Riassunt
o
HERPES SIMPLEX VIRUS apha-herpesvirinae
virologia
HSV-1: associato maggiormente a herpes labiale
HSV-2: associato maggiormente a herpes genitale
genoma: codifica per 80 proteine essenziali (se i geni sono mutati o deleti il virus non è in grado di replicare) e
proteine non essenziali (il virus replica lo stesso); codifica per enzimi peculiari del virus e diversi da quelli
cellulari (target farmacologici es. Galciclovir substrato della timidina chinasi e della polimerasi virale)
modalità di inibizione della risposta immunitaria dell’ospite:
defosforilano eiF2-alpha per impedire l’espressione di PKR e degli interferon stimulated genes
impediscono il trasporto di MHC-1 alla membrana (non si forma il complesso MHC-1 e antigene virale)
legano la porzione conservata delle immunoglobuline
trasmissione cellula-cellula mediata da ponti intercellulari
legano fattori del complemento
immunità: quella cellulo-mediata (è la principale perché sono dei virus cellulo-associati) risolve l’infezione
(quella umorale blocca solo la diffusione del virus)
tropismo: fibroblasti e cellule epiteliali (infezioni litiche); neuroni (infezioni latenti)
infezione primaria (in genere produttiva) a livello delle cellule epiteliali neuroni sensoriali periferici, ne
percorre in maniera retrograda l’assone ganglio del trigemino (latenza per HSV-1) o ganglio sacrale (latenza
per HSV-2)
riattivazione dai gangli in modo anterogrado alla sede di infezione primaria (stessa sede) infezione
produttiva
cause di riattivazione: immonodepressione (transitoria per stress, chemioterapia/radioterapia, HIV), cibo (speziato,
acido, allergie), mestruazione, stress fisico o emozionale, radiazione ultravioletta B
cicli di infezione/riattivazione, di solito asintomatici ma il soggetto è contagioso. Le riattivazioni sono più
frequenti in prossimità dell’infezione primaria (e con sintomi più lievi).
Manifestazioni cliniche:
talvolta prodromi (prurito/formicolio) lesioni vescicolari su base eritematosa contenenti liquido pustole
ulcere croste (senza cicatrici)
comuni: encefaliti (dovuta generalmente a infezione primaria nei neonati e riattivazioni nei bambini o
negli anziani e negli immunodepressi) e herpes labiale (labbra, palato, lingua, tonsille, se più esteso
gengivostomatite in genere nei bambini; spesso asintomatico) e genitale (lesioni dolorose), patereccio
erpetico (vescicole a livello della falangi delle dita e delle unghie) e faringiti
HSV-1: cheratocongiuntivite erpetica (in genere guarisce senza conseguenze, può persistere e portare a
cicatrizzazione della cornea con cecità; in genere interessa un occhio solo, bilaterale nel 3% dei casi),
herpes gladiatorum
HSV-2: meningiti, manifestazioni perianali, HSV congenito
Herpes dei gladiatori (HSV-1): può essere anche asintomatico (sia nel caso di infezione primaria (sintomi per 7-
10 gg) sia nel caso di riattivazioni); può dare sintomi sistemici parainfluenzali; può dare complicanze: cheratite
erpetica (occhi); rash cutaneo: faccia, collo, pancia gambe
N.B : HSV-2 è maggiormente in grado di dare viremia rispetto a HSV-1 potendo causare anche sintomi a livello
sistemico (es. parainfluenzali)
Infezione congenita perinatale (HSV-2):
comporta vescicole a livello cutaneo (45%), disseminazione al SNC (30%), disseminazione ad altri organi
come polmoni e fegato (25%)
trasmissione riattivazione del virus in prossimità del parto (85%), infezione in utero (infezione primaria
durante la gravidanza che può essere asintomatica (5%)), post-natale/perinatale in caso di infezione ricorrente
(10%) anche da HSV-1
probabilità di trasmissione dell’infezione dalla madre al feto
I e II trimestre: 20-50%, neonato sano, lesioni cutanee, ritardo di crescita intrauterina, fetopatia, aborto,
nascita di feto non vitale
III semestre: 50%, disfunzioni multiorgano per disseminazione, lesioni cutanee multiple, encefalite, morte
(30%), danni permanenti, ritardo mentale
Il neonato manifesta i sintomi nella seconda settimana di vita (6-12 gg) e la gravità dipende dalla quantità di
anticorpi trasmessagli dalla madre (non influente in caso di trasmissione cellula-cellula).
