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Antropologia culturale

Ciò che caratterizza l’antropologia culturale come disciplina non è solo il tema ma l’antropologia culturale moderna è caratterizzata dal metodo etnografico (metodo: modo in cui gli antropologi raccolgono le informazioni). Essa studia la contemporaneità, la società come costituita da individui viventi.

Il metodo etnografico

Il metodo etnografico consiste in:

  • Osservazione partecipante: etichetta che si è affermata dal ‘900
  • Si produce anche teoria nell’essere sul campo, nella pratica
  • Osservazione in un contesto
  • Partecipante perché interagisce nel contesto

Gli antropologi possono svolgere interviste ma non è necessario, raccolgono informazioni condividendo un contesto con altri e avendo un dialogo spontaneo. Questione etica: essere trasparente e dichiarare in maniera trasparente le proprie intenzioni.

Antropologia sociale

Antropologia culturale = antropologia sociale (Inghilterra o Francia). Malinowski nel 1922 nell’introduzione del suo libro sistematizza il metodo dell’antropologia culturale. In precedenza si utilizzavano fonti raccolte in maniera ametodica da viaggiatori, missionari ecc. Questa mancanza di metodo rendeva le informazioni poco attendibili.

Biografia di Malinowski

Nasce in Polonia, parte dell’impero austroungarico. Studia fisica e matematica. A Londra studia antropologia alla London School and Economics. Ricerca in Papua Nuova Guinea (1914-1918) (isole Trobriand) e rimane bloccato con la prima guerra mondiale perché se tornasse a Londra sarebbe considerato un nemico, ciò cambia la sua prospettiva. La dilazione temporale è stata incorporata nella disciplina.

Forte connessione tra colonialismo e antropologia (lavoro commissionato da attività coloniali per governare meglio sui coloni). Scrive “argonauti del pacifico occidentale”, la prima edizione esce nel 1922. La prospettiva dell’antropologia è una prospettiva olistica (l’antropologo non si focalizza solo su una dimensione del vivere collettivo ma a tutti gli aspetti e tutte le dimensioni, cercando di trovare i collegamenti tra queste dimensioni).

Raccolta dati e osservazione partecipante

Come raccogliere i dati? Che tipo di dati raccogliere? Fino a quel momento venivano raccolti dati da racconti di altri, si cercava di ricavare i diagrammi di parentela per ricavare i dati più precisi possibile. La parentela era uno degli elementi più importanti fino a quel momento. Appena arrivato fece un censimento del villaggio, fece delle genealogie, descrisse dove vivevano tali persone, fece delle mappe del villaggio e raccolse i termini di parentela. Capì che tutto questo materiale rimaneva materiale morto ma stando lì per anni capì che questi dati non lo aiutavano nella comprensione dei comportamenti e dei pensieri degli indigeni. Questi dati erano solo “lo scheletro della vita tribale”; “la carne e il sangue” sono tutte quelle norme effimere e implicite; “lo spirito” è rappresentato da giudizi, opinioni ed espressioni degli indigeni, cioè ciò che loro pensano della loro società (la società che riflette su sé stessa).

Le norme esplicitate sono il più delle volte una forzatura che non corrisponde alla vita reale. Vivendo con le persone ho iniziato a capire cosa le persone consideravano importanti, di cosa parlavano ecc. Queste informazioni erano accessibili solo condividendo la quotidianità con queste persone, iniziando ad avvicinarsi al modo in cui queste persone pensano. Acquisire la sensibilità per i comportamenti indigeni. Avere un rapporto con gli indigeni rappresenta la “vera scoperta” di Malinowski. È diventato da quel momento il nucleo della disciplina e ora è chiamato “osservazione partecipante”.

