Economia e Gestione delle Imprese
La varietà delle imprese
In un contesto di business ogni impresa differisce dalle altre. Per esempio Conad e
Coop sono due supermercati, ma nel primo caso si parla di consorzio nazionale tra
imprenditori che hanno quote associative, mentre la seconda è una cooperativa di
soci che pagano una quota sociale permettendo la diffusione di vari punti vendita a
prezzi bassi.
Tuttavia non è così da sempre; infatti secondo il paradigma microeconomico
neoclassico esiste un unico modello efficiente ed efficace (“one best way”) all’interno
di un contesto competitivo. Non è ammessa alcuna differenza dimensionale,
organizzativa e strategica e se ci sono costano l’espulsione dal mercato.
In realtà è proprio la diversità che genera una dinamica nel contesto competitivo
fatto di distribuzioni e innovazioni creatrici e l’obiettivo delle imprese è quello di
creare qualcosa di diverso dalle altre per generare profitto. Tale diversità è
riconoscibile sul piano empirico in base alle strategie delle imprese, riflettendo una
varietà strutturale riconducibile a due categorie teoriche: fattori esogeni e fattori
endogeni. I primi fanno riferimento al contesto esterno (l’ambiente in cui nasce
un'impresa ha un forte impatto sull’andamento della stessa), mentre i secondi
riguardano le modalità interne relative ai modelli proprietari e di governance e alle
risorse e competenze accumulate nel tempo.
I fattori esogeni distinguono il contesto localizzativo e quello settoriale. Per
contesto localizzativo si intende nazionale e locale; facendo un esempio, un’impresa
che si occupa di tech e si trova in USA, più precisamente nella Silicon Valley è
avvantaggiata proprio per il luogo in cui si trova perché si tratta di un centro globale
per l’alta tecnologia e l’innovazione. Da quanto detto si evince l’importanza del
contesto locale in cui si trova un’impresa, non solo il Paese.
Il contesto settoriale fa riferimento a specifiche caratteristiche strutturali che imprese
dello stesso settore devono avere, nonostante la diversità.
I fattori endogeni distinguono due paradigmi: quello degli assetti proprietari e di
governance e quello di dotazione delle risorse. Il modello di governance (matrice
manageriale, matrice imprenditoriale…) costituisce un elemento di diversità delle
imprese e queste ultime scelgono strategie diverse a seconda delle risorse (materiali
e immateriali) a loro disposizione.
I fattori esogeni e endogeni incidono sui livelli dimensionali delle imprese e sui loro
percorsi strategici e di sviluppo.
Il contesto esogeno
L’impresa non è un soggetto isolato, bensì fa parte di un ecosistema in cui vivono
altri soggetti (come gli stakeholder, cioè portatori di interesse) con i quali si attivano
differenti relazioni e interagiscono tra di loro.
L’ecosistema nazionale non è altro che capitalismo nazionale, cioè un percorso
storico di industrializzazione di un Paese.
L’ecosistema locale è l’area locale in cui si trova un’impresa.
L’ecosistema settoriale comprende varie tipologie di settori che alimentano il
contesto competitivo.
I capitalismi nazionali
Nei Paesi Occidentali la storia ha modellato diversità importanti nelle strutture e nelle
regole di funzionamento dei vari capitalismi nazionali.
Ne distinguiamo quattro: anglosassone (USA e UK), tedesco, francese e italiano.
1. Il Capitalismo Anglosassone
Nel Capitalismo Anglosassone vivono grandi imprese, delle vere e proprie
multinazionali, soprattutto specializzate nel tech.
Possiede le seguenti caratteristiche:
- ruolo della Borsa Valori: la Borsa Valori, tra le quali al primo posto c’è quella
di NYC, assolve a tre funzioni principali che sono il finanziamento con
capitale di rischio delle imprese, il monitoraggio sul loro comportamento e
sulle loro prestazioni, con il conseguente vantaggio di trasparenza e
chiarezza, e il trasferimento della proprietà delle imprese, tutelando gli
azionisti minori e sostituendo proprietà inefficienti con altre efficienti.
La Borsa Valori è un importante strumento per favorire le start up che,
quotandosi presso la stessa, possono accedere a nuove fonti di
finanziamento.
