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Storia del teatro e dello spettacolo

Origine del teatro - Nascita della regia

Per anni lo spettacolo è stato fatto senza la figura del regista. La nascita della regia porta a una rivoluzione copernicana, ha spostato gli assi e la struttura del fare teatro. Bisogna fare ricorso a più fonti attendibili possibili.

Fonti per lo studio del teatro

Fonti dirette

Documenti figurativi e testuali, oggetti, costumi di scena, recensioni, foto di scena, direttamente riferibili a uno spettacolo e contemporanei ad esso.

Fonti indirette

Documenti non direttamente riferibili allo svolgimento di uno spettacolo (profili, memorie di attori, trattati di recitazione, foto di posa).

Tipologie di fonti

  • Iconografiche: Dipinti, incisioni, bozzetti, fotografie, disegni. Altre fonti iconografiche importanti sono le incisioni. Danno una trama su quello che succede a teatro e per fare pubblicità. Decorazione, pittura vascolare (sui vasi). Fonti archeologiche, edifici (teatro di Epidauro IV secolo a.C., teatro Olimpico di Venezia, 1585).
  • Scritte: Testi drammatici, copioni, sceneggiature, diari, soggetti, contratti, cronache, memorie, lettere, locandine, programmi di sala, recensioni, interviste, atti notarili e di polizia, manuali di recitazione e di regia.
  • Materiali: Oggetti e costumi di scena.
  • Monumento: Luoghi teatrali, teatri.
  • Audio e video: Registrazioni, riprese televisive, interviste.

La poetica di Aristotele

Capitolo 1

Aristotele descrive quali sono le arti che appartengono alla poetica, ci parla della finalità per cui scrive e come si fa a scrivere bene. Cos’è l’arte della poesia. Elenca i generi della poesia: epica, poesia tragica, composizione di entrambi, auletico e citaristico (composizioni musicali). Le definisce imitazione. La differenza sta in cosa si imita, con cosa si imita (i mezzi) e i modi con cui si imita. L’imitazione sta nel ritmo, nelle parole e nella musica. Possono essere usati nello stesso momento tutti insieme o separati. La commedia e la tragedia non differiscono tra loro per i modi, ma solo per gli oggetti.

Capitolo 2

Poesia è imitazione. Il poeta fa un’operazione di imitazione, imita persone in azione. Il teatro deve riprodurre delle azioni sceniche. Nasce il conflitto attore-regista. L’origine del teatro nasce quando c’è un dialogo. Le persone in azione possono essere virtuose (tragedia) o viziose (commedia). La tragedia imita persone che sono migliori di noi (eroi o re), la commedia imita persone peggiori o uguali a noi. L’esempio di virtù è quello a cui guardare, i personaggi della tragedia sono personaggi del mito greco. Conta il modo in cui la tragedia viene raccontata, non conta il contenuto. Deve portare a un impatto emotivo, lo scopo della tragedia è provocare uno shock emotivo che serve per liberarsi da un’oppressione interiore e si può ottenere solo se le persone che si imitano sono migliori di noi. Concatenazione di causa-effetto fondamentale per lo shock emotivo.

Capitolo 3

Distinguere la poesia per il modo di imitare. Si può fare come Omero (epica), raccontare e restare sempre uguale (quindi distinguere epica da teatro - sintomo di crisi), anche incarnare il racconto di qualcun altro. Rispetto all’oggetto si può identificare Sofocle con Omero perché entrambi imitano persone serie. Dramma: imitare persone che agiscono.

Capitolo 4

Imitare le persone è una cosa istintiva nell’uomo, è ciò che distingue l’uomo dall’animale, fin dall’infanzia. È attraverso l’imitazione che l’uomo conosce, strumento di conoscenza e di piacere, aspetto edonistico. Conoscere dà piacere. Tutti gli uomini sono poeti ma alcuni più di altri. Imparare è piacere. Si apprende imitando. Improvvisazione è sinonimo di creazione, la poesia nasce quando questo processo di imitazione porta alla creazione di qualcosa. I più seri imitano le persone serie. Le commedie nascono dalle invettive: prese in giro nei cori. La tragedia nasce dagli inni e dalle encomie (lodi). La componente del pubblico era essenziale. Commedia e tragedia nascono dall’improvvisazione. La commedia dalle processioni falliche, la tragedia dai riti di Dioniso. Sia per la tragedia che per la commedia ci sono dei cori. Due cori che vanno in processione e cantano, differenziandosi e facendo nascere delle battute. Dai cori si ha il dialogo poiché si rispondono fra di loro. Nasce un nucleo dialogico, invece di cantare all’unisono ci si risponde. Meccanismo che vale sia per la tragedia che per la commedia. Dopo molte imitazioni la tragedia trova la sua forma fissa. Eschilo passa da uno a due attori, riduce il coro e rende protagonista la parola (maggiore dialogo). Sofocle aggiunge il terzo attore e decora la scena. Poi, partendo da trame brevi e da un linguaggio scherzoso dovuto alla satira (cori di satira, perché Dioniso è un satiro), la tragedia acquista solennità e da tetrametro (metro ritmato, tipo una marcia) al giambo (più colloquiale). Giambo: tragedia. Esametro: epica.

