Archeologia e storia dell’arte greca
Lezioni prof. Papini Anna Gallo
INDICE
1. Introduzione all’arte greca
1.1 Periodizzazione dell’arte greca
1.2 Luoghi dell’arte greca
2. Grecia post palatina
2.1 Età protogeometrica
2.2 Età geometrica
2.3 VIII secolo a.C.
3. Prime colonizzazioni
4. Produzione statuaria
4.1 Scultura dedalica
4.2 Kouroi e Korai
5. Policromia della scultura e dell’architettura greca
6. Heraion di Samo e monumenti ispirati ad esso
7. Corinto e la produzione vascolare
7.1 Olpe Chigi
8. Atene del VI secolo a.C.
9. Exekias
10. Tecnica a figure rosse: i Pionieri
10.1 Eufronio
10.2 Euthymides, Smikros, Phintias e Polignoto di Taso
11. Monumenti onorari
11.1 Maratona
11.2 Platea
12. Sile severo
12.1 Tirannicidi
12.2 Bronzi di Riace
12.3 Discobolo di Mirone
12.4 Hermes con Dioniso di Prassitele
12.5 Stoà di Echo
12.6 Statua crisoelefantina di Zeus di Fidia
12.7 Santuario di Zeus ad Olimpia
13. Stile ricco
14. Stile classico
14.1 Acropoli di Atene nel V secolo
14.2 Partenone
14.3 Statua di Atena Parthenos
15. Policleto
15.1 Doriforo
15.2 Diadumeno
16. Lisippo
16.1 Apoxyomenos 1
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17. Stele funerarie
18. Monumento di Kallithea
19. Mausoleo di Alicarnasso
20. Tomba di Kasta ad Anfipoli
21. Palazzo reale di Verghina, Macedonia
22. Necropoli reale di Verghina
22.1 Tomba di Persefone (tomba 1)
22.2 Tomba di Filippo II (tomba 2)
22.3 Tomba del principe (tomba 3)
23. Alessandro Magno e l’ellenismo
23.1 Ritrattistica di Alessandro Magno
23.2 Mosaico di Alessandro Magno presso la Casa del Fauno a Pompei
24. Pergamo
24.1 Santuario di Atena Nikephoros
24.2 Erga di Epigonos
24.3 Galata suicida
24.4 Galata morente
24.5 Altare di Pergamo 2
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1. Introduzione all’arte greca
L’archeologia classica ha come scopo la ricerca di risposte e per questo motivo è possibile definirla archeologia delle
assenze. Il patrimonio artistico antico, infatti, è ad oggi poco conosciuto ed una grande mancanza riguarda la pittura
vascolare greca (quadri), considerata dagli antichi come l’arte per eccellenza, in quanto richiedeva anche meno sforzo
fisico. Nella Naturalis Historia (opera conclusa nel 77d.C. e dedicata a Tito) Plinio il Vecchio dedica spazio alle arti
figurative, gli artisti ed i materiali, in particolare nei libri dal 33 al 37; egli parla, ad esempio, del fatto che la pittura
fosse insegnata ai liberi e vietata agli schiavi. Riguardo alla pittura, dunque, non ci sono giunte che alcune
testimonianze, ma nessun’opera concreta.
La scultura, invece, è ad oggi maggiormente conservata rispetto alla pittura; tra gli artisti più illustri troviamo Policleto,
Mirone e Lisippo di Sicione, i cui bronzi antichi furono successivamente fusi: giungono a noi, infatti, quasi
esclusivamente copie marmoree delle loro opere. In particolare Lisippo, che visse ed operò nel IV secolo a.C. (370-320
circa), fu un artista molto prolifico; secondo un aneddoto realizzò 1500 bronzi in circa 40 anni di carriera artistica. Alla
sua morte avrebbe, infatti, lasciato 1500 monete d’oro, una per ogni opera realizzata (-> fondamentale la produttività).
Tra le opere più celebri di Lisippo figura l'Apoxyòmenos (di cui parla anche Plinio il Vecchio), un atleta nudo che si
deterge, realizzato per essere collocato davanti alle terme di Agrippa. Secondo alcuni aneddoti, data la bellezza Tiberio
se ne invaghisce e lo posiziona nella propria camera da letto, ma il popolo si ribellò e ne pretese la restituzione.
Plinio parla anche di altre opere bronzee di Lisippo, come quella raffigurante un Alessandro Magno adolescente (poi
dorato da Nerone -> in questo modo recò danno alla grazia artistica dell’opera), di cui lo scultore fu l’unico a cogliere
la sensualità. Alcuni elementi di innovazione da lui introdotti furono la riduzione delle dimensioni della testa, rispetto
ad opere di predecessori come Policleto, l’introduzione di un sistema di proporzioni nuovo e mai usato nella statuaria
precedente e la rappresentazione dei corpi più snelli. Per descrivere tali cambiamenti Plinio attinge a fonti precedenti.