Ciò è derivato dal fatto che molte regole/valori sono implicite e quindi non siamo direttamente consapevoli delle motivazioni dei nostri comportamenti. Tali norme non sono formulate verbalmente ma vengono assimilate e diventano proprie dell’uomo anche se in ogni caso non vengono formulate in modo preciso. Non si possono fare domande generali perché richiedono una risposta troppo vasta. Fa parte della formazione dell’antropologo imparare a fare domande. (pidgin: lingue nate da contatti tra popolazioni/gruppi sociali con lingue diverse) (kula: sistema di scambio cerimoniale che avviene in maniera ciclica ogni anno, centro del libro di Malinowski (scambio di bracciali e collane fatte di conchiglie che viene istituzionalizzato))

Necessità di condividere e stare molto tempo in una società: dovuto al fatto che le informazioni/norme sociali sono implicite e quindi esplicitarle richiede metodo e tempo. L’antropologia rende espliciti molti elementi impliciti nella società. All’antropologo non interessano i pensieri di individui in quanto tali ed isolati ma i pensieri degli individui come parte di una collettività.

Emico vs etico

Emico: punto di vista delle persone con cui si sta facendo ricerca (cosa pensa l’interlocutore). Etico: punto di vista dello studioso/del ricercatore, il quale mette insieme tutti i pensieri e cerca di dare un’interpretazione generale che dovrebbe corrispondere al pensiero del gruppo sociale. Mettendo insieme i punti di vista Emici si costruisce un punto di vista Etico. (evidenziare a chi appartiene il punto di vista emico in maniera precisa) L’obiettivo finale dell’antropologo è quello che pensano gli altri, vedere il mondo dal punto di vista dell’interlocutore.

Non interessa solamente un punto di vista razionale ma è importante anche la dimensione affettiva, se non includiamo il modo in cui determinate situazioni sono vissute dalle persone il lavoro etnografico non è svolto correttamente.

L’antropologia si basa molto su quanto detto da Malinowski ma è cambiata nel corso degli anni. In particolare ci fu la svolta riflessiva o interpretativa tra gli anni ‘60 e ‘70. Ci fu la messa in discussione dell’oggettività dell’informazione raccolta. (anche l’identità dell’antropologo cambia il risultato della ricerca). L’antropologia è caratterizzata da un carattere effimero e temporale dovuto al fatto che essa nasce dal rapporto tra due persone.

Documentario 1: Into the field

Vita di una suora in monastero ortodosso - caratteristiche dello scheletro: parentela, organizzazione: 450 suore che vivono tutte all’interno del monastero. C’è una forte gerarchia con tappe stabilite. L’organizzazione del lavoro è stabilita dalla madre superiora. Sono persone che provengono da tutte le classi sociali. Si chiamano sorelle tra loro.

Viene messo in evidenza il fatto che il monastero sia una buona alternativa al matrimonio per non dover obbedire al marito (= provengono da una società di tipo tradizionale)

  • Caratteristiche della carne e sangue: Ruolo delle risate e della condivisione molto importanti nella vita del monastero.
  • Caratteristiche dello spirito: pensieri sul monastero e pensieri sul mondo adesso esterno: Descrivono il mondo esterno come caotico, sottomesso al genere maschile. Contrapposizione tra corpo e spirito. All’interno è molto importante il lavoro di obbedienza. È diverso obbedire al marito rispetto alla madre superiora. Senso della comunità: sorella in monastero più vicina rispetto a sorella biologiche.

Pluralità dei punti di vista: capire il mondo dal punto di vista dell’altro (l’altro non è una comunità ma anche il singolo individuo). Il punto di vista può essere influenzato dal genere, dalla classe sociale, dall’età. Ricercare i punti in comune nelle diverse visioni.

Ricerca sul campo

Metodo attraverso cui gli antropologi raccolgono le informazioni. Fine anni ‘60 inizio anni ’70: critica al modo in cui era stata fatta antropologia (non al metodo). Critica alla pretesa dell’oggettività. Svolta riflessiva: presa di coscienza del fatto che la ricerca antropologica non può essere oggettiva. La disciplina dell’antropologia culturale esisteva già prima che Malinowski sistematizzasse il metodo. Fino a quel momento la riflessione sul genere umano veniva portata avanti in base a scritti di altri.

Definizione di cultura

Il primo antropologo a dare una definizione di cultura è Tylor (1871): “La cultura è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società”. Inizialmente la parola cultura è stata usata in modo molto rigido. Ciò è sbagliato in quanto la cultura non è omogenea all’interno della stessa società.

