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Appunti antropologia

Introduzione

Il corso si propone di introdurre alle discipline demo-etno-antropologiche rivolte allo studio delle culture, offrendo una metodologia analitica ed interpretativa dei fatti culturali. Verranno presi in esame i temi fondamentali dell’approccio antropologico, partendo dai soggetti che agiscono le culture (individuo, gruppo, società) muovendosi su alcune delle tematiche più importanti (cultura, simbolo, significato…) attraverso le principali teorie antropologiche, affrontando alcuni dei temi culturalmente più dibattuti in campo antropologico.

Ci si muoverà sull’asse dei punti di vista sullo sviluppo dei sistemi sociali. Il punto di vista è fondamentale. Guarderemo ai gruppi e agli elementi in cui i gruppi paiono riconoscersi. Seguiremo le dinamiche di alcuni tratti culturali che contraddistinguono, nel bene e nel male, quel grande calderone culturale che chiamiamo “occidente” o "civiltà occidentale”. Dentro questo calderone un altro elemento di spicco saranno le egemonie.

Normalità e confini

La normalità

Che cos’è la normalità? È ciò che corrisponde a delle norme. Noi tendiamo a sovrapporre normalità con il normale. Normalità è diverso da naturale. La normalità appartiene alle norme che vengono create dagli esseri umani anche quando essi le attribuiscono alle divinità, perché sono gli esseri umani che descrivono le norme volute da dio, e lo fanno a proprio uso e costume.

È normale = corrisponde a delle norme che noi abbiamo introiettato attraverso le narrazioni che costruiscono la nostra storia e il nostro percorso educativo e quel tipo di regole che noi apprendiamo diventano “trasparenti”; obbediamo a quelle regole, ci sono, le applichiamo ma non sappiamo che lo stiamo facendo.

Normalità, confine

I confini per noi sono normali e se non ci sono ce li inventiamo, perché dobbiamo gestire la relazione tra noi e gli altri. L'antropologia culturale si occupa delle culture umane e cerca di capire come esse organizzano le relazioni all’interno delle proprie comunità.

Il tema delle migrazioni è un tema molto importante per l’antropologia perché è il momento in cui comunità numerose di persone che prima non si sono frequentate, adesso iniziano a frequentarsi. La gestione delle frequentazioni è molto complessa e passa attraverso le norme che le singole comunità stabiliscono essere quelle fondamentali per stabilire la relazione tra sé e gli altri. Naturalmente queste norme disegnano l'altro in un certo modo.

L'antropologia culturale studia i sistemi, i tratti culturali anche per mettere in risalto alcune contraddizioni eliminate le quali, la società potrebbe avere qualità della vita migliori.

Antropologia culturale = scienza che studia le cose dell’uomo (antropos); logos = logos è parola ma anche tutto quello che ci sta dietro (pensiero…)

I confini

I confini che noi consideriamo come "naturali" (non hanno nulla di naturale) sono il prodotto di un orientamento culturale che all'interno di una determinata comunità è diventato e si mantiene dominante nel tempo. Tutte le comunità umane funzionano così: subendo un orientamento culturale che nel tempo si dipana e continua la propria esistenza ma non autonomamente.

La cultura non può esistere a prescindere dai suoi autori, è qualcosa che alimentiamo noi costantemente, tutti i giorni, facendo ogni cosa che facciamo. La cultura orienta il modo in cui facciamo le cose (tutte le cose). Non tutte le cose sono frutto della cultura ma tutte le cose che gli uomini fanno sono orientate dalla cultura a cui gli uomini appartengono.

Il confine è un prodotto della cultura... ma che cos'è la cultura? La cultura orienta l'uso del confine servendosi molto spesso della paura.

Paura

Deriva dal latino “pavor” e dal greco “paio” che significa percuotere. La paura è, quindi, qualcosa che fa male ed è un sentimento comune a tutte le culture. La cultura si serve della paura per creare dei confini e stabilisce anche delle regole riguardanti essa. Per esempio, gli uomini non sono autorizzati al libero accesso alla paura, la loro paura è concessa rispetto alla circostanza.