Dei bronzi di Lisippo non resta ad oggi nulla, poiché già in età antica cominciarono a perdersi. Kairós, un adattamento
a rilevo della scultura di Lisippo raffigurante la personificazione del momento opportuno (-> epigramma con domande
e risposte), fu portato a Costantinopoli nella dimora di un funzionario e si perse in un incendio nel 475. I crociati, poi,
fusero diverse statue a Costantinopoli per farne moneta, come quella dell’Eracle di Lisippo, statua colossale già portata
da Taranto a Roma e solo successivamente a Costantinopoli -> abbattuta nel 1204.
Delle statue di Lisippo non restano che basi di statue firmate, utilizzando la seguente formula Lisippo ha fatto, come
tipico degli artisti dell’epoca. Tuttavia, giungono fino a noi le copie in marmo dei bronzi illustri, che in diversi casi ci
permettono di ricostruire le fattezze originali delle opere bronzee.
Alcuni esempi sono la copia in marmo
dell’Apoxyòmenos (scoperta a Trastevere, oggi ai Musei
Vaticani), una statua che si ipotizza possa rimandare
all’originale in bronzo di Lisippo; oppure l’Eracle
Farnese, scoperto nel 1546 nelle Terme di Caracalla,
collocato a Palazzo Farnese e successivamente al
Museo Borbonico di Napoli. Quest’opera colossale
rappresenta l’eroe Eracle in posizione di riposo,
poggiato alla sua clava, prima di apprestarsi a compiere
la fatica finale; nella mano destra stringe dei pomi,
forse di restauro e dunque non antichi. Sulla sporgenza
rocciosa alla base compare la firma con il nome del
copista, con la formula Licone ateniese ha fatto.
Esistono svariate copie di quest’opera, di altezza anche
superiore a 3 metri come quella di Palazzo Pitti, sulla
cui base è scritto lavoro di Lisippo: si tratta, forse, di
un’aggiunta cinquecentesca, basata su testi riguardo il trasferimento da Taranto a Roma dell’originale poi fuso a
Costantinopoli. La paternità di Lisippo resta, perciò, un’ipotesi, che potrebbe ricondurre ad un archetipo a lui
appartenente. 3
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Altri bronzi, invece, sono giunti a noi, come l’Atleta di Fano (o di
Lisippo), rinvenuto da un peschereccio italiano in acque
internazionali e per questo conteso tra il Getty Museum, che lo
acquistò a Fano nel 1977, e lo Stato italiano. Il giovane indossa
sul capo una corona, messa in evidenza dal gesto di afferrarla con
la mano destra per offrirla ad una divinità, e questo fa pensare
sia vincitore di uno scontro in una disciplina non specificata.
L’opera, forse posizionato davanti ad un santuario, è attribuita a
Lisippo ma nulla lo assicura. L’analisi di tracce di materiale
organico ritrovato, in particolare noccioli di pesca, ha permesso
di datare l’opera tra il 377 ed il 177 a.C., perciò risulta
metodologicamente scorretto affermare che tale bronzo sia
attribuibile a Lisippo.
1.1 Periodizzazione dell’arte greca
L’archeologia permette di dividere l’arte classica in vari periodi, grazie a date stabilite per convenzione:
1. Età del bronzo o proto-geometrica, corrispondente alla caduta della civiltà micenea 1070/60-900 a.C.
2. Età geometrica, 900-700 a.C.
3. Età arcaica, 700-490/80 a.C.
4. Età classica, V-IV secolo a.C.
5. Età ellenistica, 323 (anno della morte di Alessandro Magno) – 31 (battaglia di Azio) a.C.
1.2 Luoghi dell’arte greca
I luoghi dell’archeologia greca, inoltre, non si riducono alla città di Atene e alla Grecia continentale, ma si espandono
grazie al colonialismo greco (es. poleis lungo coste occidentali della Turchia). Per ottenere lo statuto di città sono
necessarie almeno una sede del governo ed una fontana, come scrive Pausania riguardo alla città di Panopeo. Tuttavia
i confini ben definiti garantiscono ugualmente alla città di ottenere lo statuto di polis. Priene, rifondata nel IV secolo
a.C., gode di tutte le caratteristiche fondamentali della città greca, che si compone di
• Agorà -> nucleo cittadino cinto da mura
• Territorio suburbano -> in cui si collocano anche le necropoli
• Chora -> fascia periferica extraurbana che appartiene alla polis e può essere marcata dalla presenza di santuari,
che fanno parte della città e la delimitano da quelle vicine
• Una o più piazze pubbliche, come l’agorà di Atene
• Acropoli con santuario principale: il sacro è pervasivo nella città greca, anche se l’agorà viene usata come spazio
commerciale o politico. Sono tipiche le rappresentazioni di grande formato, come in rilievi votivi in cui sono
raffigurate anche le divinità, di dimensioni maggiori rispetto ai devoti (grandezza gerarchica-> statua Atena
Partenope alta 10 metri).
