Geopolitica
La geopolitica cerca di comprendere gli eventi reali nel sistema internazionale, capire le sovrastrutture dei reali meccanismi di potere e della geografia.
Geography is about power → la geografia ha a che fare con lo spazio, ma soprattutto la proiezione del potere nello spazio. Il Mediterraneo non è un mare, è la percezione di mare che noi abbiamo, c’è una sponda Nord (Europa) e una sponda Sud (Africa), oggi è visto come una cesura, mentre nell’Impero Romano era centrale, attorno al quale si sviluppava la civiltà romana, durante la Guerra Fredda era a sud dell’alleanza atlantica → percezioni della geografia che mutano al mutare dei meccanismi dai rapporti di potere.
Il concetto di regione è uno strumento analitico, la regione è un dispositivo analitico soggettivo che serve per comprendere le dinamiche, ma non è nulla di oggettivo, la geografia non esiste come concetto oggettivo.
La geopolitica non è una scienza, ma un approccio, non definizione univoca, si tratta di una disciplina non neutrale: è predittiva e prescrittiva, non si limita a studiare il passato come lo storico e non è un giornalista che racconta, la geopolitica parte sempre dal passato, guarda al presente ma cerca di immaginare possibili futuri scenari, cosa può succedere nel futuro, inoltre dà delle prescrizioni, dei suggerimenti su cosa fare o non fare a seconda dell’interesse nazionale.
Queste indicazioni non sono legate né alla morale, né all’ideologia, ma cerca di capire i veri interessi e le dinamiche all’interno del sistema internazionale.
Spaziale dell’azione (proiezione dell’azione nello spazio terrestre).
La geopolitica come teoria
La geopolitica come teoria presuppone:
- Approccio realista
- Anarchia internazionale, il sistema è tendenzialmente anarchico
- Primato della politica estera
Quindi ha una visione Hobbesiana delle relazioni internazionali: il mutamento dei confini territoriali è un indicatore dei mutati rapporti di forza = visione confrontazionale, la geopolitica nel sistema ha il compito di captare i possibili pericoli o le possibili opportunità e offrire degli stratagemmi da seguire.
La geopolitica classica, quando nasce verso la fine del XIX secolo, porta con sé l'idea di pensare il mondo per linee globali, cioè, guardare alle relazioni internazionali non più solo a livello regionale, è la disciplina che capisce che la partita si gioca a livello mondiale, un unico campo d’azione = la storia del XX secolo, il tentativo di avere la dominazione mondiale, la Guerra Fredda è l’emblema del mondo come unico campo d’azione.
“Geopolitica” è un termine molto vago, per molti anni in Europa non si poteva usare come nome, perché era associato al nazismo e al fascismo, sotto Stalin si veniva puniti per usare questo termine, ora è una parola usata spesso ma non in modo preciso.
I pensatori della geopolitica classica usano il termine “geografia politica”, la quale studia gli effetti della politica sulla geografia, nasce come disciplina quando si forma la Germania unita (1871), perché essa si forma da una miriade di stati attorno alla Prussia e si pone di spiegare il fatto che essa sia una Nazione, è una storia cristallizzata che guarda al passato e al presente, rappresenta la trasformazione dello stato moderno attuale.
Mentre la geopolitica studia gli effetti della geografia sulla politica, parte dal passato per guardare al futuro, è storia in fieri (da fare) (predittiva), crea scenari partendo da rischi e opportunità, inoltre non è una scienza perché non è mai neutrale: è una rappresentazione delle relazioni internazionali del “sistema mondo” in funzione di interessi specifici (interesse nazionale).
La geopolitica nasce alla fine del XIX secolo, ed è collegata all’imperialismo europeo, alla crisi del balance of power (la crisi dei rapporti di potere tra le potenze) che è legata allo scramble for Africa (Conferenza di Berlino 1884-1885), ovvero l’occupazione dell’Africa da parte degli europei perché in questo periodo si acquisisce l’idea del mondo come uno spazio finito (visione Darwiniana, la lotta per la vita, se vuoi terra devi strapparla a qualcun altro) → visione iper-Hobbesiana, o ti espandi e sopravvivi oppure perisci, c’è una visione claustrofobica, il mondo è piccolo, non più niente da scoprire, le risorse sono finite → ossessione per i dati quantitativi.
