Storia moderna C, prof. Eleonora Belligni, a.a. 2022/2023
- 1. Storia e storiografia
- 2. L’età moderna
- 3. Economia e società
- 4. Le scoperte geografiche
- 5. Lo Stato moderno
- 6. La Riforma
- 7. L’età dell’assolutismo
- 8. L’Illuminismo
- Le Rivoluzioni
- 9. 11. Res Gestae e Historia Rerum Gestarum
Storia e storiografia
Che cos’è la storia? Che cos’è la storiografia?
Storia (“Res Gestae”): con il termine di storia si intende il complesso di tutti gli eventi del passato, anche se una definizione più realistica la limiterebbe al passato che è noto agli esseri umani.
Possiamo però dire genericamente che la storia è composta da tutte le vicende note (la conoscenza è un dato che cambia) ed ignote.
→ È considerata storia quella piccolissima parte del passato che ha avuto a che fare con la presenza dell'essere umano.
Più correttamente si considera la storia come l'insieme di tutti gli eventi, fenomeni, evoluzioni che hanno riguardato il genere umano.
In questo senso, se la storia è Res Gestae, (“cose accadute”) allora la storiografia è stata correttamente definita Historia Rerum Gestarum.
Storiografia (“Historia Rerum Gestarum”): ovvero la storia delle Res Gestae, cioè di quello che è accaduto al genere umano (“racconto delle cose accadute”).
Raccontare significa scrivere, riportare e commentare/interpretare (l’interpretazione aggiunge il valore dato da contesto e persona che lo interpreta, che non è osservatore oggettivo ma prodotto di contesto spazio-temporale determinato da molteplici fattori).
La storia nasce quando nasce una forma di comunicazione come la scrittura che possa riportare memoria di ciò che è accaduto. Poiché lascia delle tracce (documenti, trascrizioni di fonti orali, etc.), la storia va interpretata: non è oggettiva, la mano di chi la interpreta si sentirà sempre.
Salvemini disse “Non esiste una storia oggettiva, ma esiste una storia onesta”.
La storia è una disciplina che non mira all’assolutezza ma all’onestà intellettuale, cioè qualcosa il più vicino possibile alla verità. Non va ignorato nemmeno ciò che si crede essere sbagliato a prescindere.
Le dimensioni della storia
Tempo e spazio
Le dimensioni della storia sono 2: tempo e spazio, e si applicano sia alla res gestae che alla historia rerum gestarum. La storia tratta del tempo che insiste su uno o più spazi, anche messi in relazione tra loro.
1. Tempo, raccontato per sincronia e diacronia
La linea del tempo si sviluppa a sua volta attraverso due assi:
- a. Sincronia
- b. Diacronia
Che permettono di attivare dei processi di comparazione (la storia è fatta di elementi comparativi). Il tempo umano è sempre in relazione a ciò che c’è stato prima e ciò che verrà dopo.
a) sincronia: parliamo di storie e personaggi che condividono lo stesso tempo. Prendiamo in considerazione ciò che accadeva a un gruppo/popolo/Stato in una parte del mondo, in relazione a ciò che in altri territori nello stesso momento. La storia è fatta di elementi comparativi e ragionare con un approccio sincronico ci permette di attivare processi mentali di comparazione. Grazie a questi processi possiamo individuare le norme e le eccezioni, tracciando schemi e chiavi esplicative. In sintesi, sulla stessa striscia temporale nello stesso lasso di tempo osserviamo spazi diversi. Si può pensare alla sincronia come ad una linea continua orizzontale, tutti eventi allo stesso momento.
b) diacronia: registra i cambiamenti e le persistenze, organizza gli eventi secondo un ordine temporale cronologico. Prende in considerazione più individui che si susseguono ed eventi secondo la loro successione nel tempo, pertanto analizza momenti diversi. Opposto a sincronia, qui si tratta di evoluzione storica. Si può pensare alla diacronia come ad una linea verticale dal basso verso l’alto, tutti eventi allo stesso momento.
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Il tempo: le coordinate
Cosa fanno gli storici?