Capitolo 5

Parla delle tre unità di tempo, luogo e azione. Il luogo non esiste, non ne parla. La commedia utilizza i vizi delle persone ma non per offendere. Quello che la chiesa condanna è l’utilizzo del vizio per fare danno, offendere. Il ridicolo non deve turbare l’animo. Se si offende non si ottiene il senso di piacere. Ci sfugge, invece, l’evoluzione della commedia. Il coro comico viene finanziato più tardi: il che vuol dire non solo essere pagati ma riconosciuti dallo stato (“presi sul serio”). Questo era già successo per la tragedia. L’epica segue la tragedia ma differisce perché è una narrazione e per la durata: la tragedia dura un giorno, l’epica è indeterminata, non c’è durata. Ciò che è tipico dell’epica lo è anche della tragedia, ma non tutto ciò che è caratteristico della tragedia lo è dell’epica.

Capitolo 6

Definizione di tragedia: imitazione di un’azione seria e compiuta, avente una sua grandezza, in un linguaggio condito da ornamenti, separatamente per ciascun elemento nelle sue parti, di persone che agiscono e non tramite una narrazione, che attraverso la pietà e la paura produce la purificazione di questi sentimenti. Ribadisce l’azione. Il linguaggio deve avere ritmo e melodia e possono essere usati insieme o separatamente. Alcuni dicono che Aristotele non spieghi come organizzare uno spettacolo in sé perché è un’esperienza comune, non ne ha necessità, lo dà per scontato e perché l’allestimento scenico non fa parte della poesia, rischia di andare fuori tema. Quando i poeti scrivevano lo facevano in funzione della messa in scena, e nonostante ciò nei testi mancano le direzioni sceniche (forse perché era l’autore stesso a dare indicazioni agli attori). Non ne parla ma per il teatro è fondamentale. La trama è ciò che sistema le azioni. La tragedia ha sei parti: trama, caratteri (ogni personaggio ha un suo carattere), dizione (composizione dei versi), pensiero, spettacolo e musica.

Mezzi

Dizione e musica.

Oggetti imitati

Trama, caratteri e pensiero.

Modo

Spettacolo.

La trama è la più importante perché la tragedia è imitazione di azione e di vita. Conta quello che succede, il personaggio è solo una funzione, uno strumento. Il carattere del personaggio è inutile, la tragedia va avanti anche senza di lui. La tragedia ha maggior fascino con i colpi di scena, cioè il ribaltamento di una situazione. In generale le tragedie iniziano bene e finiscono male (felicità -> infelicità). Di solito il colpo di scena (passaggio dalla felicità all’infelicità) avviene con l’agnizione (riconoscimento).

Capitolo 7

La sistemazione degli eventi è la trama. Ci deve essere un inizio, una parte mediana dove si sviluppa una trama e una conclusione. Gli atti sono cinque. Le parti della tragedia non coincidono con le parti della trama. La tragedia è un’opera chiusa. Ci deve essere uno scaturire di conseguenze. Ciò che avviene deve essere necessariamente scatenato dai suoi presupposti, deve essere tutto concatenato. L’abilità del poeta è nel modo di raccontare una storia. Nel prologo si sintetizzano gli antefatti, in modo da inserire l’inizio di un contesto. Rapporto di causa-effetto. La grandezza permette all’azione raccontata di compiere un passaggio (dalla fortuna alla sfortuna o viceversa); tutto ciò produce la catarsi anche attraverso il colpo di scena.

Capitolo 8

La trama deve essere costruita in modo serrato, tale che se togliamo qualcosa tutto perde un senso, crolla tutto.

