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Dal nomadismo alla vita stanziale

Comincia a lavorare il ferro, il rame ed il bronzo per la realizzazione di attrezzi. Si dà alla pastorizia ed all'agricoltura ed usa la macina per i cereali, impara a costruire capanne, ad accendere il fuoco per cucinare i cibi e ad usare i forni per sciogliere i minerali.

L'homo sapiens: vita e abilità

L'Homo sapiens era nomade, viveva in gruppo ed era cacciatore di grandi animali come i mammut, gli orsi e i bisonti, ma sapeva anche pescare nei fiumi. Nella stagione più calda e di caccia, l'Homo sapiens viveva in tende ricoperte da pelli di animali, costruite utilizzando rami e tronchi, mentre nei periodi freddi si stanziava insieme a più famiglie nelle caverne riscaldate dal fuoco.

Tracce di questa permanenza nelle caverne sono presenti in Spagna nelle grotte di Altamira, dove pitture rupestri, raffiguranti mammiferi selvatici e mani umane, ci danno conferma del popolamento delle caverne e informazioni sulle abilità dell'Homo sapiens come cacciatore e creatore di utensili. L'Homo sapiens imparò ad usare il fuoco e ad accenderlo, sapeva costruire oggetti con le ossa e con le corna degli animali, ma anche lame sempre più taglienti e martelli in pietra.

Le donne si dedicavano alla raccolta di frutta ed erbe e al confezionamento di abiti. Dodicimila anni fa terminò l'ultima era glaciale, che favorì un’evoluzione dell'Homo sapiens dal un punto di vista culturale. Una nuova economia basata sull'agricoltura prese piede e sostituì nei gruppi umani più evoluti a livello sociale l'economia di caccia e raccolta. Nacquero i primi nuclei di villaggi. Tra il Neolitico e l'età dei metalli si assistette alla nascita della scrittura. La preistoria aveva fine e iniziava la storia di cui l'Homo sapiens continuò a essere protagonista.

Lezione 39: Il Quaternario

Il Quaternario rappresenta il periodo più recente della storia geologica della Terra, ed è il terzo e ultimo dei tre periodi che compongono l’era geologica del Cenozoico. È un periodo caratterizzato dalle modificazioni climatiche e dalle alterne fasi di espansione e ritiro dei ghiacci che ha subito il pianeta.

Le vicende del Quaternario

Le vicende geologiche, climatiche e biologiche del Quaternario sono diverse da regione a regione e interessano anche geografi, biologi e antropologi. La linea evolutiva che ha portato allo sviluppo dell’uomo moderno ha inizio alla fine del Pliocene circa 2 milioni di anni fa ed è tuttora in corso. Questo periodo fu definito come l'ultimo di estrema variabilità climatica nella storia della Terra, in quanto marcato da numerose glaciazioni.

Il termine Quaternario fu introdotto nella letteratura scientifica da Giovanni Arduino nel 1760, come quarto periodo della suddivisione delle ere del pianeta dopo il Primario, Secondario e Terziario. Il concetto fu ripreso dal francese Jules Desnoyers nel 1829 e da allora numerose questioni sono rimaste ancora aperte.

Verso la fine del '900 si erano contrapposte due scuole di pensiero principali:

  • La prima, a favore della conservazione del termine Quaternario per ragioni storiche; i fautori di questo pensiero suggerivano di spostare l'inizio a 2,6 milioni di anni fa. In questo caso il Quaternario abbraccerebbe tutto l’Olocene, il Pleistocene e il Gelasiano (Pliocene superiore).
  • La seconda scuola di pensiero era invece a favore dell'eliminazione del termine e dell'inclusione delle suddette epoche nel Cenozoico per la difficoltà di definire questo limite in aree a clima tropicale e per la mancanza di crisi biologiche evidenti.

Un altro argomento a favore dell'eliminazione era legato alla durata breve di questa era, al punto da rendere spesso inefficaci i metodi classici della stratigrafia. La Commissione Internazionale di Stratigrafia nel 2009 confermò il periodo Quaternario. La Commissione riconosce per il Quaternario la suddivisione in due epoche:

  • Olocene da 0,0117 milioni di anni fa, cioè 11.700 anni fa e tuttora in corso;
  • Pleistocene da 2,588 Ma a 0,0117 Ma.

Aspetti climatici del Quaternario

I mutamenti climatici hanno provocato:

  • Da una parte fasi di espansione e ritiro dei ghiacci;
  • Dall’altra fasi di abbassamento e sollevamento del livello marino.

