UniBg SCO fondamenti di teatro e spettacolo
Fondamenti di teatro spettacolo. A.A. 2021-22.
Informazioni generali
Che cos’è “teatro”?
“Teatro” è la relazione diretta, viva, fra attori e spettatori. Senza questa relazione non si ha teatro. Vedere una registrazione di una rappresentazione teatrale non è teatro, perché manca la relazione diretta.
Ci sono alcune parole chiave, di cui è necessario conoscere il significato preciso e la derivazione etimologica:
- Teatro: proviene dal latino theatrum, che a sua volta deriva dal greco theatron, formata dal verbo theastai, che significa guardare. Si fonda quindi sullo sguardo, ma non si riferisce al luogo fisico della rappresentazione, bensì al gruppo di spettatori la cui attività era quella di essere osservatori.
- Rappresentare: deriva dal latino representare, cioè il rendere visibile, percepibile, la realtà mediante la rappresentazione, cioè mediante strumenti diversi da quelli della realtà stessa, come la pittura, la scultura. In altri ambiti rappresentare significa simboleggiare, farsi portavoce di qualcosa o qualcuno (es. avvocato). Più avanti la parola assume il significato teatrale di portare in scena un’opera teatrale. In filosofia è un’operazione conoscitiva in base alla quale un oggetto risulta più o meno presente alla conoscenza dell’individuo.
- Attore: viene dal latino, in particolare da un sostantivo molto simile che è “attore”, il quale proviene da un verbo “agiere” che significa “fare” quindi al suo interno ha “colui che fa”. Solo con il Diciannovesimo secolo daremo il significato di attore come colui che interpreta una parte in uno spettacolo.
- Recitare: parola tipicamente italiana, è una parola composta perché ha un suffisso “re” al verbo “citare”, quindi assume il significato di “citare nuovamente qualcosa” facendolo a memoria e vocalmente, ad alta voce. Recitare significa rifare l’appello a memoria e ad alta voce. Il recitante è colui che recita, colui a cui viene affidata una parte. Recitare in altre lingue:
- Play/Act/perform (inglese).
- Spiel (tedesco) Appunti di E. Parzani Pag. 1.
- –UniBg SCO Fondamenti di teatro e spettacolo.
- Jouer (francese).
- Igrat’ (russo).
- Actuar/Jugar (spagnolo) che, dal latino “Iocum”.
In comune hanno che significano tutte giocare e suonare, gioco indica un gioco di parole, una facezia verbale che verrà poi sostituita dalla parola “Ludum”. Noi usiamo la parola giocare italiana solo unitamente alla parola ruolo/parte, solo in senso metaforico. Quando invece parliamo propriamente del teatro utilizziamo la parola “recitare”, che non ha un corrispettivo nelle altre lingue.
- Dramma: non ha alla sua origine un significato funesto o doloroso come noi siamo abituati ad attribuire a questa parola. Proviene da “drama” la quale significa “azione”. Proviene dal verbo “drao” che significa “fare/agire”. La parola dramma è utilizzata in ambito teatrale per indicare la vicenda, l’intreccio che viene realizzato.
- Imitare: viene dal latino “imitare” e a sua volta dal significato che conosciamo “fare come altri”, proviene dal verbo greco “mimeisthai” come corrispettivo. Questo verbo greco, che appunto significa imitare, ha un significato proprio che da Aristotele è utilizzato per definire la realtà o la natura. La parola imitare nel tempo può assumere significato negativo, imitare diventa sinonimo di “contraffare” “falsificare un oggetto”. C’è una correlazione non etimologica con un altro verbo importante per il teatro, la parola fingere.
- Fingere: viene da un eguale verbo latino “fingere” e etimologicamente questa parola ha la sua radice in una parola greca, “thig”, che ha un significato secondario, cioè “plasmare/dare forma”, “figura” e metaforicamente anche “immaginare”. Infatti la parola latina “fingere” significa forgiare, dare una forma compiuta di qualcosa che compiuto non è. Attenzione perché significa anche “immaginare”, ne abbiamo un esempio importante con Leopardi, nella poesia “L’Infinito”: ad un certo punto il poeta si trova dietro la famosa siepe e lui dice “nel pensiero mi fingo”. Qui dice letteralmente “mi immagino”, forgia qualcosa che non vede nella sua mente. Fingere ha anche un corrispettivo negativo che possiamo spiegare con la parola “Simulare”. (Dimostrare ad arte quel che non è). Da un certo momento gli attori vengono considerati dei fingitori (in senso negativo), dei soggetti riprovevoli, che danno a vedere ciò che non è. Una parola greca volgerà nel tempo lo stesso significato negativo, la parola “Hypokrites” designava l’attore. L’Hypokrites era colui che calcava le scene e in greco significava “colui che risponde”, era uno che veniva chiamato in causa e rispondeva ad una interlocuzione.
