Divina Commedia (1300: periodo dei Comuni)
Genesi politico-religiosa
La commedia nasce da una visione cupa e apocalittica della realtà presente, alla quale consegue un'ansiosa speranza di un riscatto futuro. Dante vede, da un punto di vista politico-religioso, un mondo caotico, corrotto e violento, <<diserto d'ogni virtude>>, in cui l'ordine voluto da Dio non è rispettato dai due pilastri che dovrebbero mantenere un certo equilibrio:
- Imperatore: dimentica la sua funzione di arbitro della vita civile che dovrebbe assicurare agli uomini la felicità di questa vita.
- Pontefice: pensa solo alla vita terrena cercando di sostituirsi all'imperatore e trascura quello che è il fine del potere temporale (ovvero la salvezza delle anime).
In tal modo scoppiò il caos, l'Italia divenne <<indomita e selvaggia>> (cioè come un cavallo imbizzarrito), proprio perché manca quel "freno" che dovrebbe invece essere imposto; tutti i valori come la pudicizia, la sobrietà, il culto della famiglia, si perdono e negli uomini si scatena la volontà di sopraffarsi a vicenda, scatenando guerre civili e la cupidigia del denaro. L'antica nobiltà feudale viene calpestata e oppressa e le virtù cavalleresche scompaiono.
Dante vede questa crisi non come un passaggio da un mondo vecchio a uno nuovo ma come una vera e propria fine del mondo, dove la punizione Divina non può tardare: per cui Dio invia sulla terra un <<veltro>> che sconfiggerà la "Lupa", cioè l'avarizia e la cupidigia del denaro per ristabilire un ordine, e <<verrà frutto dopo il fiore>>, cioè dal disordine nascerà un nuovo mondo civile ordinato.
{VELTRO= letteralmente è un cane da caccia che scova le sue prede. Allegoricamente è una figura messianica inviata da Dio che, così come un veltro, scova le prede e batterà il mare. Chi sia identificato realmente come veltro non è ben chiaro: alcune interpretazioni ritengono che sia un Duce con il compito di moralizzare la preda, altri dicono San Pietro, oppure un imperatore che guida i suoi uomini alla felicità terrena, oppure Cangrande della Scala, papa Benedetto XII che venne eletto dopo Bonifacio VIII, e cercò di calmare le lotte.}
Dante si riconosce nel veltro che deve indicare all'umanità la via della rigenerazione e della salvezza. Come lo fa? Dante deve compiere un viaggio non reale nei tre regni dell'oltretomba: esplorare il male del mondo che si concentra nell'inferno, trovare la via delle spiegazioni e della purificazione nel Purgatorio, fino ad arrivare alla diretta visione di Dio in Paradiso. Una volta tornato sulla terra dovrà ripeterlo ai suoi uomini mediante il suo poema così da mostrare loro la <<diritta via>> che avevano smarrito.
Lui è il terzo uomo a compiere il viaggio: il primo fu Enea (da qui scaturì l'impero romano), il secondo fu San Paolo (che diede i fondamenti della fede Cristiana), ed è proprio per questo motivo che Dante si chiede se sia corretto che anche lui compisse questo viaggio nell'oltretomba perché ritiene che Enea e San Paolo avessero una missione da compiere, ma Virgilio lo consolerà dicendogli che la sua missione è quella di portare la pace nel mondo.
Quindi la commedia nasce da sollecitazioni politiche e religiose assumendo un carattere profetico (molto vicino all'Apocalisse di Giovanni). In alcuni tratti del poema assume l'atteggiamento del profeta biblico che profetizza messaggi sul futuro, in particolare terribili castighi divini come conseguenza di alcuni peccati. Il viaggio è la storia della redenzione di Dante come uomo del suo tempo e come rappresentante di tutta l'umanità del suo tempo.
Titolo e stile
Il titolo della Commedia deriva da una scelta ben precisa. L'autore inizialmente l'ha battezzata con il nome di "la vecchia comèdia". Si tratta di un titolo riferito al carattere composito dell'Opera, che mischia livelli stilistici diversi: cioè non coincide con nessun genere specifico, al suo interno confluisce una somma di generi diversi: poema didascalico, allegorico, enciclopedico, poema epico, tragedia, satira sarcastica, invettiva, ma la sua struttura supporta questa varietà di generi e la narrazione, per cui è possibile dire che la Divina Commedia è un testo narrativo al cui interno vi è una varietà di generi letterari.
Di fatto l'autore la definisce "commedia" perché ha un inizio tragico (Inferno) e una fine lieta (Paradiso), per cui non può essere una tragedia, in quanto quest'ultima si articola al contrario. Lo stile è <<dimesso e umile>> non perché parla anche la donna (Francesca da Polenta) né perché è scritto in volgare.
L'aggettivo "Divina" fu usato per la prima volta da Boccaccio nella sua biografia dantesca, ma venne integrato a tutti gli effetti nel titolo solo a partire dal Cinquecento; Boccaccio la definisce Divina perché l'argomento del poema è il sublime proprio perché riflette sulla realtà eterna delle anime dopo la morte. Questo sublime è ispirato alla visione Cristiana della vita e accoglie in sé anche aspetti più concreti e dimessi del reale senza però sminuire l'idea di sublime. Alla base di questa nuova idea di sublime vi è la fede in un perfetto ordine divino del mondo in cui tutta la realtà trova un senso, un fine ed una dignità. Questa concezione rende l'opera un poema che abbraccia la realtà imperfetta degli uomini e l'eterna realtà di Dio.
Struttura del testo
La struttura del poema si basa su rigorosi rapporti numerici, che prendono le mosse dal numero 3 (numero della Trinità). Il metro che utilizza è tipico del sirventese, usa il metro della terzina o terza rima, costruita su sistemi di tre strofe, ciascuna di tre endecasillabi che rimano, e ciascuna rima si ripete tre volte. Un insieme continuato di terzine costituisce un canto. I canti si raccolgono in tre cantiche, che constano di 33 canti ciascuna, salvo l'Inferno, che ne ha uno in più in funzione di prologo generale; il numero complessivo dei canti è quindi 100, numero perfetto.
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