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Capitolo 1: esame 15 giugno

Paradosso della teoria dell’impresa neoclassica

Il paradosso della teoria dell’impresa neoclassica: l’impresa è una componente della teoria dei prezzi e dell’allocazione delle risorse, viene vista in ottica marginale.

I principali postulati dell’economia neoclassica, nel modello di Walras, sono:

  • Ricerca di equilibrio in situazioni di concorrenza perfetta + disponibilità di informazioni perfette + assenza di progresso delle tecniche.
  • Ipotesi di razionalità perfetta degli agenti, che hanno come obiettivo la massimizzazione del profitto.

Preminenza attribuita allo scambio piuttosto che alla produzione.

  • Le funzioni dell’impresa sono circoscritte alla trasformazione + appare come un agente senza spessore.

Coase sviluppa il suo contributo affrontando 2 questioni:

→ Perché le imprese esistono?

Egli individua nei costi di transazione la risposta, i quali rendono il mercato inefficiente.

Esistono 3 tipi di costi:

  • Costi di scoperta dei prezzi adeguati.
  • Costi di negoziazione e di conclusione di contratti separati per ogni transazione.
  • Costi legati all’incertezza.

Le transazioni ricondotte nell’impresa sono regolate da un contratto, nel quale i contraenti, dipendenti, scambiano una remunerazione fissa contro il dovere di seguire gli ordini degli imprenditori entro certi limiti.

Il ricorso all’impresa comporta comunque dei costi:

  • Costi di organizzazione.
  • Spreco di risorse.
  • Aumento dei prezzi degli input.

I primi due sono chiamati rendimenti decrescenti dell’attività di management: all’aumentare della dimensione dell’impresa crescono i costi di coordinamento e gli errori dei dirigenti che creano spreco di risorse.

→ Che cos’è l’impresa e qual è la sua natura = forma di organizzazione economica, alternativa al mercato, dove il coordinamento si realizza tramite l’autorità dell’imprenditore.

Teoria dei costi di transazione

  • In un contesto in cui si effettui una transazione che richiede investimenti specifici, ossia quando il fornitore deve realizzare un prodotto per rispondere alle specifiche richieste di un particolare cliente, o in contesti di elevata incertezza e di elevata frequenza delle transazioni, è conveniente passare dal mercato all’organizzazione interna.

L’organizzazione è la risposta al fallimento del mercato come struttura di governo delle transazioni che si verifica a causa di:

  • Incertezza.
  • Razionalità limitata.
  • Opportunismo delle parti, abbandonati i postulati neoclassici.

Da un lato il mercato viene visto come instabile, dall’altro però la gerarchia è una struttura non sufficientemente flessibile, quindi occorre un equilibrio e il management deve trovare forme miste tra mercato e gerarchie.

I criteri di scelta per Williamson tra integrare ed esternalizzare sono costo + contesto + tipo di transazione.

Si tratta di una spiegazione dell’impresa che discende dal fallimento del mercato.

I limiti di questa teoria sono che essa non considera i costi di agenzia, né spiega come dovrebbe aver luogo l’integrazione verticale di fronte a investimenti di capitale umano.

Teoria dell’agenzia

L’impresa è una rete di contratti tra individui: finzione legale, dunque non un’esistenza vera e propria.

In particolare vi è un principale, proprietario, il quale dà un mandato a un agente, manager, per l’amministrazione dell’azienda.

Ci troviamo in una situazione di conflitto di interesse tra le parti: il principale incentiva l’agente ad agire in modo di conseguire i propri obiettivi, ma l’agente dispone di un vantaggio informativo e partecipa alla relazione perseguendo a sua volta i suoi scopi.

La conseguenza di un eventuale fallimento della relazione sarà la cessione della società o la rimozione dell’agente dal suo incarico.

Questo genera dei costi di agenzia:

  • Spese per il controllo e per lo sviluppo di incentivi sostenute dal principale tali da orientare il comportamento dell’agente.
  • Costi di obbligazione dell’agente: costi sostenuti per far sì che l’agente non compia azioni lesive degli interessi del principale + assicurativi per coprirsi dal rischio di una condotta non corretta.
  • Perdita residuale = scarto inevitabile tra il risultato dell’azione dell’agente per conto del principale e il risultato che si sarebbe determinato se la gestione dell’impresa fosse stata nelle mani del principale.