Concetto di cultura

Perché usare il concetto di cultura?

  • Socializzazione: perché crescendo in un gruppo ci vengono insegnati e trasmessi degli elementi che possono essere chiamati “culturali”.
  • Inculturazione: quando ci vengono insegnati le categorie e i modi di pensare appropriati.
  • Habitus: abitudini che le persone apprendono in maniera inconscia (apprendono facendo esperienza).
  • Modelli culturali: molteplicità di modelli culturali con cui le persone vengono in contatto e che si possono fondere/entrare in conflitto tra loro.

Si può parlare di “intimità culturale”: condivisione di norme, habitus che fornisce una sensazione di intimità con l’altro.

Esempi di scontri culturali

Esempio 1: Corpi di pace statunitensi vanno a vivere in Botswana negli anni ’70 ma inizia subito una tensione. Viene mandato un antropologo che capisce esserci un problema della privacy. Nella popolazione viene considerato sbagliato lasciare una persona sola, esigenza dei membri di questi corpi di pace.

Esempio 2: Negli anni ’60 Jean Briggs fece una ricerca sul campo con gli Inuit. Viene adottata dalla comunità ma si crea una situazione di conflitto perché essi usavano le canoe. Arrivano dei turisti che chiedono di usare una canoa, la usano ma la danneggiano e quindi chiedono di usarne un’altra anche se la comunità ne aveva poche a disposizione ed erano fondamentali. L’antropologa si arrabbia con i turisti ma la sua comunità si arrabbia con lei e quindi viene isolata. Le viene spiegato che è sconveniente e sbagliato mostrare rabbia in pubblico perché può portare conflitto nella comunità. Questi sono esempi di scontri tra diversi modelli culturali.

Etnocentrismo: considerare i valori di un determinato gruppo sociale sono giusti e quelli degli altri siano sbagliati. Misurare gli altri contesti con i propri valori culturali. Relativismo culturale: considerare i propri valori culturali come relativi e non come assoluti. Tutti i modelli culturali sono validi e vanno letti all’interno della società in cui l’individuo è cresciuto.

Esempio 3: la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale ma è stata vietata in Italia e criminalizzata in 15 stati africani e 10 nazioni industrializzate. Il movimento femminista statunitense degli anni ’70 parla della circoncisione femminile come una pratica patriarcale che funge solo da strumento dell’oppressione femminile. Non stigmatizzare una persona perché sostiene questa pratica ma capire le sue ragioni. Nel 1976 viene fatta una ricerca in un villaggio in Sudan. Ci si rende conto che ci sono dei valori positivi associati a questa pratica. Dagli uomini viene considerata come un modo per garantire la castità femminile e quindi elemento della società patriarcale. Le donne lo considerano come un sintomo di fertilità perché si pensa che ciò crei le condizioni adatte alla vita. Le donne sottoposte a questa pratica vengono associate a metafore positive.

Condividere delle norme sociali non vuol dire che tutti gli individui accettino tali comportamenti. Si parla di Agency (agentività): capacità di un individuo di interpretare creativamente le norme e le pratiche culturali. Non esistono culture pure o autentiche in quanto la cultura non è un blocco univoco di elementi immodificabile ma tutte le società sono in continua trasformazione. Ogni persona è un incrocio di modelli culturali diversi.

Documentario 2

Documentario degli anni ’60 che mostra pratiche culturali controverse in tutto il mondo. Commento che esprime una considerazione di superiorità rispetto a questa popolazione. Non vengono intervistate le persone coinvolte. Atteggiamento tipico coloniale che tende a zittire la controparte.

Capitolo 4

L’antropologia è una disciplina che è nata in epoca coloniale, nello stesso periodo dell’espansione coloniale si espanse anche il capitalismo, e con il colonialismo iniziò anche la globalizzazione.

A fine ‘800 le potenze coloniali europee si erano spartite l’Africa. Alla base della potenza economica dell’Inghilterra c’era la colonizzazione di molti territori e lo sfruttamento delle risorse di queste zone. Nell’800 si rafforzò l’ideologia razziale. Il processo di colonizzazione si accompagnò alla creazione di un’ideologia che servisse a giustificare l’occupazione coloniale. L’ideologia razziale nacque quindi come funzionale alla colonizzazione.