⅔ delle terre emerse è territorio inglese, ossessione per lo spazio, i popoli per sopravvivere hanno bisogno di spazio, ma esso è finito quindi si ha bisogno della forza per mantenere la propria grandezza. Ossessione della Germania, che nasce tardi ed è l’ultima ad unificarsi, essa è incastrata dentro l’Europa, è un problema avere tutto intorno dei nemici e poco spazio (spazio vitale Lebestraum, senza quello morirà).
Da questa visione claustrofobica ne deriva:
- Securitization approach = gli stati devono organizzarsi tenendo conto delle necessità della propria sicurezza esterna
- Interessi non ideologia = la competizione internazionale è originata da interessi. Gli interessi vincono sull’ideologia. La Russia ha tendenze espansive a seconda delle proprie esigenze, rischia di rimanere marginalizzata.
- Attenzione allo spazio = da orizzontale, fisico e territoriale a spazio multidimensionale e verticale, fino a spazio virtuale (finanza, cyber, cultura, informazione) → teorie binarie che hanno opposizione terra-mare.
La geopolitica racconta delle storie, fa una narrazione, e oggi è soprattutto racconto.
La geopolitica guarda al sistema mondo, il sistema internazionale è unico, bisogna guardare il sistema nella sua interezza. La geopolitica classica anticipa la storia del 900. La geopolitica guarda al futuro, per fare buona geopolitica si rappresenta il legame tra gli interessi, la percezione degli interessi, la proiezione del potere e lo spazio.
Definizioni di geopolitica
La prima definizione viene da un politico svedese Rudolph Kjellen, che dà solo una definizione: la geopolitica è la scienza dello stato come organismo geografico nel modo in cui esso si esprime nello spazio. Fine 800 inizio 900, è una definizione superata ma ci racconta lo stato come organismo geografico. C’è il Darwinismo sociale, quindi l’idea che lo stato sia un organismo vivente, vero soprattutto per la scuola tedesca, quindi lo stato come organismo che ha bisogno delle risorse per vivere.
Secondo Geoffrey Parker, è lo studio delle relazioni internazionali da una prospettiva spaziale o geografica.
Karl Haushofer dice che è la coscienza geografica dello stato, principale esponente della scuola tedesca Geopolitik negli anni ‘30 e ‘40. Dà un’affermazione quasi metafisica e dimostra come la scuola tedesca fosse organicistica.
S Cohen dice che la geopolitica è lo studio dell’influenza dei fattori geografici sulla politica estera degli Stati.
Paul Valéry, per lui la geopolitica è la geografia politica del mondo finito. Ora vi è una percezione claustrofobica del mondo. Finitezza dello spazio geografico: non più terra da esplorare, occupare, conquistare, si può solo rubare agli altri. Le teorie classiche sono tutte confrontazionali: o mangi o sei mangiato.
Coniugi Sprout, analisti di scienza politica, secondo loro si tratta di un approccio multidisciplinare per l’elaborazione di teorie e di ipotesi funzionali a individuare interessi e politiche statali, valutandone le possibili conseguenze e conflitti d’interesse con altri attori che agiscono nello stesso spazio geopolitico.
Yves Lacoste, padre del ritorno della geopolitica contemporanea, dice che è l’individuazione e il confronto sistematico delle percezioni e dei convincimenti che ogni gruppo politico ha nei riguardi dello spazio, derivanti non da una valutazione razionale e oggettiva dei suoi interessi, ma dalla cultura e dalla sua esperienza. La geopolitica si fa dalla percezione della realtà (tassello mancante per gli Sprout), serve plasmare la percezione di interesse.
Secondo la percezione, per esempio, c’è un'invasione di migranti, anche se in realtà in Italia non è così. Egli sottolinea che quando ci si appresta ad un'analisi geopolitica non bisogna fidarsi delle spiegazioni troppo semplicistiche, né di quelle basate su un solo fattore poiché le situazioni politiche sono caratterizzate da un alto livello di complessità. Alla complessità del mondo di oggi bisogna rispondere con il coraggio di essere compresi. Non c’è mai un solo fattore determinante.