I limiti ulteriori della teoria:

  • Difficoltà di definire i meccanismi incentivanti, che dipendono da complicati contratti incompleti.
  • Mancata considerazione dei costi di transazione.
  • Mancata considerazione delle possibilità evolutive delle imprese.

Teoria degli stakeholder

Si considerano i soggetti verso i quali l’impresa è responsabile.

Stakeholder = gruppo/individuo che può influenzare/essere influenzato dal raggiungimento degli obiettivi dell’azienda.

La definizione degli stakeholder può prevedere la distinzione in 2 categorie:

  • Primari = con essi l’impresa intrattiene una relazione continua, spesso formalizzata contrattualmente, dalla quale dipende la sua sopravvivenza.

Dipendenti + clienti + fornitori + amministrazione pubblica.

Una loro mancata soddisfazione potrebbe danneggiare notevolmente l’attività dell’impresa fino ad ostacolare la sua capacità di raggiungere i suoi obiettivi.

  • Secondari = relazione di carattere indiretto con l’impresa, non coinvolti in transazioni dirette, ma possono essere influenzati indirettamente dalle attività dell’impresa.

+ Non mettono a repentaglio la sua sopravvivenza.

Mass media, comunità locale, centri di ricerca.

  • 2 caratteristiche chiave per la definizione di uno stakeholder: capacità di influenzare l’attività + essere portatori di un’aspettativa verso l’impresa.

Gli stakeholder fondano delle aspettative sull’operato dell’impresa, ma è difficile per l’impresa individuare tutti gli stakeholder e porre in essere strategie di gestione in grado di creare bilanciamento tra una pluralità di interessi distanti tra loro.

Ruolo centrale è attribuito all’imprenditore, il quale deve gestire il rapporto con tutti gli interlocutori in modo da consentire all’impresa di produrre ricchezza.

Teoria evoluzionista

L’impresa possiede risorse e competenze uniche, classificate in 4 categorie:

  • Finanziarie.
  • Umane.
  • Fisiche.
  • Organizzative.

Secondo tale teoria, l’impresa reagisce al cambiamento e crea vantaggio competitivo con il cambiamento e l’apprendimento.

Nella teoria evoluzionista, l’impresa appare come risultato di una doppia bocciatura delle altre prospettive teoriche dell’impresa.

→ Teoria neoclassica = secondo la quale l’impresa è più riconducibile a una combinazione di tecniche.

Tale approccio è molto restrittivo per gli evoluzionisti che vedono nella dimensione organizzativa un elemento necessario e costitutivo di una teoria dell’impresa.

→ Approccio transazionale puro caratterizzato dalla visione neo-istituzionalista dell’impresa: impresa come nodo di contratti, che configura per gli evoluzionisti un’idea di impresa vuota.

I concetti chiave su cui si basa la teoria evoluzionista sono apprendimento, routine e path dependency.

→ L’apprendimento = comportamento motivato e orientato all’acquisizione di conoscenze in vista di uno scopo + nella prospettiva evoluzionista presenta 3 caratteristiche:

  • Cumulativo = quanto si apprende si poggia su quanto è stato appreso nei periodi precedenti.
  • Avviene a livello organizzativo = le competenze individuali sono fondamentali nella misura in cui vengano utilizzate all’interno dell’organizzazione.
  • Legato a routine statiche e dinamiche = statiche, ossia routine che riproducono pratiche già in uso e dinamiche, ossia orientate costantemente all’apprendimento di nuove pratiche indotte dalle trasformazioni dell’ambiente.

Si tratta di asset specifici nei quali si sostanzia la conoscenza generata e che differenziano le imprese costituendo la base delle diverse performance dei concorrenti.

Le routine sono tacite, ossia non codificabili: ne consegue che la capacità di apprendimento non sia trasferibile.

Il mercato è il meccanismo di selezione delle imprese migliori.

→ L’efficienza dinamica, capacità di innovare, > efficienza statica, riguarda decisioni allocative.

Nella prospettiva evoluzionista un mercato in cui le imprese sono tutte uguali è inconcepibile dato che ogni impresa incorpora conoscenze specifiche ed è il risultato della storia passata, path dependance.

I manager puntano a conseguire un livello di profitto soddisfacente dati i limiti all’attività di impresa e l’incertezza tecnologica.