Faune, flore e ambienti a tutte le latitudini hanno subito profonde trasformazioni. I dati ricavati dai sedimenti negli oceani e dagli studi sui loess europei e asiatici, indicano non meno di 17 cicli glaciali negli ultimi 1,6 milioni di anni, molti di più delle 4 (in seguito ne sono state riconosciute 6) glaciazioni del classico modello alpino di Penck e Brückner.

Le glaciazioni del Quaternario

Questo periodo è interessato ad almeno sette fasi glaciali di cui quattro principali:

  • Pre-Pastonian
  • Donau I
  • Donau II
  • Günz
  • Mindel
  • Riss
  • Würm (la più recente, avvenuta circa 11.000 anni fa)

Durante i periodi glaciali le piogge erano meno abbondanti a causa della diminuzione dell'evaporazione acquea dagli oceani: di conseguenza i deserti erano più estesi e più aridi. Riguardo alle cause dei cambiamenti climatici è stato ormai provato (partendo da Milanković negli anni 1920-30) che esse dipendono da fattori astronomici. Il fattore primario all'origine delle glaciazioni è la diminuzione, per un lungo periodo, della radiazione solare estiva che giunge sulla superficie terrestre.

Milanković fu il primo scienziato a rintracciare le cause di questa condizione. Egli le individuò in tre moti ciclici e millenari che coinvolgono la Terra nel suo movimento planetario. In base a questi moti si verifica una stagione estiva più fresca di qualche grado centigrado, circostanza che determina, anno dopo anno, l'accumulo dei ghiacci. Questo fenomeno avviene secondo un andamento ciclico, previsto da Milanković nelle celebri curve che prendono il suo nome.

Altri fattori contribuiscono in modo significativo alla nascita delle glaciazioni: per esempio, la distribuzione delle terre emerse. La concomitante azione di questi processi ha fatto sì che il volume dei ghiacci negli ultimi 800.000 anni raggiungesse un massimo ogni 100.000 anni circa, diminuendo poi bruscamente e passando, nel giro di qualche migliaio di anni, da una fase glaciale a una interglaciale.

Gli studi hanno messo in evidenza che a determinare le oscillazioni climatiche concorrono i sistemi oceanico e atmosferico. Basti considerare l’influenza del mare, essa si è ripetuta più volte durante le fasi glaciali e interglaciali precedenti. Questo processo ha influito sul clima, sull’evoluzione e sulla migrazione delle flore e delle faune e sull’uomo.

Flora, fauna, specie Homo nel Quaternario

Flora e fauna

Nel Quaternario possiamo dire che i continenti e i mari assunsero la forma che oggi troviamo:

  • L'Inghilterra si divise dall'Europa;
  • La Sicilia si allontanò dall'Africa e dalla Calabria;
  • Il Mar Nero entrò in contatto col Mar Egeo.

Viene stimato un allontanamento dei continenti di circa 100 Km, che in termini geologici, sono perlopiù irrilevanti. Tuttavia gli aspetti geologici sono conservati con un dettaglio maggiore che per le altre epoche. Inoltre sono riconducibili alle posizioni attuali.

Durante il Pleistocene l'Antartide fu sempre ricoperto dal ghiaccio. Nei periodi glaciali, i ghiacciai si estesero ricoprendo gran parte del Nord America, dell'Europa e della Siberia. Durante l'ultimo massimo glaciale il manto glaciale ricopriva il Canada, la Groenlandia e la parte settentrionale degli Stati Uniti. La superficie coperta dai ghiacci in questa zona è stimata in 13-16 milioni di km2, con uno spessore di 4 km e un volume di 30 milioni di km3, cioè più dell'attuale Antartide.

In Eurasia, il manto Finnoscandinavo ricopriva l'Europa settentrionale includendo le Isole britanniche, il Mare del Nord, il Mar Baltico, la Germania, la Polonia, la Russia e la parte occidentale della Siberia. Anche la parte centrale e orientale della Siberia, come l’Alaska, era libera dai ghiacci a causa della scarsità di precipitazioni. In totale la superficie coperta dai ghiacci è stimata in 6,7 milioni di km2, con uno spessore di 2 km e un volume di 7 milioni di km3.

