Corso di storia moderna
Prof. Viroli - 20.09.2017
Introduzione
La storia d'Italia ruota attorno all'ipotesi per cui l'Italia sia una realtà fragile, ma la prima a sperimentare esperienze di libertà politica e autogoverno dei cittadini. È il paese dove più spesso la libertà nasce e muore, poiché l'autogoverno degenera, come si vede nel Rinascimento con i comuni e le signorie. L'Italia ha avuto un'esperienza di riscatto nazionale durante il Risorgimento. La libertà conquistata con l'Unità finisce nel 1922 con Mussolini. Nel 1926 le leggi fascistissime mettono definitivamente fine, per quel periodo, alla libertà politica. Alcuni studiosi sostengono che la libertà ottenuta nel 1946 abbia una vita stentata.
Accanto ad esperienze concrete nascono in Italia le teorie di libertà politica. Le teorie possono nascere da esperienze pratiche. Quando la libertà muore, gli studiosi si interrogano sui motivi per cui è venuta a mancare. L'Italia ha avuto entrambe gli oggetti di studio: le esperienze e le teorie.
La corruzione è un problema di mentalità, un modo di pensare e agire, che porta al disinteresse del bene pubblico, che viene sottoposto al bene privato. I cittadini notano che ci sono uomini che vogliono farsi padroni e non hanno la forza di opporsi.
Machiavelli e Guicciardini
Machiavelli è un pensatore politico realista, per cui esamina degli esempi e basa la sua idea politica sulla realtà di fatto, ovvero il modo degli esseri umani di agire. Gli esseri umani sono mossi dalle passioni, positive o negative, come lo sdegno e l'odio, l'amore per la gloria (il voler restare vivi nelle menti dei posteri). La paura è quella passione che caratterizza la politica degli ultimi anni. Machiavelli era convinto che nella storia ci fossero i redentori, che parlando al proprio popolo possono ispirare la voglia di libertà dalla corruzione.
Guicciardini vede gli uomini come mossi solo dalla ricerca dell'utile. Machiavelli e Guicciardini sono le due facce dell'Italia.
Controriforma e Riforma
L'Italia ha avuto la Controriforma cattolica e non la Riforma protestante. Molti storici ritengono che l'Italia, non avendo avuto la riforma, sia rimasta moralmente debole, non ponendo la coscienza umana al centro. I cattolici non interrogano la coscienza umana, ma un'autorità. I sostenitori della controriforma vedono la Chiesa che riforma se stessa. C'è uno slancio cattolico in avanti. Secondo Croce l'età barocca in Italia è un periodo di decadenza.
Repubblica e Risorgimento
Nella forma repubblicana il potere è del popolo, esercitato nelle forme proposte dalla Costituzione (cit. Costituzione italiana). Con Rousseau e Locke, profondi cambiamenti possono derivare dalla riscoperta dell'antico. La prima grande repubblica della storia è quella americana (1776), fondata sulle idee di Montesquieu, Locke, Tucidide, Rousseau e della Bibbia. Le istituzioni americane sono basate sul modello antico della Roma repubblicana (Congresso, Senato e Presidente).
Il Risorgimento italiano è stato possibile grazie alla riscoperta di un nuovo sentimento religioso, per cui bisogna vivere liberi. La musica tocca le passioni ed è un elemento importante del Risorgimento, tanto quanto la pittura, che ha ispirato la lotta per la libertà. Verdi, con il fenomeno del rispecchiamento nel Nabucco, mostra agli italiani quanto siano prigionieri, come gli ebrei. Usa anche la profezia, per cui bisognerà soffrire molto per ottenere molto. Nel Risorgimento fu fortissimo il ruolo profetico. Il profeta del Risorgimento fu Mazzini in Italia, Gandhi in India e Lincoln negli Stati Uniti. Il profeta è un critico durissimo del suo tempo.
Terminato il Risorgimento, in molti si scatena un sentimento amaro, soprattutto per i repubblicani. L'Italia era sì unita, ma sotto un re, con forti differenze sociali, con un potere militare debole e con un forte potere della Chiesa.
Cattaneo - La città considerata come principio ideale delle istorie italiane
Quali sono i caratteri della libertà italiana e perché è così fragile?