Capitolo 2

L’impresa è un’istituzione economica, un sistema aperto e dinamico che organizza e utilizza risorse umane, lavoro manuale e intellettuale, e capitali, collegati, finalizzati all’ottenimento di prodotti e servizi e alla loro offerta del mercato.

In quanto tale l’impresa opera con altri sistemi, ambiente e mercato, con i quali deve interagire e dai quali dipendono in parte i suoi comportamenti.

Il Codice Civile non offre una definizione di impresa, ma essa deve essere desunta dall’articolo 2082 secondo cui “è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi”.

L’impresa, dunque, è l’insieme di risorse che, organizzate, consentono all’imprenditore di svolgere la propria attività economica.

→ L’impresa è un’organizzazione economica che, mediante l’impiego di un complesso differenziato di risorse, svolge processi di acquisizione e produzione di beni o servizi, da scambiare con entità esterne al fine di conseguire reddito.

  1. Presenza di un’organizzazione.
  2. Svolgimento di processi di produzione.
  3. Relazione di scambio con entità esterne.
  4. Finalità di produrre reddito.

Impresa in ottica sistemica

Poiché è costituita da elementi interdipendenti, ciascuno deputato a svolgere una precisa funzione in vista di un obiettivo comune.

→ L’impresa è un sistema aperto + socio-tecnico + cognitivo.

Si tratta di un sistema aperto: per sopravvivere, l’impresa deve intrattenere delle relazioni di scambio con altre entità o sistemi esterni e tali relazioni possono presentarsi in forma di:

  • Input: approvvigionamento delle risorse necessarie per alimentare il sistema.
  • Output: cessione a terzi del prodotto ottenuto con il funzionamento del sistema.

Impresa come sistema socio-tecnico

Nell’impresa operano risorse umane e tecniche, mezzi di produzione, scarse, disponibilità limitata, organizzate al fine di ottenere profitto.

Il concetto di sistema socio-tecnico evidenzia come nell’azienda siano contemporaneamente presenti:

  • Un’organizzazione del lavoro relativa all’impiego di fattore umano.
  • Organizzazione tecnica costituita da impianti, attrezzatura e tecnologie produttive.

L’impresa come sistema cognitivo

La vera ricchezza dell’impresa non è costituita dal suo patrimonio tangibile e materiale, ma dalle sue risorse immateriali e intangibili connesse con:

  • L’immagine positiva nei confronti dell’ambiente.
  • Avviamento di mercato.
  • Capacità di produrre innovazioni.

Si tende a definire l’impresa come sistema di conoscenze atto a produrre nuova conoscenza.

La conoscenza presente nell’azienda deriva:

  • Direttamente dalle conoscenze accumulate nelle routine organizzative mediante processi di adeguamento delle procedure interne ai segnali lanciati dall’ambiente e trasmesse a coloro che fanno parte dell’organizzazione sulla base della logica del learning by doing.
  • Indirettamente dalla professionalità di coloro che operano all’interno dell’organizzazione, sapere degli individui.

Funzioni istituzionali dell’impresa

In base alle sue funzioni istituzionali, l’impresa può definirsi come:

  • Organizzazione economica = l’impresa è un’organizzazione economica, in quanto il suo scopo è il soddisfacimento dei bisogni umani attraverso l’uso di risorse non disponibili in misura illimitata.

L’organizzazione del lavoro, basata sul principio di divisione e specializzazione rende più razionale l’uso delle risorse.

  • Sistema sociale = poiché si deve agli sforzi di un insieme di gruppi sociali operanti al suo interno, per creare e distribuire ricchezza, rappresenta uno strumento per il soddisfacimento delle necessità di chi vi opera.

Per il funzionamento ha bisogno di forza lavoro, macchinari, servizi: di conseguenza deve rivolgersi a lavoratori, finanziatori e fornitori.

Struttura patrimoniale = insieme di beni organizzato e orientato allo svolgimento di processi produttivi.

Teorie sulle finalità imprenditoriali

L’impresa ha degli scopi che corrispondono a quelli di chi la governa.

La prima definizione della finalità imprenditoriale è teoria della massimizzazione del profitto.

Secondo la teoria classica il profitto è il compenso dell’imprenditore per l’organizzazione dei fattori produttivi.

