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Appunti antropologia culturale

Università di Padova

Prof. Francesco Spagna

Corso di laurea in Scienze psicologiche cognitive e psicobiologiche

PSN1031228

Anno accademico 21/22

Modulo I

Homo sapiens

1

Viaggio verso l’alba dell’umanità

Homo Sapiens; Riconoscimento antropologico; Antropologia spontanea; archivio; mondi possibili;

Keywords: apertura trans-disciplinare; capacità di stupirci; meraviglia; creatività; ominazione; problema di rappresentazione; Neanderthal; fuoco; sogno

Introduzione

Il riconoscimento antropologico consiste nel riconoscere un altro come essere umano tale. È questo elemento a venir meno in una serie di operazioni come nel caso del razzismo. Questa situazione concreta, diversa dalla didattica, prende il nome di antropologia spontanea, che è appunto la declinazione dell’antropologia culturale nel mondo reale. Un esempio di declinazione spontanea dell’antropologia si ritrova nella fotografia. Nella foto di McCurry a fianco, per esempio, si vede immediatamente un effetto di contrasto tra le due figure. L’altro aspetto interessante è l’aspetto paternalistico al contrario: in questa foto, infatti, è l’asceta a mettere una mano sulla testa del fotografo quando, tradizionalmente, è sempre stato l’occidente bianco e logico, razionale, a porre una mano sulla testa dei locali. McCurry mostra attraverso la fotografia come la realtà sia cambiata.

Ritornando al discorso dell’antropologia spontanea, questa si realizza nella vita di tutti i giorni, nel nostro incontro con personaggi che sono totalmente diversi da noi, anche fermi sui loro aspetti culturali (religiosi, etici, normativi ecc.). Tale incontro antropologico può essere estremamente raffinato, offrendoci un archivio di mondi possibili, dove capiamo che il mondo può presentarsi a noi in modi molto diversi tra loro.

Il concetto di archivio è collegato all’etnografia, il cui sviluppo maggiore è avvenuto nell’arco di un secolo di ricerca etnografica. Tale apertura trans-disciplinare dell’antropologia culturale è un invito ad altre discipline di rovistare in questo archivio per studiare come altri gruppi umani abbiano organizzato la propria vita e il proprio mondo sul piano cognitivo ed etico.

In questo studio delle altre culture, dovremmo mantenere la capacità di stupirci in senso platonico, perché è solo in questo modo che possiamo cambiare i nostri consueti schemi mentali e così prestare maggiore attenzione alla nuova realtà. Tale capacità di stupirci ha una rilevanza epistemologica, scientifica. In tal senso, l’archivio di mondi possibili ci meraviglia attraverso lo stupore, portando alla creatività. Tale creatività non si può insegnare, ma l’antropologia crea dunque le condizioni affinché la creatività si possa esprimere.

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Homo sapiens – viaggio verso l’alba dell’umanità

Il percorso che viene chiamato di ominazione, che ci ha portato a esseri umani, è un percorso incredibilmente lungo. Si scorge subito un problema di rappresentazione, perché tale ampiezza è difficile da rappresentare. Inoltre, bisogna dunque trovare delle raffigurazioni che diminuiscano il problema della sproporzione cronologica in favore dell’uomo. Una rappresentazione in tal senso, per diminuire questa sovra-rappresentazione dell’uomo, è quella che è stata fatta da Morin, che ha paragonato l’antropocene a un francobollo in relazione all’ominazione come Empire State Building. Considerando l’antropocene nella sua relatività, rispetto alla maggior grandezza dell’ominazione, si relativizzano anche i danni prodotti dall’uomo, diminuendo l’impatto catastrofista che ha la visione attuale dell’industrializzazione.

L’inizio della ominazione si può far risalire alla liberazione della mano avvenuta con il raggiungimento della posizione eretta, quando la zampa perse il suo ruolo originario, trasformandosi appunto in mano. Potendo questa a sua volta svolgere altre funzioni, ha aiutato la mascella, che a sua volta ha cambiato conformazione. Questa evoluzione, tuttavia, ha portato a degli svantaggi. La stessa posizione eretta porta infatti alla scopertura delle parti genitali che prima erano coperte, protette. Inoltre, vi è un appoggio solo su due punti, che non assicura una grande stabilità. Ne consegue che, per rimanere stabili, bisogna continuare a camminare. Questo, metaforicamente, porta l’uomo a iniziare una camminata che non finisce mai. La camminata caratterizza l’evoluzione umana come camminante, come nomade.