Queste parole che sono collegate all’universo del teatro possono assumere nel tempo un significato negativo. Il teatro è un mondo di mezzo, la realtà dello spettatore e la realtà della scena si compenetrano attraverso una relazione viva, ma sono comunque due mondi. Il mondo del teatro è considerato un mondo tangente la realtà, difficile da decifrare e che abbastanza precocemente ha assunto un significato dispregiativo, un mondo di mezzo che non è né la realtà né l’aldilà.
Appunti di E. Parzani Pag. 2.
–UniBg SCO Fondamenti di teatro e spettacolo.
- Spettacolo: parola di origine latina “spectaculum” che arriva dal verbo “spectare” - “osservare”. La parola spettacolo diventerà a sua volta una parola che significherà “rappresentazione scenica”.
Noi chiamiamo spettacolo, ad esempio, i fuochi d’artificio. È spettacolo tutto quello che appartiene a qualcosa di materiale e non vivente (come nel caso del teatro con l’attore). Il teatro, così come lo spettacolo, è qualcosa di effimero, vivo e in quanto tale è per sua stessa natura destinato a consumarsi nel tempo e nello spazio in cui avviene l’azione. L’azione teatrale non sopravvive all’attore, né allo spettatore, né all’eventuale drammaturgo, ma si consuma nel tempo della sua celebrazione.
Se il teatro è effimero come facciamo noi a costruirne una storia? La storia teatrale non è un processo evolutivo classico. Noi ci troviamo di fronte ad una forma artistica, comunicativa assolutamente priva di tempo. Possiamo quindi realizzare una ricostruzione storica di ciò che è accaduto nel teatro nel corso nel tempo solo attraverso di quello che è rimasto. Cosa rimane? Il teatro inteso come edificio, la scenografia...
Nella prima fase della tradizione greca ciò che si considerava prioritario era il testo drammatico (la composizione poetica fatta dall’autore), nel tempo il testo letterario assume il significato di falsa riga di teatro o della rappresentazione. Ciò che fa da fondamento alla rappresentazione scenica è l’attore in sé e con lui le sue capacità fisiche, verbali e vocali.
La nostra tendenza è quella di fare una ricostruzione della storia del teatro attraverso dei documenti che sono sempre parziali, come le maschere, i documenti indiretti (fenomeni generali o relativi a un dato spettacolo).
Appunti di E. Parzani Pag. 3.
–UniBg SCO Fondamenti di teatro e spettacolo.
Il teatro greco – le origini delle rappresentazioni teatrali: la tragedia
Le prime forme teatrali conosciute risalgono alla Grecia del V secolo, ad Atene. Si sa che queste forme teatrali erano già mature, con edifici teatrali e testi drammatici o commedie.
Vengono fornite due fondamentali ipotesi di origine per la tragedia:
- Erodoto: nelle sue storie fornisce un’origine ai testi tragici, la attribuisce ai Tragikoi Choroi, cioè dei riti legati al dio Dioniso (onnipresente nel teatro greco, tanto che il suo altare sacrificale era dentro al teatro). I Tragikoi Choroi erano una forma corale e poetica, chiamata “Ditirambo”. Erano dei canti su soggetti mitologici e religiosi che riguardano la storia della religiosità greca, venivano eseguiti da un certo numero di coreuti (membri del coro) che cantavano e ballavano in cerchio.
- Secondo la testimonianza fornita da Erodoto questi cori ditirambici erano cori di capri, un canto che si affida a delle figure che esprimo la ferinità (un canto ferino, che ricalcava le caratteristiche di belve, animali selvatici). Nella parola “Tragoidia”, cioè “tragedia”, vi è infatti la radice “tragos” seguita da “oide”, che significa “canto del capro”. Per Erodoto quindi si ha una dimensione quasi sacra del capro, al punto che effettivamente si sacrificava al dio Dioniso un caprone sull’altare.
