Demologia + Etnologia + Antropologia
Demoentoantropologia
- Demologia: studio del popolo, cultura popolare.
- Etnologia: studio dei popoli primitivi, usi e costumi delle popolazioni native.
- Antropologia: studio delle società complesse, come quella occidentale.
- Etnografia: il metodo attraverso il quale gli antropologi svolgono il loro lavoro, metodo con cui l’antropologo è lui stesso produttore di dati che sottopone a ricerche. Metodo partecipante, con l’antropologo che si cala all’interno dell’osservazione della realtà che intende studiare, partecipando in maniera tale da ottenere in prima persona quei dati che saranno la base della ricerca.
Studio dell’uomo e cultura
Studio dell’uomo, la caratteristica di considerare l’uomo come portatore e creatore di cultura; quindi, lo studio scientifico della cultura umana.
Antropologia, con l’antropologo adatta lo “sguardo da lontano”, non osservando le cose come gli altri vedono normalmente, ma ponendosi come estraneo a tutto.
L’antropologia mira a fornire dei livelli di interpretazione volti a capire perché ci comportiamo in un determinato modo, ovvero perché attuiamo la nostra cultura. Lo sguardo antropologico vede in maniera obliqua, ovvero coglie aspetti della realtà che normalmente non si percepiscono o si danno per scontati. Per questo, l’antropologia viene definita “problematizzazione dell’ovvio”, mettendo in dubbio anche le cose più piccole per capire perché esistono.
L’uomo è l’unico essere vivente che per soddisfare tutte le sue necessità utilizza la cultura.
L’antropologia è un sapere umanistico, anche se fino a poco tempo fa era definita una scienza. Infatti, non può essere definita scienza esatta visto che non crea delle leggi uguali per tutti ovunque. È scienza nel senso che per perseguire i propri obiettivi utilizza dei metodi scientifici, ma, essendo interpretativa, non è detto che un singolo approccio possa essere l’unico vero rispetto ad altri. Anzi, l’unione dei punti di vista ci rende l’effettività dell’oggetto di studio.
Il comportamento umano
Il comportamento umano è la risultante di almeno tre componenti: biologica – caratterizzazione di specie, quindi nel nostro fare c’è una parte che chiamiamo istinto e che accomuna tutti gli uomini; psicologica – componente che ci rende l’uno diverso dall’altro, il che ha a che vedere con il vissuto personale, tutte quelle esperienze che caratterizzano ognuno di noi, e questa componente soggettiva andando a incidere con la biologia dà via al comportamento; culturale – componente che ci caratterizza in quanto membri appartenenti a un gruppo culturale, che definisce il nostro comportamento sulla base del nostro collocamento culturale.
La cultura
La cultura è tutto ciò che non è dato in natura e che l’uomo elabora e realizza per soddisfare le proprie necessità. Infatti, creare la cultura significa intervenire attivamente sulla natura per creare qualcosa di nostro, cosa che gli animali non fanno.
La cultura ci dice anche che cosa possiamo o no desiderare, oltre a dirci cosa fare. La cultura è il supremo tentativo da parte dell’uomo di sovrastare l’istinto.
Il cibo è inteso come oggetto culturale, mentre il gusto come la modalità attraverso la quale facciamo del cibo un’esperienza sensoriale influenzata dalle culture di cui ciascuno di noi è portatore. Se possiamo definire il gusto un elemento anatomico innato in ognuno di noi, i gusti sarebbero, invece, qualcosa di produzione culturale.
Esistono vari livelli dell’antropologia tanti quante sfaccettature dell’uomo esistono, essendo l’antropologia lo studio dell’uomo sull’uomo. La cultura è ciò che rende l’uomo umano, la cultura non si trasmette geneticamente, ma è un patrimonio che si deve acquisire. Caratteristica cumulativa: ogni volta non si parte da capo ad apprenderla ma la riprendiamo dall’ultima parte, caratteristica degli animali, non dell’uomo.
Concetto umanistico di cultura
L’insieme di cognizioni e di esperienze che si acquisiscono attraverso un percorso di studi, inteso come erudizione, massimo pensamento della conoscenza e del sapere. La cultura è tutto ciò contenuto nei libri e nelle opere d’arte. Ciò che si concretizza nelle produzioni dell’erudita.
Concetto antropologico di cultura
L’antropologia ha impiegato tanto per scardinare questa idea di collegare la cultura all’erudizione, destabilizzando le concezioni che si erano consolidate nel corso del tempo. La cultura non è soltanto questo, facendo arrivare l’accezione di cultura addirittura dove vi era la concezione di ignoranza, ovvero ovunque ci sia l’attività umana, perfino nei campi arati dai contadini.