Carlo Cattaneo (Milano 1801 – Lugano 1869) fu un esule dopo i motti del 1848. Cattaneo fu lo scrittore politico e filosofo che ha capito il mistero e la storia profonda d'Italia. Era un uomo dalla mentalità positiva, ma non un positivista, ovvero, prima delle teorie considera i fatti, prima di arrivare alle grandi filosofie della storia. Era un uomo riformista, ovvero non credeva nella possibilità di ricostruire il mondo, ma sapeva che andava cambiato con piccole riforme e credeva nei principi di libertà. Sapeva che spesso bisogna saper aspettare. Era radicale nella mentalità, ma moderato nelle azioni, quindi liberale. Credeva fortemente nella separazione tra Stato e Chiesa, il cui opposto è l'idea che lo Stato, attraverso le leggi, renda un testo sacro l'unica fonte legislativa. Il liberalismo deve essere laico, quasi anticlericale. Era un repubblicano, che riteneva che il potere dei cittadini fosse migliore della monarchia. Era federalista, ovvero, lo Stato non doveva essere centralizzato, poiché le autorità locali erano migliori a governare. I cittadini di un dato luogo conoscono meglio i problemi locali, che uno stato centralizzato. Inoltre, i cittadini attivi nella risoluzione dei problemi diventano più saggi. Era convinto che gli stati federali fossero più forti di uno stato centralizzato. Quando nel 1858 in Italia c'è l'idea della guerra contro l'Austria, con un re a capo dell'esercito, Cattaneo rispose che in uno stato federale ci sarebbero stati più soldati volontari, visto che ogni cittadino di quel governo si sarebbe sentito coinvolto nella politica. Era un patriota, ma non un nazionalista, amava la sua patria e credeva che più culture su uno stesso territorio fosse un motivo di forza e non di debolezza. Cattaneo è stato il precursore dell'Europa con la coniazione del termine Stati uniti d'Europa. Voleva un'Europa unita come a garanzia di una pace duratura.
L'Italia e la sua storia hanno come principio la città. Nel 1858 scrisse un saggio, La città considerata come principio ideale delle istorie italiane. La città, per Cattaneo, è sì un luogo, ma soprattutto civitas, intesa come libera repubblica, autogoverno. L'intuizione di Cattaneo per cui la storia si capisca meglio partendo dal comune era condivisa anche dagli osservatori stranieri tardomedievali. Quando gli stranieri si chiedevano quale fosse la caratteristica italiana principale, si rispondevano con l'autogoverno delle città. L'osservatore straniero osservava anche che gli italiani erano forti in virtù e imitavano i saggi antichi. I nostri antenati avevano conservato la tradizione del latino, che veniva ancora usato. Cattaneo si chiede cosa sarebbe successo con la perdita del latino e risponde con un isolamento intellettuale e morale. Si imparava dal passato e dai saggi romani, poiché il latino era ancora vivo. Il carattere fondamentale che nasce nel mondo italiano sono le città prive di schiavi, come invece c'erano in Atene e a Roma. Non solo ci sono libere città, ma rispetto alle antiche città libere non c'è un popolo schiavo e anche il contado è libero. L'assenza di schiavi e di servi della gleba ebbe per Cattaneo degli effetti economici importanti, ovvero fiorirono gli introiti. Si ebbe una campagna ben coltivata e gli argini dei fiumi furono ben tenuti. Il fatto che non ci fossero servi, fu un motivo non solo di libertà, ma anche di prosperità. Nelle città italiane c'era un forte sentimento antifeudale. Le città italiane si difesero con decisione contro i signori feudali, dandosi delle milizie, con magistrati armati per difendersi dai signori, che vivevano in castelli o in città. Cattaneo rileva che al nord ci sono le città libere e al sud il regno normanno, uno stato centralizzato con un popolo che non ama la comunità politica ed è indifferente. Il sud immenso è debole rispetto alla piccola Venezia, per esempio, con la sua libera repubblica. La città che si autogoverna è scuola di dignità civile. La dignità non è tanto una ricchezza materiale, ma più un calore e in questo caso come cittadini. La persona che non rispetta se stessa e sente di non valere nulla accetta i soprusi, al contrario di chi ha dignità e ciò è applicabile anche ai cittadini. Il modello per Cattaneo è il cittadino fiorentino, nobile o plebeo, che fosse. Firenze ha la capacità di diffondere il sentimento della dignità fino ai ranghi più bassi della società, che si iniziano a una mentalità scientifica. C'è una conoscenza in cui teoria e pratica vanno di pari passo e questa nasce nei contesti delle libere città. Per Cattaneo la vera nascita del mondo moderno è la frase di Galileo "Eppur si move", che credeva alla ragione dell'osservazione per cui la Terra si muovesse.