Un ulteriore passaggio che determina una grande trasformazione è stato il controllo del fuoco, un altro aspetto che divide umanità e animalità. Questo controllo ha portato una protezione da parte degli altri animali. Inoltre, ha portato a una funzione sociale, perché il fuoco porta inevitabilmente a una struttura circolare, che è la prima traccia umana. Dunque, il fuoco porta il legame comunitario e un senso di sicurezza, che permetteva un sonno tranquillo degli individui che dormivano intorno al fuoco. Sonni tranquilli, a loro volta portano al sogno, si può finalmente dare spazio a una psiche.

A questo punto bisogna interrogarsi su chi inventò il fuoco e quando questo avvenne. Morin si interroga su chi iniziò a manovrare il fuoco. Dunque, hanno imparato a controllarlo con coloro che scherzavano con il fuoco. Nella sua ipotesi furono gli adolescenti. La creatività e l’innovazione potevano essere portate da persone che non appartenevano propriamente agli schemi della comunità. Le prime tracce risalgono ai pre-Neanderthal. La scoperta sarebbe avvenuta in Africa e, attraverso il “camminare” si sarebbe diffusa capillarmente.

Excursus: Neanderthal e sapiens convissero e si fusero assieme. La stigmatizzazione che Neanderthal ebbe fu dovuta al fatto che si dovette marcare la differenza tra quest’ultimo e Sapiens: mentre a quest’ultimo fu associato a un filone “evolutivo”, più evoluto, Neanderthal, per contrasto, fu sempre considerato più arretrato sotto ogni aspetto. Questo per l’idea della linea avanzante del progresso, dove la linea crescente deve avanzare più velocemente e a scapito dell’altra. Adesso la retorica a proposito è cambiata. Neanderthal ha dimostrato per 1 esempio di essere un essere umano per capacità linguistiche, cognitive, sociali e simboliche.

1 Questa idea è stata anche la stessa ideologia dietro il colonialismo, con la quale veniva giustificata l’azione occidentale perché più “evoluta” rispetto agli indigeni locali più “primitivi”.

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Per quanto riguarda queste ultime, per esempio, sono state trovate delle tombe in cui i cadaveri sono stati seppelliti in posizione fetale, segnando un rituale simbolico complesso. Il simbolo inoltre presuppone un pensiero astratto, avvicinando Neanderthal a noi. Non possiamo dunque escludere che Neanderthal avesse un ragionamento razionale, e dunque un linguaggio. Per concludere, una sua riconsiderazione di Neanderthal è stata confermata quando dei suoi resti furono trovati a Creta. Questo vuol dire che sapeva persino navigare.

Per spiegare tutti questi fattori, possiamo fare delle ipotesi, che possono anche permettersi di lanciarsi in bizzarrie, allontanandosi dalla estrema razionalità. Per esempio, è stato ipotizzato che il linguaggio sia nato come una sorta di canto. Questo esprimerebbe una euforia iniziale della comunicazione. Tutti gli elementi si incastrano in queste spiegazioni. Accendere il fuoco, per esempio, presuppone che ci sia un movimento quasi erotico, di sfregamento ritmico, periodico. Dunque, questa attività, in cerchio, poteva essere un rituale sociale dove si aggiungeva la danza e il canto.

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Antropologia spontanea

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Keywords: Universalità; anthropos; differenza; ethnos; diversità; razzismo; stereotipo; riconoscimento antropologico; etnocentrismo; etnocentrismo critico; Di Martino; ospitalità; dono; inversione simbolica della guerra; ospite; ostaggio; opportunismo; viaggio; Leed; relativismo cognitivo; Erodoto; Guglielmo di Rubroek; religione; Islam; medioevo; scontro di civiltà; Giordano Bruno; Michelle de Montaigne; Lévi-Strauss;

Universalità Anthropos

→ Sono tutti gli aspetti che hanno una caratteristica universale e umana, come scrivere o parlare. Anche il razzista più sfegatato non si spingerebbe a sostenere che quella dei neri non sia una lingua. Persino i romani, che indicavano i “barbari” in maniera onomatopeica per il suono indistinguibile “bar-bar” non ne negavano la lingua. A un livello più alto e raffinato, barbaro è chi crede nella barbarie (Montaigne - 1580).