prevenzione: in donne sieropositive per HSV-2, monitorare la presenza di lesioni genitali i giorni prima del parto e
sintomi prodromici parto cesareo (non sufficiente terapia antivirale endovena nel neonato)
PATOGENESI:
danno diretto (replicazione virus): lisi cellulare o alterazioni fisiologiche della cellula (shut-off sintesi
proteica cellulare, distruzione DNA cellulare, alterazioni del citoscheletro)
N.B: effetto citopatico: formazione di sincizi e di inclusioni intranucleari (corpi di Coundry)
danno indiretto: risposta infiammatoria o cellulo-mediata
lesioni: non lasciano cicatrici (sono causate dal paziente grattandosi)
risposta immunitaria:
innata (interferonica e NK): limita la progressione della malattia
adattativa: cellulo-mediata per risolvere l’infezione acuta, umorale per limitare la disseminazione del
virus e la progressione della malattia
N.B: né la componente umorale né quella cellulo-mediata servono a eradicare il virus dalla latenza (non vengono
prodotti virioni)
Epidemiologia:
HSV-1 prevalenza del 90% (paesi in via di sviluppo), 60-70% (paesi industrializzati) contatto diretto o
indiretto tramite fomiti (prevalenza più alta perché sono esposti già i bambini in età pre-scolare)
HSV-2 prevalenza del 15-30% negli adulti sessualmente attivi rapporti sessuali (prevalenza più bassa)
Diagnosi:
diretta: ricerca effetto citopatico con colorazione immunoistochimica (sincizi o inclusioni intranucleari:
corpi di Coundry)non permette di capire quale virus causa l’infezione, ricerca di antigeni virali con
immunofluorescenza, isolamento virale in coltura (anche in specie cellulari non umane ampio spettro
d’ospite), ricerca genoma virale (PCR e metodi molecolari)per capire quale virus causa l’infezione
indiretta: ricerca anticorpale nel siero: utile per discriminare tra infezione primaria e riattivazione (non tra
riattivazione e latenza non significativa differenza nell’aumento di titolo anticorpale)
Terapia:
no vaccino a disposizione
prevenzione con norme igenico-sanitarie
farmaci (contrastare la replicazione virale trattando l’episodio acuto, ma non per eradicare il virus quando
è entrato in latenza) soprattutto analoghi nucleosidici rischio di insorgenza di ceppi resistenti per
mutazioni della timidina-chinasi o della pol virale (rischio di resistenze crociate tra i farmaci):
Aciclovir: analogo della d-guanosina (profarmaco attivato solo nelle cellule infettate scarsa citotossicità); per
via orale, endovenosa (casi più gravi), cutanea (pomata zovirax), oculare (colliri)
Penciclovir, Valaciclovir (profarmaco del profarmaco; prima attivazione per diventare Aciclovir a livello epatico e
poi da parte della timidina-chinasi nelle cellule infettate resistono più a lungo nelle cellule frequenza di
somministrazione minore (2v al dì VS 5v al dì), meno citotossici
Famciclovir, Triidrofluoridina
VARICELLA ZOOSTER (varicella chickenpox) alpha-herpesvirinae
Caratteristiche:
causa infezioni latenti nei neuroni (come HSV) o litiche dipende dalla presenza del recettore di
mannosio-6-fosfato sulla cellula infettata*
risposta cellulo-mediata principale per risolvere l’infezione (virus cellulo-associato come HSV)
lesioni vescicolari (come HSV)
codifica per timidina-chinasi sensibile agli stessi farmaci di HSV un po’ meno efficaci: affinità enzimi
di VZV per gli analoghi nucleosidici più bassa dosi più elevate di farmaco maggiore tossicità
trasmissione: via respiratoria ma anche per contatto con il liquido delle vescicole, estremamente
contagioso virus altamente contagioso e diffusissimo (R0: 10-12) mentre HSV (R0: 2-5)
sede primaria di infezione: tratto respiratorio superiore viremia cute lesioni
spettro d’ospite ristretto: essere umano (più difficile da coltivare con tempi più lunghi di replicazione
effetto citopatico lento, giorni, mentre HSV 48h)
100-150 nm; envelope tegumento capside icosadeltaedrico (T=16) dsDNA (120-125 kb)
virus inviluppati: più sensibili al PH, all’essicazione
Tropismo: cellule epiteliali, fibroblasti, linfociti T (per la disseminazione), neuroni (latenza)
*è riconosciuto da enzimi glicosilati deputati alla degradazione di materiale intracellulare che, grazie al recettore,
vengono condotti all’interno dei lisosomi, i quali maturano in endosomi tardivi.