- flessibilità del mercato del lavoro: le imprese sono libere di assumere e
licenziare i propri dipendenti senza particolari oneri e in tempi rapidi. Per
esempio all’interno dei settori high tech gli imprenditori di piccole imprese, pur
non conoscendo l’esito dei loro business e investimenti, assumono dipendenti
qualificati sapendo che esiste la possibilità di licenziarli nel caso di
performance aziendali che non superano le aspettative.
- ruolo della concorrenza: il Capitalismo Anglosassone è stato il primo a
promuovere regole per favorire la concorrenza, limitando gli effetti negativi
della collusione tra le imprese. La prima legislazione antitrust fu varata negli
USA alla fine dell’800, con lo Sherman Act. Inoltre nel mondo Anglosassone,
in particolare negli USA, esiste un tessuto organizzato di associazioni a tutela
dei consumatori. Si parla di consumerismo che non è altro che il potere da
parte dei consumatori di sanzionare le imprese.
- ruolo della R&S militare: per R&S si intende ricerca e sviluppo. La prima
può essere di base/pura (approfondisce un argomento scientifico senza
applicazione) o applicata (si occupa dello scopo volto a soddisfare un
bisogno). Lo sviluppo consente di applicare la ricerca e crea un prodotto.
Si parla di R&S militare perché vengono fatte molte sperimentazioni in questa
materia grazie all’alta spesa militare. Infatti, secondo lo Stockholm
International Peace Research Institute, nel suo YearBook del 2018, gli USA
spendono il 3,1% del PIL nella spesa militare.
2. Il Capitalismo Tedesco
Presenta le seguenti caratteristiche:
- importanza di alcuni settori manifatturieri: sono settori “scale intensive”
(automobilistico, chimico…) in cui operano imprese di grandi dimensioni,
capaci di essere presenti su numerosi mercati internazionali.
- centralità della ricerca scientifica applicata: il Capitalismo Tedesco
persegue strategie di innovazione miranti a valorizzare le proprie competenze
industriali nell’ambito di nuove sfide, quali la chimica “verde” e le energie
rinnovabili.
- rilevanza delle rappresentanze dei lavoratori: nei Consigli di Sorveglianza
delle grandi imprese vi è un certo numero di rappresentanti dei lavoratori e in
questo modo si riduce il conflitto con il datore di lavoro e si innalzano i livelli di
produttività aziendale.
- presenza di banche “miste”: istituti capaci non solo di erogare credito a
favore delle imprese, ma anche di essere loro azionisti. Così facendo si
instaurano relazioni proprietarie di lungo periodo tra banche e imprese,
assecondando processi di investimento da parte di queste ultime con orizzonti
temporali estesi.
3. Il Capitalismo Francese
Ha delle specificità, soprattutto in relazione al ruolo “dirigista” dello Stato. Inoltre è
caratterizzato dalla presenza di grandi imprese in ambito manifatturiero, di servizi
finanziari (banche, assicurazioni) e di distribuzione commerciale alimentare e non.
- ruolo dello Stato nel perseguimento di progetti nazionali di sviluppo
industriale:storicamente lo Stato Francese ha promosso importanti iniziative,
mediante rilevanti investimenti pluriennali, finalizzate a favorire la creazione di
competenze in nuovi campi manifatturieri. Ha instaurato reti di grandi e medie
imprese. Per esempio negli anni ‘60 ha promosso la realizzazione del
Concorde (aereo passeggeri supersonico).
- ruolo dello Stato nell’economia: lo stato è presente nell’economia tramite la
proprietà, anche parziale, di molte imprese, soprattutto in settori come i
trasporti e le comunicazioni.
- ruolo dello Stato nel proteggere gli assetti proprietari nazionali: lo Stato
ha protetto importanti nuclei proprietari tra banche, assicurazioni e imprese
industriali per rendere difficili le “scalate” straniere a specifiche aziende.
4. Il Capitalismo Italiano
Presenta delle peculiarità che lo rendono diverso dagli altri capitalismi nazionali.
- specializzazione manifatturiera nei settori “tradizionali”, quali quello
alimentare, automobilistico, di arredo e di abbigliamento
- dimensione medio-piccola delle imprese: circa il 95% delle imprese
impiega meno di 10 addetti. Tuttavia ci sono grandi imprese in Italia, ma
principalmente pubbliche (ENEL, Poste…).