Nell'emisfero Sud, la coltre ghiacciata dell'Antartide non era molto diversa dall'attuale. Le Ande erano ghiacciate a sud della Patagonia e c'erano ghiacciai anche in Nuova Zelanda e Tasmania. In Africa orientale e centrale i ghiacciai del Monte Kenya, Kilimanjaro e Ruwenzori erano più estesi degli attuali e se ne trovavano anche nelle montagne dell'Etiopia e nella catena dell'Atlante in Marocco. Al di fuori di queste zone si formarono ghiacciai anche nelle Alpi e nell'Himalaya. In totale si stima che alla massima estensione, quasi il 30% dell'intera superficie terrestre fosse coperta dal ghiaccio, contro il 10% della situazione attuale.

Le glaciazioni produssero effetti correlati:

  • L'erosione e la deposizione di materiali;
  • La modifica dei bacini fluviali;
  • La creazione di migliaia di laghi;
  • La variazione del livello dei mari;
  • Aggiustamenti della crosta terrestre e anomalie nella circolazione dei venti.

Ad ogni avanzamento dei ghiacci, quantità di acqua venivano intrappolate nei ghiacciai, provocando variazioni del livello dei mari di enormi quantità d'acqua, essa veniva poi liberata durante i periodi interglaciali. Nel corso di queste oscillazioni emergeva il tratto del Canale della Manica, formando un ponte terrestre tra il continente europeo e la Gran Bretagna; si formava anche la Beringia, il ponte di terra tra Asia e Nordamerica. L'abbassamento del livello del mare trasformava il Mar Nero e il Mar Baltico in laghi di acqua dolce, che venivano poi inondati di nuova acqua salata quando si riaprivano lo stretto del Bosforo e lo Skagerrak. I Grandi Laghi americani e canadesi sono il risultato dell'ultimo ciclo di glaciazione.

Flora e fauna del Quaternario: evoluzione della specie Homo

Aspetti floristici

Nel Quaternario, la vegetazione è rappresentata dalle specie ad oggi esistenti, anche se i cambiamenti climatici ebbero conseguenze anche sulla flora e sulla fauna. Ad ogni avanzata dei ghiacci, grandi estensioni continentali si spopolavano completamente e le piante e gli animali si ritiravano verso sud a mano a mano che il fronte ghiacciato progrediva.

Aspetti faunistici

Verso la fine del Pleistocene ci fu un grande evento di estinzione che riguardò soprattutto i grandi mammiferi; infatti è stato osservato che in tutti i continenti scomparvero gli animali dal peso superiore ad una tonnellata, ad eccezione dell'Africa e dell'Asia meridionale. Tra le specie scomparse si ricordano i mammut, l'orso delle caverne, il megaterio, il gliptodonte, la tigre a denti a sciabola (Smilodon) e il megacero. Le estinzioni sono continuate anche nell’Olocene e per la prima volta alcune di esse possono essere attribuite anche all’ intervento dell'Uomo. L'evento di estinzione dell'Olocene viene definito come la sesta estinzione di massa e per molte specie animali è ancora in atto.

L'uomo nel Quaternario

Il Quaternario è caratterizzato dalla grande evoluzione del genere Homo ed è inoltre stato considerato il periodo dell'evoluzione della linea ominide. Gli ultimi Australopitechi (intervallo di tempo da 4 a 1,1 milioni di anni fa) vivevano durante la prima metà del Pleistocene: possedevano già un'andatura bipede e questo li ha portati alla scoperta di nuove terre. Il genere Homo fece la sua comparsa nel Pleistocene, sviluppandosi attraverso adattamenti più evoluti colonizzò tutto il pianeta. Oggi si sa che le prime forme della linea degli ominidi, le australopitecine, compaiono nel Pliocene (Australopithecus afarensis e Australopithecus africanus). Come già detto l’evoluzione del genere Homo avviene nel Quaternario: a partire dalla specie africana Homo habilis, si giunge attraverso Homo erectus alla forma attuale Homo sapiens.

Lezione 41: La scienza della classificazione

Il modo del classificare; divisione in categorie, ha lo scopo di dare un ordine all'immensa varietà delle specie. La classificazione definisce gruppi di oggetti, idee, organismi sulla base dei loro caratteri comuni ed esclusivi. In biologia è stata creata una classificazione che agevolasse lo studio degli esseri viventi, moderni e estinti. Questa branca viene chiamata tassonomia: animali e piante sono sempre stati classificati in base alle loro parti anatomiche, dal loro ambiente di vita e dal loro comportamento e, con Linneo viene introdotto il concetto di genere e specie.