recettore espresso a livello del Golgi il virus entra nella cellula, grazie al recettore, dall’ambiente
extracellulare ma non può essere rilasciato perché anziché uscire per esocitosi viene portato verso gli endosomi
che maturano in endosomi tardivi dove il virus viene degradato dagli enzimi contenuti (solo trasmissione cellula-
cellula)
recettore assente il virus può entrare nella cellula solo per trasmissione cellula-cellula ma può essere
rilasciato all’esterno tramite esocitosi
N.B: presente sulla superficie di molte cellule ma non a livello delle cellule terminalmente differenziate della cute
o dell’epitelio polmonare
ingresso per via respiratoria viremia (senza sintomi in genere è parte del periodo di incubazione)
raggiungimento sistema linfatico e organi bersaglio (fegato, milza, linfociti T) seconda viremia (sintomi
parainfluenzali e peculiari della varicella: lesioni cutanee): macule papule vescicole pustole croste
(una volta cadute non sono più contagiose a differenza del vaiolo, VZV meno resistente all’essicazione e
all’aria) controllo infezione (risposta cellulo-mediata) latenza a livello dei neuroni (radici dorsali e gangli dei
nervi cranici) riattivazione nel 10-15% dei casi Zoster (fuoco di Sant’Antonio) riattivazione di infezione
endogena)
il soggetto è infettivo anche in fase pre-sintomatica la febbre è leggermente ritardata rispetto alla
comparsa della viremia secondaria
febbre e rash sono simultanei (dopo alcune settimane) risoluzione in 4-7 gg
lesioni cutanee compaiono “a spot”, in maniera randomica temporalmente (differenza con vaiolo)
osservazione nello stesso soggetto di tutti gli stadi di maturazione delle vescicole; distribuzione delle
lesioni tipica (diagnosi differenziale con vaiolo): tronco e volto (vaiolo: arti e volto)
lesioni pruriginose: grattarsi super-infezioni batteriche cicatrizzazioni
soggetti a rischio: neonati, immunodepressi, anziani (deficit risposta cellulo-mediata no controllo infezione
acuta e disseminazione del virus ad altri organi bersaglio), adulti immunocompetenti (eccesso di risposta cellulo-
mediata danno indiretto): di solito polmonite interstiziale (infezione e danno a carico dei pneumociti)
Zoster: lesioni simili alla varicella ma non disseminate a livello sistemico, bensì localizzate in un singolo
dermatomero innervato da una sola radice spinale di un neurone; sono molto dolorose complicazione: nevralgia
post-erpetica (prosecuzione del dolore dopo la scomparsa delle lesioni vescicolari)
compare una sola volta nella vita (di solito in età avanzata è un’infezione produttiva: nuova esposizione del
SI allo stesso virus nuovo booster della risposta cellulo-mediata copertura fino alla fine della vita
Manifestazioni cliniche:
varicella congenita: madri sieronegative che subiscono infezione primaria da VZV durante la
gravidanza; raro (1:5000/10000) perché la prevalenza del virus è alta; più probabile nei primi mesi;
probabilità di trasmissione 10%; tasso di mortalità 30%
varicella neonatale: si trasmette durante il parto (probabilità di trasmissione: 50%), 1/3 dei neonati
presenta sintomatologia alla nascita la gravità dipende dal momento in cui la madre sviluppa il rash
cutaneo (conseguenze più gravi per il neonato quando i sintomi compaiono tra 4/5 gg prima e 2 gg dopo
la nascita)
trattamento di donne in gravidanza affette: no vaccino (virus vivo attenuato), immunoglobuline riducono la
disseminazione del virus e la probabilità di trasmissione al feto, farmaci antivirali non approvati ma usati in casi a
rischio
trattamento di neonato: immunoglobuline (se nati nel periodo finestra di rischio) o se presentano sintomatologia
alla nascita farmaco antivirale endovena (Aciclovir)
risposta immunitaria: innata e cellulo-mediata (risoluzione fase acuta limitano diffusione cellula-cellula);
umorale limita la viremia // duratura per tutta la vita (previene infezioni secondarie ma non riattivazioni)
Diagnosi: esame obbiettivo // effetto citopatico (sincizi) // ricerca antigeni virali o genoma virale // no isolamento
(labile al trasporto del campione, spettro d’ospite specie-specifico, replicazione lenta) // ecografie 4-5 settimane
dopo la risoluzione dell’infezione in gravidanza
Terapia: vaccino attenuato vOKA (introdotto dagli anni 70’ e obbligatorio dal 2017- decreto Lorenzin
somministrazione in 2 dosi (tetravalente): a 14 mesi e richiamo a 5/6 anni) contiene tutti e 4 i genotipi, è
sicuro, efficace (94-95% dei soggetti), ben tollerato ma in rari casi può dare Zoster e microlesioni non
somministrabile a donne in gravidanza e a immunodepressi (protezione con raggiungimento di immunità di
gregge)
anziani: oggi si usa solo il vaccino ricombinante
scoperta della correlazione tra varicella e zooster (causati dallo stesso agente eziologico; riattivazione) Dr.