Differenza Ethnos

→ Ritornando al concetto di prima, tutti parliamo una lingua ma tutte sono differenti. Quindi, possiamo ottenere queste due dimensioni in dialogo l’un l’altro.

Diversità

Il passaggio da differenze a diversità è importante poiché si inserisce una causalità, e.g., non vedo il nero come differente, ma diverso perché la sua pelle si è adattata a un contesto diverso in maniera adattiva. Mentre nel primo caso c’è una differenza ontologica, nel secondo c’è una differenza processuale, si deve effettuare questa transizione. Anche per la lingua, è così perché l’individuo è nato in un contesto dove si parla quella lingua, non perché fosse biologicamente predisposto solo per quella.

Non c’è scritto da nessuna parte che la diversità dell’altro sia positiva, questa potrebbe infatti urtare completamente con i nostri valori e.g. la donna col burqa. È permesso esprimere un giudizio (fondato sui nostri valori, etnocentrico). La cosa importante è però interrogarsi su noi stessi ponendo in essere l’etnocentrismo critico. Nell’esempio, questo vuol dire affrontare il tema di emancipazione femminile senza ragionare in ottica di confine (cosa si fa qui e cosa si fa là). Affrontando il tema, si possono fare delle scoperte su come sono diventati gli altri e su come siamo diventati noi. È solo elaborando i due punti di vista che si può costruire un ponte. Gli stereotipi nascono dallo spazio che viene lasciato vuoto al posto del ponte.

Razzismo

Il concetto di razza non vale perché non è possibile stabilire un confine genetico intorno a un gruppo umano poiché questo non è mai discreto, non si possono isolare i gruppi umani. È dimostrato che ci può essere più distanza genetica tra due individui appartenenti allo stesso gruppo rispetto a individui che appartengono a gruppi diversi. Il discorso razzista, dunque, è solo un discorso ideologico che non può essere inteso in senso scientifico. Gli scienziati che nell’800 hanno teorizzato il concetto di razza lo hanno fatto solo da pseudo-scienziati.

Questa base razzista è già stata sconfitta dal punto di vista scientifico, ora bisogna smascherarla dal punto di vista culturale. L’opera di questa pseudo scienza servì per giustificare l’ottica “imperialista” del colonialismo. I popoli coloniali vennero dunque spossessati delle loro risorse per mantenere la rivoluzione industriale europea. “L’inferiorità degli altri” è stato il punto in cui si è legittimata questa usurpazione, inferiorità che viene espressa su ogni piano, dunque non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello umano. Il sillogismo logico è che i 6 colonizzati sono considerati “meno umani”. Nella scala di valore che viene creata, questi individui vengono posti in basso, mentre i bianchi sono al vertice. Questo, inoltre, fa sì che i soggetti posti in fondo siano meno distinguibili dagli animali, anch’essi in basso, caratterizzandoli inoltre come quasi-animali. In un’ottica di guerra, la negazione dell’umanità delle persone fece sì che fosse più facile uccidere il nemico. Essendo vicini agli animali, i colonizzati si potevano dunque uccidere, perché anche gli animali si uccidono.

In questa situazione, viene riconosciuto che la barriera empatica sia più difficile da superare rispetto a quella etica. L’unico modo per interrompere tale barriera empatica è quella di interrompere il riconoscimento antropologico, non riconoscere l’altro come essere umano. Il dispositivo che porta a uscire dal riconoscimento empatico, sminuendo l’altro come essere umano, non solo fa sì che l’attacco sia più legittimato, ma sia anche necessario perché l’altro, non essendo appunto umano, è portato a mostrare delle caratteristiche di brutalità. Dunque, se non lo si attacca, sarà lui ad attaccare te. Ecco anche l’idea di difesa in aggiunta alla disumanizzazione.