La paura è lo strumento di controllo sociale tra i più efficaci. Con la paura vengono rafforzati gli elementi della propria cultura. La paura in sé, però, non esiste nonostante faccia parte della natura umana. Bisogna, quindi, agire sull’origine della paura generata dalla cultura.

Esempio: le donne hanno paura a camminare da sole di notte per strada perché viviamo in una società di matrice patriarcale; per questo motivo gli uomini nella stessa situazione hanno meno paura o hanno paura per motivazioni differenti.

Maschi accesso condizionato alla paura. Differenza, paura, codice narrativo il confine si muove in relazione a questi 3 elementi. Secondo Mario Sinibaldi (intellettuale) in “Un millimetro in là. Intervista sulla cultura” la cultura è potere, averla è potere e fa parte del bagaglio del potere, è quindi un potere delle classi egemoni ma è anche un nostro potere.

È un potere di tutti coloro che fanno parte di una comunità che è regolata in base alle norme stabilite e in base alla cultura alla quale appartengono, è un potere che tutti possono esercitare quando e come? Nel momento in cui sono consapevoli di averlo cioè quando sono consapevoli di vivere in un sistema regolate da norme che sono prodotto della cultura alla quale si appartiene e che noi stessi nella vita quotidiana portiamo avanti siamo noi a tramandare tutte le regole le norme del sistema sociale al quale apparteniamo. Il problema è che non ne siamo consapevoli, cioè agiamo la nostra cultura, la trasportiamo avanti verso le generazioni successive senza sapere di farlo.

Per avere potere sulla propria vita bisogna togliere dei limiti. La cultura è potere, è usata dai potenti per orientare dal pubblico. Tutti possono utilizzare la cultura appena diventano consapevoli di averla. Infatti, la trasmettiamo alle generazioni future senza rendercene conto.

Ad esempio:

  • Donna con tanti uomini “zoccola” lo pensano sia gli uomini che le donne.
  • Uomo con tante donne “figo” portano avanti questa “credenza”.

Questo a causa dell’egemonia del pensiero maschile che esercita possesso e controllo. Le donne portano avanti i motivi della loro stessa schiavitù. La consapevolezza che per divenire tale necessita della conoscenza di sé e della realtà che si opera, di quello che si fa, è uno degli elementi che l'antropologia culturale propone come risposta alle egemonie malate, cioè alle forme di potere che costruiscono malattia dentro a un sistema sociale.

Esempio: Il femminicidio sta nell'ambito delle regole trasparenti del modello dell'egemonia del possesso maschile, il possesso, il potere, il controllo sociale assoluto. Possibilità, potere, limiti possono essere importanti sia per la nostra libertà che per il nostro opposto, per mantenerci schiavi di qualche cosa. Non sono concetti automaticamente buoni o automaticamente cattivi, dipende dal contesto e da come questi vengono prodotti.

Il potere stabilisce dei limiti e delle possibilità, sia a nostro favore che contro di noi. Il potere di raccontare e di far sì che ciò che io racconto venga preso per vero è ciò a cui le classi egemoni ambiscono. Il potere è qualcosa che culturalmente definiamo, non è una cosa brutta. Il problema non è il potere ma quello che del potere si fa. Scienza frutto della cultura umana.

Secondo Sinibaldi la cultura è condizione necessaria per autodeterminare la propria vita. Non si può crescere senza cultura. Gli esseri umani finiscono sempre per aderire a una certa cultura. I modi in cui gli uomini interpretano le relazioni formano la cultura.

Inoltre, la paura ci protegge da rischi e pericoli. La paura è l’impersonificazione del pericolo. Roberto Escobar (in “metamorfosi della paura”) dice che c’è la paura che il mondo perda la sua forma. La paura è un codice narrativo e quando costruisco la paura rafforzo alcuni elementi che fanno parte del mio codice naturale.

Relazioni e Cultura

Le relazioni sono fondamentali - attraverso esse tutti gli esseri umani esplicano la loro appartenenza culturale, cioè è attraverso esse in cui tutti gli esseri umani vivono. Essi vivono di relazioni dirette (delle quali siamo consapevoli) e moltitudine indirette (delle quali siamo inconsapevoli) le mettiamo in atto e ne facciamo parte senza saperlo e in alcune condizioni può rappresentare un problema.