Carlo Jean (2003) scrive: “la geopolitica è una particolare analisi della politica, condotta in riferimento ai condizionamenti su di essa”. Quindi non è solo la geografia fisica, ma l’insieme delle relazioni di interdipendenza tra entità politiche territorialmente definite.
Spesso le definizioni limitano il campo delle relazioni tra stati, spesso le dinamiche avvengono all’interno dei singoli stati. Il discorso è sempre un atto di potere, che cerca di esercitare controllo sulla narrazione, perché essa non è mai neutrale = la narrazione come atto politico.
Michel Foucher amplia il senso più completo di geopolitica. “La geopolitica è un metodo globale di analisi geografica di situazioni sociopolitiche concrete considerate in quanto localizzate, e delle rappresentazioni abituali che le descrivono. Quindi non solo dei fatti, ma come essi vengono narrati”.
La principale differenza tra geopolitica classica e contemporanea è nel metodo in cui si traduce il sapere geopolitico, non il contenuto teorico o applicativo nella comprensione del mondo. La trasformazione del metodo ha a che fare con il modo in cui noi percepiamo lo spazio e il rapporto fra politica e geografia.
Per la geopolitica classica il mondo è uno spazio finito. Per la contemporanea è lo spazio geografico il mondo, non c’è un mondo con uno spazio finito e chiuso.
La geopolitica classica
È una scienza figlia del suo tempo. Cerca l’elemento geo storico che permette la dominazione globale, la storia del XX secolo, lotta per la supremazia. Determinismo geografico e ossessione quantitativa. Con tutta una serie di limiti, sono teorie binarie = a sistema binario in cui si mettono in contrapposizione due elementi geografici: terra e mare → teorie:
- Heartland (Mackinder)
- Seapower (Mahan e Corbett)
- Rimland (Spykman)
- La scuola tedesca e Geopolitik
Friedrich Ratzel (1844-1904)
Studia farmacia e zoologia (affascinato dalle nuove discipline), ottiene la cattedra di geografia politica a Monaco e Lipsia. La geografia politica è importante per la nuova Germania unita, Berlino insiste per dimostrare che l'impero tedesco è una potenza.
È un autore di mezzo tra geopolitica e geografia politica, ma è il primo rappresentante della scuola tedesca di geopolitica. Dibattito sul posto della Germania nel mondo che ha contribuito alle 2 guerre mondiali. La Germania nasce ricca e potente ma circondata da tanti stati. Secondo lui la Germania deve avere un’espansione coloniale, per acquisire uno spazio, ossessione della scuola tedesca.
Lui è il più grande rappresentante del determinismo geografico, perché lo stato, come tutti gli organismi viventi, ha bisogno di spazio → concetto di spazio vitale. La Germania ha 3 caratteristiche:
- Nazione in ritardo
- Geograficamente svantaggiata, percezione di assedio claustrofobico, non è naturalmente difesa, deve lottare per lo spazio perché ci sono i francesi a ovest e gli slavi a est.
- La nazione della scienza e della tecnica, primazia della Germania in questo campo, l'esercito si unifica tardi ma è potente ed efficiente, le università sono di prim’ordine; infatti, è l’unica che minaccia la supremazia britannica.
Lo stato ha un ciclo di vita, è un modo di essere vivente ed è legato al suolo, deve radicarsi nello spazio, perché può anche morire. La Germania è in competizione e rischia di avere vita breve, quindi è importante lo spazio vitale.
Ratzel crea 7 leggi universali di espansione dello stato, che non sono oggettive, sono proiezioni di potere, ma lui vuole dare una veste scientifica e rivestire la propria narrativa aggressiva. Lui vuole convincere il potere, la popolazione, l’esercito che la Germania ha bisogno di una crescita, ciò ne aumenta l’aggressività. Lui riveste scientificamente questo discorso dicendo che queste sono leggi universali.
Più avanti verrà fortemente criticato, perché le leggi sono “il catechismo degli imperialismi”, una giustificazione dell’aggressività:
- L’estensione degli stati aumenta con l'estensione della loro cultura. Siccome è la nazione della scienza è necessario che si allarghi.
- La crescita spaziale degli stati si accompagna a varie altre manifestazioni del loro sviluppo. Uno stato in salute si espande, la frontiera è come un organo del corpo, ma non è fissa ma cresce. “Non mi espando per aggressività, mi espando perché sono forte e culturalmente avanzato”, periodo della missione civilizzatrice per giustificare l’aggressività imperialista.