Hope Simpson (60’)
CITOMEGALOVIRUS (CMV) beta-herpesvirinae
Caratteristiche:
virus erpetico dalle dimensioni maggiori: fino a 200 nm diametro (genoma 240 kb codif. fino a 200 prot.)
beta-herpesvirinae virus erpetici maggiormente specie-specifici (CMV può infettare solo l’uomo)
tropismo ristretto e ridotta variabilità antigenica (ma non distribuzione)
1 unico sierotipo
infezioni litiche (macrofagi, fibroblasti, epiteli, endoteli) o latenti (linfociti T, monociti, stroma midollo
osseo)
forma sincizi (fino a 3-4 cm di diametro) e predilige trasmissione cellula-cellula
Epidemiologia: virus ubiquitario e diffuso; prevalenza aumenta con età 5% età prescolare 40%
adolescenza 80-90% età adulta R0:2-2,5 (a causa della trasmissione principalmente per contatto diretto
piuttosto che per via respiratoria)
Trasmissione: secrezioni (saliva, urine, secrezioni vaginali, sperma), trasfusioni (via parenterale), trapianti,
intrauterina/ trasplascentare
Patogenesi: ingresso (vie respiratorie o contatto sessuale) infezione (asintomatica nel bambino, simil-
mononucleosica e febbre nell’adulto) diffusione attraverso i linfociti (possibili patologie ai linfonodi):
incubazione 8 sett. infezione organi secondari (sintomatologia: simil-mononucleosica o epatite) immunità
cellulo-mediata latenza riattivazione (patogeno opportunista asintomatica ma per abbassamento difese
immunitarie patologia anche severa (trapiantati, neonati, AIDS))
grande manipolatore del SI (per cui impiega settimane o mesi per controllare l’infezione)
- geni codificanti per recettori virali delle chemochine (no risposta infiammatoria)
- geni codificanti per proteine che legano la porzione conservata delle immunoglobuline (dopo legame con
antigeni virali, no attivazione cascata biochimica a valle) attenuazione risposta umorale
- geni codificanti per proteine che sopprimono le cellule NK
- geni codificanti per proteine che attenuano risposta citotossica down-regolazione geni codif. per prot.
MHC (non tutti, non quelli che segnalano alle NK lo stato di salute della cellula) e rallentamento attività
del proteasoma nel processamento delle proteine virali e nella loro esposizione sulla superficie della
cellula (sfavorito riconoscimento delle cellula infettata da parte dei linfociti T-citotossici)
Manifestazioni cliniche:
trasmissione diretta asintomatica o sindrome mononucleosica 10% (febbre, splenomegalia,
linfocitosi atipica) o manifestazioni epatitiche (ittero)
trasmissione per trasfusione asintomatica o sindrome mononucleosica (a 1 mese da trasfusione)
paziente immunocompromesso (es. trapiantato di organo solido o midollo) polmoniti, esofagiti,
coliti, epatiti (AIDS conclamato corioretinite)
infezione in gravidanza è il più importante fattore di infezioni congenite (2%)
-infezione endouterina (contagio trasplacentare o ascendente dalla cervice all’utero con le secrezioni)
fetopatie con morte o sequele come malformazioni o ritardo mentale
-perinatale (durante il parto) contatto diretto con secrezioni cervico-vaginali asintomatiche
-postnatale allattamento o contatto con secrezioni orofaringee o rinofaringee della madre
-infezione primaria madre il neonato può nascere con la sintomatologia del CMV (prob. trasmissione 50%)
-riattivazione madre neonato solitamente sano ma possono insorgere complicanze nello sviluppo psico-motorio
(ritardo mentale, motorio, sordità) anche infezione primaria (prob. trasmissione 1%)
-nel I trimestre prob. 30-40% conseguenze gravi: prematurità, ritardo crescita, microcefalia (con
calcificazioni cerebrali) per disseminazione virus
-nel II trimestre prob. la stessa manifestazioni meno gravi o asintomatiche
-nel III trimestre probabilità maggiore neonato sano ma possono esserci complicanze tardive
Diagnosi:
diretta: immunofluorescenza, PCR (soprattutto per diagnosi nei trapiantati), isolamento del virus (non in
colture cellulari continue perché presentano anomalie cromosomiche)
indiretta: permette la diagnosi retro
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