La cultura si dipana sul filo delle relazioni, l'etimo della parola cultura deriva dal latino “colere”= abitare, vivere, coltivare, lavorare, ornare, praticare, celebrare… tutti questi significati implicano l’azione dell’uomo di fare qualche cosa come animale sociale, quindi in relazione agli altri. Ci sono tutti gli elementi che costellano la vita delle persone: abitare (habitus dal latino)= vestire, cura delle nostre manifestazioni fondamentali verso l’esterno. Abitare = vivere, si può vivere senza abitare? La vita corrisponde ad abitare un luogo (famiglia, casa, terra, sistema solare, universo).

Habitus = tutto ciò che siamo dentro e fuori. Coltivare = uno degli elementi di trasformazione che gli uomini introducono costantemente nella vita che abitano, nell’habitat entro la quale ci troviamo a trascorrere la nostra esistenza. Coltivare è trasformare, quindi cultura = trasformazione, trasformazione degli habitat (materiali, epistemologici, tutti i luoghi che noi nella nostra vita abitiamo anche internet), l’uomo trasforma in maniera più o meno consapevole.

Ad esempio, un corpo nudo al di fuori della camera da letto è una provocazione, qualcosa di sporco, così prezioso da non poter essere mostrato. È una questione che riguarda solo l’uomo e non gli animali e dipende dalle relazioni. La nudità comporta delle gravi conseguenze in determinati contesti. Nella cultura occidentale la nudità è accompagnata dalla vergogna.

Per molti aspetti le culture complicano la vita e per alcuni aspetti la semplificano. L'orientamento culturale che una certa società si dà, spesso e volentieri corrisponde alle necessità che la classe egemone è in grado di orientare alle culture al per mantenere il proprio ruolo all’interno della società. = la classe egemone che è in grado di orientare gli ecosistemi culturali perché è in grado di dare narrazioni che stabiliscono le regole, spesso usa queste regole per garantire la propria continuità, cioè di rimanere all’interno. elemento dominante da millenni.

= Ornare, la bellezza fine a se stessa (non funzione materiale, praticare, materiale) cioè il bello per il bello.

= Praticare, praticità (dal greco practo = fare) in italiano (politica del fare).

= Celebrare, dentro ci sono molti degli aspetti materiali della cultura umana, celebrare il matrimonio significa celebrare il riconoscimento manifesto di una relazione (relazione che dipende dal sistema culturale, tra due generi distinti…), celebrare un rito, celebrare squadra di calcio, gruppo musicale, messa (che a sua volta contiene piccoli pezzi di celebrazione di ciò che noi celebriamo complessivamente alla messa).

Per capire le culture degli altri devo essere in grado di riconoscere le norme che le strutturano.

Mangiare

Mangiare, da “manducare” = condurre con la mano. Cosa si conduce con la mano? Il cibo. Nutrire fa parte della relazione umana. Che cosa è cibo? Perché si mangia?

Per vivere dobbiamo nutrirci e il cibo è un tipico prodotto culturale, regolato in grande misura dalla cultura di appartenenza. Ci sono diversi aspetti inerenti al mangiare e al cibo. Mangiare non è solo masticare.

  1. In primis si mangia in funzione del nutrimento, quindi al fine della sopravvivenza.
  2. Si mangia per il piacere del cibo. Si può definire normale ciò che rispetta le norme. Noi inteso come cultura occidentale normalmente non mangiamo gli insetti. Alcune cose non le mangio a prescindere poiché mi disgustano. C’è l’orientamento culturale* che mi dice cosa è buono da mangiare e cosa no, quando mangiare qualcosa, che cosa può essere considerato cibo? Anche la religione ha un’influenza su questo aspetto; ad esempio, i musulmani non possono mangiare carne di maiale. E anche la morale influisce, in quanto non mangerei un cagnolino.
  3. Dono. Il cibo è dono, il cibo è nutrimento il nutrimento come dono. La manifestazione più evidente del cibo come dono è il latte materno. Negare il nutrimento vuol dire negare l’accettazione del dono. Forme di negazione del dono sono la dieta, lo sciopero della fame, costringere qualcuno a pane e acqua. Ci sono poi diversi problemi psichici legati al cibo, come l’anoressia o la bulimia che comportano un rapporto disfunzionale col cibo; viene meno la relazione normale -secondo norma- col cibo. Perché esistono così tante forme di controllo sul cibo se è necessario alla sopravvivenza della specie?
  4. Cibo conviviale. Il cibo è strumento di relazione nel quotidiano. Viviamo tanti momenti di condivisione del cibo, anche se non è sempre piacevole mangiare insieme. (pranzi e cene di lavoro, i rinfreschi, l’aperitivo…).
  5. Trasformazione. Trasformo il cibo cucinandolo e trattandolo.
  6. Il cibo è identità. “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, “Parla come mangi”.