È interessante applicare questo concetto alle bombe che venivano lanciate sulle città durante i conflitti mondiali. Non essendoci un contatto diretto con l’altro, tale gesto doveva pur essere giustificato nell’attaccare un nemico generico, che nella realtà dei fatti non era tale, visto che in città rimanevano solo i deboli. Per giustificare tale atto, allora si attaccava idealmente la civiltà in genere, facendo delle scritte sulle bombe come “sporco muso…”. 2

Etnocentrismo

Agganciato a questo discorso razzista c’è l’etnocentrismo, che si distingue dal primo. Mentre il razzismo è un ostacolo al riconoscimento, tale ostacolo si alimenta attraverso l’etnocentrismo, ovvero l’idea che la nostra civiltà sia superiore alle altre. Questa idea, a differenza della prima, non implica necessariamente un negare l’umanità degli altri. Questo implica due aspetti:

  • Morale
  • Cognitivo

La considerazione morale si appoggia su quella cognitiva, nel senso che si percepisce il proprio mondo come se fosse il mondo, finché non si ha conoscenza profonda dell’altro. L’antropologo Ernesto Di Martino ha mostrato come tutti noi presentiamo questo aspetto. Nei suoi studi sul meridione, lo studioso ha dimostrato perfettamente tale situazione nell’osservazione del contadino calabro di Marcellinara, il quale si è agitato vedendo sparire il proprio campanile. Questo campanile per lui era il suo punto di orientamento, dunque il suo etnocentrismo si basava a livello del paese. Sempre Di Martino ha spiegato come possiamo lavorarci su questo aspetto, coniando il concetto di etnocentrismo critico. La distorsione degli altri, dunque, si verifica quando manca l’aspetto critico dell’etnocentrismo. Mentre negli adulti tale lavoro richiede uno sforzo cognitivo visibile, la stessa operazione viene fatta dai bambini spontaneamente attraverso una riflessione filosofica elaborata.

Ospitalità

L’ospitalità è in cima alla scala dei valori. Essendo il primo tra le attività umane, è l’aspetto caratterizzante di tale scala. Questo perché, per la maggioranza delle comunità umane, il valore si misura con l’ospitalità. All’interno di questo insieme, dobbiamo distinguere tra ospitalità incondizionata e ristretta, come nella parte settentrionale della nostra penisola, dove dobbiamo 2 portare un presente in cambio per contribuire all’economia domestica. Nel sud invece, l’ospitalità incondizionata è prevalente e si trova ancora in alcuni proverbi come “porta solo panza e presenza” alludendo al rifiuto di avere un contraccambio per l’ospitalità.

2 L’idea di sporco attacca l’igiene e dunque la civiltà di una popolazione.

3 Poniamo kantianamente una distanza dalla nostra valutazione.

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È significativo che tali forme di ospitalità incondizionata siano così diffuse da diventare un tratto di anthropos. Per alcuni naturalisti come Kropotkin, l’aspetto di fondo di solidarietà, di aiuto reciproco del vivente, rientrerebbe nell’ambito evolutivo e sarebbe più importante rispetto alla lotta per la vita.

Molte volte, l’ospitalità incondizionata si appoggia a dei riferimenti religiosi. Anche nella bibbia, il concetto di straniero ospite come angelo travestito, come messaggero di Dio. L’aggettivo di “incondizionata” deriva da questo, dal fatto che l’ospite possa chiederla senza condizioni, perché ospitare è un atto sacro, dovuto. Chi la esprime, invece, compie un atto di umanità, compie un’azione che può essere definita come dono dell’ospitalità.

Riflettere sull’ospitalità oggi significa riflettere sul concetto di scontro delle civiltà alla rovescia. I migranti che arrivano da altri paesi, si portano concetti di ospitalità incondizionata, che a noi ormai appaiono strane. Quando i migranti ricontestualizzano questi valori nella sensibilità occidentale, che difende la privacy delle famiglie e degli individui, gli si produce un interrogativo sulla civiltà che stanno incontrando. Tornando indietro nel concetto della scala dei valori, in alcune culture si vede come l’ospitalità sia al centro e sia il resto del sistema, dunque, ad adattarsi a tale aspetto. Nelle culture dell’Africa orientale, per esempio, l’ospitalità ha un ruolo assolutamente chiave. L’ospite può entrare in casa a qualsiasi ora del giorno e della notte senza preavviso e l’economia domestica deve dunque essere pronta a gestire l’evento. Se si deve accogliere l’ospite di notte, ci si chiede, come si fa a lavorare il mattino seguente?

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandrofornaroli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Spagna Francesco.
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