Legate al tempo, ci sono delle azioni che gli storici mettono in atto per capire, leggere i documenti, scrivere ed interpretare la storia, etc.:
- 1. Periodizzare = scegliere, possibilmente non del tutto arbitrariamente, una finestra temporale su cui focalizzare la nostra attenzione. Solitamente grandi epoche o fenomeni (es. la Rivoluzione industriale). Le periodizzazioni sono dispositivi
- 2. Stabilire la durata generale dell’oggetto di studio (Braudel: lunga, media, breve)
- 3. Circoscrivere temporalmente = selezionare in base a parametri scelti. Divisione arbitraria che noi facciamo del tempo, solitamente non grandi periodizzazioni (es. età moderna: terminus post quem 1492, terminus ante quem 1815).
- 4. Contestualizzare = trovare un contesto e definirlo secondo la legge della sincronia. Contesto inteso come insieme degli elementi in cui degli attori storici agiscono e/o subiscono conseguenze di un altro agire. È fatto di uno spazio, un tempo, di relazioni, di società, di un certo approccio politico, di religione, di scambi e di altri diversi fattori che contribuiscono.
- 5. Comparare diacronicamente i contesti poiché il contesto storico non è fatto di tanti contesti sincroni che agiscono in modo diverso, ma di agenti che mutano. Il mutamento è fondamentale e riguarda gli individui a seconda dei contesti in cui si muovono.
- 6. Applicare categorie controfattuali = elementi che usiamo per definire la storia secondo il cosiddetto “what if”, cioè immaginare per la storia un esito o una serie di elementi diversi. Aiutano a capire i meccanismi che hanno prodotto un determinato risultato su un determinato contesto. (Es. i romanzi distopici; cosa sarebbe successo se Hitler avesse vinto la guerra oppure se gli Americani avessero vinto in Vietnam, etc.). → non è esercizio sterile ma serve a capire elementi che hanno determinato cambiamento.
- 7. Attualizzare = riportare al tempo presente elementi storici che potrebbero servirci o per capire il passato o per capire il presente. Utilizzare i problemi storici per capire i problemi attuali, ma facendolo con buon senso e con cautela, senza fare anacronismo (applicare categorie del presente a uomini del passato come se dovessero agire come noi, errore in cui si cade attribuendo certi fatti ad un'epoca diversa da quella in cui sono avvenuti.)
Tempo e tempi della storia
In generale si potrebbe distinguere tra diverse tipologie di oggetti della storiografia:
- Eventi: avvenimenti di breve o brevissima durata che il più delle volte hanno un'incidenza limitata, ma che a volte possono avere anche portata e ripercussioni molto differenti;
- Fenomeni: andamenti che si svolgono durante periodi più lunghi (media durata), estesi almeno nell'arco di una generazione. Tendenze e svolgimenti di portata ampia che si svolgono prevalentemente in campo economico, sociale, demografico, culturale (es. il Cristianesimo, anche se occupa spazio temporale di 2000 anni);
- Processi ed evoluzioni: trasformazioni di lunghissima durata e portata amplissima. Si estendono oltre le epoche storiche e a volte risalgono anche a tempi precedenti alla comparsa dell'uomo (mutazioni astronomiche, geologiche, climatiche, etc.). Qualcosa che inizia e si sviluppa mediante certe coordinate ma che avanti, procede, lentamente nel tempo.
2. Spazio, la geografia, le risorse
Fino al ‘900 non si faceva storia con lo spazio, se non storia militare (spazi conquistati e perduti, venduti, etc.). A noi interessa lo spazio perché il ‘900 ci ha insegnato che è davvero difficile fare una serie di considerazioni della storia che non partano dallo spazio, poiché lo spazio è l’infinita sede delle risorse a cui attingono gli esseri umani per fare storia.
Geografia intesa come spazio antropico = spazio dove l’essere umano può o mira ad agire.
Risorse intese come tutto ciò che il territorio offre e che aiuta l’essere umano a stabilirsi, propagare la vita ma anche perire.
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Lo spazio: le coordinate
- Definire lo spazio del problema: risorse (fauna, flora, clima, certi tipologie di lavoro fattibili su quel territorio, aria che si respira, vicinanza o lontananza da) e territorio
- Definire il contesto spaziale (ma anche temporale): lo spazio antropico, gli insediamenti umani (inclusi i popoli vicini, più o meno collaborativi o espansivi, etc.), le istituzioni (umane oltre che politiche, chi decide e sulla pelle di chi lo fa)
- Comparare sincronicamente gli spazi umani
- Comparare sincronicamente le costruzioni (strutture, sovrastrutture, di tipo economico-politico-sociale) della presenza umana
- Fare storia locale, che significa?