*La cultura sembra sia una sovrastruttura che esista a prescindere da noi. Ebbene non è così, perché chi fa la cultura siamo noi, siamo noi che applicando le regole che vengono stabilite culturalmente, le rendiamo stabili nel tempo, ma chi le detta queste regole? Sempre la classe egemone che ha il controllo sulla narrazione. La cultura non è una sovrastruttura autonoma, cioè non ci governa a prescindere. La cultura la facciamo noi e insegniamo (attraverso l’educazione ai nostri figli) noi inconsapevolmente. Noi facciamo cultura 24/7. Essa esiste in quanto esistono le relazioni tra individui, tra comunità, tra comunità e individui, interne all’individuo stesso…

Gli antropologi culturali cercano di isolare alcuni elementi della cultura, guardando il dato culturale come non ce ne fossero altri, ovvero ignorando tutta la sua cornice. Ad esempio, studio dei rituali come il matrimonio, in particolare quello cattolico in chiesa: l’antropologo prenderà in considerazione: preparazione al rituale (vestizione, scelta dell’abito (non solo per il tipo del vestito, ma per come si sceglie), addii al nubilato e celibato, scelta del matrimonio in chiesa piuttosto che quello civile…).

Però è impossibile che rientri tutto nella ricerca, quindi si pone un limite chiamato cornice. Il ricercatore è quindi consapevole di non potere ottenere una verità assoluta, ma dice la sua verità che è la più aderente di quanto ha riscontrato nella realtà che ha studiato. E lo dice per tutto ciò che sta dentro la cornice che lui ha deciso di prendere in considerazione, perché non può prendere in considerazione tutto.

Alcuni nodi dell’analisi antropologica: negoziazione, contesto, scambio, reciprocità, continuità biologica, continuità culturale, punti di vista-etnocentrismo, vita umana e relazioni.

Realtà

La realtà è unica, ma ci sono tanti modi di vederla. Nonostante questo, è importante solo come la vedo io. Le aspettative giocano un ruolo molto importante. Ma cos’è la realtà? Intanto, esiste a prescindere dagli esseri umani. Se ci estinguessimo il pianeta continuerebbe comunque a esistere. Noi non vediamo solamente con gli occhi, ma anche secondo altri criteri che ignoriamo.

C’è una grammatica ben strutturata, vale a dire regole che abbiamo acquisito passivamente e inconsapevolmente. Etnocentrismo = tendenza a centrare ciò che si osserva sul proprio ego, costume, norme, cultura. Si tratta del nostro punto di vista. La realtà c’è ma si mostra ai nostri occhi con una varietà di sfaccettature molto ampia, la realtà è una ma noi la vediamo in mille modi diversi e quello che per noi conta è come la vediamo noi.

L’aspettativa dal punto di vista della relazione che noi abbiamo della realtà, più precisamente con l’interpretazione che noi diamo della realtà, è molto vincolante. L'aspettativa è ordinatamente a nostra disposizione grazie alla cultura nella quale viviamo. cioè la realtà dei fatti si dipana davanti ai nostri occhi a seconda delle aspettative che noi abbiamo in un determinato momento, in un determinato contesto della nostra vita.

Ci sono narrazioni che approfittano proprio di questo per rendere credibile, funzionale il racconto; la nostra aspettativa culturale (es. campagne politiche), il cinema si serve delle aspettative per una narrazione efficiente, il mondo degli spot = costruzioni narrative cinematografiche molto brevi con obiettivi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Eeleenuzzz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Boros Amedeo.
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