- soggetto proprietario delle imprese concentrato e riconducibile ad un
nucleo familiare: esiste un modello di governance prevalente, nel quale la
proprietà è concentrata in un solo soggetto che esercita direttamente il
governo e la gestione dell’impresa. Per “impresa familiare” si intende dire
che viene gestita da una famiglia e la peculiarità di quelle del nostro Paese
riguarda il management che è gestito da membri della famiglia nel 66% dei
casi. Ne consegue il rischio di non avere figure professionali e specializzate.
In Italia l’85% circa delle imprese è di tipo familiare, con un fatturato inferiore
a 20 mila euro.
- agglomerazioni di medio-piccole imprese nei distretti industriali: in Italia,
soprattutto nel Nordest e nel Centro, vi sono i cosiddetti distretti industriali
che operano nei tipici settori del Made in Italy. Si basano su l'agglomerazione
di numerose piccole e medie imprese, ognuna specializzata in una fase di
lavorazione, ma tutte appartenenti alla medesima filiera manifatturiera. I
distretti industriali influenzano la competitività delle singole imprese.
- basso livello di ricerca e sviluppo: le imprese industriali italiane si
caratterizzano per profili di innovazione fondati sullo stile, sul design, sulla
creatività e sugli strumenti di marketing adattabili alle piccole dimensioni.
Ecosistema settoriale
I settori economici rappresentano una divisione formale del sistema economico,
sulla base delle caratteristiche delle attività svolte.
Secondo una tradizionale classificazione i settori produttivi sono quattro:
1. settore primario (agricoltura)
2. settore secondario (manifattura)
3. settore terziario (servizi e distribuzione commerciale)
4. settore quaternario o terziario avanzato (tecnologie)
Pavitt ha proposto una tassonomia dei settori produttivi sulla base delle loro
caratteristiche innovative, identificando quattro categorie:
1. settori supplier-dominated: la fonte di innovazione è prevalentemente esterna
all’impresa e dipende dalle innovazioni generate dai fornitori.
E’ il caso delle imprese tessili che si avvalgono di nuovi tessuti tecnici.
2. settori scale intensive: imprese di grandi dimensioni che producono materie
prime o prodotti di consumo durevoli (automobili, elettrodomestici…). La fonte
di innovazione è sia interna che esterna all’impresa ed è indotta da alcuni
fornitori.
3. settori specialised suppliers: imprese specializzate di piccole dimensioni che
producono tecnologia da vendere ad altre imprese, come nel caso dei
produttori di confezionamento dei prodotti. Si tratta di innovazioni di prodotto
generate grazie a relazioni strategiche con alcuni clienti.
4. settori science-based: imprese high tech, come quelle presenti nel
farmaceutico, con un alto livello di investimenti nella Ricerca e nello Sviluppo.
La fonte di innovazione è interna all’impresa, ma anche indotta da relazioni
con laboratori di ricerca esterni, come quelli delle università.
Un’altra tassonomia settoriale è stata proposta dall’OECD (Organisation for
Economics Co-operation and Development). Quest’ultima si basa sulla diversa
intensità della R&S, in rapporto al fatturato totale, presente nei vari settori
manifatturieri. Le categorie identificate dall’OECD sono le seguenti:
1. settori ad alta tecnologia (aerospaziale, farmaceutico, telecomunicazioni…)
2. settori a medio-alta tecnologia (motoveicoli, chimica…)
3. settori a medio-bassa tecnologia (imbarcazioni, prodotti di plastica,
metallici…)
4. settori a bassa tecnologia (tessile, calzature, pelletterie…)
In base a questa tassonomia i Paesi presentano diverse specializzazioni
manifatturiere. Secondo i dati, l’Italia ha una vocazione nei settori low e medium
tech, al contrario di altri capitalismi nazionali forti nell’high tech (Finlandia, Corea).
Il contesto endogeno
Fa riferimento a fattori interni ad essa che influenzano il livello dimensionale
conseguito e i comportamenti strategici perseguiti.
E’ possibile identificare due approcci teorici al tema della varietà delle imprese
indotta dai fattori endogeni:
- paradigma dei modelli proprietari e di governance
- paradigma della resource-based theory
Paradigma dei modelli proprietari e di governance
In qualsiasi sistema economico operano o possono operare cinque modelli
proprietari e di governance. Per governance si intende la gestione dell’impresa, della
sua proprietà e delle sue strategie.
1. Impresa capitalistico-imprenditoriale
Si caratterizza per avere un nucleo di soggetti (parenti o non) che, congiuntamente,
conferiscono capitali di rischio e capacità organizzativa.