Siamo attuatori, prosecutori e creatori di cultura. Quando si parla di antropologia si attua una distinzione artificiale tra una cultura tangibile e una immateriale, anche se questa distinzione non esiste. La cultura intangibile è quella che può essere usufruita solo durante la sua performance, è, quindi, temporanea e sperimentabile.
La cultura si riceve dai genitori, da chi ci accoglie in vita e che ci fornisce tutti quegli elementi che ci servono a renderci italiani, maschi, ecc. La cultura non è insita ma la acquisiamo progressivamente dal momento in cui nasciamo.
Inculturazione, acculturazione e deculturazione
L’inculturazione è quel processo dinamico attraverso il quale ognuno di noi acquisisce tutti quegli elementi che vanno a formare la nostra cultura. Duplice caratteristica: informale o formale. Formale nel senso che c’è un’autorità che stabilisce quali sono gli elementi minimali che ogni membro deve possedere per fare parte della società, definito anche obbligale. Quella informale, invece, è l’acquisizione per imitazione, sulla base dell’interazione con gli altri, quindi autonoma.
L’acculturazione è quel fenomeno che si verifica nel momento in cui culture originariamente diverse vengono a contatto tra di loro e si scambiano degli elementi, i quali vengono strutturati all’interno della cultura che li accoglie diventando parte integrante di questa. Esempi: Halloween, i tatuaggi. L’acculturazione può essere spontanea ma anche forzata, come per il colonialismo.
La deculturazione, invece, è il fenomeno della perdita di caratteri della propria cultura a favore di altri, perdita che può essere dovuta a un determinato fatto culturale che viene considerato non più in grado di soddisfare un bisogno umano. Quando vengono persi tutti gli elementi culturali, e si ha una sostituzione di interi modelli, si chiama assimilazione.
Culturocentrismo
Quando parliamo di atteggiamenti centrici si parla di tutti quegli atteggiamenti scaturiti dall’incontro con gli altri, col diverso, dove, però, si tende a vedere ed analizzare le cose secondo il proprio punto di vista. Questo diverso modo di declinarsi fa sì che si possa parlare di culturocentrismo, etnocentrismo, urbanocentrismo, androcentrismo, antropocentrismo, eurocentrismo, egocentrismo, ecc.
A seconda di chi è l’altro con cui interagiamo prevale uno di questi centrismi, i quali vengono tutti raggruppati nel culturocentrismo. L’antropocentrismo, invece, è quell’auto certezza di essere la specie migliore e superiore rispetto alle altre, autoconsapevolezza che ci porta a considerare tutto il resto in funzione dell’uomo - specismo.
Il culturocentrismo è un atteggiamento mentale spesso non dichiarato e più o meno consapevole dove viene ritenuta la propria cultura migliore e superiore rispetto a quella degli altri. Questo crea delle gerarchie, delle situazioni diseguali. È, quindi, la tendenza a considerare il proprio gruppo di appartenenza come il centro di ogni cosa. Siamo portati spontaneamente ad essere culturocentrici, dove il soggetto giudicante seleziona ed utilizza i metri di paragone e di giudizio in base ai quali far scaturire la propria superiorità.
Gastrocentrismo è una declinazione del culturocentrismo, incentrato sul definire il proprio cibo migliore rispetto a quello degli altri. Esempio, “il cibo italiano è il migliore al mondo”, ma lo decidiamo noi che siamo abituati a mangiare così, un giapponese direbbe che la sua cucina è la migliore al mondo.
Relativismo culturale: dismissione del culturocentrismo, concetto che nasce negli anni ‘20 del ‘900, con il riconoscimento delle diversità che esistono tra le culture e tra i popoli, e che le diversità facciano in modo che non sia possibile creare delle gerarchie. Essendo le culture cose diverse, non possono essere misurate tra di loro: sono grandezze immisurabili, quindi nessuna prevale sull’altra.
Langue
L’antropologia fa propri dei concetti elaborati nell’ambito della linguistica: la langue è quel codice interindividuale che tutti quanti posseggono e che stabilisce in maniera univoca le relazioni tra significati e significanti, il che rende possibile la comunicazione, altrimenti non riusciremmo a trasportare il nostro pensiero in una maniera comprensibile all’altro, sia verbale che no. Questo collegare un significante a un significato specifico avviene attraverso il processo di significazione. L’antropologia è, infatti, un sapere che ricerca i significati.
Parole
L’atto concreto dei membri della comunità che comunicano attraverso la langue, ovvero qualsiasi atto che compiamo per soddisfare i nostri bisogni attuando la langue.
La cultura serve a caratterizzarci come uomini, in quanto abbiamo bisogno di rimarcare la differenza rispetto agli altri attraverso il nostro modo
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