Secondo la teoria di massimizzazione del profitto, i comportamenti imprenditoriali sono orientati alla massimizzazione del risultato reddituale ottenibile dall’attività aziendale in base alle finalità di utilità individualistica.

L’imprenditore intende ottenere risultati positivi nel lungo periodo, ciò significa che l’obiettivo potrebbe essere accantonato nel breve periodo.

Accantonare la redditività massima nel breve periodo per conseguire un profitto nel lungo:

  • Assicura la remunerazione dei fattori produttivi.
  • Garantisce la sopravvivenza dell’organizzazione.
  • Consente la copertura del costo dei capitali investiti.

Comportamenti imprenditoriali sono orientati sempre a questo obiettivo.

Tuttavia la misura del profitto e la sua destinazione sono orientati in modo diverso nell’azienda privata o pubblica, profit o non profit, in economia aperta o chiusa.

Sopravvivenza dell’impresa: teoria opposta alla massimizzazione del profitto.

La sempre più frequente separazione tra proprietà, imprenditore, e governo di impresa, manager.

I dirigenti si preoccupano della sopravvivenza aziendale prima che della massimizzazione del profitto.

Le attività che potrebbero essere pericolose per la vita dell’organizzazione, pur massimizzando potenzialmente il livello del profitto, vengono evitate.

Creazione e diffusione del valore economico = la finalità non è la redditività nel breve periodo, ma far crescere il valore economico dell’impresa.

Questo fine risponde agli obiettivi di tutti i portatori di interessi nell’impresa e non soltanto a quelli della proprietà/management, ma non è esente da possibili conflitti di interesse.

L’attenzione degli imprenditori in quest’ottica è rivolta ad aumentare il valore delle quote della proprietà dell’azienda.

Sviluppo dimensionale dell’impresa = l’espansione dell’impresa.

Può intendersi come acquisizione di maggiore stabilità o prestigio, miglioramento economico, irrobustimento della struttura organizzativa e assunzione di maggiore forza concorrenziale + aumento delle retribuzioni.

Massimizzazione sociale del profitto = la teoria pone in rilievo l’aspetto conflittuale e collaborativo dell’organizzazione sociale.

L’impresa vive dentro una rete di soggetti, stakeholder, che a volte hanno interessi in contrasto tra loro, ma tali soggetti devono collaborare per la creazione di valore e il funzionamento dell’organizzazione.

L’impresa tende a massimizzare il profitto, ma è limitata da 2 tipologie di vincoli:

  • Vincoli sociali = legati al contesto nel quale l’impresa opera, norme giuridiche, pressioni sociali, aspettative degli stakeholder.

Quindi anche se un’azione aumentasse il profitto, l’impresa non potrebbe farla perché socialmente inaccettabile.

  • Vincoli di conoscenza = razionalità limitata.

L’impresa non ha tutte le informazioni, non riesce a prevedere il futuro e non conosce tutte le alternative possibili.

Conseguimento del successo sociale = il comportamento degli individui non è guidato solo dal profitto economico, ma da una scala di motivazioni più ampia, che riguarda il successo sociale nella comunità in cui opera.

Il successo sociale è riconducibile a 3 motivazioni principali:

  • Reddito = livello base, riguarda il guadagno economico, quindi la soddisfazione dei bisogni materiali.
  • Posizione sociale = come l’impresa viene percepita dagli altri.
  • Potere = la capacità di influenzare le decisioni e i comportamenti degli altri.

Forme istituzionali d’impresa

  • Impresa capitalistica = imprenditore è sia proprietario dei mezzi di produzione e gestore diretto dell’attività produttiva.
  • Impresa manageriale = scissione tra la proprietà e il governo dell’impresa a causa dell’eccessivo frazionamento della prima e dell’affidamento del secondo a manager professionisti.
  • Impresa cooperativa = finalizzata al conseguimento di uno scopo mutualistico, interno/esterno, + la funzione imprenditoriale spetta alla base sociale che conferisce compiti di natura gestionale all’organo amministrativo.
  • Organizzazione non-profit = amministrazione fiduciaria di capitali forniti da contribuzioni volontarie di privati o Stato, al fine di raggiungere finalità sociali.
  • Impresa post-manageriale = caratterizzata dalla cogestione delle risorse e dalla diretta partecipazione di datori di lavoro e lavoratori ai r
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Benedettaaa02obb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Baroncelli Alessandro.
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