- Si esercita quando si hanno legami con un determinato territorio. Quando si sceglie un territorio per una ragione precisa e che ci può insegnare qualcosa su altri più vasti
- Fare World History, che significa?
- Comparare sincronicamente diverse aree del pianeta in finestre temporali in cui abbia senso parlare di fine ed inizio di un’epoca (es. sviluppo di grandi imperi, etc.) in termini di politica, economia, società, movimenti culturali, religione.
Fernand Braudel
Fernand Braudel (1902-1985), storico francese → concetti di spazio-tempo, evoluzione delle civiltà, economia-mondo. Ci insegna che il tempo e lo spazio sono coordinate imprescindibili allo studio della storia ma difficili da governare. All’interno di spazi dati certi ci sono fenomeni che cambiano a portata globale.
Braudel non è il primo a capire che ci sono diversi tipi di tempo che uno storico può considerare ma è il primo a sistematizzare il concetto e creare delle categorie (lunga, media, breve durata).
Durante la prigionia in Germania dal 1940 al 1945, dispensa corsi di storia ai suoi compagni di prigionia e inizia la redazione della sua tesi principale. Le schede e le note che ha accumulato a migliaia negli anni ‘30 erano state messe al sicuro dalla moglie, ed è dunque confidando nella sola memoria che mette per iscritto tutta la sua conoscenza sul Mediterraneo all'epoca di Filippo II.
↓ interessante vedere il volto degli storici, per entrare nella loro visione e vederli calati nelle necessità del loro contesto. Braudel ha manifestato impegno politico e interesse bruciante per l’attualità del mondo in cui viveva. È l’idea di guardare delle persone che hanno combattuto due piani diversi: quello del passato e quello del loro presente. Scrive nel 1984, è passata una generazione → per noi non è più sorprendente l’arrivo della Cina nei mercati internazionali./
Fernand Braudel: identità della storia (1)
Le velocità diverse della vita
“La vita è fatta di correnti che scorrono a velocità diverse: alcune […] mutano di giorno in giorno, altre di anno in anno, altre di secolo in secolo.”
Braudel (1902-1985) spiega il suo modo d'intendere la ricerca storiografica in base all'esistenza di due tipi di storia: la storia evenemenziale e la storia dei fatti che si svolgono in profondità. La prima, incentrata sul racconto degli avvenimenti e dei loro protagonisti, è quella che bussa alla nostra porta tutti i giorni attraverso la radio e la televisione. Ma bisogna pensare che, in profondità, forze impersonali lavorano a preparare gli eventi. È lecito pensare che la Seconda guerra mondiale avrebbe avuto luogo anche senza l'elemento scatenante di una personalità come quella di Hitler. Questo significa che l'uomo non fa la storia, ma la Storia fa gli uomini.
Lei ha parlato di tempi di lunga durata nella storia. Che cosa significa questa espressione?
“Ci sono nella vita degli uomini dei movimenti molto brevi, in particolare la nostra vita è sotto il segno della rapidità e vi sono delle oscillazioni piuttosto lente, come quelle delle onde e delle maree, e c’è ancora, al di sotto di una certa permanenza, una certa continuità. Se noi ci poniamo nell’ottica della lunga durata (quella delle culture, della civiltà), vediamo come nell’impero romano, la latinità intrecciata con l’eredità greca attraversa tutta la storia d’Europa e arriva quasi ai nostri giorni. L’impero romano era delimitato dal Reno e dal Danubio: quando nel XVI secolo, cioè 14 secoli dopo la caduta dell’impero romano, la cristianità si spacca in 2 con protestanti al nord e cattolici al sud, la grande linea di demarcazione rimangono il Reno e il Danubio. Questo è un fenomeno di lunghissima durata, altrettanto vero nella storia delle società. Tutte le società, nell’Europa e nel mondo sono società gerarchizzate, cioè l’ordinamento della società può cambiare ma vi è sempre una gerarchia, quindi anche la gerarchia sociale è un fenomeno di lunga durata.”
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Se la storia ha dei tempi così lenti, se c’è una sorta di struttura nella storia, qual è il significato degli eventi storici?