- La tragedia vede una relazione molto stretta tra capri e satiri, che sono figure mezze umane e mezze caprine, che appartengono al corteo dionisiaco. Le danze dei satiri (su temi eroici) sono infatti documentate figurativamente (con fonti e documenti indiretti). Questi coreuti caprini erano dei coreuti danzanti e mascherati, quindi non si esprimevano direttamente, attraverso il loro volto, ma con una maschera, che sarà un elemento molto importante nella scena greca.
- Aristotele: viene prospettata nella seconda metà del IV secolo a.C. nella Poetica, in cui Aristotele tratta l’argomento della tragedia e ne fornisce le caratteristiche, che non assumono un valore normativo, ma furono comunque derivate da un modello tipico di tragedia, individuato da Aristotele analizzando le opere di Sofocle. Nella Poetica Aristotele parla dei ditirambi come se fossero canti con una dimensione spettacolare (quindi rivolta allo sguardo) e con andamento circolare. Da questo coro si stacca una figura, l’Exarchon, una sorta di solista che canta una monodìa sulle gesta dell’eroe.
- Dal momento in cui questo personaggio si stacca dal coro si favorisce un passaggio dalla dimensione narrativa del ditirambo a una dimensione drammatica dell’Exarchon. Un singolo individuo assume i panni di un personaggio e lo mette in azione, cioè lo fa proprio e lo drammatizza. Il coro diventa l’interlocutore dell’Exarchon.
Appunti di E. Parzani Pag. 4.
–UniBg SCO Fondamenti di teatro e spettacolo.
La poetica di Aristotele
La poetica di Aristotele fornisce anche altri elementi: la tragedia riguarda gli eroi e ha un andamento che verte verso una conclusione funesta, che spesso ha a che fare con la morte dei personaggi principali. Inoltre deve seguire alcuni principi fondamentali:
- Mimesi: è la parola greca per dire imitazione. L’artista compie un percorso di scrittura parallelo a quello della realtà naturale, che deve essere condotto però verso la realizzazione di forme ideali all’interno del dramma, ciò che si apprende dalla tragedia è l’idealizzazione di ciò che la natura e la realtà offrono imperfettamente. La mimesi è la verosimiglianza.
- Unità di azione: il dramma deve essere unitario, non ci può essere un insieme di intrecci, di trame.
- Suddivisione in generi diversi: secondo i greci il più importante è la tragedia, vi è poi la commedia e la satira. In quest’ultima si trattano le vicende che legano i satiri al mondo delle figure mitologiche delle ninfe. Questi tre generi devono essere distinti, non vi possono essere elementi di uno nell’altro.
- Lo spettatore: Aristotele usa il termine medico “catarsi” (purificazione morale), che avviene nello spettatore attraverso i sentimenti di terrore e di pietà, che devono essere suscitato dall’opera, dalla tragedia.
Il teatro greco
Il teatro oggi si lega all’economia e all’ambito commerciale, è aperto a chiunque, assume una finalità sociale diversa e si colloca nell’ambito del tempo libero. In Grecia era invece strettamente connesso ai riti religiosi, si svolgeva come una competizione che si svolgeva nel sistema festivo delle “Grandi Dionisie”, cioè le festività annuali in onore di Dioniso che si svolgevano in primavera nell’Atene del V secolo. Durante queste festività si svolgeva in particolare l’attività delle tragedie. All’interno delle grandi dionisie si verificava infatti un agone drammatico, cioè una competizione di tragedia nella quale si sfidavano tre drammaturghi, fra i quali si sarebbe scelto il vincitore.
Ogni drammaturgo doveva rappresentare una trilogia di tragedie, legate fra loro, che doveva chiudersi con una quarta rappresentazione: un dramma satiresco. Di quest’ultimo oggi ne giunge solo uno, attribuito ad Euripide. Allo stesso modo giunge una sola trilogia, di Eschilo, l’Orestea.
La rappresentazione durava tutta la giornata, poteva parteciparvi chiunque di ognuna delle 10 tribù ateniesi, e l’organizzazione era affidata a un ricco benefattore che ne avrebbe tratto onore, chiamato Corego.
La tragedia era scritta in dialetto attico, strutturata su un trimetro giambico (verso semplice, vicino al verso sciolto o al parlato quotidiano).