Definizioni

  • Sistematica: studia la diversità degli organismi e le relazioni che esistono tra loro. Analizza e definisce i sistemi viventi.
  • Tassonomia: è un ramo della sistematica, definisce i metodi per ottenere una classificazione che rifletta l’ordine naturale.
  • Classificazione: è l’ordinamento degli organismi in gruppi (taxa) sulla base delle loro relazioni ed è il risultato finale della tassonomia.
  • Nomenclatura: stabilisce le regole per assegnare il nome a ciascun gruppo tassonomico.
  • Identificazione: consiste nell’inserire un numero di individui in una classificazione già precostituita.

Gerarchia delle categorie tassonomiche

Alla base della classificazione binomiale di Linneo c’è la specie che viene indicata con due nomi:

  • Il primo indica il genere di appartenenza del soggetto;
  • Il secondo indica la specie e viene definito come nome specifico.

Tutti i generi affini vengono raggruppati in una famiglia, mentre le famiglie si raggruppano in ordini, gli ordini in classi e le classi in phyla, i phyla in regni. Oltre a queste categorie si possono aggiungere altre categorie. Tutte le categorie tassonomiche vengono indicate con il termine taxa. Secondo la teoria moderna esistono sei regni:

  • Eubatteri (Eubacteria);
  • Archeobatteri (Archaeobacteria);
  • Protisti (Protista);
  • Funghi (Fungi);
  • Piante (Plantae);
  • Animali (Animalia).

Il tutto può essere raggruppato nei tre domini Bacteria, Archea e Eukarya.

Regole fondamentali per la nomenclatura

La specie viene indicata con due nomi a cui di norma fa seguito il nome dell’autore. Esempio: Panthera pardus Linnaeus. Quando ad una stessa specie sono stati attribuiti nomi diversi, si applica la legge della priorità, ossia si ritiene valido il nome che è stato pubblicato per primo. Questo problema può insorgere spesso in paleontologia.

Definizione tipologica dei taxa

Tutte le categorie fino al livello di famiglia sono definite tramite un esemplare-tipo, che rappresenta la specie, viene detto olotipo, i singoli esemplari vengono indicati con il termine di paratipi.

Paratassonomia

La classificazione dei fossili si basa su un numero limitato di caratteri morfologici e pertanto il loro inserimento nella classificazione zoologica e botanica non è facile, alcune volte risulta impossibile. Quando i fossili hanno dei rappresentanti ancora viventi è più facile, ma quando i fossili appartengono a organismi estinti, la classificazione potrebbe basarsi su un carattere artificiale. Viene usata la classificazione artificiale detta paratassonomia, finché non si trova un altro reperto che può aiutare nella ricostruzione filetica dei taxa.

La specie

La specie è l’unità base di tutte le altre categorie tassonomiche e corrisponde all’unica suddivisione naturale del mondo organico. In biologia la definizione di specie è andato incontro ad un processo evolutivo: la specie sarebbe costituita da popolazioni «capaci di riprodursi per incrocio»; si tratta quindi di un concetto applicabile solo ad organismi a riproduzione sessuale e sessi separati. Eventuali incroci tra specie simili sono possibili, ma gli ibridi nascono sterili, determinando una nuova specie isolata geneticamente e senza la possibilità di un seguito. Questo concetto biologico di specie prese il posto del concetto tipologico di Linneo. Negli ultimi anni si stanno rivalutando entrambi i concetti, anche se oggi il concetto di specie si fonda sullo studio del DNA.

Secondo una definizione completa la specie può essere:

  • Specie biologica: la specie è rappresentata da individui che incrociandosi generano una prole feconda.
  • Specie morfologica: è un concetto di specie basato su caratteri morfologici e viene usata per le specie attuali e per quelle fossili.

Gli errori a cui si può andare incontro quando si parla di specie morfologica possono derivare da un'eventuale dimorfismo sessuale oppure due individui possono essere molto diversi pur appartenendo alla stessa popolazione. Di contro, due individui possono essere quasi identici appartenendo a due popolazioni diverse e geneticamente incompatibili (specie sorelle).

  • Specie tipologica: si basa sull’olotipo, ossia un esemplare che la rappresenta, l'esemplare quindi può servire per i confronti, ma non garantisce la vera correlazione con esso.
  • Specie cronologica: è basata sul concetto «tempo» ed è il classico campo di studi sulla paleontologia sistematica e biostratigrafia.
  • Specie filofenetica: è basata sulla combinazione della metodologia fenetica con la teoria evolutiva, considerando nell'analisi delle similitudini anche le relazioni filogenetiche.
  • La specie fenetica: applica algoritmi di analisi delle similitudini e dei caratteri comuni, rendendo questa metodologia in grado di analizzare anche esseri inanimati.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irenevitali2003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Piombo Mattia.
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