“Keynes diceva “nella lunga durata saremo tutti morti”: si tratta di un modo di stravolgerla, non è vero. La lunga durata è una realtà nella vita sociale di qualunque regione del mondo che impregna il presente. Siamo immersi nella lunga durata e la subiamo, e in queste condizioni vi sono degli avvenimenti che sono in sintonia con la lunga durata e sono questi quelli che hanno successo, perché hanno la lunga durata dalla loro parte. Ma se da un giorno all’altro la lunga durata spazza via tutta una serie di personaggi e di forme di vita, allora la lunga durata ha la meglio e tanto peggio per gli avvenimenti. Quelli importanti si dice abbiano delle conseguenze che generano dei figli nella lunga durata (es. il Cristianesimo non sarebbe nulla se non avesse avuto dalla sua la lunga durata).”
Hegel affermava che la politica è la tragedia del nostro tempo, nel senso che gli uomini moderni vi sono sottomessi come gli antichi greci lo erano al fato. Cosa ne pensa?
“Si potrebbe pensare che Hegel avesse ragione ma bisogna modificare il suo pensiero perché comprenda in sé le implicazioni della lunga durata. Hegel diceva la politica ma si dovrebbe aggiungere l’economia, la sociologia, l’antropologia. Tutte le realtà che le scienze umane cercano di cogliere. Tutte queste realtà dominano l’uomo, non soltanto la politica, sebbene essa talvolta comprenda tutte queste forze lente o vivaci.”
Eppure noi vediamo che gli uomini sono spesso sottomessi alla politica. Gli uomini di scienza, gli economisti, gli storici si pongono al servizio dei governi e della politica.
“Per fortuna che i governi, quale che sia l’armamento intellettuale di cui dispongono oggi, non se ne servono: la maggior parte degli uomini di governo non sono degli economisti, dei sociologi, degli antropologi. Si tratta di gente formata dalla politica e di un livello intellettuale direi molto inferiore al livello medio dei veri intellettuali. Ma se adesso gli intellettuali governassero il mondo le cose non andrebbero affatto meglio perché, secondo me, il mondo è ingovernabile in quanto è preso in questo fenomeno, questo processo di sviluppo, e noi non possiamo che stare a guardare. Noi assistiamo alla storia del mondo, alla nostra storia, come si assiste ad uno spettacolo della televisione. È evidente che nello spettacolo del mondo come ce lo presentano quotidianamente la i giornalisti, la radio, la televisione, noi abbiamo la possibilità di “umanizzare” in qualche modo la storia: c’è il grande personaggio, il ministro, persone come noi… allora io partecipo, sono a favore e sono contro, e così ho l’impressione di lavorare o essere indifferente allo svolgimento della storia. Questa è 9 volte su 10 una terribile illusione.”
È un grande spettacolo.
“Certo che è un grande spettacolo. Il mondo che ci presentano di giorno in giorno è uno spettacolo, diverso dal teatro perché a teatro si sa che la rappresentazione non è reale ma nella vita quotidiana si sa che tutto è terribilmente vero.”
Ma il tempo presente è uno spettacolo che per lo meno è possibile comprendere o no?
“Direi che comprendere è prevedere, è la ragione profonda di tutte le scienze. Non c’è scienza se non c’è previsione. Ora le previsioni che si possono fare oggi su ciò che accadrà domani sono previsioni che se si avesse la fortuna di vivere 20 anni di più ci si accorgerebbe che 9 volte su 10 erano errate.”
Ciò vuol dire che la storia è una scienza non soltanto del passato ma soprattutto del futuro?
“No no, sfortunatamente o fortunatamente la storia è di fronte al futuro come tutte le altre scienze dell’uomo. Essa è un po’ nel buio: il fatto che non si possa prevedere esattamente l’avvenire è una consolazione, una libertà. Io mi sento libero nella misura in cui non so come sarà l’avvenire del mondo; se fossi sicuro di essere condannato ad una qualsiasi cosa smetterei di sentirmi libero. Credo che in profondità siamo condannati senza saperlo, trascinati senza saperlo.”
È possibile allora fare una storiografia del presente?
“Sì, perché il problema della storia non è quello di spiegare tutto quanto. È quello di enucleare una problematica, di porre domande, di individuare problemi. Le soluzioni non bisogna chiederle a noi storici, noi non prevediamo tutto per fortuna.”
Torniamo alla questione della lunga durata. Lei pensa che esista oggi una contraddizione principale nel mondo?
“Non c’è che l’imbarazzo della scelta, perché non c’è una contraddizione principale ma vi sono delle contraddizioni principali. C’è una contraddizione, direi, fra lo sviluppo generale delle scienze e la princ”
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