I tre tragediografi di cui giunge notizia sono Eschilo (il più anziano), Sofocle (ne parla Aristotele, anche a proposito dell’Edipo re) ed Euripide (il più giovane).
La fondamentale differenza fra i tre si ritrova nei temi narrati e nel coro: in Eschilo è importantissimo, è un interlocutore del personaggio, in Sofocle è più contenuto, è una rappresentazione della collettività, ed in Euripide il coro non interferisce, è più un testimone casuale.
Appunti di E. Parzani Pag. 5.
–UniBg SCO Fondamenti di teatro e spettacolo.
Eschilo, inoltre, compie un ulteriore passo: aggiunge un secondo attore, moltiplicando così le possibilità narrative. Sofocle aggiunge anche il terzo attore.
Eschilo
Fu il primo a dare all'arte drammatica una forma specifica, separandola dal canto, dalle danze e dalla narrazione epica. Per questo motivo è considerato il padre della drammaturgia greca e, di conseguenza, del teatro occidentale.
Le sue tragedie trattano di personaggi nobili e di tematiche fondamentali nella vita dell'uomo, in uno stile poetico elevato, in cui il coro svolge una funzione molto importante, ossia l'espressione dei temi essenziali attorno ai quali ruota la tragedia. Prima la tragedia era recitata da un solo attore, che coincideva con l'autore e interagiva con il coro; Eschilo aggiunse un secondo attore, creando i presupposti per uno sviluppo drammatico dell'azione attraverso il dialogo, e ridusse il numero dei coreuti. Le sue tre tragedie, che compongono l'unica trilogia del teatro greco giunta fino a noi (la trilogia dell'Orestea), sono ispirate al mito degli Atridi: Agamennone, Le Coefore, Le Eumenidi.
Sofocle
Perfezionò la tecnica drammatica inventata da Eschilo, ma si distinse per il maggior approfondimento del carattere dei personaggi, la sua attenzione verso l'individuo e la catastrofe finale che caratterizza l'azione. Introdusse il terzo attore, permettendo una maggiore possibilità di interazioni fra i personaggi, e preferì rielaborare il mito in singole tragedie piuttosto che inserirlo nelle trilogie tradizionali. Gli eroi delle sue tragedie lottano strenuamente contro il destino individuale. Tra le sue opere vi sono: Edipo Re (la tragedia della conoscenza) e Antigone.
Euripide
È considerato il più moderno per via del suo atteggiamento scettico nei confronti delle divinità e per la maggiore umanità e verosimiglianza psicologica dei personaggi, in particolare quelli femminili. I suoi personaggi sono dunque più vicini alle persone reali e questo abbassamento del livello della tragedia era considerato disdicevole. Le sue opere furono criticate anche per altri motivi: la debolezza dell'intreccio, il drastico ridimensionamento del ruolo del coro (ha una funzione testimoniale, è impotente), ma soprattutto il ritratto degli dei come personaggi simili agli uomini nelle loro debolezze.
I personaggi di Euripide, soprattutto quelli femminili, hanno una psicologia complessa e tormentata. Tra le sue opere vi sono: Medea, Ippolito, Le baccanti, Le troiane. Euripide accentua gli elementi spettacolari e affida spesso la risoluzione dei conflitti all'intervento degli dei, che però sono entità lontane dal mondo degli uomini. La musica acquista sempre più peso e ha la funzione di sottolineare il pathos. Il coro tende a perdere la sua funzione originaria, poiché i suoi interventi non sono più connessi all'azione drammatica ma diviene un elemento spettacolare.
Appunti di E. Parzani Pag. 6.
–UniBg SCO Fondamenti di teatro e spettacolo.
Com’era organizzata l’opera drammatica?
Per quanto riguarda l’organizzazione lavorativa dell’opera, in primis c’era il drammaturgo, lo scrittore dell’opera teatrale, che rivestita spesso anche il ruolo di primo attore, di protagonista, che aveva sotto di sé gli altri attori: il Deuteragonista e il Tritagonista.
Un cambiamento si ha all’inizio del IV secolo, quando si iniziò a recuperare le opere già rappresentate per ripresentarle in altre città greche, fuori da Atene. Ciò favorì l’aumento dell’importanza sociale de
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Fondamenti di teatro e spettacolo - Appunti
-
Appunti Fondamenti del Teatro
-
Appunti Storia del teatro e dello spettacolo
-
Appunti esami Storia del Teatro e dello spettacolo