Tylor scrisse un libro intitolato “culture primitive” nel 1871, in cui ipotizzò una linea del tempo che andava da uno stadio primitivo dell’umanità (in cui gli uomini si dedicano all’agricoltura), passando per l’epoca barbarica (in cui essi si davano all’allevamento e in cui non era presente né scrittura né civiltà), fino alla civiltà (caratterizzata dalla nascita della scrittura e degli stati). Questa teoria venne chiamata “Evoluzionismo culturale unilineare”.

Questa interpretazione della storia rimase sullo sfondo di molte ideologie nate nell’800 e fu accompagnato dall’antropometria, parte di un insieme di pratiche usate per dimostrare la superiorità della razza europea. Essa si poggia sul senso della vista come senso privilegiato per affermare questo tipo di idee. Questa enfasi nella vista inizia già nel ‘700. Nel 1735 esce “sistema naturae”. Con questo libro viene catalogato l’intero regno animale e vegetale. Vengono anche distinti i tipi umani per classificarli, si creò così la distinzione di 4 tipi umani: il tipo americano (sulla base degli indigeni nord americani descritti come “rosso collerico naturale”), l’africano (descritto come “nero flemmatico e lassista”), quello europeo (visto come “bianco, sanguigno e muscoloso”), e quello asiatico (visto come “melanconico e rigido”).

Gli aggettivi con cui venivano descritti i 4 tipi erano basati sul colore della pelle; ciò testimonia un’associazione dei dati caratteriali e morali a dati di tipo fenotipico. “Quadro de castas”: situazione complicata per il governo coloniale perché gli individui indigeni si erano mescolati con i colonizzatori e con gli schiavi. Tuttavia, l’impero coloniale voleva mantenere tali distinzioni.

L’evoluzionismo culturale unilineare e il razzismo si sono rafforzati anche grazie agli “Zoo umani”. In una delle esposizioni universali organizzata in America il motto era “vedere e conoscere” (ciò testimonia l’importanza del senso della vista). A quel tempo era una pratica comune l’esposizione dei popoli indigeni per mostrare lo stadio barbaro della società che si riteneva si fosse preservato nel tempo sul pianeta. Spesso le persone indigene portate in Europa si ammalavano e morivano perché, oltre al fatto che vengono maltrattate, esse non possiedono le difese immunitarie necessarie a vivere in questi luoghi.

Una delle pratiche usate dai funzionari coloniali nelle colonie è imporre la misurazione di varie parti del corpo. Questi progetti diventano progetti fotografici che vengono sistematizzati per cercare delle costanti in modo da classificare la razza umana. L’amministrazione britannica promuove delle pratiche per valutare il grado di “negritudine” nei diversi gruppi sociali. Uno dei gruppi sociali con il più alto grado di negritudine, secondo questa ricerca, erano gli irlandesi. Queste pratiche servivano a giustificare il potere coloniale. Si tentava di associare anche determinate caratteristiche morali a caratteristiche fisiche, e ciò veniva considerato un’impresa di tipo scientifico.

Venivano esposti nei musei di scienze naturali artefatti indigeni ma anche ossa, teschi o calchi facciali degli indigeni e persino persone che venivano rapite e costrette a vivere all’interno del museo. L’ideologia raziale è un’ideologia che ha cercato di mostrare l’altro come completamente diverso. Molte foto antropometriche venivano fatte nelle prigioni o in ambienti particolarmente coercitivi. Non esiste il concetto di razza nell’uomo dal punto di vista scientifico. L’antropologia, quindi, ha iniziato a parlare di etnia. “Razza” considera in criterio soprattutto di ordine fisico e legato alla storia coloniale. “Etnia” non è collegato a caratteristiche fisiche; si riferisce ad un gruppo di persone accomunate da alcuni fattori (lingua, valori, religione, …). Un fattore importante per l’etnia è l’auto-riconoscimento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucapolito di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Bonifacio Valentina.
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