Berengo - L'Europa delle città
La città necessita della piazza e del palazzo pubblico. Non tutti i cittadini, ma solo una minoranza ne aveva i pieni diritti. Per essere cittadini bisognava avere una casa, risiedere in quella città e giurare solennemente di rispettare le leggi e lo stile di vita. Ci sono due regimi nelle città; i comuni hanno un podestà, che non poteva prendere decisioni, che venivano prese dai consigli largo e stretto (camera e senato), poi c'erano i poteri informali, soprattutto personali, dovuti al prestigio personale. Le prime repubbliche avevano un profondo sentimento religioso, tanto che le prime assemblee si tenevano nelle chiese ed erano precedute dalla messa, che invocava anche il patrono della città in questione. Tutte le costituzioni comunali hanno un'invocazione a Dio e in tutti i testi che insegnavano a reggere la repubblica c'era sempre l'esortazione ad affidarsi a Cristo, unita alla convinzione che la Bibbia aiuti a governare e ad avere l'ispirazione per le leggi migliori. Nei comuni si crea la convinzione che la libertà arrivasse da Dio. Il principio cardine della politica delle città italiane era il sapienziale I,1: Credete nella giustizia, voi che governare sulla Terra. Questo principio era riportato anche in pittura, come mostrato nell'opera di Simone Martini del Palazzo Pubblico di Siena. La religione cristiana insegnava anche una dignità civile, sebbene fosse fondata sulla fede.
Note post-lezione
- Cattaneo trova anche degli aspetti negativi: feroce ineguaglianza tra città e campagna (chi viveva nel contado non aveva alcun diritto politico ed era sottoposto a governatori); ineguaglianza tra ricchi e poveri nella stessa città, mitigata solo dalle associazioni religiose; assoluta e completa debolezza militare (si aveva qualche difesa interna, ma si era incapaci di rispondere ad attacchi esterni); chi governava erano sempre le stesse famiglie, che lo facevano solo per il proprio interesse ed erano corrotti. Questi caratteri portano alla vita breve delle libere città, che degenerano nelle signorie. Dante fa dire da Sordello da Goito (Purgatorio VI) che le città son piene di tiranni.
- La religiosità civile era un elemento positivo, poiché esortava a prendersi cura del bene comune.
- Nell'opera di Martini i fiori offerti alla Madonna sono simbolo dei fioretti, anche se viene ricordato che quelli accettati dalla Vergine non sono quelli superficiali, ma solo le opere di bene e carità. La Madonna protegge coloro che non opprimono i poveri e i deboli di Siena. C'era la convinzione per cui la salvezza dell'anima deriva solo dalle buone opere.
28.09.2017 - L'età comunale italiana
In età comunale il cristianesimo è una delle fonti a sostegno delle libere città. Nel Quattrocento assume anche altre forme, c'è un proliferare di sette e confraternite con ricadute politiche importanti. Queste lotte, verso la fine del Quattrocento, assumono un carattere che si potrebbe definire quasi antipolitico. Verso la fine del secolo l'Europa centrale attraversò momenti difficili per le carestie e le epidemie (peste e sifilide). La religiosità servirà, in questi momenti, a fare da collante per la popolazione e verrà vista come l'unica speranza di salvezza. Per il popolo, il cristianesimo sarà una dottrina quasi magica, che la gente comune non percepirà certo come immutabile. La religiosità, alla fine del Quattrocento, diventerà più fragile: l'uomo si sente in pericolo dal punto di vista ideale, e tutti questi segni, come le epidemie, gli appaiono come l'avvento di qualcosa di peggiore. Il libro dell'Apocalisse in quest'epoca è centrale. Cominciano a proliferare predicatori e profeti, che preannunciano la fine dei tempi e sono figure viste come antipolitiche. Gli uomini possono fare ben poco per mantenere la continuità del mondo e le città ne risentono per prime. Si va alla ricerca di un colpevole anche per il clima di superstizioni diffuse. Quest'attitudine è un atteggiamento non solo diffuso fra gli strati più bassi, ma anche fra il ceto intellettuale. Gli ebrei, le streghe, i negromanti e l'anticristo, o la Chiesa di Roma corrotta, sono i colpevoli. Nell'opera di Gioacchino da Fiore si trova una fonte cardine. La Chiesa incarna tutti i mali possibili sulla Terra e la sua distruzione e rinascita porta a un tempo nuovo e di riforma. Girolamo Savonarola fra il 1494 e il 1498 crea una comunità che preannuncia la venuta di tempo nuovi, che però finisce nel sangue. Altre figure simili si vedono in Germania con Martin Lutero, in Svizzera con Zwingli e a Ginevra con Calvino. Queste figure rendono concreta la rottura della Chiesa di Roma e la necessità di sviluppare anche le comunità politiche. L'aspetto politico interessante è il principio che nasce in un magma, che non cerca una prospettiva sociale, ma che porta a nuove creazioni politiche, che sopravvivono ancora oggi.