Capitolo 9

Differenza tra vero e verosimile. Non importa che il tragediografo racconti di fatti veramente accaduti, quello che conta è che sia verosimile. Verosimile: di portata universale. Non deve prendere storie già accadute, ma costruire storie che abbiano la potenzialità dell’accaduto. Si può scrivere in versi o in prosa contemporaneamente. Lo storico parla di persone già esistenti, guarda al particolare, mentre il poeta guarda l’universale. La commedia punta a mettere in ridicolo i vizi, sia il commediografo che il tragediografo guardano ai vizi in generale e alle virtù, il satiro invece prende di mira una persona in particolare. La commedia si concentra sui vizi, inventando i personaggi. La tragedia invece attinge dai miti, personaggi che già esistono. Per ciò che riguarda i personaggi differiscono però e guardano all’universale. Il poeta tragico costruisce trame. Poeta in quanto imita, anche se imita cose che già esistono. Compone azione secondo verosimiglianza e necessità.

Prologo, 1° episodio, parte cantata dal coro, 2° episodio… fino al 5° episodio. Gli episodi sono parti della tragedia che vengono messi fra le parti cantate dal coro. Gli attori spesso sconvolgono la costruzione della trama. Quando c’era solo un attore ciò non avveniva. Un intervento esterno può sconvolgere la trama. Le tragedie vengono scritte per la rappresentazione.

Capitolo 10

Il cambio da fortuna a sfortuna o viceversa può avvenire o senza colpi di scena (trama semplice) o con colpi di scena e riconoscimenti (trama complessa).

Capitolo 11

Il colpo di scena è il rovesciamento dei fatti. Il riconoscimento è un mutamento. Il riconoscimento dà maggior consapevolezza nel protagonista. Dopo il rovesciamento c’è la sciagura, cambia la sorte del personaggio e si va verso la sorte tragica. Non basta che ci sia un buon colpo di scena, ci deve essere un cambiamento di sorte di un determinato personaggio, la catarsi scatta se c’è una sorta di immedesimazione nel personaggio. Il personaggio deve essere migliore di noi, il colpo di scena così è più grande. Deve essere un colpevole senza intenzione.

Capitolo 12

  • Prologo: Precede l’entrata del coro. Arrivano uno o più personaggi che narrano una trama che introduce lo spettatore alla tragedia.
  • Parodo: Ingresso del coro, entra a passo di marcia e si posiziona vicino all’orchestra.
  • Episodio: Abbiamo il primo atto della tragedia. Finito si ha lo stasimo che spetta al coro.
  • Stasimo: Riguarda il coro, parti cantate e danzate.
  • Esodo: Parte in cui il coro esce dalla scena, dalla fine del quinto episodio. Con l’esodo finisce lo spettacolo.

I canti corali si dividono in: Parodo e Stasimo. Il coro può anche intervenire in determinate situazioni durante gli episodi, questi sono momenti di enfatizzazione della tragedia e si chiamano Commoì, Commos: elemento di interazione coro-attore; nel momento del colpo di scena possono intervenire i cori per dare maggior pathos. I canti della scena sono invece i canti dell’attore in scena, una sorta di recitativi dell’opera lirica. Esisteva un flautista che entrava nell’orchestra.

Capitolo 13

Il meccanismo di immedesimazione non si crea se il personaggio è positivo, sarebbe un’ingiustizia. Se viene colpito da disgrazia un personaggio virtuoso non si crea il meccanismo di immedesimazione. Se un personaggio passa dalla fortuna alla sfortuna si crea un sentimento di ingiustizia. La pietà si prova quando osserviamo le vicende di qualcuno che soffre immeritatamente, per l’innocente. La paura si ha per i propri simili, quando succede qualcosa a qualcuno a noi affine.

Capitolo 14

Aristotele si disinteressa dello spettacolo. La catarsi si produce attraverso lo spettacolo o dal sistema degli eventi (trama). Se la trama non è buona la catarsi scatta per lo spettacolo. La trama deve essere composta in modo che anche senza lo spettacolo ci sia l’ascolto, senza la visione. Una trama non buona può funzionare lo stesso grazie alla sua rappresentazione. Autonomia di arti che poi concorrono per produrre la catarsi. Aristotele ha paura che per scatenare la catarsi gli attori possano esagerare e provocare terrore. Come si devono scegliere i rapporti tra i personaggi? I personaggi nella tragedia se sono nemici già in precedenza non ci si stupisce se entrano in conflitto. Se non hanno nessun rapporto non è interessante mostrare qualcosa in scena. I personaggi non possono essere né estranei né nemici, si devono conoscere. Si deve costruire un montaggio serrato che sia serrato e che scaturisca da una necessità.