- Gli stati si espandono assimilando e assorbendo le unità politiche meno importanti.
- La frontiera è un organo posto alla periferia dello stato e la sua posizione materializza la crescita e la forza di uno stato: più lo stato è grande e più è forte e in salute. In geopolitica le dimensioni contano, grande è bello. La Russia dimostra che non è vero.
- Nella sua espansione spaziale lo stato assorbe i territori strategicamente più importanti. Attraverso i fiumi navigabili puoi portare avanti l’espansione, i chokepoints, che se li conquisti soffochi il nemico.
- Proviene dall’esterno il primo impulso che spinge lo stato a espandersi in quanto fortemente attirato dalle civiltà inferiori; l’impulso dell’aggressione viene dalla debolezza (imperialismo).
- La tendenza generale verso l’espansione e l’assimilazione dei più deboli moltiplica le appropriazioni di territori dando vita a un processo che si autoalimenta. Legge storicamente provata falsa, questo processo di forti che mangiano i deboli si autoalimenta, quindi porterà a stati più forti e grandi.
Queste leggi sono il Vangelo dell’imperialismo perché giustificano l’aggressore, incolpando la vittima. Queste leggi sono una giustificazione intellettuale per nascondere la nuova aggressività tedesca. Con la Prima Guerra mondiale la Germania entra sull’onda di questo sentimento di aggressività, per espandersi a spese dei nemici, andando però incontro alla sconfitta e all’umiliazione, forte critica alle teorie di Ratzel.
Alfred T. Mahan (1840-1914)
Un ammiraglio della marina statunitense (1840-1914). Scrive “The influence of Seapower upon history” (1890) e tantissimi altri volumi tradotti in italiano dalla marina militare italiana. In questi volumi lui mischia le tecniche di comando militare alle visioni geopolitiche. Il suo pensiero geopolitico è sparso nelle pagine, e non usa mai il termine “geopolitica”, si concentra sugli aspetti più permanenti nella storia.
È il perfetto rappresentante della geopolitica classica, perché si propone come uno studioso, ma in realtà non è neutrale, è parte del sistema di potere, è un uomo che ha un’agenda politica e la porta avanti attraverso i suoi scritti. Gli indiani d’America vanno chiusi nelle riserve perché sono d’ostacolo alla crescita degli USA.
Vuole che gli USA siano una grande potenza internazionale e che facciano parte del gioco con le potenze europee, vuole che abbiano una grande potenza militare e la sappiano usare. L’isolazionismo fa sì che gli USA siano considerati protetti da 2 oceani e quindi non devono guardare alla guerra tra gli Europei.
Nell’800 dopo la guerra di secessione c’è una corrente che non vuole grandi spese militari, la marina militare costa troppo ed è lunga da costruire. Nella parte politica di Washington c’è una resistenza a investire a livello militare, perché spendere tanto per costruire una flotta quando ci sono già due oceani a proteggere gli USA?
Mahan convince non solo gli americani ma anche buona parte dei paesi sul fatto che sia indispensabile investire nella marina militare. Gli USA sono una potenza Neomahaniana, hanno in ogni area sensibile una flotta aero-navale, hanno il 50% delle porte aeree mondiali. Il suo pensiero è ancora attuale, infatti la potenza navale è costruita attorno le porte aeree.
Quando scatta una grave crisi internazionale, gli USA mandano una seconda flotta, quando il pericolo di una guerra è vicinissimo si manda una terza flotta. Mahan dice che l’oceano, che noi dividiamo in Atlantico, Pacifico, Indiano etc., è un’unica grande strada, via di comunicazione. C’è un solo oceano, puoi girare tutti gli oceani senza interruzione.
Ma alcune vie di comunicazione hanno maggiore importanza rispetto alle altre, perché sono le vie da cui passano le merci e garantiscono i commerci. Il Mediterraneo è l’1% dell’acqua mondiale su cui passa il 15% dei commerci internazionali; controllare Suez e Gibilterra ha una grande importanza.
In un’unica strada ci sono punti più importanti, quindi:
- Vi è la superiorità degli oceani rispetto alle vie terrestri
- Necessità
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