• Templi che ospitano doni votivi, statue di culto 4
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2. Grecia post palatina
Inizio crollo dei regni micenei attorno al 1200 a.C., il vero e proprio crollo di una civiltà. Vi è, quindi, la scomparsa della
scrittura, composta di segni fonetici: quando, infatti, i greci troveranno delle tavolette micenee penseranno che si tratti
di geroglifici egiziani. Vi è, inoltre, la sparizione della figura del sovrano assoluto (vanax), il cui potere si disperde tra
tanti signorotti. Tra le cause principali di questo crollo drastico troviamo l’invasione di alcuni popoli (popoli del mare),
i cambiamenti climatici (Grecia composta da tante nicchie climatiche), le conflittualità interne (-> probabilità più
consistente).
Gradualmente, a partire dal 1100 a.C., si manifestano i primi segni che porteranno alla fondazione di strutture di
pensiero, religiose e legate alla lingua della Grecia che conosciamo. Ha avvento la prima età greca, l’età del bronzo, in
cui si sviluppano le componenti che porteranno alla costruzione della polis.
2.1 Età protogeometrica (1070-1060 a.C.)
Il periodo post palatino prende il nome di Età protogeometrica, dal nome dai vasi e dalla loro decorazione con motivi
geometrici che caratterizzano questo periodo. Tali vasi presentano delle componenti fondamentali:
1. Bocca
2. Labbro
3. Collo
4. Ansa
5. Spalla
6. Pancia
7. Piede
I vasi erano differenziati tra i vasi della sfera femminile e quelli della sfera maschile. Solitamente vi è una distinzione tra
le anfore, per le donne, e i crateri, per gli uomini; tuttavia questa non è che una semplice tendenza. Tali vasi erano
utilizzati per svariati scopi indipendentemente dalla forma, ma la funzione primaria era di contenitori per il vino.
Sfera femminile:
• 26, Alabastron; olio di iris, cannella, mirra
• 17-18, Hydria; recipiente a corpo ovoidale espanso su
basso piede rialzato con collo cilindrico ristretto,
utilizzati come urne per votazioni e ballottaggi
• 11, Lebes gamikos; vaso per acqua con coperchio
sormontato da pomello a forma di melagrano;
aspersione rituale della sposa prima del matrimonio
• 10, Loutrophoros; erede delle anfore tardo-
geometriche per forma e funzione; dono per le donne
nei matrimoni, funerali delle giovani morte prima delle
nozze
• 19-21, Lekythos; vaso di forma cilindrica allungata con
un’unica presa; contenitore per olio di oliva e profumi,
usato anche in ambito funerario
• 27, Pisside; unguenti, cosmetici e articoli da trucco 5
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Sfera maschile:
• 25, Aryballos
• 23, Chous; brocca per il vino con imboccatura
a trifoglio
• 12-14, Cratere (tre tipi fondamentali: a calice, a colonnette e a volute)
• 34-39, Kylix
• 5-10, Cucchiai
• 22-24, Oinochoe; brocca che accoglie il vino attinto dai crateri o altri contenitori; scene rituali o sacrificali,
libagioni prima del simposio, scene di addio al defunto
• 29-30, Kantharos; vaso con due grandi anse rialzate e una coppa a corpo profondo rialzata su un piede a calice;
attributo costante di Dioniso e più raro impiego come vaso potorio nel simposio
• 9, Stamnos; identica funzione del cratere ma dotato di coperchio; preparazione di simposi e rituali
• 31-33, Skyphos; scodella per vino con anse simmetriche orizzontali; simposio, si offrono bevande ai viaggiatori
ed è associato all’idea di bevande inebrianti o a libagioni sacrificali
• 1-4, anfore con spalle e collo distinti
• 5-7, anfore in cui collo e corpo formano un profilo curvilineo
• 8, Pelike; tipo di anfora con baricentro inferiore e più stabile; Atene dalla fine del VI secolo a.C., contenitore di
olio e vino Hydria Atleta che si allena in palestra e si versa olio
decorato con donne che si recano (Vasi per uomini: contenitori di olio e unguenti,
alla fontana con vasi sulla testa di solito molto piccoli)
Scena di un simposio
al centro cratere decorato con un satiro; i due personaggi tengono in mano una brocca (dx) ed un vaso tenuto per
un’ansa (sx). I due si sfidano ad un gioco che consisteva nel lanciare l’ultima goccia di vino contro un bersaglio,
tendenzialmente sessuale. Dal cratere al centro si intravede fuoriuscire un altro vaso, lo Psykter.