In questo tipo di impresa non si distinguono i soggetti che si occupano della gestione
dai proprietari della stessa.
I vantaggi dell’impresa capitalistico-imprenditoriale sono i seguenti:
- stabilità nel tempo e nelle strategie perché proprietario e manager coincidono
- rapidità decisionale
- limitata incidenza dei costi generali per le attività di monitoraggio e controllo
- agevole trasferimento della conoscenza tacita: avviene gradualmente, day by
day, grazie ai meccanismi di learning by doing e learning by interacting, in
assenza di procedure e pratiche formali
- elasticità economica: per esempio non deve ricorrere al pagamento degli
straordinari
Gli svantaggi sono i seguenti:
- problemi di esperienza e competenza di alcuni membri del nucleo
imprenditoriale: i ruoli decisionali potrebbero non essere supportati da un
background formativo e professionale qualificato, con conseguente
pregiudizio competitivo nei confronti dell’impresa
- delimitazione sfumata degli oneri di pertinenza esclusiva degli individui
proprietari rispetto a quelli computabili all’impresa: incapacità di tracciare un
confine tra gli oneri necessari all’attività d’impresa e i beni e servizi necessari
al benessere dei soggetti capitalistico-imprenditoriali. Ciò potrebbe portare
imprese di questo tipo a sostenere oneri impropri che potrebbero minare la
competitività della stessa.
2. Impresa manageriale
Rappresenta un modello di governance tipico per chi opera nel business in quanto
impresa privata.
In questo caso si distinguono gli individui che gestiscono la proprietà (sono azionisti
di maggioranza o frammentati) e quelli che si occupano della gestione del governo
(sono i manager).
A volte queste imprese si basano su un processo di delega, cioè i manager possono
prendere decisioni senza passare per la visione e il controllo della proprietà.
I manager richiedono un costo non indifferente, per esempio Tim Cook (manager di
Apple) guadagna 74 milioni di euro. Inoltre lo stipendio di un “top manager” vale
molto di più di quello di un dipendente normale.
Il vantaggio è una maggiore efficienza perché ci sono manager per ogni settore di
competenza e lo gestiscono in modo ottimale grazie alle loro conoscenze e
competenze.
Gli svantaggi sono i seguenti:
- il manager ha un forte potere discrezionale, quindi potrebbe influire sulle sorti
negative di un’impresa che non è la sua
- passaggio da obiettivi di profitto (per volere dei proprietari) a obiettivi di
vendita (per volere dei manager). Si tratta di uno svantaggio perché non
sempre l’aumento delle vendite porta ad un aumento di utile.
3. Impresa pubblica
Si caratterizza per la presenza di soggetti istituzionali di natura pubblica nel suo
nucleo proprietario.
Storicamente la legittimazione economica all’operare di imprese pubbliche è stata
indotta da diversi settori, tra cui i seguenti:
- settori caratterizzati da perdite economiche strutturali
- settori con livelli di profitto limitati e payback time degli investitori molto
esteso, i quali fanno un certo investimento e prima che ci guadagnino passa
del tempo
- settori in cui si creano condizioni di monopolio naturale (imprese
estremamente importanti per essere private)
- contesti territoriali (locali o regionali) con diseconomie esterne (mancanza di
infrastrutture, criminalità…): queste ultime possono generare svantaggi di
costo per le imprese che vi si localizzano. Pertanto le imprese private non
effettuano questi investimenti
- giustificazione economica sulla base di considerazioni di natura politica
Il vantaggio principale dell’impresa pubblica è il benessere sociale. Inoltre è più
inclusiva proprio per il suo essere pubblica e, quindi, aperta a tutti.
Gli svantaggi sono i seguenti:
- i manager di queste imprese potrebbero assecondare, mediante le loro
decisioni, il pensiero politico delle imprese stesse
- il manager potrebbe essere scelto con un criterio di fedeltà e pensiero politico,
piuttosto che con uno tecnico e amministrativo. Il rischio, quindi, è quello di
assumere manager poco competenti
- il benessere sociale è un elemento ambiguo perché può dipendere dagli
assetti governativi. Inoltre se si parla di benessere sociale presente si devono
prendere delle decisioni, se si parla di benessere sociale futuro si deve
scendere a compromessi
4. Impresa cooperat
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