Capitolo 15

Uso spettacolare di una macchina scenica. Serviva per le apparizioni divine. Assomiglia ad una sorta di gru, al quale veniva legato l’attore e calato dall’altro. Poteva rappresentare l’intervento di una divinità. Ad Aristotele l’uso della macchina scenica non piace perché è un elemento esterno alla trama. Altra macchina utilizzata durante le tragedie si chiamava Eppikkema, che serviva per portare in scena i morti.

Organizzazione

Organizzatore degli spettacoli era lo stato. Gli autori partecipavano a un concorso: un collegio di giudici stabiliva una graduatoria e assegnava i premi. Committente e destinatario era la comunità dei cittadini. Il pubblico si disponeva per tribù. Atene aveva 10 tribù, ogni tribù aveva il suo settore. C’erano anche gli stranieri residenti ad Atene. Le commedie avevano uno spazio più ampio. Gare drammatiche. Venivano assegnati dei premi dalla giuria. Si estraeva un nominativo per ogni tribù.

Fonti per la storia del teatro greco

  • Opere teatrali: Ne sono pervenute 32 (7 di Eschilo, 7 di Sofocle, 18 di Euripide) oltre a migliaia di “frammenti”. Sono ipotizzabili interpolazioni fatte da attori. Sono prive di didascalie.
  • Resti di teatri antichi: Le strutture dei teatri del V secolo erano per la maggior parte lignee e non si sono conservate. Numerose nei teatri rimasti le stratificazioni dei secoli successivi (cfr. Teatro di Dioniso ad Atene).
  • Scrittori antichi: Aristotele, La poetica, 330 circa a.C. Vitruvio, De Architectura (V libro), fine del I secolo a.C. Tentativo di una ricostruzione degli edifici teatrali greci. Giulio Polluce, Onomatikon, II secolo d.C. Descrizione dei costumi e delle maschere.
  • Monumenti: Vasi, sculture, statuette, e altre opere d’arte aventi come oggetto il teatro o elementi di esso. Difficoltà di datazione. Raffigurazione “dal reale” o di “immaginazione”?

Lezione 5

L’età d’oro del teatro dell’antica Grecia è il V secolo. Aristotele scrive più tardi, intorno al 330 a.C., dopo il periodo d’oro, è fonte indiretta ma la principale. Siamo in età ellenistica; Aristotele insegna ai suoi allievi qual è il buon modo di scrivere tragedia. Intento educativo, didascalico. Nello stesso periodo c’è Licurgo che cerca di raccogliere tutti i testi più importanti, vuole creare una copia delle edizioni di Eschilo, Sofocle e Euripide. Nei tempi aurei della tragedia greca autore e attore coincidevano. Con il tempo la figura dell’autore si stacca da quella dell’attore e tenderà a rispettare meno il testo, tentando di aggiustarlo. Siamo in un momento di crisi. Nella cultura greca il teatro è strettamente legato alla religione; ai riti religiosi che hanno i loro canoni specifici. Eschilo (525 a.C.-456 a.C.); Sofocle (496 a.C.- 406 a.C.); Euripide (485 a.C.-406 a.C.). Aristotele scrive quando i principali tragediografi sono ormai morti. Le tragedie che ci sono arrivate complete sono 32: 7 di Eschilo, 7 di Sofocle e 18 di Euripide. Ogni anno venivano prodotte 9 tragedie, c’era un festival tra febbraio e marzo. Si configurava come un festival in concomitanza con i riti religiosi di Dioniso. Periodo in cui non c’erano guerre, venivano perciò anche molti stranieri. Si faceva una gara, si presentavano degli inediti. Tre poeti presentavano tre tragedie più una commedia. Si sanno le trame ma non come sono state rappresentate, non ci sono didascalie, manca anche la musica. Sappiamo però che l’elemento musicale era molto importante. Non sono pervenuti nemmeno i costumi, solo alcune pitture vascolari. Le strutture dei teatri del V secolo erano per la maggior parte lignee e non si sono conservate. Numerose nei teatri rimasti le stratificazioni dei secoli successivi (cfr. Teatro di Dioniso ad Atene).

La base storica della tradizione teatrale dell’Occidente è localizzabile nelle rappresentazioni tragiche e comiche che ci appaiono, in forma già matura, nel V secolo a.C. in Grecia, ad Atene. La tragedia nascerebbe non direttamente dal ditirambo (canto lirico corale), ma dagli exarchontes, cioè dalla loro narrazione - certo riferita alle gesta di un eroe mitico - più o meno improvvisata, e inframezzata dai canti e dalle danze del coro. L’exarchon cioè verrebbe distaccandosi dal coro, che finirà per incarnare un personaggio anziché narrarne le imprese.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

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