Anche Dioniso ed Eracle venivano rappresentati nelle decorazioni. In esse, tuttavia, non si deve cercare un simbolismo,
dal momento che si tratta esclusivamente di una moda decorativa. 6
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2.2 Età geometrica (900-700 a.C.)
In questo periodo nasce ed ha le sue fondamenta la cultura greca. Sono soprattutto le ceramiche ateniesi e attiche ad
essere esportate. In particolare, è stata un’area ateniese a restituire molteplici vasi; il pittore più celebre del periodo
medio-tardo geometrico è un pittore convenzionalmente denominato dal luogo di rinvenimento di uno dei più celebri
vasi di età geometrica: il Pittore del Dipylon.
Il Dipylon (letteralmente doppia porta) era una delle due porte principali della cinta muraria di Atene, risalente
all’invasione post persiana (le prime testimonianze risalgono al III secolo a.C.); l’altra era la porta sacra attraversata
dalla strada che collegava Atene al santuario di Demetra. Al tempo di Temistocle eressero una cinta urica, costruita con
materiali riciclati alle aree adiacenti alla necropoli (reimpiego addirittura di sculture), che probabilmente percorreva
una cinta ureica arcaica di cui però non abbiamo testimonianze archeologiche. Il pittore prende il nome dal Dipylon dal
momento non firma con il proprio nome i vasi da lui realizzati: la firma, infatti, era fenomeno saltuario e non
sistematico.
A questo periodo appartengono vasi decorati con una molteplicità di motivi geometrici, come cerchi, semicerchi,
losanghe, linee; tali decorazioni tendono ad infittirsi, portando a sviluppare la tendenza di decorare tutta la superficie
del vaso. Le decorazioni, tuttavia, non hanno ancora un simbolismo, ma si tratta semplicemente una moda geometrica.
Cratere del Dipylon
imboccatura che assume la forma di una piccola brocca; tra le anse motivo a meandro e rappresentazione di due
piccoli cavalli; decorazione verticale a triangolini che prendono il nome di denti di lupo
Altro importante manufatto è quello rinvenuto in una tomba a cista sulla Collina di Ares (o Aeropago): un set di vasi
della metà del IX secolo, alcuni di essi contenenti gioielli per via dei quali la donna a cui apparteneva la tomba è stata
soprannominata la ricca signora. Assieme ad essi è stato rinvenuto uno strano manufatto, un contenitore con
coperchio rimovibile sormontato da cinque strani oggetti decorati con fascia a meandro
Ne esistono 25 esemplari nella regione dell’Attica (trovati anche esemplari con un solo oggetto) e la spiegazione più
plausibile è che siano raffigurazioni di granai, a denotare il particolare stato sociale della signora. 7
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La classe censitaria più alta, all’inizio del VI sec. a.C., era in grado di produrre 500 medigli (contenitori di grano) di grano;
i 5 oggetti potrebbero quindi essere collegati al numero 500. L’incertezza nasce, però, dal fatto che siano stati ritrovati
anche esemplari con un solo di questi oggetti e ciò fa, dunque, pensare che il numero 5 possa essere una coincidenza.
Conosciamo, infatti, un'altra teoria: nella parte superiore dei vasi, vi è una piccola apertura, che fa pensare che tali
oggetti fossero utilizzati come arnie per la produzione del miele, alimento dalla grande valenza funeraria nelle
cerimonie (ad esempio nella sepoltura degli eroi si dona del miele al defunto).
2.3 VIII secolo a.C.
L’VIII secolo fu caratterizzato da:
• incremento tecnologico e qualitativo
• uso crescente di materiali non deperibili (marmo e pietra, fittili)
• crescita demografica (attestata dallo studio del numero di tombe conosciute nell’Attica e non solo ad Atene)
• emergere graduale della polis
• diffusione dei santuari e delle tracce di azioni rituali (sacrifici e depositi votivi)
• amplificazione delle manifestazioni sacre pubbliche
• nascita dell’architettura religiosa
Con l’avvento dell’VIII secolo, nei vasi compaiono fasce con figure di animali che si ripetono, sono reiterati alla stessa
maniera dei motivi geometrici (es. Anfora dall’Attica, Monaco di Baviera -> 3 fasce di animali)
Oltre alla nuova decorazione con animali, dalla metà dell'VIII secolo a.C., nella bottega del pittore del Dipylon viene
realizzata un’anfora di dimensioni fuori dall'ordinario, l’Anfora del Pittore del Dipylon: alta più di un metro e mezzo,
con diametro del corpo di 74 cm. Essa serviva come segnacolo funerario, ossia indicava al suolo la tomba sottostante:
non serviva, perciò, per ricevere le ceneri al suo interno, ma per conferire visibilità all'esterno.
Il soggetto consono all’ambito funerario suggerisce la funzione dell'anfora, gli spazi geometrici si sono intensificati e
coprono l'intera su
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