del sintagma: es. Sent them = la testa è
“sent” quindi il sintagma è un sintagma verbale.
2. Dipendenze non locali: le troviamo nelle frasi interrogative: es. “Che cosa ha visto
Maria?” È la struttura della frase super ciale che segue l’ordine OVS (che cosa =
oggetto, ha visto = verbo, Maria = soggetto). La struttura profonda di questa frase
sarebbe quella che segue l’ordine SVO, cio&
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