Baiton
Roland Baiton fa capire come i comportamenti teologici hanno ricadute in politica. La Chiesa cattolica perde la sua egemonia sull'Europa. Quando la Chiesa perde autorità comincia a riaffermarla in maniera autoritaria e allo stesso modo quando i fedeli non pagano più le richieste del clero diventano ancora più esose e quando la filosofia, quella di Tommaso d'Aquino, non basta più a spiegare il mondo, la Chiesa si rifugia nel principio di autorità del Papa, a prescindere che il fondamento religioso di ciò che sta dicendo sia corretto oppure no. Quando un'istituzione afferma il potere in modo forzato, senza usare la forza persuasiva e far leva sugli ideali, un'istituzione comincerà a traballare, ed è esattamente ciò che succede alla chiesa cattolica alla fine del Quattrocento. Le due strade che la riforma prende sono antitetiche: una autorizzata e una radicale. Da un lato personaggi come Lutero e Calvino si accorgono di star costruendo una nuova istituzione religiosa, per questo è autorizzata. Ci si trova di fronte alla creazione di una nuova istituzione religiosa, con tutte le conseguenze politiche che essa porta con sé. I radicali sono coloro che cercano di sfruttare la crisi per una riforma anche della società. I radicali fanno quasi tutti una brutta fine.
Quando si parla di Lutero si ricorda una nuova istituzione sociale. Lutero a vent'anni viene sfiorato dalla morte per un fulmine; ringrazia Sant'Anna per essersi salvato e prende i voti. Non viene da una famiglia benestante, ma da una cultura contadina, quindi la sua situazione sociale e la sua esperienza biografica si incarnano nel terrore religioso, nell'idea che la religione stia preannunciando un cambiamento catastrofico. Nel corso della sua vita un momento fondamentale è il 1511, quando a Roma vede tutta la corruzione e la decadenza della Chiesa, quindi capisce che la sua salvezza personale è altrove e cerca altre strade. Vede la Chiesa in Germania come un parassita, che intercede fra santi e peccatori e trasferisce il surplus di virtù dei santi ai fedeli in cambio di un pagamento, creando un vero e proprio mercato delle indulgenze. È una delle cose che più indigna i cittadini tedeschi. La scintilla che fa scattare Lutero è l'idea che un uomo possa trasferire qualcosa che non gli appartiene a un altro essere umano, non importa che sia un prete o il Papa. È un'idea inconcepibile per lui. La sua prima ribellione si radica in un argomento teologico. Un uomo non può perdonare i peccati di un altro uomo, vista la distanza incommensurabile che trascorre tra il primo e Dio. A questa seguono le altre tesi, che verranno appese nella cattedrale di Wittemberg il 31 ottobre del 1517. Per le tesi non si può intervenire sul perdono divino; la salvezza avviene solo per fede, quindi non servono indulgenze e buone azioni. Lutero introduce anche il concetto cardine della dottrina della predestinazione, per cui un uomo, già dalla nascita, è condannato all'Inferno o salvato e diretto al Paradiso. La predestinazione è il mistero della fede luterana, in quanto si è predestinati al bene o al male. Per Lutero il fedele ha una libertà interiore, che però è diversa dalla libertà politica; per quanto inviti alla libera lettura delle Sacre Scritture, la libertà interiore non è uguale alla libertà politica, quindi il fedele deve sottostare all'autorità del luogo in cui risiede. Molti principi elettori tedeschi si schierano con Lutero per questo. Lutero auspica un'alfabetizzazione per tutti, poiché con l'istruzione si permette a tutti di leggere le Sacre Scritture, aiutata da una traduzione in tedesco delle stesse. Quello che Lutero non fomenta mai, in nessun caso, è la ribellione armata contro l'autorità, anche se concepisce la ribellione del singolo, che per fede non rispetta la politica, ma senza la messa
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